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Capo Teulada, Quirra e La Maddalena
I primi interventi sono stati dei rappresentanti sardi. Una scelta quasi
obbligata visto che tra i 60.000 ettari di demanio militare, ben 24.000
sono presenti in questa regione ai quali aggiungere altri 12.000 di servitù
militari. "A Capo Teulada abbiamo cominciato nel '96 con 4-5 persone
- racconta Manica - e ora siamo in 700 che continuiamo a lottare tutti
i giorni. Siamo pescatori, io lavoro da quando avevo 6 anni e non sono
andato a scuola. Gli americani che sono venuti con il poligono e le esercitazioni
non ci facevano lavorare. In Sardegna si sono alternate diverse giunte
regionali. Quando c'era il centrosinistra ci davano 60.000 lire al giorno
quando sparavano, e quando non sparvano ci facevano lavorare nella zona
interdetta. Ma i soldi non erano sufficienti, allora abbiamo organizzato
una grossa manifestazione andando di famiglia in famiglia. Quando è
arrivata la destra ci avevano promesso un ulteriore indennizzo, ma non
è arrivato. Allora abbiamo fatto quattro blocchi navali con le
nostre barche e siamo andati anche a Roma per parlare con il sottosegretario
Cico, che è sardo. Ci aveva detto che era tutto a posto, ma abbiamo
risposto che senza una firma in 10 giorni avremmo fatto un altro blocco.
Per due anni abbiamo impedito che sparassero e alla fine è dovuto
venire il ministro Martino a parlare con noi, sulle nostre barche. In
questa maniera abbiamo ottenuto 15.000 euro l'anno di indennizzo più
la bonifica di 30 miglia di costa. Quest'ultima, però, non è
stata fatta perché costava troppo. Ci hanno detto che sarebbe costato
di meno fare ad ogni pescatore una villetta in Tunisia". Problemi
ambientali e sanitari che sono stati ripresi da un altro intervento 'sardo',
quello di Mariella Cao del Comitato Gettiamo Le Basi. "Le basi in
Sardegna non portano solo alla perdita di lavoro. Ma anche alla perdita
di 'vita', in termini di 'vita quotidiana' ma anche di 'vita concreta'
con tumori e altre patologie. Dopo cinque anni di lotte siamo riusciti
a strappare una indagine epidemiologica per il poligono di Quirra (il
più grande d'Europa) dove su 150 abitanti, ben 20 avevano tumori
al sistema linfatico. In un altro paese poco distante erano 14, e sono
almeno 15 i militari ammalati secondo dati in nostro possesso. Su questo
i media hanno taciuto. Nel 2002 è uscita la notizia dell'ampliamento
del porto de' 'La Maddalena' dove abbiamo documentato 177 tumori al sistema
linfatico e 355 melanomi. Una mobilitazione popolare e diffusa ha presidiato
la regione (di destra) obbligandola a bocciare i piani. C'è perfino
un consigliere di Forza Italia, ammalato di tumore, che ha denunciato
Bush in tutte le sedi internazionali. Nel 2004 il consiglio regionale
ha fatto proprio un nostro documento che scredita la giunta filogovernativa
favorevole dell'ampliamento". Un successo al quale hanno dato un
contributo importante le categorie produttive danneggiate da queste installazioni.
"Per esempio - continua Cao - i produttori di vino. Il movimento
contro le basi ha due anime: chi non la vuole per motivi etici, perché
contro la guerra, e chi è contro perché vede la sua vita
danneggiata. Questo secondo movimento può spostare molto".
Ma è evidente che è nel rapporto con la politica che si
gioca la partita più importante. "Nel 2004 abbiamo fatto firmare
un documento a tutti i candidati alle amministrative chiedendo di battersi
con ogni mezzo non violento, giuridico e amministrativo contro 'La Maddalena',
'Quirra' e 'Capo teulada' e chiareza sull'uso dell'uranio impoverito.
