Nessuno può uccidere nessuno. Mai. Nemmeno per difendersi.

 


NORD EST: L’IMPRESA SI FA POLITICA

Non c'è dubbio che nelle terre del Nord-Est molti nodi stiano venendo al pettine.

Hanno un bel sostenere gli economisti di Palazzo Lavia (sede della regione ndr) che il reddito pro capite, sia pure in lievissimo calo, è una ventina di punti sopra la media europea e che il tasso di disoccupazione, sotto il 4 per cento, è fra i più bassi d'Italia.

Per chi vive in Veneto le cifre dell'occupazione quasi piena vengono facilmente cancellate dalle immagini drammatiche degli operai licenziati o messi in mobilità che picchettano le fabbriche e bloccano le strade e le ferrovie. È successo a Treviso con i 650 operai della De Longhi, messi alla porta non perché la fabbrica non faceva più utili, ma perché i proprietari, per realizzarne ancora di più, avevano deciso di traslocare la produzione in Cina.

Preoccupati dalla perdita d'immagine della loro regione, angosciati per il peggioramento di una sanità che pure assorbe ben due terzi del bilancio regionale (un aumento del ticket è stato bloccato in extremis un mese fa), i veneti si dividono anche sul problema degli immigrati. Dopo il sindaco di Venezia, anche quello di Padova, il diessino Zanonato, ha proposto di concedere il voto amministrativo agli immigrati regolari, 16 mila nella sola Padova, 250 mila nella regione.

Ma la Lega già minaccia di scendere in piazza. E del resto una delle ragioni principali per cui l'autonomista Galan (presidente uscente e candidato alla poltrona di Governatore per la Casa delle Libertà) al contrario di vari altri governatori, non è ancora riuscito ad approvare lo statuto regionale è che non riesce a ridurre i leghisti a più miti comportamenti proprio sull'argomento immigrati.

Ma a detta di tutti,  è il terzo settore l’irrinunciabile risorsa per la regione del futuro.

In Veneto e nel Nord Est ci sono almeno 3.600 organizzazioni che si occupano di terzo settore e no profit, il 32% del totale nazionale. In cima alla lista Padova e la sua provincia che incidono per il 20% sulla quota regionale. Un sistema che produce il 15% del PIL veneto e occupa 166mila persone, 158 ogni 10mila abitanti, la media più alta d'Italia. Le ultime stime di settore parlano di 200mila nuovi posti di lavoro «prodotti» dal mondo nel terzo settore nei prossimi anni. Cinquantamila solo nel Veneto. La sussidiarietà nelle politiche socio-sanitarie è il cuore politico dell’attribuzione di importanza al no profit: esso rappresenta la componente fondamentale per rispondere a livello locale al taglio dei trasferimenti da parte del Governo e alla riduzione degli stanziamenti della Finanziaria. Il terzo settore è l'elemento che collega pubblico e privato. Non è l'uno né l'altro, ma garantisce ai cittadini un sostegno che né il mondo dell'industria né quello degli enti pubblici sono più in grado di assicurare da soli.  


Il prossimo 3 e 4 aprile in Veneto si vota per il Consiglio regionale e per il futuro Governatore.

Il candidato che si contrappone a Galan è Massimo Carraro, un imprenditore padovano di 46 anni, già presidente dei giovani industriali, quasi un monopolista dei cinturini da orologio e che da qualche tempo, con la sigla “Modellato”, inonda il mercato di gioiellini alla moda.

La candidatura di Carraro è espressione della grande borghesia della regione Veneto.

A testimonianza di ciò Carraro ha fatto la sua prima uscita elettorale a Treviso chiamando a raccolta gli imprenditori che contano, compreso il famoso Tognana, imprenditore che fino a qualche mese fa “sputava” addosso ai sindacati. E fra i nomi dei candidati presenti nel “listino” che accompagna Carraro alla presidenza, spicca quello di Marina Salomon, altra imprenditrice alla guida di una realtà produttiva con 110 dipendenti e 19 milioni di euro fatturato l’anno. Ormai è chiaro che le  forze imprenditoriali in Veneto, come nel resto del paese, preferiscono un governo di centrosinistra  perché, come diverse esperienze hanno dimostrato (Illy in Friuli Venezia Giulia, Soru in Sardegna), solo così possono imporre le loro politiche con la collaborazione concertativa della burocrazia sindacale in un quadro di pace sociale.

La politica si è fatta impresa e dunque l’impresa fa politica. Sia essa di destra o di sinistra. Si chiamino Berlusconi o Carraro, poco importa, essi vengono designati (non eletti!) dalle corporazioni padronali e preferiti dalle burocrazie degli ex-partiti.

A fianco degli imprenditori, scendono nell’arena politica di questa primavera casalinghe, bancari, operatori sociali, insegnanti, tranvieri, agricoltori, giornalisti, ferrovieri, commercianti e vitivinicoltori.

E’ la proclamazione dello stato (pardon) della regione corporativa.

Non posso negarlo: un po’ di rimpianto per il Veneto governato dalla PIRUBI (Piccoli-Rumor-Bisaglia) mi coglie nel profondo dell’animo!

Acarus, aprile 2005