Nessuno può uccidere nessuno. Mai. Nemmeno per difendersi.

 


AFGHANISTAN: CONVIVERE CON LE MINE di Valentina Mariani, con la collaborazione di Barbara Laveggio e Ivana Stefani
Campagna antimine, Istituto cooperazione e Sviluppo Alessandria

LE MINE TERRESTRI
Le mine terrestri sono armi a vocazione terroristica, usate per rendere inutilizzabili e inaccessibili interi territori. Dato il loro basso costo e la relativa facilità di produzione e di installazione sono usate non solo dalle grandi potenze, ma anche dalle forze militari, regolari e non, dei paesi poveri. Le mine distruggono le società rurali che dipendono dall’accesso alla terra per l’agricoltura, l’allevamento e gli scambi commerciali. Non soltanto uccidono e feriscono, ma infliggono gravi costi sociali.
Basteranno pochi, generici dati esemplificativi per dar conto dell’entità del fenomeno:
- 60-70 milioni di mine sono state disseminate in 70 paesi del mondo;
- altri 250 milioni giacciono negli arsenali;
- ogni anno ne vengono introdotte tra 500.000 e 1 milione (e ne vengono distrutte 100.000-200.000);
- la produzione annuale stimata, “a cura” di un centinaio di produttori in 55 paesi, è di 5-10 milioni;
- il 90% delle vittime sono civili;
- il 20% delle vittime sono bambini.
- Ogni anno, nel mondo, da 8.000 a 10.000 bambini sono vittime di una mina.
- I bambini rappresentano il 25% delle vittime curate per ferite di guerra negli ospedali della Croce Rossa in
Afghanistan e Cambogia. (Fonti: www.ba.infn.it, www.icbl.org)
L’Afghanistan è tra i paesi più pesantemente minati al mondo. Si stima che sul suolo afghano s
trovino circa 10 milioni di mine terrestri e ordigni inesplosi (UXO) e che più di 2000 villaggi siano contaminati. In Afghanistan ci sono dozzine di tipi differenti di mine, designs ex-sovietici, ex-cecoslovacchi, italiani, belgi, ex-jugoslavi…
Tutti, negli ultimi vent’anni di guerra, hanno usato le mine: la maggior parte delle mine fu
disseminata dall’esercito dell’Unione Sovietica e dall’esercito governativo durante la guerra contro i mujaheddin, dal 1979 al 1992, ma anche i guerriglieri islamici ne fecero ricorso.
Il “lasagna effect”. Con un’ardita metafora culinaria, si è definito così, nel mondo anglosassone, l’alternata stratificazione di macerie e mine terrestri ai piedi degli edifici afghani (o di quel che ne resta a seguito prima delle guerre intestine, poi dell’intervento americano).
Secondo l’ICBL (International Campaign to Ban Landmines), nel 2001 le mine hanno ucciso o
ferito almeno novanta persone al mese. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha stimato che ogni anno circa 3000 Afghani sono colpiti dalle “bombe a grappolo” e dagli altri ordigni inesplosi. Ogni “bomba a grappolo” contienepiù di 200 ordigni, del peso di Kg. 1,5, che diffondono schegge in un raggio di 200-600 metri edincendiano ogni tipo di materiale combustibile intorno.
Organizzazioni internazionali, come la British-based Landmine Action, hanno stimato che gli USA hanno riversato sull’Afghanistan, durante i bombardamenti del 2001-2002, quasi 125.000 ordigni, basandosi su una dichiarazione del Pentagono – reperibile su Internet – che circa 600 “bombe a grappolo” sono state usate dai primi di dicembre 2001. (Fonte: The Associated Press, 30/05/2002).

Potenza della leggerezza…
Molte mine antipersona sono progettate per ferire, non per uccidere.
Le toe-poppers possono pesare meno di una monetina…
Le bouncing betties sono pericolosamente mortali: prima di esplodere spargono su una vasta area frammenti montati su bastoncini che esplodono tramite un filo metallico.
Le anti-tank mines (mine anticarro) contengono un grande quantità di esplosivo (anche se il peso di una persona può non bastare a farle esplodere…).

