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1. AUTODETERMINAZIONE
E NON INGERENZA
Nel delirio del dibattito sull'esportare/imporre la democrazia nei
Paesi islamici, sembra scomparso un concetto basilare del diritto internazionale:
l'autodeterminazione.
Questo valore è il corrispondente a livello internazionale del
concetto di sovranità. La democrazia si fonda sul principio della
sovranità del popolo (il demos) al suo interno, e della sovranità
dello Stato verso gli altri Stati. Anche laddove il regime di un popolo
è sgradito ai regimi limitrofi, il diritto internazionale non
consente alcuna ingerenza. Anzi, tale ingerenza viene considerato un
atto di aggressione che può arrivare a giustificare una guerra
fra Stati. Non sono stati rari i casi di guerre scoppiate per semplici
questioni di confine.
La critica alla dottrina dell'autodeterminazione e della non ingerenza,
si fonda sulla fattispecie di un regime totalitario e dispotico che,
non rispettando i diritti universali individuali, legittimerebbe l'ingerenza
di altri Stati. A sproposito, viene citato il caso del nazifascismo,
di cui il mondo si è liberato grazie all'intervento "esterno"
degli Stati Uniti. La citazione non è logicamente coerente, perché
l'ingerenza degli Stati Uniti a difesa degli Stati europei non è
avvenuta a seguito della emersione del carattere dispotico del nazifascismo.
Nessuno degli Stati di "democrazia doc" come l'Inghilterra
e gli Usa ha ma avuto da ridire sugli atti di dispotismo di Hitler e
Mussolini, come le leggi razziali, il confino o l'omicidio delle opposizioni,
la creazione dei "partiti unici". I "liberatori",
non sono intervenuti nemmeno dopo l'aggressione di Hitler a Austria,
Polonia, Francia: ma solo dopo l'attacco dei giapponesi a Pearl Harbor.
Dunque, la Seconda Guerra mondiale non è stata un caso di "buona
ingerenza" dei paesi democratici contro regimi totalitari, ma una
reazione ad una serie di deliberate ed esplicite aggressioni territoriali.
La stessa guerra del Golfo, pur essendo discutibile per altri aspetti,
ha avuto almeno l'apparenza di una reazione a difesa di un Paese (il
Kuwait) aggredito. Oggi è evidente che gli aggressori sono gli
Stati Uniti e l'aggredito è l'Iraq, come era chiaro nel caso
dell'Afghanistan.
Questa aggressione è stata giustificata via via con 3 diverse
motivazioni.
La prima è quella del legame fra l'Iraq ed Al-Qaeda. Questa argomentazione
è priva di legittimità per due motivi: 1) non è
stato ancora provato il nesso univoco fra l'11 settembre e Al-Qaeda;
2) non esiste alcuna prova giuridicamente seria di una connivenza speciale
fra Iraq e Al-Qaeda.
Se usiamo il criterio del fiancheggiamento, è innegabile che
i maggiori aiuti ai dirottatori sono venuti dagli stessi Stati Uniti
che li hanno ospitati e addestrati per anni, che non hanno saputo intercettarli
durante i dirottamenti, che non hanno ancora trovato i mitici flussi
bancari che avrebbero finanziato Bin Laden. Quanto al legame fra Iraq
e Al-Qaeda, è noto il carattere non religioso del regime di Saddam.
Per cui fra i paesi islamici, l'Iraq è certo fra i meno coinvolti
nel legame col fondamentalismo. Non è escludibile che molti terroristi
si siano addestrati in Iraq, ma non si vede perché un Paese in
cui avviene l'addestramento militare sia più colpevole di una
Paese come gli Usa, in cui è avvenuto l'addestramento al volo.
La seconda motivazione addotta per l'attacco all'Iraq è quella
del possesso di armi di distruzioni di massa (atomiche, chimiche, biologiche).
