Nessuno può uccidere nessuno. Mai. Nemmeno per difendersi.

 


Nessuno può uccidere nessuno
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PREMESSA: GUERRA FRA STATI E VIOLENZA PRIVATA

La guerra fra Stati può essere considerata come la violenza privata. La cosa sorprendente è che raramente i due discorsi vengono fatti in parallelo. Le stesse persone che propongono una certa analisi della violenza privata negli stadi, fra coniugi, fra giovani nelle discoteche; dei crimini violenti ed anche del terrorismo non statale, sostengono una tesi opposto nel caso di guerra fra Stati. E viceversa. Invece è del tutto evidente che il comportamento violento di un soggetto singolo e quello di un soggetto collettivo hanno le stesse origini. Ciò è tanto più vero se si affronta un'analisi sul piano psicologico, essendo la dimensione psichica meno mascherabile da fenomeni della cronaca. Guerra e violenza privata sono due comportamenti distruttivi, motivati solitamente da fini materiali, ma causati da un complesso di vissuti emotivi che possono spiegare perchè quel fine non è perseguito per vie costruttive.

  1. LA GUERRA COME ELABORAZIONE PARANOICA DEL LUTTO

Questa interpretazione della guerra si deve a F.Fornari. Una perdita può diventare occasione di cambiamento e maturazione quando è adultamente elaborata. La elaborazione regressiva di tipo paranoide invece tende ad accollare il lutto ad un colpevole e ad identificare la punizione del colpevole con la remunerazione del lutto. Va notato che questo meccanismo entra in opera non solo se e quando il lutto è causato oggettivamente da qualcuno. Il caso della pena di morte per un crimine comprovato è tipico. Il lutto sopportato dai parenti della vittima viene elaborato paranoicamente mediante la richiesta sadica della condanna a morte del colpevole. Il meccanismo si attiva anche laddove non esistono o è difficile attribuire colpe precise. In tal caso il colpevole viene costruito ad hoc. Questo meccanismo reattivo paranoide è titpico di tutte le culture primitive, e non a caso la psicanalisi lo riferisce ad una fase infantile di passaggio. Dalla biblica legge del taglione alle vittime sacrificali per placare l'iar degli Dei delle società amerinde, fino alle regole mafiose, sono le società barbariche quelle che più spesso effettuano elaborazioni paranoiche del lutto. A livello individuale, il ricorso alla violenza contro qualcuno, per "scaricare la rabbia" è genere universalmente considerata una sociopatìa.

La situazione degli Usa, e dell'Occidente in genere, entra benissimo in questa doppia lettura. L'11 settembre ha creato un grave lutto, la cui elaborazione è stata immediatamente di tipo paranoide: lutto, colpevole, pena. Il colpevole non è ancora oggi del tutto chiaro, ma tant'è: ne occorreva uno e lo si è trovato. L'alternativa adulta (peraltro nemmeno sfiorata) era quella di avviare, assieme alla ricerca attenta dei responsabili per una giusta punizione legale, una elaborazione del lutto di tipo depressivo nella direzione di un cambiamento di rotta. La fase depressiva è quela nella quale il soggetto accolla su di sè parte delle responsabilità del lutto, per arrivare da ipotesi di un cambiamento esistenziale. Se è vero che il terroristi non hanno mai ragione, è anche vero che l'Occidente non può non domandarsi se la sua politica verso i paesi arabi non abbia qualche difetto. Una tale interrogazione avrebbe potuto, anzichè innescare una guerra, avviare un processo di rinegoziazione dei rapporti fra Occidente ed Islam. Tuttavia gli Usa e l'Occidente in genere non hanno fatto ricorso alla violenza solo dopo l'11 settembre. Gli Stati Uniti e la Russia, ma anche l'Inghilterra, Francia e di recente l'Italia, sono in guerra da un secolo. Post-colonialismo, due Guerre Mondiali, imperialismo, colpi di stato, guerra fredda, guerre umanitarie e preventive in Corea, Vietnam, Cile, Panama, Congo, Irlanda, Kuwait, Yugoslavia, Afghanistan: esistono una nomenclatura ed un turismo fittissimi, per le guerre del Novecento. Gli Stati Occidentali sono in guerra da oltre un secolo, ed è difficile affermare che tutto il mondo complotta contro l'Occidente, senza denunciare un evidente elaborazione paranoica del lutto. A livello microsociale la situazione è simile a quella di una famiglia che continua da 3 generazioni una faida coi vicini di casa. Un singolo che fosse coinvolto in una rissa sanguinosa ogni anno, sarebbe considerato socialmente pericoloso e avrebbe difficoltà a far credere che si è sempre solo difeso. L'Occidente soffre di un'evidente eaborazione paranoica del lutto: ma per quale lutto? Certo l'11 settembre è stato un grande lutto "oggettivo", simile a Pearl Harbor ed alla Grande Depressione. Ma tre grandi lutti non spiegano un secolo di aggressività contro il mondo intero. L'ipotesi che voglio suggerire è che l'Occidente soffre del lutto dei propri valori di fondazione e che invece di reintepretarli inventandosi una nuova direzione, elabora paranoicamente questo lutto attraverso la guerra. A livello individuale questo meccanismo è noto come "violenza causata da frustrazione". L'Occidente democratico e liberale è diventato un'oligarchìa autoritaria; la Russia social-comunista è diventata prima un carcere burocratico e poi una giungla di mafiosi. L'Occidente imperiale, sotto la leadership del figlio minore (questo sono gli Usa), va verso il conflitto permanente con la civilizzazione islamica con la stessa "voglia di morte" dell'OK Corral, dove non importa a nessuno il conteggio dei danni, ma solo il lavacro del lutto col sangue. E tutto per non voler cambiare.