LA RICERCA/INTERVENTO


2. K. LEWIN E I TIPI DI ACTION/RESEARCH
3. L'OPERATORE SOCIALE COME RICERCATORE
4. LE FASI DELLA RICERCA
5. GLI STRUMENTI DELLA RICERCA
6. UN ESEMPIO DI FORMAZIONE: CARTOLINE ILLUSTRATE

1. CHE COSA E' LA RICERCA/INTERVENTO

Sono passati più di quaranta anni, era il 1945, da quando K. Lewin affermò che "nessuna azione è senza ricerca e nessuna ricerca è senza azione" (1). Questo concetto, che sembrerebbe lapalissiano, non ha avuto, in Italia, la fortuna e la diffusione che meritava. Ancora oggi, nel nostro Paese, la ricerca/intervento (action-research) e poco conosciuta e poco applicata. Data la scarsezza di contributi sul tema, queste note tenteranno di enucleare le differenze tra ricerca sociale e ricerca/intervento; di sottolineare l'importanza che questo approccio ha per l'operatore sociale e di fornire una breve descrizione delle fasi e degli strumenti con cui condurre una ricerca/intervento. La differenza sostanziale sta nella filosofia che sottende il procedimento di ricerca. Mentre la ricerca sociale viene condotta principalmente per fare una "diagnosi", per conoscere una situazione; una ricerca/intervento si pone come obiettivo primario di modificare una situazione attraverso le conoscenze acquisite mediante la ricerca. Quindi, una a/r è una ricerca che viene fatta non solo per conoscere una situazione, ma per modificarla, nel momento in cui la si studia, e attraverso le conoscenze che si hanno di essa. In modo simultaneo, quindi, si analizza, si conosce, si prende coscienza e si modifica una situazione. Si potrebbe obiettare che qualsiasi ricerca produce dei mutamenti, anche se in modo indiretto. Questo è vero. Basti pensare alle inchieste pubblicate dai giornali o divulgate dai mezzi di comunicazione radio/televisivi. Ne abbiamo avuto una triste esperienza proprio di recente con gli atteggiamenti di emarginazione che si sono incrementati nei confronti dei soggetti siero-positivi (colpiti dal virus dell'AIDS), per le notizie "terroristiche" divulgate in modo non sempre oculato. Questo è stato un tipico esempio di ricerca conoscitiva (sapere l'ampiezza del fenomeno, i soggetti a rischio, i modi di contagio) che si è trasformata in interventi non controllati e, speriamo, non progettati. Molto diversi sarebbero stati gli effetti se, alla divulgazione di notizie, fosse stata affiancata, ad esempio, una campagna di sensibilizzazione sul problema. Uno degli elementi che tramuta una ricerca conoscitiva in ricerca/intervento e, quindi, l'intenzionalita con cui viene progettata. Ad esempio, si può fare, ed è fatta annualmente, una ricerca per sapere quanto e che cosa leggono gli italiani. Una ricerca del genere tiene aggiornati i cittadini, sempre che leggano almeno un giornale!, sulle abitudini, le preferenze, la cultura. Si viene a sapere quanto si legge nell'anno in corso, se si preferiscono quotidiani, piùttosto che settimanali, o libri "gialli" e si possono fare i paragoni con gli anni precedenti e con la situazione negli altri Paesi. A questo punto la ricerca non solo ha raggiunto gli obiettivi, ma in parte li ha anche superati (perchè gli obiettivi, in realtà, sono raggiunti al momento della pubblicazione dei dati) tutti gli altri esiti sono indiretti. Cioè se, per esempio, aumenta la vendita dei quotidiani subito dopo la pubblicazione dei dati, si può ipotizzare che ciò sia dovuto anche all'inchiesta, però non è stato messo in piedi nessun progetto intenzionale per aumentare la vendita. Se, invece, fosse già nel progetto di ricerca una "restituzione mirata", per rimanere in tema, ad aumentare la vendita, cioè un procedimento intenzionale di modificazione delle abitudini culturali, la ricerca da conoscitiva si tramuterebbe in action- research. In altri termini, si farebbe una ricerca non solo per sapere di più, ma per innescare cambiamenti attraverso il sapere. Esiste un altro elemento di differenziazione: una ricerca intervento è progettata e condotta in modo collettivo. Sarebbe infatti onnipotente pensare che un animatore, da solo, studia, prende coscienza e, soprattutto, modifica situazioni altrui. Nessun operatore sociale, e, più in generale, nessun essere umano, è dotato di tali poteri magici. La forza metabletica di un'azione del genere sta proprio nella rete di connessioni che si riescono ad instaurare tra proponenti ed utenti; tra animatori, cittadini, forze sociali. E solo attivando rapporti di collaborazione e di scambio che si riesce ad animare una comunità (quartiere, villaggio turistico, ospedale, etc.), utilizzando come metodo la ricerca/intervento.

