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SOMMARIO:
- Diagnosi, intervento,
progetto: la cultura della transizione, il modello S.O.P.(situazione,
obiettivo, programma) e il potere come possibile
- Cultura di gruppo
e pluralismo: singolare e plurale, parzialità e totalità
- Società
assistenziale e qualità della vita: la società nutrice
e vampiro; la felicità fra pubblico e privato
- Creatività,
devianza e sviluppo: il simbolo, il diavolo e il ,metabolismo; ordine
e disordine
Gli
ultimi dieci anni di cambiamenti hanno avuto l’effetto della sabbia
mossa su un fondale marino. L’acqua azzurra si è intorbidata,
gli scogli aguzzi sono scomparsi alla vista, nuotarvici è difficile
perché non si riesce ad orientarsi.La
società, come il mare, ha perso la sua trasparenza, in parte
per l’inquinamento, in parte per i sommovimenti del fondale.Molti sono
disperati, altri confusi, alcuni traggono profitto dall’opacità;
ma non mancano neppure coloro che lavorano per riprodurre una ‘nuova
trasparenza. Costoro cercano di riordinare le idee, pensando, leggendo,
ascoltando le leggende di vecchi pescatori. Scrutando l’orizzonte ed
annusando il vento, affiorano alcune intuizioni insieme a vecchi ricordi.La
società trasparente è quella che si lascia guardare dentro
e si lascia attraversare; non è chiusa come una cassa e vischiosa
come un barile di colla. ~ un grande contenitore di vita, colori, sapori:
conviventi ma distinti; la sua unità ed identità consiste
nel contenere tutte le varietà possibili, senza espungerne alcuna.
La
società trasparente è una società che nutre ma
non distrugge; nutre ma si fa nutrire da ciascuno, dotandolo così
di senso e di valore. La società trasparente è fluida,
in continuo cambiamento: in essa la vita cresce e si trasforma, mediante
un ordine che prevede ed accetta anche il disordine.
- Diagnosi,
intervento e progetto: la cultura della transizione, il modello
S.O.P. e il potere come possibile
La
cultura della società vischiosa è anche la cultura dell’adattamento
e del sogno. Di fronte ad una realtà che non piace, molti reagiscono
con la rassegnazione del quotidiano, appena confortata dal sogno di
un cambiamento. Nei fatti concreti ognuno prende la realtà
come è e lotta per sopravvivere, affidando i propri obiettivi
alla sorte, a Dio, alle catastrofi, all’Apocalisse o ad una Rivoluzione
sempre in. attesa di nascere. L’impotenza individuale diventa impotenza
collettiva, oppure nel sogno si trasforma in onnipotenza. A volte
si rifugge dal porsi obiettivi, a volte si pongono obiettivi irrealizzabili,
a volte ancora non si fa nulla per raggiungere gli obiettivi conclamati.
La
cultura della società trasparente è la cultura della
transizione, del cambiamento progettato e perseguito.Avere
una cultura della transizione significa avere una strada che unisce
due punti: quello dove siamo ora e quello dove vogliamo arrivare.
La società italiana oggi, ha bisogno di realizzare il (modello
S.O.P.. Il Modello S.O.P. è la sigla della cultura della transizione.
(S) sta per situazione. Analizzare, diagnosticare la situazione
in cui siamo, è il punto di partenza. Si tratta di un lavoro
difficile, spesso impietoso, perché sempre noi facciamo parte
della situazione in cui siamo.
Di fronte ad esso presentiamo le più dure difese: negare la
situazione, leggerla in modo distorto o parziale, trasformarla a nostro
piacere, oppure enfatizzare l’analisi fino a farne un monumento di
giustificazioni e d’immobilismo.
(O) sta per obiettivo. Scegliere un obiettivo ha a che fare
con la speranza e l’energia, ma anche col realismo. E' qualcosa che
richiede una capacità d’amore, che è anche capacità
di perdere l’amore.
Molti si difendono dal progetto e dall’obiettivo, per paura. di perderlo.
