Nessuno può uccidere nessuno. Mai. Nemmeno per difendersi.

 


Il caso Carrel in Francia - Il ritorno dell'eugenetica di Patrick Tort*

Il caso Carrel è cominciato quando il Front National ha deciso di scatenare, all'inizio degli anni 90, una campagna che mirava a far apparire il medico francese collaborazionista Alexis Carrel, premio Nobel nel 1912 per i suoi lavori di tecnica chirurgica e autore nel 1935 di un manifesto in favore della soluzione eugenetica dei problemi sociali (L'homme, cet inconnu), come un pensatore degno di figurare nel pantheon degli scienziati umanisti, in quanto "padre dell'ecologia".
Dietro questa rivendicazione dell'estrema destra francese, si nasconde la volontà politica di farsi scudo con un "figura nobilizzata" dell'intelligentsia di Vichy: quella di un uomo le cui convinzioni, discorsi pubblici e sforzi istituzionali si iscrivono in una linea indubbiamente antidemocratica, apertamente "biocratica" e palesemente impegnata nella realizzazione di una convergenza con il fascismo mussoliniano e il nazismo.
Questa offensiva lanciata dal Fn a favore di Carrel ha trovato le sue prime espressioni visibili nel 1991, in editoriali e dichiarazioni pubbliche. E' in quest'epoca che, viste le circostanze, abbiamo deciso di pubblicare, insieme al dottor Lucien Bonnafé, psichiatra noto sia come fondatore della psichiatria di settore in Francia che come capo della resistenza nella zona Sud (1), un piccolo libro sul tema (2). Tale libricino, pubblicato nell'autunno del 1992, ha avuto un successo enorme, e ha portato alla mobilitazione di alcune associazioni locali, che hanno convinto le autorità municipali a rinominare tutte le strade e gli edifici pubblici che portavano il nome del medico di Lione emigrato negli Stati uniti e rientrato in patria per dar man forte al maresciallo Pétain.
Biologicamente sgraditi L'appartenenza di Alexis Carrel al Parti Populaire Français, filo-nazista, durante il periodo di Vichy, recentemente rimessa in luce dai ricercatori lionesi, era stata completamente passata sotto silenzio da alcune opere (3), o per semplice ignoranza, o perché essa contrastava con la loro tendenza surrettizia alla riabilitazione. Ma è sufficiente leggere L'Homme, cet inconnu, per capire la logica a cui risponde il discorso di Carrel.
Parlare di eugenetica "positiva", "volontaria", "favorevole alla natalità", a proposito di questo personaggio, che nel 1941, dopo la sua carriera americana, sarebbe diventato il responsabile della "Fondation française pour l'étude des problèmes humains", sotto il patrocinio di Pétain, è un'assurdità, oltre che una pesante offesa nei confronti delle vittime del nazismo.
Alexis Carrel, a capo di questa Fondazione, mandava la sua équipe, "Biologia della stirpe", ad indagare sulla "qualità genetica" delle famiglie immigrate a Parigi e in periferia, nella stessa epoca in cui veniva organizzata la deportazione a Drancy. Ecco un estratto del rapporto di attività di quest'équipe, pubblicato nei Cahiers de la Fondation nel 1943: "Come è noto, molti immigranti sono stati ammessi in Francia.
Fra questi, alcuni sono ospiti graditi, altri no. La presenza di gruppi di stranieri indesiderabili dal punto di vista biologico rappresenta un pericolo certo per la popolazione francese. La fondazione si propone di precisare le modalità d'assimilazione degli immigrati, in modo che sia possibile trovare una collocazione appropriata alle loro caratteristiche etniche. Al momento si sta procedendo al censimento e alla localizzazione di alcune categorie di immigrati, soprattutto nordafricani, armeni, polacchi. Si sta studiando, in particolare, la popolazione armena di Issy-les-Moulineaux".
Le retate di Vichy avrebbero provveduto a trovare per gli indesiderabili "la collocazione appropriata alle loro caratteristiche etniche".
La distinzione tra un'eugenetica "positiva" e una "negativa" è particolarmente apprezzata dai paladini dell'eugenetica in generale, perché permette di salvaguardare la rispettabilità di un certo tipo di eugenetica (che né a livello concettuale né pratico potrebbe essere "distinto"), anche a costo di accettare la condanna di una forma "dura".
Cerchiamo di analizzare meglio. Come è noto, l'eugenetica è stata inventata dallo statistico inglese Francis Galton alla metà degli anni 60 del secolo scorso. Fortemente colpito dalla lettura, nel 1859, de L'origine delle specie scritto da suo cugino Charles Darwin (il quale respingerà sempre ogni considerazione di carattere eugenetico), Galton formula il seguente ragionamento: poiché, nel mondo degli esseri viventi, la selezione naturale assicura la diversità delle specie e la sopravvivenza degli individui più adatti a partire dalla selezione di variazioni vantaggiose, e parallelamente l'eliminzione dei meno adatti, la stessa cosa dovrebbe prodursi a livello sociale, nei riguardi dei caratteri intellettuali. Ma il progresso della civiltà ha ostacolato il libero corso della selezione naturale, permettendo la protezione e una riproduzione indefinita a esistenze "mediocri", inducendo così un forte rischio di degenerazione. Bisogna quindi intraprendere un'azione di selezione artificiale istituzionalizzata, in modo da compensare questo deficit, alleggerire questo fardello e evitare questo rischio.