Adesso, si è detto, abbiamo un governo amico, ed è stata
annunciata la dismissione de 'La Maddalena' di cui perfino Cossiga si
è preso il merito. Intanto però vogliono potenziare Quirra
rendendolo anche un polo a fini civili, seconto il sottosegretario Casura,
mentre Soru e Parisi si sono accordati per continuare le esercitazioni
perché c'è il Libano. E intanto finchè non vedremo
gli americani andarsene da 'La Maddalena' continueremo a lottare".
In principio fu Camp Darby
La volontà di lottare non manca anche ad un altro comitato, quello
contro la prima installazione militare USA in Italia: Camp Darby vicino
Pisa. "Risale addirittura al '44 - racconta Paolo Barsotti - e
i primi conflitti con la popolazione locale cominciarono quando i militari
cercarono di impedire la ricostruzione delle banchine del porto per
impedire il traffico commerciale a favore dell'uso militare. Non solo,
era impedito ai lavoratori della base di aderire alla CGIL e ancora
oggi non c'è possbilità di rappresentanza interna. Nel
frattempo, però, sappiamo che la base ha ospitato elementi dell'organizzazione
segreta neofascista Gladio mentre l'intera area è servita allo
stoccaggio di mezzi cingolati e armi convenzionali sulle quali è
stato messo il segreto. Nel 2000 ci furono dei danni ai magazzini delle
bombe, e riuscimmo a saperlo solo perché la notizia fu pubblicata
su un giornale americano nel 2003". Ma il problema più grande
rimane il contributo che la base da alla logistica degli interventi
miliari all'estero, il più famoso dei quali è l'Iraq.
"Nel 2003 ci furono i trainstopping - continua Barsotti - la protesta
degli operatori del porto di Livorno fermò le operazioni. Poi
furono portate maestranze di fiducia della base che, scortate dalle
forze dell'ordine, caricarono armi e munizioni". Per questo nel
2005 nasce un comitato che subito si deve immediatamente attivare per
una fuga di notizie. "Dopo pochi mesi si sparge la voce che vorrebbero
ampliare la base con l'obiettivo di spedire armi in tutta la zona del
Mediterraneo. Questo ha allarmato la popolazione. Il comune di Colle
Sabetti ha approvato un ordine del giorno contro il progetto. Benché
il comando abbia smentito, però, sono arrivate le ritorsioni:
50 contratti a termine non sono stati rinnovati e altre 87 persone,
che lavoravano alla manutezione dei semoventi di ritorno dai teatri
di guerra, sono state licenziate e il lavoro portato in Romania. A Novembre
si deciderà se applicare a loro le leggi speciali per la cassa
integrazione. E' stato importante, però, coinvolgere in questa
lotta tutta la popolazione perché spesso l'indotto lavorativo
è un arma di ricatto importante e bisogna evitare che chi vive
intorno ad una base si abitui alla sua presenza".
D'accordo sul coinvolgimento e sul ruolo dell'informazione anche Patrizia
Creati del Comitato Fermiamo la Guerra di Firenze. "Il tema della
sensibilizzazione della cittadinanza sta nell'articolo 1 del nostro
statuto associativo. Un passo importante è farlo in rete con
altre realtà territoriali come stiamo facendo a Firenze tra Donne
in Nero, Partito Umanista, gruppi di quartiere, ecc. Il prossimo 4 Novembre
andremo in piazza per dichiarare questa una 'festa delle forze disarmate'
e usando slogan tipo 'i funghi che vogliamo sono solo porcini e prataioli,
non atomici', proiettando film e distribuendo volantini".
Ad Aviano si sperimenta via giudiziaria al disarmo
a Vicenza vogliono ampliare
Un'altra base storica è quella di Aviano, vicino Pordenone. "Vivo
a 8 Kilometri da lì - racconta Tiziano Tissino - e dal '96 esiste
un gruppo dei Beati Costruttori di Pace che l'8 Agosto commemora Hiroshima
e Nagasaki per parlare del rischio nucleare che corriamo ogni giorno".