Lo sminamento
Il programma afghano di sminamento è stato tra i primi messi in atto ed è tuttora considerato
dall’ONU come uno dei più efficaci.
Le operazioni di sminamento in Afghanistan, gestite interamente da personale locale (sono circa 4.000 gli afghani coinvolti nella mine action) e avviate nel 1990, hanno liberato 465 kmq di terreno.
Restavano da bonificare 717 kmq, di cui 337 ad alta priorità, cioè indispensabili alla sopravvivenza della popolazione.
Grazie alla mine action, il numero delle vittime è diminuito:
- nel 1998 le vittime erano 10-12 ogni giorno;
- nel 1999 le vittime sono scese a 5-10;
- nel 2001 soltanto 3
- da settembre 2001, a causa dei massicci spostamenti di popolazione spinta dal timore degli
attacchi aerei e dalla carestia, il numero di vittime è balzato a 15 al giorno (Fonte: International
Campaign to Ban Landmines, Landmine Monitor Report 1999. Toward a mine-free world, New York; Landmine Monitor Report 2000. Toward a mine-free world, New York)

L’esperienza di 9 anni di operazioni di sminamento insegna che esistono diversi tipi di campi
minati che esigono un approccio differenziato: pascoli, terreni agricoli, strade, aree residenziali, sistemi di irrigazione. Ad esempio, lo sminamento manuale è adatto alla bonifica di terreni coltivati e da pascolo, mentre sarebbe eccessivamente dispendioso in termini di tempo e di rischio nel caso di aree residenziali distrutte o di sistemi di irrigazione che possono essere ricoperti da strati di terra alti fino a 2-3 metri. Secondo un esperto afghano di sminamento, la tipologia di ordigni utilizzati durante i bombardamenti anglo-americani, e che in parte sono rimasti inesplosi sul territorio, sono completamente diversi da quelli utilizzati nel precedente conflitto dai sovietici. Questo significa che sarà indispensabile un lungo addestramento per gli operatori impiegati sul campo.

AFGHANISTAN: METROxMETRO
Sminare un metro quadrato di terra costa meno di un caffè: 0,67 €.
La Campagna Italiana contro le mine ha lanciato nel luglio 1998 un’azione di informazione e di raccolta fondi per lo sminamento, denominata “Afghanistan: metroxmetro”. La filosofia che
sottende a questa iniziativa è che sminare si può, in tempi ragionevolmente rapidi e con costi
sostenibili. L’ONU ha calcolato che sminare un metro quadrato di terra in Afghanistan costa in
media 1.300 lire, meno di un caffè.
I fondi raccolti sono stati devoluti a Omar International (Organization for Mine Clearance and
Afghan Rehabilitation), un’organizzazione umanitaria afghana, specializzata nelle operazioni di sminamento. Oltre all’attività di sminamento sul campo, Omar International organizza dei corsi di educazione al pericolo delle mine (mine awareness), rivolgendosi anche alle donne ed utilizzando personale femminile.
Ben consapevole dei timori della comunità internazionale nei confronti del regime talibano,
Fazel Karim, il Presidente di Omar International e della Campagna Afghana contro le mine
assicura: “I talibani non hanno mai avuto nessun controllo sui fondi gestiti da OMAR. L’unico
criterio che seguiamo nella scelta delle aree da sminare è quello dei bisogni delle popolazioni e le operazioni di sminamento avvengono sotto il controllo dell’ONU.”
Il progetto di sminamento "Afghanistan: metroxmetro" ha finora raggiunto notevoli risultati;
infatti con contributi per Lit. 203.500.000 (€ 105.098,97) sono stati bonificati 156.538 mq di terreno permettendo a 3.625 persone di tornare in possesso della propria terra, delle scuole, delle case. Come commenta Fazel Karim, “Liberare la terra dalle mine sarà la condizione essenziale per la ricostruzione e lo sviluppo del paese; la restituzione alla popolazione civile della terra da abitare, coltivare, su cui tornare a vivere è la premessa di una pace duratura.”