Che ne è, allora, della celebre distinzione tra due eugenetiche, delle quali l'una sarebbe rispettabile e l'altra no? In genere si definisce "eugenetica positiva" ogni prescrizione mirante a favorire gli individui "superiori" che non metta in discussione l'esistenza e la sopravvivenza degli "inferiori". All'inverso, viene ascritto a un'"eugenetica negativa" ogni discorso che si propone di ottenere un miglioramento della qualità biologica portando un attacco all'integrità di individui o gruppi considerati disgenici. Si può andare dal divieto di riproduzione alla pura e semplice eliminazione fisica, passando per la sterilizzazione forzata.
L'eugenetica "negativa" consiste quindi nell'estromissione autoritaria di alcuni individui dai meccanismi riproduttivi, per mezzo di mutilazioni fisiche o giuridiche, o di qualsiasi altro procedimento. Se consideriamo la proposta di base dell'eugenetica nel suo atto di fondazione galtoniano, questa distinzione non ha ragione di esistere, visto che la selezione artificiale che essa propone implica necessariamente l'eliminazione o l'esclusione dalla riproduzione di alcuni individui. La qualcosa, tra l'altro, trova conferma nelle parole del collaboratore e continuatore di Galton, Karl Pearson, che, immettendosi nel filone dell'elitarismo galtoniano, auspica una "modifica della fertilità relativa delle buone e delle cattive stirpi" all'interno dei gruppi sociali. Per chi sa leggere, questo enunciato, fatto da uno dei padri fondatori dell'eugenetica moderna, svuota di ogni significato la famosa "distinzione" su cui poggia il retorico castello di carte degli attuali difensori dell'eugenetica.
Un altro dei loro argomenti preferiti consiste nell'assimilare l'eugenetica, la cui storia è costellata di vicende decisamente equivoche, sia alle raccomandazioni di sanità pubblica sia a pratiche mediche, come l'aborto terapeutico. Essi non si rendono conto che l'attuale orientamento delle politiche di sanità pubblica mira, almeno in principio, a favorire un miglioramento delle condizioni fisiche degli strati meno protetti della popolazione, e che la tendenza è di promuovere una progressiva parità di situazioni di fronte alle malattie.
Per quanto riguarda l'aborto terapeutico, esso mira ad evitare patologie gravi, e presuppone una discussione a livello individuale tra il medico e il paziente all'interno di un quadro giuridico dai contorni vaghi ove, in ultima istanza, la decisione è lasciata all'etica personale dell'ostetrico.
Assimilarlo all'eugenetica, alla sua definizione e ai risvolti storici che essa ha avuto, vuol dire semplicemente promuovere un'opera di banalizzazione di pratiche di tutt'altro genere.
Alcuni, poi, amano sostenere che l'eugenetica di Alexis Carrel sarebbe più americana che tedesca.
Darwin innocente Le sterilizzazioni di esseri umani praticate negli Stati uniti fin dall'inizio del secolo sarebbero quindi, secondo loro, più umane di quelle praticate successivamente in Europa. Ci spingeremo forse fino a sostenere l'opportunità di distinguere sterilizzazioni "positive" e sterilizzazioni "negative"? La peggiore ignoranza e malafede in questo ambito non possono cancellare l'esistenza di legami istituzionali e finanziari tra la Fondazione Rockefeller (Carrel era membro direttore dell'istituto omonimo) e, ad esempio, l'Istituto di genealogia e demografia di Ernst Rfdin (che sarà presidente della Società di igiene razziale nel 1933, eugenista "duro" e uno dei teorici più attivi del nazismo) in Germania.
Quanto allo sconcertante tentativo di addossare a Charles Darwin la paternità dell'eugenetica, da lui rifiutata a chiare lettere nel 1871 perché contraria all'evoluzione istintuale e etica dell'umanità civilizzata (4), esso è stato ampiamente confutato, tanto da togliere la minima credibilità intellettuale a chi si impegna a ribadirlo.
Per tutto ciò, i difensori di Alexis Carrel almeno quelli che non militano apertamente nel Front National appaiono in difficoltà. Comunque, se è importante "liberare la Francia da Carrel", è altrettanto importante spiegare perché si debba farlo.


note: (brano tratto dal sito http://www.ilmanifesto.it/)

* Filosofo, epistemologo, autore, insieme ad altri, del Dictionnaire du darwinisme et de l'évolution, Presses universitaires de France, Parigi, 1996.

(1) Si legga Lucien Bonnafé, "Abroger l'internement psychiatrique", le Monde diplomatique, maggio 1990.

(2) Lucien Bonnafé, Patrick Tort, L'Homme, cet inconnu? Alexis Carrel, Jean-Marie Le Pen et les chambres à gaz, Parigi, Syllepse, 1992.

(3) Cfr. Alain Drouard, Une inconnue des sciences sociales: la Fondation Alexis Carrel, 1941-1945, Maison des Sciences de l'Homme / Ined, Parigi,1992.

(4) In La discendenza dell'uomo. Si veda, a questo proposito, Patrick Tort, Darwin et le darwinisme, Puf, Parigi, 1997 e Patrick Tort (diretto da), Pour Darwin, Puf, 1997.


(Traduzione di S.L.)