Un rischio al quale segue il rifiuto morale dei pacifisti ma anche un
problema di legalità. "Per questo insieme agli avvocati
di Ialana abbiamo intentato un processo. La presenza, non confermata
ufficialmente, di atomiche ad Aviano ci rende obiettivi militari. In
più è illegale secondo le norme del codice civile. E'
un tentativo di spostare la lotta anche sul piano giudiziario e poter
dare un segnale perché fin quando avremo noi le atomiche è
naturale che anche paesi come la Corea del Nord cercheranno di dotarsene
a loro volta. Intanto la prima udienza è fissata per il 23 marzo
e attraverso il comitato 'Via Le Basi' cercheremo di dare voce a tanti
cittadini contrari. Infatti c'è un rischio: l'assuefazione. Un
recente sondaggio ha fatto vedere che 2/3 della popolazione in Italia
non sa che ci sono bombe atomiche e la stessa percentuale non le vuole.
Nel Nord-Est, però, questa percentuale cala. Anche per questo
abbiamo prodotto un video di 50 minuti, molto utile nelle scuole, che
ripercorre la storia delle atomiche dal progetto Manhattan ai nostri
giorni (info qui: http://www.beati.org/no_nuke/sadako [http://www.beati.org/no_nuke/sadako]).
Poco più sotto c'è Vicenza. Un recente scoop de 'L'Espresso'
ha fatto conoscere i piani di espansione della base Ederle. Una notizia
che, però, ai settori più attenti della città era
arrivata già nel 2004. "Le conferme però - spiega
il rappresentante dell'Osservatorio contro le servitù militari
di Vicenza - sono arrivate solo ultimamente. C'è stata anche
una presentazione in Comune all'insaputa della cittadinanza, ma non
hanno mai voluto parlare di nuova caserma. Eppure come la chiamereste
una installazione per 2000 soldati che andrà ad occupare uno
spazio di 1,4 kilometri di lunghezza e 400 metri di laghezza dove prima
non c'era nulla? L'obiettivo è riunificare la 173 brigada e farla
diventare una testa di ponte per il Medio Oriente. Contro questa ipotesi
abbiamo già raccolto 12.000 firme tra 15.000 abitanti. Secondo
un soondaggio di Ilvo Diamanti il 61% è contrario a questa installazione
e qualche settimana fa 2000 studenti hanno fatto un corteo per 5 kilometri
andando a bloccare una strada principale. Del resto molti di noi hanno
praticato la disobbedienza civile con il trainstopping. C'è una
politica che deve assumersi le sue responsabilità visto che questo
governo è stato eletto anche con i voti del movimento della pace.
In ballo c'è il destino anche di 700 lavoratori nel ripensare
la legge sulle riconversioni da militare al civile (898/76). C'è
da spingere per un progetto europeo in questo senso e soprattutto bisogna
pretendere dalla classe politica più chiarezza. Nel '99 D'Alema
promise di togliere il segreto militare e nulla fu fatto"
Proiezione militare verso il Mediterraneo: Sigonella
Per i movimenti pacifisti degli anni '80 è stata meta di molte
mobilitazioni all'epoca degli euromissili. Più di recente due
pacifisti come Turi Vaccaro e Alfondo Navarra solo per averne disegnato
il contorno su un pezzo di carta, hanno subito il carcere. "E invece
le foto della sorvegliatissima Sigonella, l'unica base aereonavale USA
nel Mediterraneo, si possono scaricare da Google Hearth" annuncia
Francesco Locascio mostrando le foto durante la sua presentazione. "Si
tratta di una installazione che dimostra come l'Italia ospiti bombe
nucleari violando l'articolo 2 del Trattato di Non Proliferazione. Infatti
gli stessi vertici statunitensi definiscono la base come "deposito
di munizioni speciali" in quanto lì vengono stoccate le
bombe nucleari del tipo B57 utilizzate per la guerrra antisottomarino.