2. K. LEWIN E I TIPI DI ACTION/RESEARCH

Prima di passare alle fasi e alle tecniche con cui condurre una ricerca, vediamo come nasce l'idea e in quali campi è possibile applicarla. Il principale obiettivo degli studi di Lewin è stato quello di colmare il divario tra teoria e pratica nelle scienze sociali. Per far questo si è servito di concetti mutuati da altre scienze, prevalentemente fisica e topologia, ed ha condotto studi sia in "laboratorio" che sul campo sempre, però, orientati al "cambiamento" dei fenomeni studiati. Ricordiamo che per Lewin "l'azione, la ricerca e l'addestramento costituiscono un triangolo che e indispensabile mantenere tale nell'interesse di ciascuno dei suoi vertici" (2). Nell'ambito di questi studi prendono corpo e si realizzano i primi esperimenti di action-research. In modo molto schematico, e in base agli obiettivi che perseguivano, se ne possono enucleare tre tipi:

1. le a/r applicabili soprattutto a situazioni di piccolo gruppo, si interessano di individuare quali sono i comportamenti o le azioni più efficaci ed efficienti per raggiungere un obiettivo prefissato. Esempio classico è la ricerca, condotta insieme a Lippit e White, sugli stili di leadership (democratico, autoritario e laisser-fare) in relazione alla produttività e alla coesione del gruppo; che qui non descriviamo sia per la sua notorietà sia perchè è contenuta in qualsiasi testo di psicologia sociale.

2. le a/r finalizzate a controllare i risultati raggiunti con un intervento. Cioè le ricerche valutative (evaluation) condotte, anche in questo caso, in stretta collaborazione con i soggetti interessati, per verificare l'efficacia e l'efficienza di un'iniziativa, di un progetto, di un servizio. Questa metodologia è utile, in corso d'opera, per aggiustare il tiro dell'iniziativa che si sta portando avanti e, alla fine, per decidere se e come riproporla, quali sono gli elementi da modificare, quanto è costata alla collettività.

.3. le a/r progettate nel tentativo di risolvere problemi macro- sociali (ad esempio, modificazione di abitudini alimentari, problemi di intolleranza razzismo, devianza). Attraverso l'individuazione delle cause contingenti dei comportamenti devianti e la presa di responsabilità, la collettività riesce a mettere a punto strategie atte a migliorare la qualità della vita. Queste operazioni vengono fatte in gruppi misti, composti da tecnici e "cittadini comuni" che insieme decidono le linee di intervento.

Come si vede, i tipi di a/r descritti si diversificano unicamente per gli obiettivi che si pongono. Il metodo di conduzione è invece identico: non è lo psicologo o il ricercatore o l'animatore che prima "ricerca" e poi comunica i risultati ed eventualmente "la cura". Insieme viene fatta la diagnosi e vengono decisi i provvedimenti. A scopo esemplificativo descrivero "il caso di Seaside" perchè, nonostante la ricerca risalga al 1944, èparticolarmente attuale ed innovativa. Seaside è un centro sulla costa atlantica e, al tempo della ricerca, era un sobborgo di 36.000 abitanti, che fungeva da centro turistico per i residenti delle città vicine. La sua popolazione era composta prevalentemente da ebrei ma vi era anche una minoranza di negri e di italiani. Presentava inquietanti problemi di ordine sociale: delinquenza giovanile, pregiudizi razziali e scontri fra gruppi etnici. La ricerca fu impostata per individuare le cause di questi comportamenti devianti e al contempo per mettere a punto strategie atte a migliorare la vita collettiva degli abitanti. Emerse un forte malcontento per le disagevoli condizioni socio-economiche della popolazione ma anche una grossa frustrazione legata alle condizioni di inferiorità che gli abitanti vivevano come penalizzazione nei confronti delle iniziative per i turisti. Alla luce di questi risultati furono formulate, insieme ai responsabili della comunità, una serie di iniziative di partecipazione sociale in modo che la comunità nel suo complesso (responsabili e cittadini comuni) diventasse protagonista dei processi di cambiamento.

Cliente della ricerca diventò la comunità nella sua globalità. Per la prima volta, in questa serie di esperimenti, si applicano le tecniche di gruppo alla vita "reale", la psicologia sociale mette a disposizione della collettività in modo applicativo gli studi condotti e lo "scienziato" sociale scende dalla torre d'avorio in cui Mannheim l'aveva relegato, esce dal suo ruolo falsamente neutrale per entrare nel vivo dei processi sociali e proporsi come agente di cambiamento. Inoltre il soggetto della ricerca assume un ruolo attivo di partecipazione dei processi in atto. Queste sperimentazioni gettarono le fondamenta per la costituzione della CIC (Commissione per le Interrelazioni comunitàrie) che fu annunciata ufficialmente nel 1945. Compito di questa commissione era studiare e sperimentare con gruppi reali i problemi legati al pregiudizio per individuare strategie di miglioramento del conflitto razziale e ridurre le tensioni nella collettività. I ricercatori della CIC misero a punto quattro varieta di action-research: diagnostica, partecipante, empirica e sperimentale. La "diagnostica", come fa intuire il nome, aveva per obiettivo la diagnosi di una situazione esistente con le relative proposte di soluzione. Delle quattro e stata la meno applicata. La "partecipante" presupponeva che i membri della comunità dove si presentava il problema fossero coinvolti nella ricerca dall'inizio, in questo modo si sarebbero sentiti maggiormente appartenenti al progetto e alle soluzioni identificate e quindi le avrebbero applicate con maggiore convinzione. Questo tipo e risultato molto utile in collettività ristrette, attualmente potrebbe essere applicato in un piccolo quartiere o in un villaggio turistico o in una comunità terapeutica. L'"empirica" studiava il comportamento di gruppi simili tra loro, ad esempio club giovanili, per estrapolare principi generalmente validi. Quella "sperimentale", infine, avrebbe studiato l'efficacia della applicazione di alcune tecniche a situazioni sociali simili, in modo da garantire l'"esportabilita" dell'esperienza e la sua applicazione con relativo successo a gruppi o collettività che vivessero quel tipo di problema. Rimandiamo chi fosse interessato alla descrizione della ricerche condotte dalla CIC alla lettura di A. Marrow (1977) e passiamo alle fasi tecniche della ricerca/intervento.

