Nessuno può uccidere nessuno. Mai. Nemmeno per difendersi.

 


NUOVI MONDI MEDIA  - Newsletter #7 - 6 agosto 003

APPUNTI SUL DOPOGUERRA IRACHENO
Se c'e' una cosa che dimostra l'inutilita' della guerra in Iraq, questa e' proprio il dopoguerra di SBANCOR (v.anche 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 )

6 agosto 2003 - Incastrati nella giungla metropolitana irakena, gli Stati Uniti contano almeno un morto al giorno. Per non dire nulla di quel maledetto imbroglio sulle cosiddette "armi di distruzione di massa" che costera' il posto a Blair e che fa scottare anche la poltrona di Cheney.

La domanda pero' che circola fra gli analisti di scenari finanziari e': cosa accadra' ancora in questo devastato pianeta divenuto ostaggio di un ex alcolista pentito? La dirigenza americana manterra' le "promesse" di distruggere gli altri "assi del male", Iran, Corea del Nord, forse Siria...? Non e' un problema da poco. E non e' solo un problema etico o morale. Etica e morale sono merci che nella comunita' finanziaria internazionale hanno valore intorno allo zero assoluto.

No, qui si tratta di fare previsioni per "l'asset management", cioe' i migliaia di miliardi di dollari del risparmio mondiale. Quali aree sono sicure? Quali sono a Rischio? La Finanza odia l'incertezza. Specie se a provocare le crisi non e' direttamente Lei.

Compulso distrattamente le fonti americane. Non i giornali. Prima le fonti vere, come per esempio il Council On Foreign Relations (C.F.R.).

Ed ecco che il dopoguerra torna ad avere scenari da incubo.

I compassati "Wasp" (White Anglosaxon Protestant) che formano quella istituzione segreta che ha guidato, come dice Carrol Quigley , attraverso un "International Anglophile Network" la politica americana del secondo dopoguerra.

Di questo Network facevano, e fanno parte, oltre ai famigli della Casa Morgan, Owen Youg, che tratto' le Riparazioni tedesche, Allen Foster Dulls (CIA) i Withney, Douglas Dillon, Lamont, Lazard Brothers per non parlare degli Harriman, quelli delle ferrovie (nonché soci in una impresa bancaria con Prescott Bush, il nonno, che rischio' la tragicommedia avendo ben due nazisti nel Consiglio di Amministrazione, dopo l'entrata in Guerra dell'America). La Banca venne chiusa d'ufficio da Franklin Delano Roosvelt per "intesa con il nemico".

Partecipava alla filiera anche Rockfeller, quello della Standard Oil. Cosa legava questo drappello di venali gentiluomini di ventura? Oltre l'eugenetica Wasp tutti loro seguivano il sogno di Cecil Rhodes, il fondatore del Sudafrica, nonché proprietario delle miniere De Beers e, last but non least, ispiratore della rivista "The Round Table" del "Royal Institute of International Affairs" e del Council on Foreign Relations. Sogno che puo' sintetizzarsi in un Nuovo Ordine Mondiale costruito da chi parla la lingua anglosassone, e quindi oltre all'Inghilterra, l'America, l'Australia, il Canada, la Nuova Zelanda. Insomma, per capirci, tutti gli appartenenti al Progetto "Echelon", il grande fratello dello spionaggio elettronico.

Orbene, non e' difficile accorgersi che, sempre con i modi sorridenti propri dell'establishment Wasp, Bush il giovane non e' piu' esente da critiche. Anzi, c'e' qualcuno che ne parla come di un vero deficiente. Qualcosa di piu', quindi, di un aristocratico arricciamento di naso, certo, ma non ancora un uppercut sotto il mento.

Cosa rimproverano questi circoli a Bush?

Occorre leggere fra le righe di documenti anche troppo "politically correct".