Nella base opera il "Weapons Department" con 101 militari
che movimentano 80 milioni di libbre ogni anno (una libra corrisponde
a 450 grammi circa). Sigonella ospita la VI flotta e i reparti dell'aviazione
USA e NATO, e il numero delle testate può variare in funzione
delle esercitazioni o delle crisi internazionali. Il loro potenziale
può andare da 1 Kiloton a 1,45 megaton per armi del tipo B43,
B61 e B83 in dotazione ai caccia dell'US Air Force operative in germania
e inghilterra, o presso Aviano, e che periodicamente vengono trasferiti
nel mediterraneo". Una situazione che ha portato diverse ispezioni
parlamentari. "Vige, infatti, il segreto militare - continua Locascio
- e un generale il 30 marzo del 2003 ha dichiarato a Paolo Cento (Verdi),
in visita con la commissione Difesa - che le testate erano presenti
fino al 1991 e dopo era stato posto il segreto. Russo Spena di Rifondazione
ha lamentato, invece, che alcune aree prima sono state precluse all'ispezioni
e poi sono state concesse solo dopo pressioni da Roma. Non è
stato possibile, comunque, ispezionare i bunkers". Un bel problema
di democrazia sul quale l'Italia può far poco essendo la base
frutto di un concordato diretto con gli USA, in pratica territorio nazionale
espropriato. "Eppure è molto attiva anche in situazioni
internazionale che ci riguardano. Normalmente a Sigonella stazionano
una cinquantina di aerei che nei momenti di crisi raggiungono le 85-100
unità. Di norma ci sono circa 125 voli la settimana e due commerciali
che collegano Sigonella con gli USA (la dimostrazione che le basi non
portano indotto, viene tutto importato e consumato all'interno). Durante
'Iraqi Freedom' sono atterrati 12.000 aerei portanto circa 29.000 passeggeri
provenienti dalle basi del Kuwait e Bahrein. Sempre in quei giorni la
locale divisione carburanti ha fornito 200.000 galloni di carburante
contro i 60-90.000 nei periodi 'normali' e nel febbraio 2003 il 'Weapons
Department' ha movimentanto 1.905.000 tonnellate di munizioni ed esplosivi
verso l'Iraq. E ancora: dal 1984 Sigonella ospita 9 elicotteri pensati
MH-53E 'Sea Dragon' della forza marina Four HC-4 'Black Stallions' che
conta 35 ufficiali e 240 effettivi dal quale sono enuti due distaccamenti,
il secondo dei quali è stato attivato nel novembre 2001 ad Al
Fujayrah, Emirati Arabi Uniti, per contribuire alle operazioni della
flotta USA in previsione dell'attacco all'Iraq". Anche per questo
le mobilitazioni contro Sigonella non si sono mai fermate. "Durante
la guerra nel Golfo eravamo in 15.000. Bisogna chiedere ad governo,
che ha detto di volersi impegnare sui temi della pace, di far chiarezza
sullo statuto delle basi militari straniere presenti nel nostro paese
e sulla presenza di armi nucleari. In queto possono far molto le reti
di associazioni" (maggiori informazioni su http://www.terrelibere.org/terrediconfine
[http://www.terrelibere.org/terrediconfine])
Lombardia Nucleare: Ghedi
Dall'altra parte dell'Italia c'è Ghedi, vicino Brescia. "Una
base particolare, perché completamente italiana - racconta Walter
Saresini, del Brescia Social Forum - Prima era Nato, poi è stata
declassata. Ora ci sono 1.600 soldati italiani, 200 civili e 180 militari
USA di un battaglione che si occupa di armamenti biologici e atomici.
I due comandi sono divisi. Abbiamo cominciato a lavorarci qualche anno
fa, poi il movimento si è diviso, e siamo rimasti noi a far pressione
sul problema della sicurezza militare, ambientale e sanitaria. Ci sono
state diverse ispazioni parlamentari senza esito, sappiamo però
che ci sono bunkers per 400-500 militari e il comando non spiega a cosa
servono. Il sindaco di Ghedi ha chiesto più di una volta il piano
di evacuazione che non danno perché non ammettono l'atomica.