3. L'OPERATORE SOCIALE COME RICERCATORE

Lo scienziato sociale e inserito nella realta che cerca di studiare e di modificare e, come tale, influenza la realta con i suoi valori, i suoi atteggiamenti, i suoi comportamenti e ne e da essa influenzato. Il concetto di soggetto che osserva e di oggetto che e studiato e da molto tempo in crisi nelle vicende della scienza moderna. Anche le discipline più "dure" (fisica, biologia) si stanno interrogando sul significato e sulle conseguenze delle interrelazioni osservatore/osservato. Si può affermare che questo salutare ripensamento sia nato proprio nel vivo delle scienze sociali, dove gli operatori sempre più riscoprono l'esigenza di diventare un po ricercatori e dove gli "scienziati" avvertono l'impossibilita di isolarsi dalla realta che tentano di studiare. Se si prescinde dal diverso status sociale delle due figure, si potrebbe affermare che i confini si sono fatti imprecisi e confusi e che vecchie rivendicazioni di ruolo o di prerogative esclusive vanno perdendo significato. Cio non significa che operatore e ricercatore sociale sono la stessa cosa, ma che queste funzioni non identificano più gruppi di persone diverse; piùttosto tendono a convivere, in gradi diversi, nella stessa figura. Nel caso della ricerca/intervento il problema e ancora più evidente. Infatti, l'interazione con la realta studiata e intenzionale; in altri termini, non si da ricerca/intervento senza interrelazione soggetto oggetto. Ma cio implica anche il contrario: la ricerca/intervento e un modo di relazione si-gnificativa con la realta. In questo senso appare difficile scindere i due ruoli di cui abbiamo parlato: soprattutto nel "sociale" il ricercatore non può non "operare", ne l'operatore può non "ricercare".

4. LE FASI DELLA RICERCA

Lo schema teorico da seguire per impostare un a/r e identico a quello della ricerca sociale con un'attenzione particolare, come sottolineato in precedenza, alle strategie di utilizzo dei dati. Definito il tema della ricerca, queste sono le fasi da percorrere:
  • 1. costruzione delle ipotesi
  • 2. scelta del "campo"
  • 3. scelta e costruzione degli strumenti
  • 4. campionamento ed organizzazione dell'indagine
  • 5. raccolta dei dati
  • 6. trattamento dei dati
  • 7. analisi dei dati e formulazione di strategie di intervento.
Nelle ricerche "tradizionali" il tema e, solitamente, individuato da un committente che inoltra e delega la richiesta al gruppo di ricercatori. Si può pensare, ad esempio, ai responsabili della programmazione di un'emittente televisiva che commissionano un'indagine di opinioni ad un'agenzia specializza-ta; o all'Ufficio programmazione di un Istituto bancario che affida una ricerca sugli aspetti socio-economici del territorio dove ha la sede. Per gli operatori sociali che intendano utilizzare la ricerca come strumento di intervento si può pensare anche ad un'autocommittenza. Un esempio può rendere più chiara questa alternativa. Un gruppo di assistenti sociali di alcuni servizi territoriali (3) avverte la necessita di conoscere le valutazioni che vengono date ai servizi in cui lavorano, per migliorarne il funzionamento. Decide, quindi, di effettuare una ricerca valutativa: si autocommissiona questa ricerca.