Intanto, pochi notano che la certezza con cui questa accusa è
mossa da una parte dell'Occidente, si fonda sul fatto che è stato
proprio l'Occidente a fornire all'Iraq queste armi. In secondo luogo,
queste armi non sono state trovate. In terzo luogo, anche se fossero
trovate, non si capisce quale diritto hanno di lamentarsi Stati che
le armi di distruzione di massa le hanno in quantità enormi,
le producono, le vendono e le usano anche (in Vietnam esistono ancora
zone infestate dall'Agent Orange).
La terza motivazione è quella del dispotismo di Saddam e della
necessità di esportare la democrazia. Il concetto è un
ossimoro, come già l'Europa ha sperimentato nel Settecento con
le Costituzioni "octroyées". La sovranità non
può venire concessa -tanto meno con un bagno di sangue- ma solo
conquistata. La dottrina dell'autodeterminazione dei popoli e della
non ingerenza, sta alla base del diritto internazionale sulla base dell'idea
-seriamente democratica- che ogni popolo ha il diritto/dovere di darsi
le istituzioni che preferisce. Nessuno dall'esterno è legittimato
a decidere se il processo di creazione di queste istituzioni sia legale,
democratico o dispotico, oligarchico, totalitario, basato su brogli.
Se esiste una forma di prevaricazione del consenso, per cui il regime
di uno Stato non rispecchia la vera volontà del popolo, è
una questione interna. Gli altri Paesi possono interferire con strumenti
legali indiretti, che il diritto internazionale riconosce. Nei casi
di colpo di Stato per esempio, gli Stati esteri possono non riconoscere
il nuovo regime e non accreditare gli ambasciatori. Possono interrompere
gli scambi commerciali e culturali. Possono intervenire, con azioni
di interposizione e missioni di pace, come Nazioni Unite. Gli Stati
esteri possono anche interferire tramite aiuti diretti tesi a sviluppare
la società civile, o meglio, riducendo le barriere doganali che
solitamente ostacolano lo sviluppo dei Paesi poveri.
L'aggressione degli Usa e dei loro alleati contro l'Iraq non ha alcuna
giustificazione giuridica: è una mera azione di conquista. Come
tale diventa oggetto di un possibile, legale, intervento delle Nazioni
Unite. Le quali, come si sono mosse a difesa del Kuwait, non possono
non muoversi a difesa dell'Iraq, pena la scomparsa di ogni loro credibilità.
2. DEMOCRAZIE E NON
L'Occidente considera la democrazia come "fine della Storia".
Come se questa forma politica, relativamente nuova nella storia umana,
fosse anche l'ultima possibile. La democrazia è un correlato
del processo di secolarizzazione e modernizzazione dell'Occidente, che
l'Islam rifiuta. La Terza Guerra mondiale avverrà proprio perché
l'Occidente, negando le sue radici tolleranti e democratiche, si rifiuta
di accettare questa realtà. L'islam è una civiltà
diversa e come tale ha lo stesso diritto di esistere del cristianesimo
protestante, moderno, secolarizzato, democratico, che è l'ala
vincente della civilizzazione occidentale. E' vero che noi occidentali
abbiamo introiettato la cultura, la lingua, i valori statunitensi, ma
è altrettanto vero che non possiamo definirli come i migliori
in assoluto: sono i migliori per noi. Per esempio la Cina e l'India
hanno meno analfabetismo degli Usa. La Cina ha meno morti infantili
degli Usa. I paesi islamici hanno il chador, ma anche un tasso di stupri
e di delinquenza, molto più basso degli Usa. Una società
secolarizzata come la nostra, mette al primo posto dei suoi valori la
libertà. Altre società mettono al primo posto la religione,
la comunità, la tribù: come possiamo negare loro il diritto
a questa diversità? Dal nostro punto di vista, un Paese non democratico
è un malato da guarire, anche con la forza. Per i paesi arabi
è l'Occidente ad essere malato, anzi la malattia. Come possiamo
dire se un popolo che non si ribella sia oppresso o consenziente? Dopo
la rivoluzione del chador in Afghanistan, il chador non è scomparso:
il che significa che era una scelta condivisa da molte donne. D'altronde
noi italiani abbiamo per oltre dieci anni applaudito a larghissima maggioranza
una dittatura, e non avremmo gradito, intorno al 1935 un intervento
americano per liberarci. Oltre a ciò, va ricordato che gli Usa
non sono credibili come difensori della democrazia nel mondo. Per tutto
il XX secolo hanno inventato, promosso, sostenuto i regimi più
sanguinari in Estremo e Medio Oriente, Sudamerica, Africa, Caraibi.