Per questo l'amministrazione ha anche chiesto l'eliminazione del segreto
militare". D'altra parte in quella zona della Lombardia il problema
armi parte dalla presenza di un cospicuo numero di industrie che le
producono. "C'è una fabbrica a Ghedi - continua Saresini
- A Brescia la Sei, già collaboratrice della più famosa
Valsella che continua a produrre mine ma a Singapore, progetta bombe
che produce in Sardegna. La Bernardelli ha 150 operai che producono
ufficialmente armi da caccia, ma ha venduto progetti a una società
turca tra i quali anche la costruzione di parti di mine antiuomo. In
queste fabbriche nessuno può entrare e i lavoratori mediamente
prendono 300 euro in più rispetto agli altri. E' un problema
quando si parla di riconversione. Ma ci sono anche i rischi lavorativi.
L'anno scorso tre operai sono stati uccisi alla SEI per lo scoppio di
materiale che stavano trasportando. Tutto il paese ha tremato e c'è
stato perfino chi ha detto che sono impianti sicuri perché non
sono scoppiate tutte. Da Ghedi, però, sono partiti anche gli
aerei che hanno bombardato il Kossovo nel '99"
Le proposte del pacifismo: Turi Vaccaro e padre Zanotelli
Tra gli interventi della mattina, a sorpresa, è arrivato anche
Turi Vaccaro. Barba lunga e piedi scalzi, il 10 agosto del 2005 - "il
giorno dopo l'anniversario di Nagasaki" è entrato in una
base olandese ed ha spaccato i comandi nucleari di due F16 con una mazza
di cinque chili portata da Assisi e sulla quale aveva messo una firma
anche la figlia. Dopo ha aspettato l'arrivo della polizia e subendo
6 mesi di carcere più un processo che il 13 Ottobre lo ha condannato
a 6 mesi più altri 12 se non paga 750 milioni di euro. "Una
storia completamente censurata dai media - ha ricordato Zanotelli -
ma che è nel solco della nonviolenza come quella delle tre suore
domenicane del movimento dei 'Plougshares'. Il 27 ci sarà l'appello
e dovremo fare di tutto perché la stampa nazionale ne parli,
magari con l'ausilio dei deputati europei. E' inutile che continuiamo
a dire di voler imitare Gesù nel porgere l'altra guancia. Gesù
non ha mai detto di imitare quella cosa, ha detto di inventarcela e
oggi dobbiamo inventare i gesti di nonviolenza attiva". E le scadenze
e problematiche internazionali per farlo non mancano. "Abbiamo
vissuto momenti difficili - continua Zanotelli - cercando di mettere
insieme tutte le realtà di base e quello che è successo
in Iraq dimostra che se non lavoriamo uniti non incidiamo. Da qui è
nato il documento di giugno fatto in coincidenza con l'ultimatum di
30 giorni degli Stati Uniti all'Iran. Stiamo rischiando una guerra nucleare.
Chiedevamo a chi ha le competenze, ai nostri saggi, di mettersi insieme
e di darci un documento sul quale le associazioni di base devono mettersi
insieme per fare partire una forte e seria campagna di disarmo atomico
nazionale (vedi appello "fermiamo chi scherza col fuoco atomico",
ndr). Ma prima di parlare di bomba atomica bisogna parlare del suo legame
con la povertà nel mondo. Il terrore atomico serve a noi, del
Nord del Mondo, per mantenere i nostri privilegi (11% della popolazione
che sfrutta l'88% delle risorse, secondo Susan George). Secondo la banca
mondiale 3 militardi di persone vivono con due euro al giorno, trattiamo
molto meglio le nostre vacche! L'anno scorso abbiamo speso 1000 miliardi
di dollari in armi, la guerra in Iraq costa tra i 1000 e 2000 miliardi
di dollari l'anno, abbiamo tante armi atomiche da far saltare 4 volte
il mondo per aria e tante armi chimiche che se anche ridotte per metà
farebber morire 5000 volte la popolazione mondiale. Del resto Rumsfeld
ha detto che per lui la vittoria della nuova guerra contro il terrorismo
sarà la consapevolezza nel mondo che gli USA possono continuare
con il loro stile di vita. Rischiamo un attacco all'Iran dopo le elezioni
USA". Una eventualità contro la quale ogni gruppo deve fare
la sua parte "Per quello che mi riguarda io lo chiedo alle Chiese,
che dichiano la guerra atomica un Tabù e Peccato. E voglio usare
le parole di Arundathi Roy: 'La bomba nucleare è la cosa più
antidemocratica, anti-razionale, antiumana e apertamente malvagia che
l'uomo abbia mai creato. Se siete religiosi ricordate che, questa bomba
è la sfida dell'Uomo a Dio. La sfida è formulata in modo
molto semplice: Noi uomini abbiamo il potere di distruggere tutto ciò
che Tu Dio hai creato. Se non siete religiosi, considerate le cose in
questo modo: il nostro mondo è vecchio di 4600 milioni di anni.