4.1 Costruzione delle ipotesi

Formulare delle ipotesi significa fare delle affermazioni sul problema oggetto di ricerca. Naturalmente non parliamo di affermazioni apodittiche ma di "punti di vista" da verificare. Per formulare delle ipotesi e necessario avere una conoscenza diretta o indiretta del problema. E più facile nel caso di ricerche autocommissionate, perchè se si decide di fare una ricerca ci si e gia posti il problema e si hanno un certo numero di idee in merito. E comunque necessario documentarsi utilizzando "fonti" gia esistenti (altre ricerche, bibliografie, etc), su questo punto torneremo in modo più approfondito in seguito. Poiche se non impossibile e quantomeno difficile fare una ricerca da soli, le ipotesi vanno formulate e discusse nel gruppo degli operatori. Questo procedimento risulta nell'immediato più difficile, perchè bisogna essere disponibili al lavoro di gruppo e quindi prendere in considerazione ed a volte mediare posizioni contrastanti; ma risulta particolarmente arricchente in quanto il sociale e complesso e non può essere aggredito in modo semplicistico ed unilaterale. Il lavoro di equipe ha anche il vantaggio di ampliare, graduare e "lustrare" gli occhiali attraverso cui il ricercatore guarda la realta. Per ritornare all'esempio precedente, alcune ipotesi da verificare erano: - la scarsa conoscenza, da parte della popolazione, dell'organizzazione del servizio in generale (orari di apertura, ruoli interni), - scarsa conoscenza delle varie attivita del servizio e soprattutto di quelle innovative (consulenza, formazione),- presenza di pregiudizi nei confronti degli utenti e quindi del servizio - percezioni diversificate da parte di diverse categorie di cittadini sul lavoro degli operatori.

4.2 Scelta del "campo"

Per campo non intendiamo il luogo fisico dove condurre la ricerca ma l'ambito entro il quale indagare il fenomeno in oggetto. Fenomeni sociali quali il tempo libero, la disoccupazione, il funzionamento dei servizi sono troppo ampi e rischiano, se non delimitati, di favorire teorizzazioni senza nessuna applicazione concreta. E necessario delimitare il campo almeno con due coordinate: lo spazio e il tempo. Per spazio intendiamo l'ambito umano dei soggetti/oggetti (utenti, giovani, anziani, disoccupati) della ricerca ed anche il luogo fisico dove sono collocati e nel quale si manifestano i rapporti che li legano; mentre il tempo e il momento storico in cui si colloca l'indagine. Nell'evaluation dei servizi, che stiamo utilizzando come esempio, lo spazio umano fu costituito da 6 gruppi di cittadini: gli utenti diretti (in questo caso tossicodipendenti), altri utenti (genitori, dirigenti scolastici), gli stessi operatori del servizio, alcuni operatori di servizi collegati, gli am-ministratori e i cittadini con esercizi pubblici collocati nella stessa strada dove aveva sede il servizio. La scelta fu motivata dalla necessita di incrociare valutazioni differenti in modo da avere un quadro complessivo sul funzionamento percepito.

4.3 Scelta e costruzione degli strumenti

A questo aspetto dedicheremo tutto il capitolo successivo. A titolo informativo, per l'evaluation e stato utilizzato un questionario e l'analisi dei documenti esistenti (bilanci, programmi, forme di pubblicita, etc).

4.4 Campionamento ed organizzazione dell'indagine

In questa fase e necessario decidere se estrarre un campione e da chi farsi "aiutare" per fare questa operazione (4). Infatti le tecniche di campionamento e il calcolo del campione sono competenze specialistiche che non devono rientrare necessariamente nella "cassetta degli attrezzi" di un animatore. L'organizzazione delle ricerca consiste nel decidere le procedure da adottare e distribuire all'interno del gruppo di ricerca i ruoli operativi. L'organizzazione dipende dagli strumenti scelti. Ad esempio, se si pensa ad un questionario postale sara necessario costruire un indirizzario, decidere se accludere il francobollo per la risposta; per un'indagine diretta e opportuno far precedere la visita da una lettera che spieghi l'iniziativa e da una telefonata per fissare l'appuntamento. In ogni caso va redatto un planning dettagliato con i tempi di distribuzione e di ritorno e che interessi anche le fasi successive.

4.5 Raccolta dei dati

Questa e la fase di indagine vera e propria. E il momento in cui si applicano gli strumenti e in cui incomincia l'intervento. Uno strumento serve come mezzo per fissare le riflessioni che i soggetti hanno gia fatto a livello individuale oppure come stimolo per pensare ad un problema che non si sono mai posti.

4.6 Trattamento dei dati

Consiste nella codifica dei dati raccolti e in varie forme di elaborazione statistica. Con le nuove tecnologie a disposizione questa fase e diventata molto più rapida ed e possibile fare delle elaborazioni impensabili fino a qualche anno fa. Anche in questa fase, come per il campionamento, non si pretende che l'animatore si trasformi in un esperto di statistica; e indispensabile che non si spaventi di fronte ai numeri e a qualche calcolo elementare ma, soprattutto che sappia individuare le notizie che vuole ottenere dai dati e, eventualmente, che si serva della consulenza di un tecnico (5).

4.7 Analisi dei dati e formulazione di strategie di intervento

E questa la parte squisitamente socio-politica delle ricerca-intervento. E il momento di verificare le ipotesi e di discutere con i soggetti della ricerca i risultati ottenuti per coinvolgerli nei processi di cambiamento. E questo il punto che principalmente qualifica la ricerca/intervento. In questa fase l'interazione si fa esplicita e partecipata; il processo di cambiamento, innescato sin dall'inizio, diventa più evidente. Occorre sottolineare con attenzione questo aspetto: la restituzione dei dati e la formulazione partecipata delle strategie di intervento non e un orpello estetico posto come decorazione finale alla ricerca. Esso ne e parte integrante, e l'atto riassuntivo senza il quale l'intero processo sarebbe inutile e del tutto ingiustificato. Quando parliamo, quindi, di socializzazione dei dati non pensiamo a convegni paludati ma ad incontri attivi e mirati sulle interpretazioni e le eventuali soluzioni dei problemi oggetto di studio. Questa fase non e necessariamente conclusiva, a volte può costituire l'inizio di una nuova ricerca intervento.