Un Paese che ha sostenuto Trujillo, Pinochet, Noriega non ha titolo
per giudicare Saddam Hussein.
3. GUERRA AL TERRORISMO
Terrorismo, guerra e repressione sono una catena che si autoalimenta,
come le faide mafiose. Il terrorismo, spesso è semplice delinquenza
criminale o ingerenza occulta di un Paese straniero. In ceri casi nasce
dalla impossibilità di esprimere il dissenso per vie non distruttive.
Quando una parte della società decide di ricorrere all'omicidio
come mezzo per sostenere le sue richieste, vuol dire che l'intera società
non mostra alcuna disponibilità ad ascoltare le sole parole.
Nel particolare caso del terrorismo islamico, che resta un crimine inaccettabile
-come la guerra, la sua eliminazione passa attraverso un'analisi dei
fatti.
E' un fatto che, malgrado gli osanna verso la democrazia, l'Occidente
sfrutta i Paesi islamici proprio grazie al fatto che non sono democratici.
Attraverso un legame di corruzione con le elites, l'Occidente acquisisce
benefici materiali (petrolio, minerali, commerci) e geo-politici (basi
militari, benefici monetari, influenze culturali). Se in tutti i Paesi
islamici si votasse legalmente e democraticamente su temi come: nazionalizzazione
delle materie prime, chiusura delle basi militari straniere, interruzione
dei flussi culturali (giornali, televisioni, films), come pensiamo che
voterebbe la maggioranza?
E' un fatto che l'alimentazione dei regimi autoritari ha una funzione
conservatrice e reazionaria, verso tutti quei popoli che, da sudditi,
non hanno alcuna possibilità di esprimere la loro sovranità.
Quali possibilità ha, un gruppo islamico che desidera liberarsi
del predominio occidentale, di farlo democraticamente? Per esempio,
è possibile per un gruppo dell'Arabia, creare un partito, prendere
la maggioranza nel Parlamento e votare legalmente la statalizzazione
del petrolio o la chiusura delle basi americane? Se qualcuno avesse
dubbi, c'è l'esempio algerino a dileguarli. In Algeria un partito
islamico fondamentalista ha vinto il primo turno delle elezioni, che
sono state sospese con un golpe appoggiato dall'intero Occidente. La
maggioranza dei popoli arabi sopporta, e forse anche condivide, i regimi
politici che ha. Quando dissente, non ha alcuna via legale per farlo.
Da qui il terrorismo.
Poiché è noto che una delle richieste principali del fondamentalismo
islamico è la liberazione del loro territorio dall'occupazione
degli "infedeli", come mai l'Occidente non ha ancora iniziato
un dibattito sull'ipotesi di una graduale evacuazione delle basi militari
dislocate in Medio Oriente?
Un altro problema che sorregge le rivendicazioni del terrorismo è
lo stato di deprivazione economica di molte aree del mondo arabo. Ormai
è noto che il sistema degli aiuti economici non funziona, per
il fatto che vengono intercettati dalle elitès locali. L'Occidente
ha un modo semplice di aiutare i Paesi poveri, ma non lo prende in considerazione:
l'abolizione dei limiti e dei dazi doganali relativi alle merci che
i paesi occidentali continuano a porre verso i Paesi del Terzo Mondo.
Ma questa "interferenza" non è presa in considerazione,
perché non consentirebbe di rafforzare i legami fra le democrazie
occidentali e le oligarchie dispotiche medio-orientali o africane. La
lotta al terrorismo ha dunque due strade pacifiche possibili: il ritiro
dall'occupazione commerciale e militare dei Paesi Arabi, e l'aiuto economico
mediante abolizione delle restrizioni alle importazioni. Questo non
farebbe dell'Islam un'appendice dell'Occidente, ma consentirebbe la
convivenza pacifica sul pianeta di due civilizzazioni che altrimenti
sembrano destinate allo scontro all'ultimo sangue.