E potrebbe finire nel giro di un pomeriggio'. Il problema è tutto
qui."
Nord Corea e sfida nucleare
Angelo Baracca, fisico ed esperto di disarmo nucleare è partito
dalle notizie di questi giorni. "Il commento più interessante
a proposito del test nucleare Nord Coreano l'ha fatto il quotidiano
israeliano Haaretz che ha scritto che serviva a dimostrare questo: 'chi
ha l'arma nucleare non può essere attaccato'. Ma il punto, ammesso
che Iran e Corea del Nord volessero armarsi con testate nucleari, e
non ci sono prove e comunque ci vorrebbero molti anni, potrebbro usarle
nei confronti di altri paesi? No perché attuerebbero una ritorsione
facendo scomparire questi stati dalla carta geografica. Hanno uno scopo
difensivo dai sopprusi di stati più grandi come gli Stati Uniti
che la bomba ce l'hanno e sono colpevoli di non aver attuato il disarmo
sottoscritto nei trattati. Questo autorizza altri stati ad armarsi.
Le tecnologie sono disponibili in giro ma a paesi come gli USA non dispiace
perché così possono teorizzare l'utilizzo delle atomiche
a scopo preventivo. E l'Iran potrebbe essere il primo stato a subire,
ma non per i programmi nucleari ma perché è in una regione
geostrategica nel mondo. Per questo non c'è altra strada al disarmo
nucleare". Come? "Bisogna informare la gente che pensa che
dopo la fine dell'Unione sovietica il pericolo non esista più.
Ma occorre farlo dando i giusti messaggi. La legislazione internazionale
deve essere applicata perché quella più completa per andare
ad un definitivo smantellamento, non esistono equivalenti per altre
armi. Inoltre esistono gli organismi per controllare questo processo
e la stessa EIA dice che continuando di questo passo non potrà
adempiere a questo dovere. Bisogna riprendere quegli slogan che dicevano:
meglio attivi oggi, che radioattivi domani".
Le proposte
"Il problema delle armi di distruzione di massa nel nostro paese
- secondo massimo Aliprandini, della Lega Obiettori di Coscienza - è
nel modello di difesa. Ne serve uno nuovo, costruttivo e non offensivo,
ma occorre la volontà politica e la discussione nel paese. Per
far questo ci vuole una istituzione dedicata alla pace". Lidia
Menapace, deputata del PRC e componente della Convenzione Permanente
delle Donne contro la Guerra, invece si è pronunciata a favore
di un "Totale disarmo atomico che è la condizione essenziale
per un'altra forma della ricerca fisica. Abbiamo un'umanità che
crese e ci sono diritti ai quali tutti devo aspirare e che potrebbero
essere assicurati anche da questa possibilità". Nella cartellina
del convegno era disponibile una mozione presentata dai Senatori Russo
Spena e Francesco Martone depositata al Senato e sottoscritta da molti
altri parlamentari per chiedere il disarmo nucleare del nostro paese
(che ospita bombe nucleari in base al trattato segreto e mai sottoscritto
dal parlamento "Stone Ax") nell'ambito della revisione del
concetto strategico della Nato. "Bisogna insistere sugli aspetti
positivi del movimenti pacifisti - secondo Alberto L'Abate, storica
figura del movimento nonviolento e docente presso l'Università
di Firenze - E' stato grazie a questo movimento che c'è stato
il disarmo tra est ed ovest. E per essere semper più efficaci
io penso ad una campagna in tre fasi che non sono sequenziali. C'è
un primo problema di diffusione delle informazioni, ogni cittadino può
fare la sua parte. Ma deve essere positiva altrimenti rischiamo il 'terrorismo
pacifista' che spinge la gente nell'altra direzione. Per esempio: c'è
uno studio che dimostra che con il 30% delle spese militari attuali
in 30 anni si risolvrebbero tutti i problemi di povertà, malattia,
inquinamento nel mondo. Ancora: abbiamo 120 Eurofighters che non servono
per la difesa, con 10 di meno avremo 70.000 ricercatori da impiegare
sulle alternative alle industrie militari, oppure se l'1% delle spese
militari fosse impiegato nel civile avremo un rapporto di occupazione
di uno a 10. Germania, Giappone e Italia sono stati i paesi che si sono
sviluppati più di altri nel dopoguerra proprio perché
hanno favorito le spese civili. Quelle militari non creano sviluppo
economico. L'altro punto è il consolidamento dell'organizzazione,
paese per paese, per informare e preparaci per la terza fase: le azioni
dirette nonviolente. Non si può vincere questa battaglia senza,
devono essere preparate bene (per reagire di fronte ai provocatori infiltrati)
e saper accettare i processi".