5. GLI STRUMENTI DELLA RICERCA

In questo paragrafo ci occuperemo degli strumenti da utilizzare per condurre una ricerca, cercando soprattutto di enucleare i vantaggi e gli svantaggi legati ad ognuno di essi.

5.1 Analisi delle fonti

Si fa riferimento a tutti i materiali scritti che contengono informazioni sul problema su cui si indaga: documentazione statistica, leggi, bilanci, altre ricerche, verbali di riunioni, giornali e libri. Risulta indispensabile, come accennato in precedenza, in fase di costruzione delle ipotesi; ma torna utile anche al momento dell'interpretazione dei dati per comparare i risultati ottenuti con quelli relativi ad altre realta. Ad esempio, nell'evaluation del servizio del cremasco molto utile si rivelo l'analisi documentale per comparare i costi sostenuti per la riabilitazione dei tossicodipendenti con quelli di strutture con finalita simili (ospedali). I vantaggi sono i seguenti: - consultare dati gia rilevati da altri - poter fare dei raffronti con situazioni più allargate - poter fare proiezioni nel futuro: si pensi alle proiezioni di popolazione ( quanti nati, morti occupati etc. ci saranno da qui a venti anni) o alle proiezioni elettorali- raccogliere opinioni di persone che non sono più raggiungibili Gli svantaggi sono costituiti soprattutto dal fatto che difficilmente si possono raccogliere opinioni, atteggiamenti, percezioni; e che comunque si tratta sempre di dati non riferiti al preciso momento in cui si opera. Per cui si consiglia di non condurre una ricerca/intervento unicamente utilizzando l'analisi delle fonti.

5.2 Questionario

E un elenco di domande a cui deve rispondere il soggetto intervistato o direttamente (autocompilandolo) o rispondendo a quesiti posti dall'intervistatore che lo usa come traccia. Delle tecniche di conduzione dell'intervista ci occuperemo nel paragrafo 5.3 qui tratteremo del questionario compilato direttamente dal soggetto. Per costruire correttamente un questionario bisogna seguire una serie di accorgimenti, eccone alcuni:

  • - avere chiari gli obiettivi della ricerca ed i vari sottopunti su cui si vuole indagare
  • - partire dal generale per arrivare al particolare (il questionario può essere paragonato ad un imbuto, che ha un'imboccatura larga che si restringe sempre di più)
  • - garantire l'anonimato
  • - illustrare gli obiettivi delle ricerca e comunicare i tempi ed i modi di restituzione dei dati
  • - spiegare in modo chiaro come si deve rispondere (se si deve effettuare una sola scelta, se si devono mettere in ordine le scelte, se si deve completare una frase, etc) in apertura del questionario e tutte le volte che le domande possono creare ambiguità
  • - non costruire uno strumento troppo lungo, si corre altrimenti il rischio che chi risponde si stanchi e lo faccia in modo casuale e senza porre attenzione- formulare le domande in modo chiaro e non ambiguo, chiedendo solo le notizie che si vogliono avere senza sperare di avere informazioni che non sono state richieste.

Ad esempio, se si vuol sapere come il soggetto trascorre il tempo libero e necessario elencare una serie di attivita (leggere, ascoltare musica etc.) tra cui potra scegliere. Una domanda del genere non darà informazioni relative al "con chi" passa il tempo libero; se è questo che interessa, bisogna chiederlo diretta mente. Il ricercatore alle prime armi crede di risolvere, di solito, questi problemi mettendo insieme più richieste (ad esempio, come passi il tempo libero - al bar con gli amici); la formulazione dell'esempio e doppiamente errata: in primo luogo, una risposta cosi formulata dara informazioni sul dove e sul con chi e non sul come trascorre il tempo libero e, in secondo luogo, creera problemi al momento della lettura dei dati. In altri termini, non si sapra se il soggetto ha scelto questa risposta perchè sta veramente al bar con i suoi amici o solo perchè sta al bar o, infine, perchè prevale lo stare con gli amici e il luogo non ha importanza- formulare domande che non contengano in se la risposta che si vuole ottenere (esempio di domanda con risposta indirizzata, non le sembra che i giovani d'oggi abbiamo un'eccessiva libertà sessuale - si/no; un modo possibile di porre la stessa domanda in forma neutra: secondo lei di quanta libertà sessuale godono i giovani d'oggi (1= nessuna libertà, 10= eccessiva libertà) 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 nessuna eccessiva- evitare, ogni volta che si può, le domande aperte; cioe quelle domande che non prevedono scelte obbligate. (Es. come passi il tempo libero.....). Le domande aperte creano sempre problemi di classificazione a posteriori e il rischio più grosso è che le indicazioni raccolte contengano sfumature tali da non poter essere raggruppate e quindi utilizzate. Obiezione che viene spesso mossa, a proposito delle domande chiuse, da chi segue un corso sulla ricerca e che questa formulazione non lascia libertà di espressione al soggetto intervistato. Questo e un falso problema ed e spesso un alibi per nascondere l'incompetenza. Infatti, la ricerca e sempre co- struita sulle ipotesi formulate dal gruppo dei ricercatori (sia esso formato da soli tecnici, sia costituito da una commissione mista di tecnici, politici, leader di comunità), per cui e logico che si cerchino conferme o smentite alle situazioni ipotizzate. Solo "costringendo" il soggetto a misurarsi con le situazioni che si vogliono analizzare e modificare si può garantire una ricerca utile alla collettività. Non è lasciando le risposte aperte che si ottengono maggiori informazioni, ma costruendo uno strumento che sia rigoroso e non tralasci nessuno degli aspetti inerenti il problema.- prevedere domande di controllo, cioe ripetere ad intervalli le domande chiave del questionario, ponendole in forma diversa.

