Nessuno può uccidere nessuno. Mai. Nemmeno per difendersi.

 


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Errori di Bush, Decadenza Usa

Chi analizza con serenità i fatti politici attuali, senza cadere nelle manipolazioni della dis-informazione, non puo' non rendersi conto del grandioso cumulo di errori in cui incorso Bush dalla sua infausta elezione.
Il primo e' stato il disastro dell'11 settembre che, anche laddove fossero fugati i sospetti di una connivenza dell'Amministrazione, è stata una clamorosa prova di inettitudine, delle Forze Armate e dei Servizi di Spionaggio Usa.
Il secondo è stato quello di non riuscire a trovare a tutt'oggi la rete di complicità politiche e finanziarie che hanno sorretto Bin Laden, ammesso che sia dimostrata la sua colpa nell'attentato (colpa che ancora attende prove concrete).
Il terzo è stato l'Aghanistan, attaccato per stanare Bin Laden, che invece ancora manda proclami televisivi.
Il quarto, gravissimo, è stata l'illegale aggressione dell'Iraq, contro ogni norma del diritto internazionale. Il quinto, drammatico, è stato l'avvìo di una guerra preparata per un anno e che oggi rischia la disfatta.
Tutto ciò, unitamente alla crescente crisi economica dell'Occidente, di cui gli errori di Bush sono insieme causa ed effetto, porterà alla cacciata, magari anche prematura di Bush, a meno di una vittoria trionfale (sempre meno credibile) dell'esercito Usa.

Ma questi fatti evidenziano qualcosa di più della eventuale cacciata di un cowboy dalla Casa Bianca. Tutti questi fatti denotano la evidente decadenza della potenza americana. Chiunque sia stato negli Usa diciamo negli utlimi 5-10 anni ha constatato di persona, nelle piccole cose, che la makkina americana "perde i colpi". Il mitico Greyhound ritarda anche di ore le corse, e perde i bagagli. Le ispezioni della sicurezza aeroportuale a El Paso hanno uno stile nazista, a Las Vegas sono del tutto assenti. Gli alberghi, ad eccezione dei più lussuosi, sono disorganizzati e fatiscenti. Il mitico Internet è molto meno diffuso di quanto le riviste affermano. Intere regioni del centro e del Sud mostrano i segni visibili di una povertà crescente. Il Quartier di New Orleans alle 11 è spento. Piccoli segnali, certo, ma che indicano una potenza "messa all'angolo" dai suoi stessi deliri di potenza, come un pugile sbruffone che viene atterrato da uno più giovane.

Libertà di stampa?

Praticamente dall'11 settembre i mass media occidentali, o almeno quelli italiani, hanno mostrato la loro vera natura di servitori del potere. Prima i falsi allarmi sull'antrace e sull' attentato ai Queens, attribuiti subito a Bin Laden. Poi la campagna di attacco all'Iraq che ha visto i media sostenere gli Usa, senza mai neppure intervistare un iraqueno. Infine la guerra, nella quale ogni giorno viene dichiarata occupata una città che poi risulta non esserlo, annunciato morto Hussein ed in fuga il suo ministro che poi appaiono in televisione, negati i morti anglo-americani. Il colmo dello smascheramento del ruolo dei media sta nel'immediata acquiescienza con cui hanno accettato l'invito di Bush a non trasmettere le immaini dei morti americani. Ora, una cosa è tutelare la dignità dei caduti, evitando di mostrare i volti dei deceduti; altra cosa è dis-informare gli americani facendo loro credere che gli unici morti della guerra siano gli iraqueni. E' questa la libertà di stampa della democrazia che vogliamo esportare nei Paesi islamici?

Esercito europeo

I salottieri analisti dei dibattiti televisivi stanno facendo passare alla chetichella l'idea che sia "doveroso" per l'Europa, dopo l'evidente declino americano, dotarsi di un esercito proprio, magari aumentando le tasse o tagliando le spese sociali. La sinistra, al solito suonata, annuisce seriosamente. Gli unici che pongono timide obiezioni sono alcuni (non tutti) gruppi pacifisti. "Per competere con lo strapotere Usa", "per difenderci in modo autonomo", "per avere un peso nello scenario mondiale": sono gli argomenti principali usati. Questa è una battaglia da fare subito e col massimo del chiasso possibile. L'Europa non deve contendere la leadership Usa con le stesse armi degli Usa, ma presentando una diversa civilizzazione, basata sul disarmo, la pace, la non belligeranza e la non ingerenza. La difesa dell'Europa da chi ? Quando, fra non molto, l'Europa andrà da Gibilterra allo Stretto di Bering, quale Stato potrà aggredirla? Il pericolo terrorismo, ormai è chiaro, non si combatte con l'esercito, ma con la politica e magari con lo spionaggio o la polizia. Infine, il ruolo dell'Europa del mondo non può stare sulla punta dei fucili, ma dei libri, delle medicine, e delle armi di "costruzione" di massa.

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