"C'è un fronte interno e un fronte esterno - secondo Andrea
Licata - Nella base di Vicenza prevedono la costituzione di una brigada
che utilizzerà nuove armi a energie diretta anche nei confronti
di contesti cittadini, non solo in Iraq. Le basi militari servono per
l'attacco ma anche per il controllo sociale. Sono processi dall'alto,
come l'Alta Velocità e non c'è controllo democratico a
causa dell'enorme delega politica che rende le manifestazioni più
deboli. Tutte queste cose le paghiamo noi: il 40% delle basi USA in
Italia le pagano i contribuenti, senza questo non potrebbero mantenersi".
A parlare della chiesa cattolica e cristiana che si schiera contro la
guerra ci ha pensato Padre Angelo Cavagna del GAVCI . "Nella enciclica
'Pacem in terris' c'è scritto che pensare di risolvere le controversie
internazionali nell'era atomica è 'quasi impossibile', ma in
latino era 'alienum a ratione' cioè fuori dalla razionalità.
Bisogna valorizzare queste prese di posizione chiare forti, come cittadini
credenti o meno. La novità più netta è nel nuovo
catechismo della CEI fatto dopo il concilio vaticano secondo. Si parla
di abolizione della guerra, definita 'il mezzo più barbaro e
inefficace per risolvere i conflitti, bisogna togliere ai singoli stati
il diritto di farsi giustizia da soli con la forza ' e della pena di
morte (p. 491). Continua dicendo 'bisogna promuovere nell'opinione pubblica
il ricorso a forme di difesa nonviolenta e meritano sostegno le proposte
che vogliono cambiare l'esercito per assimilarlo ad un corpo di polizia
internazionale'. Per questo tutta la Chiesa dovrebbe bandire tutte le
atomiche grandi o piccole che siano. Molte di queste cose le ho raccontate
in un libro chiamato 'Pace
per tutti tutti per la pace - 12 vie praticabili alla pace'.
A riportare tutti alle notizie del giorno ci ha pensato Alfonso Navarra.
"In questi giorni abbiamo letto delle 8 testate nucleari nord coreane.
Per fortuna i giornali hanno pubblicato anche gli altri dati: gli USA
ne hanno 12.000, Russia 18.000 per il Corriere e 16.000 per Repubblica.
A tutto questo apparato bisogna oppore la difesa popolare nonviolenza,
la forza dell'organizzazione e della solidarietà, quella che
si è vista con i 700 pescatori in Sardegna. Ora dobbiamo agirare
perché rischiamo di cancellare tutto: le future generazioni,
tutti i sacrifici forti. Dobbiamo poter rischiare qualcosa del nostro
con azioni radicali forti. Come nel Vietnam con i giovani che precettati
bruciavano la cartolina in migliaia. La difesa alternativa è
un modo anche per applicare la costituzione che dice che la difesa della
patria dipende da noi e non si può delegare agli eserciti".
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