Prendiamo ad esempio una testimonianza del Dr. Rachel Bronson, del 9 luglio 2003. Bronson e' Direttore degli studi sul Medio Oriente del Council On Foreign Relations. Presso la "National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States" (la sidetta "9/11 commission")

A proposito del "clash of civilization" egli sostiene che gli USA stanno adottando una "self fullfilling prophecy", cioe' una profezia autoavverantesi. E cita dati inoppugnabili. Dopo l'11 settembre quasi tutto il mondo era solidale con gli Stati Uniti. Ora in Indonesia i sondaggi indicano che dal 61% di solidarieta' agli Stati Uniti, registratosi immediatamente dopo l'attacco, si e' passati a un tiepido 15%. In Turchia, il 71% della popolazione e' preoccupata che prima o poi la Turchia diventi un possibile "target" per un attacco "USA". L'antiamericanismo, secondo Bronson, sta allargandosi a paesi tradizionalmente alleati degli USA, come la Germania e l'Arabia Saudita. E rimpiange il "sentiment" dell'allora principe Faisal che nel 1962 dichiarava a Kennedy che solo dopo Allah i sauditi credevano all'America. Bronson rimanda l'origine della situazione attuale alla leggerezza con cui negli anni '80 gli Stati Uniti cedettero alle parole di Zbigniew Brzezinsky che autorevolmente sproloquiava su "cosa fosse piu' importante nella visione storica: la fine dell'Unione Sovietica o i Talebani". Bronson amaramente commenta che se i dirigenti politici di allora avessero saputo che il costo sarebbe stato di 3.000 morti nelle due Torri, di un attacco al Pentagono, piu' i bombardamenti delle Ambasciate in Africa e l'attacco all'incrociatore Cole, oltre alla creazione di movimenti radicali antiamericani in tutto il mondo, difficilmente avrebbero dato il loro consenso.

Attaccando senza mezzi termini la recente politica estera americana nel Medio Oriente, in Iraq, In Afghanistan e in Pakistan, Bronson conclude che l'unica via d'uscita e' un impegno serio degli Stati Uniti nel sostegno economico dell'area, nella formazione, nella ricostruzione. L'idea di Bronson e' quella di una specie di Piano Marshall verso il mondo islamico. Al primo punto, pero', c'e' la soluzione del conflitto in Palestina. Come dire che l'avvenire degli USA in quest'area e' legato alle bizze di Sharon e Arafat... Auguri!

Ancora piu' secco e' un corposo documento di circa 60 pagine intitolato "Risposta alle Emergenze: Drasticamente Sottostimate e Pericolosamente Impreparati". Anche questo uno studio di una indipendente task force, sponsorizzata dal C.F.R.

Dopo aver esaminato al microscopio l'impreparazione delle forze in caso di nuovi attacchi, (dai pompieri, alla Guardia Nazionale, alle Agenzie di intelligence, ecc) il documento sostiene che, mentre il budget della sicurezza e' di "solo" 27 miliardi a partire dal 2004 per cinque anni, le reali esigenze di sicurezza ammontano a 25,1 miliardi di dollari l'anno contro i 5,4 miliardi che si spendono ora.

Ma oltre che i soldi, mancano anche gli uomini. Rosemary Hollis del Royal Institute of Foreign Affairs (casa madre inglese del C.F.R.) sostiene che in Iraq ormai l'intervento dell'ONU e' diventato non un'opzione ma un'impellente necessita. Anche se si muovesse tutta la Nato, gli uomini a disposizione sarebbero "solo" 80.000 di cui 37.000 dislocati in Afghanistan, nei Balcani, in Sierra Leone e altrove. Occorre dunque tornare, con la coda fra le gambe, alle Nazioni Unite. Cosa che il Royal Institute aveva sostenuto dall'inizio.

Ma non e' solo l'Iraq a far condensare le critiche sull'Amministrazione Bush. Anche sull'altro Asse del Male, la Corea del Sud, i circoli anglofili criticano il Presidente. Awrence Korb, vice presidente del C.F.R. ha detto in un'intervista alla radio Wtop, che copre la regione di Washington, che "la politica USA verso la Corea del Nord e' mal concepita ed autolesionista. La Corea del Nord afferma ripetutamente di disporre di armi nucleari, ma non abbiamo modo di sapere se questo sia vero. Ma cio' che conta di piu' e' che con la nostra politica siamo riusciti a convincerli a dire che ce le hanno o addirittura a fargliele costruire; perché siamo riusciti a convincere Pyongyang del fatto che a meno che essi non dispongano di armi nucleari cercheremo di distruggerli con la forza, come abbiamo fatto in Iraq".

