APPUNTI
DELLE ULTIME 25 LEZIONI TENUTE DAL PROF. ENZO SPALTRO ALL'UNIVERSITA'
DI BOLOGNA, PRIMA DEL PENSIONAMENTO
(NOTA:
verranno pubblicati 5 appunti ogni mese, in forma leggibile
e scaricabile.
Per i Cittadini di Psicopolis è previsto un servizio
di invio mail dell'intero lavoro. Clikka
qui)
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Imparare
gruppo
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Insegnare
gruppo
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La
democrazia è inevitabile
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Tipologia
di gruppo
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Dalla
trasfarenza all'efficienza
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Gruppi
e insegnamento
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Considerazioni
conclusive sull'insegnamento di gruppo
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Andar
per gruppi
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Gruppi
e cambiamento
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Abbondanza
e pluralità +Bibliografia
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Sesta
lezione
Il
rendersi conto della natura soggettiva di gran parte delle
strutture sociali e lavorative apre il problema della
costruzione della realtà sociale da parte dei soggetti
lavorativi a tutti i livelli.
Ciò porta a considerare con interesse la cultura
mega, delle comunità, stati e nazioni, contraddistinto
dalla concezione estetica delle relazioni.
Il livello mega è basato sulla dimensione politica
e sul sistema sociale indefinito: la comunità,
lo stato e la nazione.
Il livello mega può essere definito come "quello
dell'appartenenza ad un sistema sociale complesso ed indefinito".
Questo livello, ancora poco studiato e conosciuto psicologicamente,
un tempo riservato solo agli alti livelli gerarchici rappresenta
un sentimento di rilevanza crescente ed indispensabile
per il raggiungimento degli obbiettivi aziendali.
Questi quattro livelli di funzionamento sociale comprendono
quattro diverse modalità di comportamento, sinteticamente
riassunte nello schema seguente.
Il passaggio da un livello all'altro viene appreso progressivamente
e costituisce una situazione di apprendimento denominata
interfaccia.
Un'interfaccia è così definibile come la
zona di passaggio tra una cultura e un'altra, da un vuoto
ad un pieno sociale.
Se l'interfacia è una superficie di passaggio da
una minore ad una maggiore densità possiamo definire
che la cultura di coppia è meno densa di quella
micro che è a sua volta meno densa di quella macro,
che è meno densa di quella mega.
Se ne deduce che lo sviluppo sociale porta ad una maggiore
densità ed a una minore leggerezza sociale, ad
un passaggio da un vuoto ad un pieno sociale.
Lo sviluppo attraverso alle quattro culture porta ad un
progressivo riempimento sociale, che aumenta la complessità
del comportamento dei soggetti, ma diminuisce la loro
alienazione ed il loro stress da abbandono.
Lo sviluppo del livello mega è più faticoso
del sotto sviluppo del livello di coppia, ma aumenta le
possibilità di benessere dei soggetti lavorativi.
Il passaggio attraverso alle interfacce avviene con difficoltà
e la pedagogia tradizionale basata sul modello maestro
alliievo è oggi scarsamente efficace.
Occorrono metodologie collettive e di gruppo per poter
facilitare il passaggio attraverso alle tre interfacce.
La pedagogia delle quattro culture rispetto a quella tradizionale
detta magistrale della cultura di coppia permette una
maggiore creatività, un maggiore fraintendimento
come devianza intesa non solo come errore, ma come maggiore
possibilità di raggiungere quel benessere soggettivo
che oggi sempre più appare essere l'unico benessere
possibile.
Questo modello presenta due caratteristiche tipiche che
possiamo definire come circolarità e ricorsività.
La circolarità vuol dire che, un volta giunti al
livello mega, ritornano in funzione alcuni tipici comportamenti
di coppia per cui si ritorna alle origini del comportamento
relazionale umano.
Nella nostra evoluzione quotidiana, organizzativa e personale,
passiamo normalmente (almeno in un comportamento che potremmo
definire "teoricamente perfetto") dalla coppia, al micro,
al macro ed al mega per poi ritornare al comportamento
di coppia, micro, macro e via dicendo.
La ricorsività invece (prendendo questo termine
da Edgard Morin e dlla sua teoria della complessità)
significa che non esiste un comportamento migliore di
un altro per ciò che riguarda la modalità
di intervento nelle situazioni lavorative.
Si interviene perciò dove è più possibile
intervenire e dove si ritiene il risultato possa essere
migliore. Si interviene così in modo ricorsivo.
E' però importante avere le capacità tecniche
e mentali per poterlo fare, e cioè sapersi muovere
ai quattro livelli del modello qui proposto, senza dover
rinunciare a un livello di intervento per ignoranza, spesso
ideologicamente giustificata come utilità.