Scegliendo un obiettivo utopico e ucronico, quindi irraggiungibile,
ci si mette al riparo dal rischio di dover lottare per esso; e ci
si giustifica a priori in caso di fallimento.
Nell’ultimo ventennio la ribalta nazionale è stata percorsa
da una alternanza di farse e drammi, tutti imperniati sulla difesa
dalla diagnosi o sulla difesa dal progetto. Ci sono tuttavia state
alcune eccezioni., nelle quali la situazione è stata giustamente
analizzata e l’obiettivo è stato posto con realismo. ~ il caso
di molte leggi dello Stato, fallite per l’assenza di una cultura della
transizione.
(P) sta per piano o programma. Fare un piano vuol dire allacciare
la situazione all’obiettivo, cioè cambiare concretamente.
Programmare i gradini, giorno per giorno, prevedendo e concatenando
gli effetti delle azioni, attuando le decisioni, significa avere una
cultura della transizione. Anche quando si è riusciti a stabilire
un "da dove" e un "per dove", ci si è sempre dimenticati di
delineare il come. Trasparente è la società che "fa
passare" lo sguardo: dove si vedono e si contano i passi dalla situazione
all’obiettivo.La cultura della transizione è legata alla cultura
del potere, inteso non come dominio, ma come potenziale e possibile.
Dove il potere è dominio, la transizione non è consentita:
è proibita, negata o dimenticata.Dove il potere è
inteso come possibilità, solo la transizione ne garantisce
la messa in atto.
2. Cultura
di gruppo e pluralismo: singolare e plurale, parzialità e totalità
Una
società trasparente è una società plurale, senza
barriere né separazioni. Il pluralismo non ha tende né
séparé; la cultura di gruppo è una totalità,
nel senso che comprende tutto.Qualcuno interpreta questa visione del
gruppo come tensione alla fusione, alla omogeneità, al conformismo.
Ma queste sono proprie della società opaca e della cultura singolare.
E' il singolare, omogeneo e conformista con se stesso, che si fonde
e implode in sé. La cultura del singolare è quella che
tiene fuori" ed esclude le differenze; la parzialità non è
che una fuga dalla differenza.Altri affermano che la parzialità
e la singolarità sono la base dello scambio, e questo è
il regno della differenza. Accettare questa visione, significa dimenticare
che ogni scambio presuppone un linguaggio, un simbolo: la totalità,
la cultura di gruppo precedono lo scambio, ne sono anzi la condizione.Singolare
e parzialità sono opachi, omogeneizzanti, negatori delle differenze;
plurale e totalità sono trasparenti, perché si basano
sulla differenza.La cultura di gruppo è la cultura della totalità
delle differenze. Solo la cultura di gruppo ed il pluralismo sono il
territorio del soggetto. La cultura singolare e della parzialità
sono il territorio dell’oggetto. Paradossalmente l’oggetto è
singolare, parziale, denso ed opaco; il soggetto è plurale, totale,
fluido e trasparente.
3.
Società assistenziale e qualità della vita: la società
nutrice e vampiro; la felicità fra pubblico e privato
Gli
anni Sessanta sono passati all’insegna del mito del Welfare State.
Un’ipotesi (forse niente più che un’ipotesi) di uno Stato
che si fa carico dei cittadini dalla culla alla tomba. Dopo decenni
di Stato del malessere, il modello nordico è sembrato a molti
un obiettivo appetibile, almeno in sostituzione di un’improbabile rivoluzione.Dal
Sessanta al Settanta abbiamo avuto avvisaglie di una società
assistenziale, materna e nutritiva.La quantità della vita è
migliorata: si sono estesi la durata, i consumi, lo spazio. Ma sulla
qualità,, tutti stanno avendo dubbi.Lo Stato vampiro e la società
giungla sfruttano l’uomo, colpiscono il debole, mercificano i rapporti
ed alienano le masse. In cambio offrono un modesto ma chiaro vantaggio:
presentano chiaramente la faccia cattiva, facilitano la distinzione
fra amico e nemico, si offrono come poli d’attrazione dell’aggressività.Lo
Stato-nutrice e la società-culla proteggono contro le disavventure,
rassicurano, avvolgono, seducono. In cambio presentano degli svantaggi:
infantilizzano i cittadini, li colpevolizzano, li portano a vivere una
mancanza di senso e di valore. La società bonificata dalle sue
aspirazioni assistenziali, diventa maleficio per la vita degli assistiti.