4. ANTIAMERICANISMO
I sostenitori della guerra accusano gli oppositori di
antiamericanismo, per il fatto che criticano gli Usa per la loro belligeranza,
mentre non mostrano la stessa sensibilità per le 100 guerre in
atto sul pianeta. Chi conosce appena un po' di psicologia sa che noi
critichiamo con più forza coloro che amiamo e che riteniamo simili
a noi. Critichiamo con ferocia gli Usa perchè siamo essenzialmente
affini. E perchè consideriamo gli Usa il paese leader dell'Occidente,
per cui le azioni di quel Paese ci rendono automaticamente corresponsabili.
Inoltre, aggiungiamo il fatto che quando un'etnìa, una tribù
o uno Stato non occidentale aggrediscono qualcuno, in genere non chiedono
all'Europa nè solidarietà, nè l'uso di trasporti
nè basi militari. Nel caso della guerra contro l'Iraq, cioè
contro un Paese islamico, l'aggressione Usa fa temere che le conseguenze
saranno pagate più dai Paesi europei che dagli Stati Uniti. L'Europa
ha sul suo territorio almeno 10 milioni di musulmani, ed è vicino
a Stati fondamentalisti: ci si stupisce perchè siamo più
sensibili a questo caso che verso le stragi a Timor Est?
5. PACIFISMO
I guerrafondai usano con disprezzo la parola pacifista,
come una posizione infantile, irenica, utopica. L'idea che la guerra
debba essere bandita dalla storia e dal diritto internazionale, come
l'omicidio è stato bandito dal diritto penale, agli amanti della
guerra sembra assurda. Nessuno obietta più che uccidere il vicino
di casa che si sospetta o si sa colpevole di spaccio, sia un crimine.
Nessuno obietta nemmeno al fatto che un poliziotto che uccide un rapinatore
in fuga, sia perlomeno passibile di un'attenta inchiesta. Se si accerta
che il poliziotto ha sparato scientemente al rapinatore, senza che questi
abbia prima esploso colpi contro i poliziotti, ma solo in base al sospetto
che il rapinatore sia armato o solo per punire la rapina, la giustizia
lo considera il fatto un omicidio. Solo la legittima difesa, comprovata,
rispetto ad un'aggressione con possibili esiti mortali diretti ed immediati,
giustifica un omicidio. Tutto ciò non ha spazio nei regimi dittatoriali,
dove l'omicidio -anche di Stato- è spesso considerato legittimo;
nè aveva spazio in epoca pre-moderna, quando le faide interfamiliari
erano la norma. La modernità, lo Stato di diritto, il senso della
giustizia occidentale affermano che l'omicidio è un reato, anche
quando è perpetrato dallo Stato, con la sola eccezione della
pena di morte (da molti peraltro criticata) che viene eseguita dopo
anni di indagini e diversi gradi di giudizio. Perchè pensare
che la stessa logica non possa essere applicata alla guerra nell'ambito
del diritto internazionale?
6. E SE ANDASSE MALE?
Tutti parlano come se la guerra possa avere un solo esito:
la morte di Saddam e l'occupazione dell'Iraq da parte degli Usa. E'
probabile che finisca in questo modo, ma cosa accadrebbe se Saddam (come
già Bin Laden) riesce a cavarsela, se gli aggressori vengono
irretiti in una guerriglia infinita, se tutte le capitali occidentali
diventano bersaglio di attacchi terroristici ? Bush, già oggi
in gravi difficoltà politiche, sarebbe cacciato. Saddam diventerebbe
il capo dell'Islam, e l'Islam diventerebbe più forte e aggressivo.
Con l'aggravante della distruzione dell'Onu che comunque, vittoria o
sconfitta, è già iniziata con l'aggressione unilaterale
dell'Iraq. In altre parole, Bush sta giocando, per sancire la leadership
planetaria degli Usa, il futuro dell'Occidente, senza il consenso dell'Occidente.
Marzo2003 , Mircea Meti
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