Il modello sopra presentato richiede un ulteriore commento
per ciò che riguarda il passaggio
da una cultura all'altra, cioè attraverso alle
tre interfacce: A, tra coppia e piccolo gruppo
o micro, B, tra piccolo gruppo micro e macro cioè
al livello colletivo delle organizzazioni ed istituzioni
e C, tra macro collettivo e mega cioè al livello
comunitario statuale o nazionale.
Nell'interfaccia A si incontrano
le massime resistenze per l'abbandono della società
a risorse scarse che è stata per millenni basata
sulla cultura di coppia. Oggi la società del benessere
ha fatto saltare il dogma del limited good" del bene limitato
e l'idea della scarsità come dimensione obbiettiva.
Nell'interfaccia B si incontrano
le difficoltà maggiori per i comportamenti solidaristici
ed altruistici: infatti il passaggio alla cultura di gruppo
ll'inizio pluralizza , ma successivamente restringe gli
interessi e le attenzioni al proprio piccolo clan e deterina
un "egoismo di ritorno" che non consente uno sviluppo
dei sentimenti altruistici o di una cultura dell'eccellenza
organizzativa.
Per esempo la mentalità da cottimo nel mondo del
lavoro si trasferisce spesso dall'individuo al piccolo
gruppo, senza perderne le caratteristiche negative di
competitività tra gruppi e di ripartizione di una
risorsa scarsa e di uso di un potere a somma zero, con
le conseguenze di aggressività, di non negoziabilità,
e di ripartizione sistematica che sono spesso disastrose.
Nell'interfaccia C, poco
studiata epiricamente sinora si incontrano essenzialmente
i passaggi al mondo delle relazioni pubbliche e della
mentalità di servizio.
La dimensione estetica e della possibilità diventa
così fondamentale a questo livello: grandi problemi
come quello della rappresentanza, della sanità,
dell'organizzazione fiscale (la cosiddetta fiscal psychology
degli inglesi) sono alcuni dei capitoli che il modello
delle quattro culture, sviluppato nell'interfaccia C permetterà
di approfondire e migliorare, ricercando un benessere
crescente nella nostra società abbondante.
I tre diversi passaggi attraverso
alle tre interfacce interculturali sono infatti
momenti tecnici e psichici importanti, sia quando si vogliano
effettuare cambiamenti nelle organizzazioni, sia quando
si vogliano organizzare la scelta, la formazione e la
valutazione dei diversi modi di comportamento e di utilizzo
delle diverse culture della grande varietà di soggetti
che oggi lavorano insieme.
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IL
RUOLO DELLE INTERFACCE NELLO
SVILUPPO INTERUMANO

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INTERFACCIA
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=
superficie che separa due zone, due entità
Es. la "membrana" che separa l'olio dall'acqua
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SOCIALIZZAZIONE
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=
passaggio dalla cultura di coppia alla cultura
di gruppo
= superamento dell'interfaccia A
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COLLETTIVIZZAZIONE
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=
passaggio dalla cultura di gruppo alla cultura
di collettivo
= superamento dell'interfaccia B
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IL "CHIASMA" COME LOGICA ANALITICA
SI TRATTA DI UN INCROCIO DI SIGNIFICATI,
USATO PER ANALIZZARE MEGLIO I SIGNIFICATI
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DESIDERIO
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REPRESSIONE
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POLO
ATTIVO
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POLO
PASSIVO
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Esempio:
A FILOSOFIA DELLA MISERIA (PRUDHON)
SI PUO' "ROVESCIARE" IL SIGNIFICATO , CIOE' CREARE
UN "CHIASMA"
B MISERIA DELLA FILOSOFIA (MARX)
A = DESIDERIO PREVALENTE
B = REPRESSIONE PREVALENTE
ANALISI DEL CHIASMA : PSICOLOGIA - LAVORO
A PSICOLOGIA DEL LAVORO
B LAVORO DELLA PSICOLOGIA
PSICOLOGIA RAPPRESENTA LA POLARITA' DESIDERANTE,
LA POLARITA' ATTIVA
LAVORO RAPPRESENTA LA POLARITA' REPRESSIVA, LA
POLARITA' PASSIVA
A E' LA DECLINAZIONE DESIDERANTE DEL CHIASMA
B E' LA DECLINAZIONE REPRESSIVA DEL CHIASMA
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GIOCO,
jeu, game, spiel
Situazione composta da processi di decisione effettuati
a rischio minimo e calcolato.
Il gioco in psicologia corrisponde ad un setting preparato
(spesso in sitiuazione di gruppo) in cui il rischio è
minimizzato.
L'obiettivo è che "giocando" i soggetti si sperimentano
in una situazione simulata, e la capacità appresa
è (o sembra) trasportabile nella realtà.