William Perry l'ex Ministro della Difesa del Governo Clinton, oggi inviato speciale di Clinton in Corea, ha dichiarato al Washington Post il 15 luglio: "ritengo che in Corea stiamo perdendo il controllo... Una soluzione c'era fino a sei mesi fa se avessimo fatto le cose giuste. Purtroppo non le abbiamo fatte"... e ora "il programma nucleare della Corea del Nord pone il pericolo immediato della detonazione di armi nucleari nelle citta' americane".

In effetti, era opinione comune degli analisti che la Corea del Nord avrebbe fatto la fine della Germania Est. Il Sud Corea stava lavorando sull'unificazione a tempi stretti. Ma l'arrivo di Bush alla presidenza ha bloccato tutto. E ora, siamo di fronte all'agghiacciante ipotesi che un popolo, ridotto a scheletro umano dalla carestia, disponga dell'arma nucleare.

Infine il plurimiliardario Soros attacca frontalmente Bush, a pagamento sui giornali. Ora Soros non conta, ne' mai ha contato in quanto tale. Soros contava e conta perché e' un uomo dei Rotschild. Prima gli dirigeva gli Hedge Funds ad alto rendimento e altrettanto alto rischio. Oggi e' diventato un uomo da relazioni esterne.

Perché dunque i Rotschild si schierano contro Bush II? E' uno dei misteri di questa storia e comunque, nella storia, i Rotschild furono l'unica famiglia ebraica non discriminata dall'ideologia Wasp...

Certo e' che nel Partito Democratico Americano, si sentono voci di critica feroce al presidente. E il Senatore Lieberman che ha guidato il fronte democratico dei fautori della Guerra all'Iraq, cede per il momento il posto all'ala sinistra del partito: il Senatore Edward Kennedy ha praticamente messo sotto accusa, il 15 luglio, in un discorso alla John Hopkins University, l'intera politica di Bush verso l'Iraq.

Ma torniamo agli scenari finanziari. Qui Greenspan sembra un moscone impazzito che passa a smentire ogni sua dichiarazione con nuove dichiarazioni. Fino a giugno ha parlato di minaccia di deflazione e della disponibilita' della FED a fare acquisti nella parte alta della curva dei rendimenti, in caso di crisi del mercato. Deflazione, per chi non e' un esperto di economia, e' la peggiore patologia di un sistema economico. Vuol dire calo generalizzato dei prezzi. Vuol dire che il risparmio fugge dagli investimenti, generando la cosiddetta trappola della liquidita', una trappola dove non valgono piu' nemmeno le piu' drastiche politiche monetarie, anche a tassi zero o negativi infatti non ripartono ne' i consumi, ne' gli investimenti, come accadde nel 1929 e, piu' recentemente, in Giappone.

Ovviamente, uno scenario di prossima deflazione spinge gli investitori a comprare oggi obbligazioni (Bonds) il cui valore salira' quando i tassi diminuiranno. Si e' creata in questo modo dopo la "bolla dei mercati azionari", e dopo la "bolla dei mercati immobiliari", anche una "bolla obbligazionaria".

Il 15 giugno Greenspan cambia idea. Di fronte agli stupiti membri del Congresso non parla piu' di minacce deflattive. Rincuora sulle sorti dell'economia USA e della sua moneta, profetizza riprese prossime e sicure. E con cio' provoca il "massacro" del mercato obbligazionario Quindi, hanno cominciato a ragionare gli investitori, Greenspan ci ha fatto fessi due volte. Prima spingendoci a comprare assicurandoci che sarebbe intervenuto con mezzi "non convenzionali", per poi smentire tutto e far crollare il mercato dei "bonds". Cosa che puntualmente accade. Fino a oggi "il massacro sui Bonds" non si e' fermato. Ormai, secondo la Merryl Linch, primaria banca d'affari americana, il pubblico ha perso la sua fiducia nella Federal Reserve e in Greenspan.