5.2.1 Alcuni esempi di domande per misurare atteggiamenti e percezioni

Spesso in una ricerca/intervento il questionario e utilizzato per sondare variabili qualitàtive e soggettive: emozioni, sensazioni, proiezioni, grado di soddisfazione, atteggiamenti, opinioni. Non approfondiremo in questa sede le considerazioni riguardo la "misurazione del soggettivo" (6) ci pare utile però indicare due tecniche di formulazione delle domande che paiono particolarmente efficaci per la raccolta di questo tipo di informazioni: le scale e il differenziale semantico. Pensiamo, ad esempio, di voler sapere quanto un gruppo di pendolari e soddisfatto dei mezzi di trasporto che utilizza. La domanda potrebbe essere posta nei modi seguenti: a. Quanto e soddisfatto dei seguenti mezzi di trasporto: treno non utilizzo per niente poco abbastanza molto moltissimo.autobus non utilizzo per niente poco abbastanza molto moltissimo. etc. oppure b. Quanto e soddisfatto dei seguenti mezzi di trasporto: 0= non lo utilizzo, 1 per niente soddisfatto....10 totalmente soddisfattotreno 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10autobus 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 etc. Come si vede, in entrambe le soluzioni sono utilizzate delle scale: la prima con categorie verbali, la seconda con voci numeriche. Nel secondo caso abbiamo rappresentato un continuum di soddisfazione entro il quale i soggetti possono collocarsi che offre il vantaggio di frazionare ulteriormente i gradi di sod-disfazione e, quindi, di cogliere maggiormente le sfumature individuali. Il differenziale semantico e un metodo inventato da Osgood e collaboratori (1957) per indagare la valenza psicologica attribuita dagli individui alle parole e ai concetti. Attualmente e una delle tecniche più utilizzate nella ricerca psicosociale, per indagare su sensazioni, opinioni, percezioni, etc.. E costituito da coppie di aggettivi contrapposti che vengono riferiti, di volta in volta, agli aspetti da esaminare. Ogni coppia di aggettivi e distanziata da una scala di punti dispari che conduce da un aggettivo al suo opposto, il centro della scala e costituito da una zona neutra (non so, non mi pronuncio, e uguale). Esempio di differenziale semantico sui mezzi di trasporto.

I MEZZI DI TRASPORTO SONO

comodi 1 2 3 4 5 scomodi

amici 1 2 3 4 5 nemici

freddi 1 2 3 4 5 caldi

economici 1 2 3 4 5 dispendiosi

inutili 1 2 3 4 5 utili

Si chiede ai soggetti di indicare per ogni coppia di aggettivi il punto che meglio esprime la loro posizione in relazione alla domanda posta. Oltre ai vantaggi relativi alla misurazione e alla trattabilita, fa ottenere con una sola domanda una elevata quantita di informazioni. Come si vede dall'esempio, si possono utilizzare aggettivi di vario genere: da quelli che indicano una valutazione strutturale (comodo/scomodo) a quelli proiettivi (amici/nemici), cio consente di indagare sia la sfera delle opinioni che quella delle sensazioni. Non ci sono aggettivi standard, la loro scelta dipende dal gruppo che conduce la ricerca; inoltre e buona norma alternare il a sinistra delle scala aggettivi positivi e il negativi per non generare nei soggetti l'abitudine alla risposta e quindi "costringerli" a pensare ad ogni coppia di aggettivi.

5.2.2 Somministrazione del questionario Il questionario può essere distribuito personalmente o inviato per posta. Nella distribuzione effettuata di persona si può aspettare che i soggetti abbiano compilato lo strumento e ritirarlo, oppure tornare a riprenderlo dopo un lasso di tempo stabilito. Se si e presenti alla compilazione non si deve in nessun modo influenzare il soggetto, si può solo rispondere a richieste tecniche. Questa modalità garantisce il ritorno pressocche totale dei questionari distribuiti. La distribuzione postale ha i vantaggi di contenere i tempi ed i costi e di garantire un maggiore anonimato all'intervistato; di contro, si rischia di avere una percentuale bassa di ritorno. Da indagini effettuate per controllare il ritorno di questionari postali risulta che in media questa si attesta tra il 10% e il 20% di quelli inviati.