Nella società abbondante la desiderabilità
sociale del gioco è cambiata, l'infuenza simulata
passa dal mito (malessere) al gioco(benessere):
il gioco come consolazione-fuga diventa sempre più
un gioco come simulazione-allenamento.
Tre caratteristiche della situazione ludica sono da ricordare:
analogia, simulazione, elasticità.
Analogia è essere simile, ma diverso, cambiando
le parti accessorie, ma permanendo identico nelle parti
fondamentali.
Simulazione (simul = contemporaneamente) è
suggerire sentimenti di realtà prodotti artificialmente,
produrre realtà fittizia, mediante uno speciale
rapporto con gli altri.
Elasticità è il legame esistente
tra attività (drama) e fantasie (logos), tra esperienza
e pensiero (etico-estetico), tra essere e dover-voler
essere, tra percezione ed aspettativa.
L'elasticità è primaria se suggerisce un'etica-estetica,
(es. dilemma del prigioniero) è secondaria se è
puramente percettiva o relazionale (es.finestra di Johary)
MITO, mythe, myth, mythus
Termine greco che indica parola, notizia, novella, cosa.
Nel dilemma (desiderio o bisogno?) dell'influenzamento
e della ricerca di benessere, il mito "congela" con metafore
stabili e storie poco trasparenti, le paure e le ansietà
degli uomini.
Il disgelo avviene mediante il gioco (cfr.)
Mito e gioco sono due poli di uno stesso atteggiamento.
Funzione repressiva (mito) e funzione espressiva (gioco)
dell'influenza
La funzione repressiva è ad alta oggettivitià,
la funzione espressiva é ad alta soggettività
La terza area dell'influenza o provincia intermedia
(oggettivo-soggettiva)
della soggettività emergente
della società affluente e del benessere è
caratterizzata
dallo straordinario sviluppo dell'attività ludica.
Chiasma
Ogni incrocio di significato che permette maggiore trasparenza
tra il polo repressivo e quello espressivo dell'influenza
La psicologia del lavoro ed il lavoro della psicologia
Una polarità è forte ed una debole
(lavoro forte e psicologia debole)
Se inizia con la forte, prevale la repressione,
(lavoro della psicologia) costringente
se inizia con la debole, prevale l'espressione
(picologia del lavoro) liberante
L'analisi ludica viene facilitata dall'uso di chiasmi
es. le carte del gioco, il gioco delle carte
La provincia intermedia dell'influenza
è caratterizzata da quattro criteri:
A. il desiderio parlante: ogni desiderio tende ad esprimersi
B. la relazione come intersoggettivo, passaggio da fantasia
ad esperienza
C. la verità psichica, cioè immateriale,
tra desiderio e frustrazione intesi come pari
D. la narratività, la memoria distorta o relazionale,
la storia letteraria o normativa
Il passaggio dal mito al gioco,
dalla colpevolezza all'ansietà, dalla coppia al
gruppo
si esprime attraverso ad otto dinamiche,
ad otto coppie di opposti:
1 - trasparenza / apparenza
2 - abbondanza / scarsità
3 - motivazione (far sul serio) / alienazione (scherzare)
4 - leggerezza / pesantezza
5 - onnipresenza) / assenza)
6 - onnipotenza / impotenza
7 - immortalità - mortalità
8 - totalità / parzialità
| Catalogo
dei giochi |
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(secondo
Erich Berne)
1. procedure e rituali
2. passatempi
3. giochi veri e prori
4. intimità
5. attivitià
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(secondo
Roger Caillois)
1. agon (competizione)
2. alea (fortuna, caso)
3. mimicry (simulacro, simulazione)
4. ilinx (vertigine)
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LE
METAFORE ORGANIZZATIVE
Il
concetto di metafora si è molto sviluppato seguendo
la lunga ondata della soggettivitià emergente nella
società affluente. La soggettivitià è
tuttora accettata con molto sospetto pìer cui la
metafora viene sempre più usata come una strada
segreta di espìressione di soggettivitià.Un
modo per esprimere punti di vista deboli cotro il potere
vigente e forte. Un modo di espressione usato per filtrare
attraverso le maglie del potere che impedisce la soggettività
altrui sostenendo la priorità dell'obbiettività
che altro non è che la sua soggettività
presentata come oggettiva.La metafora può anche
essere considerata come un modo di esprimere la creativitià
ed il pensiero laterale. Così si può comprendere
lo strardinario sviluppo avuto dalla metafora nella formazione
ed in ogni momento di cambiamento organizzativo.