Un giorno, infatti, Greenspan sostiene che l'economia va bene per rinforzare il dollaro e le quotazioni di Borsa e, inevitabilmente, fa crollare il mercato obbligazionario. Un'altra volta sostiene l'esatto opposto, che l'economia e' a rischio deflazione, e crollano i prezzi di Borsa.

Tutto questo parlare a mio avviso ha un solo senso. L'economia americana per il momento e' ferma.

E pochi sono gli strumenti utilizzabili dalla Federal Reserve, la quale si trova di fronte a un vero rebus: finanziare il crescente disavanzo delle casse federali, dovuto alle spese di guerra, sostenere il dollaro e insieme tentare di rilanciare l'export americano che a gran voce richiede un dollaro piu' debole, evitare di rialzare bruscamente i tassi per scongiurare l'esplodere della "bolla immobiliare", e insieme sostenere la ripresa, ma evitando qualsiasi tensione sui prezzi.

E' evidente che di fronte a tale incastro il mondo finanziario guardi con sempre minor favore l'attuale establishment repubblicano.

Fra le tante e confuse dichiarazioni di Greenspan una merita attenzione e preoccupazione: l'attacco di Greenspan alla Cina.

Il saldo import-export delle merci cinesi verso gli Stati Uniti - ha notato il Governatore - e' passato da 28,2 miliardi di dollari del 2001 a 43,3 miliardi nel 2002. I cinesi, inoltre, spendono circa 600 milioni di dollari/giorno per tener su la loro valuta, il remimbi, contro il dollaro. Ricordiamo che fu solo grazie all'interventismo dalla Banca Centrale che si evito' l'allargarsi della crisi "asiatica" del 1998 alla Cina. La Cina, insieme all'India, sono i due soli mercati mondiali in rialzo da oltre cinque anni. Quest'anno, pero', la Sars determinera' una crescita del PIL Cinese del 6,5%, contro l'8% previsto... e allora... Beh allora la Cina e' uno strano mercato. Lo sapete che l'1% della popolazione cinese e' pari a oltre due volte e mezzo la popolazione italiana? E se la disoccupazione cresce dell'1% gli eventuali disordini sociali riguardano piu' di 150 milioni di persone? E se si ferma anche la Cina... qui gli scenari si confondono... fra questi c'e' anche una guerra commerciale fra USA e Cina... e le guerre commerciali a volte si trasformano in guerre vere... C'e' la volonta' espressa da Bush di mettere in riga l'America Latina... in Colombia sono anni che prima le squadre speciali e poi i marines stanno combattendo... ancora, la Corea del Nord potrebbe essere la Danzica degli anni 2000. L'Iran quasi certamente dispone di armi nucleari, il Pakistan ne e' pieno... tutto e' ancora piu' confuso... la III° guerra mondiale dovra' essere certamente una guerra nucleare atomica... Piu' in la' tutto e' troppo confuso per essere... Piu' in la forse non c'e' piu' nulla...

Forse anche qualcuno nelle alte sfere ha cominciato a pensare cosi'... forse c'e' qualcuno nell'attuale Ordine Mondiale che vede solo confusione, sangue, distruzioni e morte... O piu' semplicemente c'e' qualcuno che ha scoperto che il "clan Bush" e' solamente concentrato a difendere una ristretta cerchia di petrolieri, di industrie d'armi. E che la guerra infinita e' solo un modo per farsi gli affari propri. Qualcuno i cui interessi non coincidono piu' con quelli del "clan Bush".

E' troppo presto per dire chi, come e quando. Una cosa e' certa: il movimento della pace dovrebbe iniziare a pensare qui ed ora se c'e' davvero un altro mondo possibile. Perché per quello attuale non vedo molte vie d'uscita.

Sbancor