5.3 Intervista

può essere sia individuale che di gruppo. Nella prima si

raccolgono le opinioni dei singoli soggetti, nella seconda si

coglie una percezione d'insieme e indicazioni sul clima del

gruppo intervistato. In questa sede facciamo riferimento

all'intervista strutturata che consiste nel porre ai soggetti una serie di quesiti sul tema della ricerca avendo a disposizione uno schema, costruito in precedenza, da riempire.

I vantaggi si possono riassumere come segue:

  • - maggiore flessibilita data dall'interazione tra intervistatore ed intervistato
  • - possibilita di far esprimere soggetti che non sanno leggere - osservazioni sul comportamento non verbale e sull'ambiente dove vive l'intervistato
  • - la certezza che le risposte provengano dalla persona che si vuole intervistare (il questionario può essere riempito da un altro)

Esistono, naturalmente, anche degli svantaggi:

  • - costi e tempi elevati. E necessario fissare telefonicamente l'appuntamento, mediamente si deve prevedere un'ora ad intervista, ed e necessario spostarsi nel luogo di residenza dell'intervistato. Inoltre bisogna ricorrere a rilevatori professionisti che, naturalmente, vanno debitamente compensati
  • - nessuna garanzia di anonimato, se non il richiamo del rilevatore al segreto professionale
  • - minore standardizzazione, rispetto al questionario, nella formulazione delle domande e, di conseguenza,
  • - rischio di influenzamento da parte dell'intervistatore.

Inoltre e indispensabile prevedere un momento di "omogeneizzazione" degli intervistatori. Infatti anche se sono esperti del mestiere e, in quanto tali, conoscono le tecniche diintervista e sanno controllare i propri comportamenti in modo dainfluenzare al minimo le risposte, e utile che discutano sulle modalità da adottare nel porre le domande, sui possibili casi di richiesta di aiuto da parte dei soggetti, su come comportarsi in caso di interferenze esterne, e cosi via. Ricordiamo che il momento di raccolta dei dati e gia intervento, per cui questa fase non può essere affidata a a persone che non abbiano una formazione di base a livello psico-sociale. Gli incontri di gruppo, infine, risultano molto utili per verificare le opinioni che i "testimoni privilegiati" hanno in relazione ai risultati emersi attraverso il questionario.

6. UN ESEMPIO DI FORMAZIONE: CARTOLINE ILLUSTRATE

In conclusione, a scopo esemplificativo, raccontero un'esperienza di formazione alla ricerca/intervento inserita nella Scuola Nazionale per Animatori (7). Dovrebbe essere ormai chiaro che ritengo la ricerca/intervento una metodologia indispensabile a qualsiasi operatore sociale. I corsi di studi regolari, compresi quelli universitari, non curano la formazione dei ricercatori soprattutto da un punto di vista applicativo. E vero, d'altra parte, che si impara a fare ricerca soprattutto facendola. Date per acquisite queste tre affermazioni, il seminario (6 giornate d'aula, più il periodo della raccolta di informazioni e della somministrazione autogestita dai partecipanti, nell'arco di 4 mesi) si proponeva di insegnare ai partecipanti la filosofia e gli strumenti della ricerca/intervento attraverso la conduzione attiva di una ricerca e di fare il punto sulla situazione dell'animazione a Brescia, per progettare interventi mirati. Dopo un'introduzione teorica, abbiamo costruito con i partecipanti una griglia per raccogliere informazioni presso vari enti pubblici e privati, con sede nella citta di Brescia, a proposito delle iniziative e delle strutture di animazione. Queste informazioni ci avrebbero consentito di verificare che cosa gli enti intendono per animazione e di individuare i "punti di attacco" più idonei dove indagare ed intervenire. Queste visite sarebbero servite, inoltre, a sondare la disponibilita politica e di appoggio concreto all'iniziativa e a "tessere" le prime relazioni con il territorio. Una volta venuto in possesso delle informazioni (come nota di colore riporto un solo dato tra i tanti raccolti: uno degli enti contattati ha catalogato come iniziativa di animazione un pellegrinaggio a Lourdes), il gruppo ha deciso di fare una ricerca sulle iniziative di animazione in un quartiere (mediante un intervista strutturata ad alcuni leaders di opinione) e il bisogno di animazione degli adulti (mediante un questionario).

Queste le ipotesi su cui e sono stati costruiti gli strumenti: - non si sa che cosa sia l'animazione e, soprattutto, i gestori pubblici hanno le idee confuse al proposito

  • - a Brescia e, soprattutto, nel quartiere prescelto, non ci sono iniziative di "animazione"
  • - le poche iniziative privilegiano i bambini, i giovani e gli anziani, delle fasce intermedie non si cura nessuno
  • - l'"animazione" favorisce l'aggregazione - la gente non e soddisfatta del come trascorre il tempo libero - c'e un'incapacita di gestione del tempo libero - c'e scarsa iniziativa personale - le proposte per il tempo libero sono "massificate" (stadio/discoteca/programmi TV "spazzatura")
  • - il tempo "vuoto" favorisce la devianza

Come luogo fisico dove fare l'esperienza e stato scelto un quartiere periferico di Brescia, per diversi motivi:

  • 1. dallaraccolta di informazioni risultava essere quasi privo di iniziative di animazione
  • 2. per questioni di comodita (equidistanza dai luoghi di residenza dei partecipanti)
  • 3. per la possibilita di coinvolgimento di alcuni "testimoni privilegiati".