Come definizione generale della metafora noi possiamo
dire che la metafora è una forma retorica di sostituzione
di un termine con un altro connesso col precedente in
modo da ottenere una parziale sovrapposizione semantica
che ne permette una più facile accettazione. Ad
es. se dico che Giovanni è un leone per dire che
è coraggioso ed audace come un leone, o se dico
che un tavolo ha quattro gambe ottengo una più
facile accettazione della mia affermazione perchè
tratto il tavolo come un animale quadrupede in modo che
la metafora consente una più facile accettazione
del concetto. La parola deriva dal greco: metà
= al dilà + férein = porto, cioè
portare attraverso,trasferire, portare fuori dall'attuale
schema di riferimento. Seguendo le idee di G.Morgan (1986),
si sta sviluppando una pratica ed una ricerca specifica
nel campo del pensiero metaforico che dimosra il crescente
impatto di questo ragionamento nel campo della gestione
delle risorse umane. Jorge Borges ha sostenuto che la
metafora è "una segreta simpatìa tra differenti
concetti" per proporre una "semplice" espressione di concetti
piuttosto complessi. Egli intende la metàfora come
una via segreta per passare attraverso al potere.
Noi possiamo a tutt'oggi individuare in psicologia del
lavoro una storia delle organizzazioni seguendo quattro
gruppi principali di metafore.
Le metafore della macchina, dell'organismo, della famiglia
e del sentimento.
La macchina è una metafora di origine tedesca,
centrata sulla guerra, sulla razionalità e sulla
organizzazione scientifica.
L'organismo è una metafora di origine americana
centrata sulla produzione, sulla ricchezza, sull'equilibrio
mente-corpo e sul raggiungimento di obbiettivi.
La famiglia è una metafora di origine giapponese
centrata sulla sicurezza, sull'appartenenza, sull'idea
di gruppo di riferimento e di delega di responsabilità.
Il sentimento è una metafora di orgine italiana
centrata sulle relazioni di pìiccolo gruppo e sulla
piccola industria, oltre che sull'idea soggettiva di organizzazione
centrata su relazioni e dimensioni psichiche e di percezione-sentimento
che portano a definire l'organizzazione come stato d'animo.
Tante altre metafore sono in corso di formulazione ed
attuazione, come quella della rete, duella del franchizing,
quella della mission, dell'immagine ecc.
Oggi il successo di un'organzzazione è molto dipendente
dalla metàfora che riesce ad inventare ed a realizzare.
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IL POTERE SI AFFITTA, NON SI POSSIEDE
Oggi
é diventata chiara l'origine gruppale ed a somma
variabile del potere, cioé di di quella capacità
umana di cambiare, o di impedire di cambiamento.
Ciò porta a definire il potere come essenza del
cambiamento.
Ed il gruppo come origine e teatro del potere.
Il potere é quindi una dimensione umana strettamente
legata all'idea di gruppo.
L'influenzamento, che é uno dei tganti modi di
definire il potere, deriva dall'idea di influenza, che
appartiene al mondo "idrico" del fluire, correre, cambiare,
da cui influenza, affluenza, confluenza, ecc.
Così se l'influenza é unilaterale, produce
violenza prima psichica e poi fisica.
Esiste così un potere unilaterale influente e violento,
ed uno reciproco cioé confluente e non violento.
Nonostante le apparenze, spesso la reciprocità
fa paura e allo scopo di evitare questa paura si ricorre
alla sacralità del potere, cioé al potere
che viene direttamente da Dio.
L'oggettivazione è lo scopo principale di ogni
potere, che non accetta la sua soggettività.
Ciò porta a condizioni di violenza.
Si sa bene che alle origini del potere ci sta il gruppo
e la paura della reciprocità, ma é più
rassicurante credere che il potere discenda direttamente
da Dio, da cui il sacro romano impero ed il rifiuto feroce
dell'idea di costrutto mentale di potere.
Una volta giunti a rendere oggettivo il potere, gli uomini
richiedono sempre più potere, che viene considerato
come la panacea di tutti i mali.
Si dimentica sempre l'origine laica del sacro per poter
credere all'origine sacra del laico.
Per questo le istituzioni, finalizzate alla sicurezza,
credono nella sacralità del potere e nella sua
unoica sorgente (affluenza), mentre le organizzazioni,
finalizzate all'efficenza, credono nella laicità
del potere e nella sua reciprocità (confluenza).
Il tempo é un fattore molto importante nella dinamica
del potere, perché il potere senza cambiamento
dimentica la sua natura.
Mantenere il potere per troppo tempo porta alla distruzione
del potere: perché, come ha scritto Philip Slater,
il potere si affitta e non si possiede.
Telmpo e potere sono forse da considerare due facce della
stessa medaglia: una non può fare a meno dell'altra.
Usando però relazioni complesse che la moderna
psichica dovrà cercare di analizzare.
Poco tempo non permette il potere ma troppo tempo lo distrugge.
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