Sta diventando sempre più evidente che il vampirismo e la nutritività
sono due maschere dello stesso personaggio. Sia l’assistenzialismo che
la voracità dello Stato privano i soggetti di valore e di senso
e abbassano i livelli di qualità della vita.Soggetti privati
di senso e valore, ne vanno alla ricerca attraverso la violenza, magari
spettacolarizzata dai mass-media. Una società assistenziale rifiuta
che il cittadino assista a ciò che avviene nel suo cuore, rendendosi
opaca, perdendo trasparenza.Qualità
della vita significa soddisfazione, gioia, felicità.Nell’ottica
della società assistenziale la felicità deriva dal pubblico,
il privato è cattivo perciò porta infelicità. Pubblico
dovrebbe essere ciò che appartiene a tutti, privato ciò
che è sottratto a tutti. Nel ventennio 1960-1980 il pubblico
(governo, enti locali, aziende, servizi) è stato sottratto alla
comunità da ceti e gruppi dominanti, diventando privato. Il privato
(sessualità, sentimenti, sogni, bisogni) è stato spesso
reso comune: cioè è diventato spesso pubblico, La felicità
si è persa in questo labirinto, come un sentimento sempre "altrove".Essa
sta cercando di trovare un luogo comune per apparire; una piazza, una
chiesa, una balera. Ma il luogo (comune" presuppone una cultura di gruppo,
un plurale-totale, una società né pubblica né privata,
né nutrice né vampiro: forse una comunità trasparente.4.
Creatività, devianza e sviluppo: il simbolo, il diavolo e
il metabolismo; ordine e disordineLa società trasparente favorisce
la vita, cresce, si sviluppa. La sua vita è plurale, ha un destino
ma anche una libertà; la sua necessità è di essere
anche sottoposta al caso. Lo sviluppo di una simile società procede
per deroghe, deviazioni, dirottamenti, violazioni, trasgressioni. La
creatività è un modo diverso (divergente) di svilupparsi.
Una società basata sul pluralismo è radicata nella diversità
e, dunque, si sviluppa creativamente. Il suo metabolismo procede dal
simbolico al diabolico. Simbolo è ciò che rappresenta
la totalità, la convergenza. Nella cultura di gruppo il simbolo
contiene già la differenza, la devianza creativa. In molti casi
a questa differenza deviante e trasgressiva si assegnano connotati diabolici.
11 simbolo è ciò che mette insieme", il, diavolo è
ciò che (mette contro), ma senza di esso quale metabolismo, trasformazione,
transizione sono possibili?Il diabolico è la devianza, la differenza,
la diversità, ma anche il divertimento. La trasgressione è
creatività; la divergenza è festa; il motto di spirito
è divertente, perché devia. C’è insomma un aspetto
vitale e festivo nel cambiamento, insieme ad un aspetto diabolico.
- Creatività,
devianza e sviluppo: il simbolo, il diavolo e il ,metabolismo;
ordine e disordine
La
società trasparente è quella in cui ci sono la festa
ed il diavolo, l’Es "poltergheist" ed il Super o pubblico ufficiale;
è la società basata sulla cultura della transizione
e del gruppo; è la comunità dello scambio. Questa
pluralità è insieme ordine e disordine: ordine disordinato
e disordine ordinato, La società opaca è quella in
cui il disordine è la catastrofe dell’ordine, oppure l’ordine
è il congelamento del disordine. Nella società trasparente,
plurale e totale, transizionale, simbolica e diabolica, pubblica
e privata, centro di scambi, luogo delle differenze, l’ordine E'
il disordine.
Estratto
da "Animazione Sociale" N. 40 Luglio - Agosto 1981 |