Si e deciso di rivolgere la ricerca ad una fascia di eta un po insolita per questo tipo di indagine: persone dai 20 ai 40anni. Il questionario e stato distribuito all'uscita della

chiesa, fuori dai negozi, nei bar. Lo strumento e stato costruito secondo il seguente schema:

- identikit degli intervistati - che attivita fanno nel tempo libero - che cosa vorrebbero fare - valutazione del loro tempo libero - definizione di tempo libero - tempo trascorso davanti alla TV - capacita di gestione del tempo libero - definizione di animazione Per effettuare le interviste sono stati fissati degli appuntamenti per telefono.

L'intervista e stata condotta mediante una scheda strutturata sulle seguenti aree:

  • - iniziative di animazione proposte nel 1989
  • - adesione degli utenti
  • - criteri e/o strumenti di valutazione delle iniziative
  • - valutazione delle strutture
  • - opinioni sul modo in cui gli adulti trascorrono il tempo libero
  • - utilizzo degli animatori
  • - spese monetarie per iniziative di animazione
  • - definizione di animazione

Come dovrebbe risultare chiaro, i partecipanti/ricercatori si sono spostati continuamente dal piano dell'elaborazione teorica e concettuale a quello di gestione organizzativa e di contatto con l'esterno. La ricerca e stata intitolata dal gruppo "CARTOLINE ILLUSTRATE" . Il titolo rappresenta un modo simbolico di mettersi in comunicazione con la popolazione, la forma grafica del questionario riproduce il retro di una cartolina. E stata fatta l'indagine diretta, sono stati raccolti circa 150 questionari ed effettuate 10 interviste. I dati sono stati codificati ed elaborati a mano, sono stati analizzati i risultati preparato un "rapportino" finale e decise le forme di restituzione. Per restituire i dati il gruppo ha deciso di organizzare degli incontri con la popolazione ed una "festa". Questa fase e ancora in atto. Attualmente i partecipanti sono impegnati a progettare interventi di animazione utilizzando, come base di partenza, le informazione raccolte.

Maria Vittoria Sardella - 1989

NOTE

(1) Marrow (1977), p. 223

(2) Lewin (1980), p. 257

(3) Si fa riferimento ad un gruppo di assistenti sociali del cremasco che hanno frequentato nel 1986 un corso dell'ARIPS sull'evaluation

(4) Per una trattazione dei problemi connessi alle tecniche di campionamento si veda, ad esempio, De Cristofaro (1974)

(5) Per una esauriente panoramica sui principali metodi statisti ci si consulti Blaloch (1969)

(6) Tali considerazioni sono riportate per esteso in un altro mio contributo. Si veda Sardella (1989) pp. 25-31

(7) Si tratta di uno dei seminari inseriti nella Scuola Nazionale Animatori (SNA), a durata biennale, promossa dall'AIATEL a Milano, Brescia e Forli e condotto da chi scrive, da I. Drudi e F. Alboni. La ricerca/intervento descritta e quella della sede di Brescia. La fase operativa e stata seguita da M. Grazia Bodei, nelle vesti di tutor. La fase di progettazione degli interventi sul campo e tutt'ora in corso ed e seguita da M. Sberna, coordinatore didattico della sede di Brescia

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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Il Mulino, Bologna, 1965 Bailey K. D. - Metodi della ricerca sociale, Il Mulino, Bologna,

1985 Blaloch H. M. - Statistica per la ricerca sociale, Il Mulino,

Bologna, 1969 Bocchi G., Ceruti M. (a cura di) - La sfida della complessita,

Feltrinelli, Milano, 1985 Capozza D. - Il differenziale semantico, Patron, Bologna, 1978 Contessa G. - Dinamiche di gruppo e ricerca, La Scuola, Brescia,

1977 Contessa G., Ellena A. (a cura di) - Animatori di quartiere,

S.E.N., Napoli, 1980 D'Amato M., Porro N. - Sociologia, Editori Riuniti, Roma, 1985 De Cristofaro R. - Breve corso sul campionamento statistico,

Pubblicazioni del dipartimento statistico matematico

dell'Universita di Firenze, 1974 De Landsheere G. - Introduzione alla ricerca in educazione, La

Nuova Italia, Firenze, 1970 Lewin K. - I conflitti sociali, F. Angeli, Milano, 1980 Marrow A. J. - Kurt Lewin, La Nuova Italia, Firenze, 1977 Osgood C. e coll. - The measurement of meaning, University of

Illinois Press, Illinois, 1957 Sardella M. V. - Teoria e tecniche dell'evaluation, CLUP, Milano, 1989.