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La guerra all'Iraq ha avuto un solo merito. Quello di chiarire le intenzioni
imperiali degli Usa e di conseguenza chiarire le posizioni dei raggruppamenti
politici in Occidente. In Italia ed in Europa, stiamo andando verso
tre raggruppamenti politici, le cui differenze principali saranno segnate
dal rapporto con l'Impero.
Il primo partito, per fortuna minoritario in Europa, è quello
che non solo accetta ma anche sostiene la crescita di un Impero Occidentale
a guida Usa. La concezione di questo partito è semplice e chiara.
Gli Usa sono il paese più forte dell'Occidente, che è
la civilizzazione più forte del pianeta, e quindi hanno il diritto
di imporre al mondo la propria leadership. I paesi occidentali che appoggiano
questo disegno imperiale hanno il diritto di dividere con gli Usa la
torta planetaria, anche lasciando agli Stati Uniti un potere politico
assoluto.
Il secondo partito, maggioritario nel mondo, è quello che auspica
una leadership dell'occidente a guida democratica o oligarchica. L'Occidente
diventa l'Imperatore del mondo, che deve omologarsi al suo modello,
ma è governato non da una sola potenza con i suoi vassalli, ma
da un gruppo di potenze (soluzione oligarchica) o democratica (l'Onu).
Ciò che tiene insieme questo partito è la certezza che
l'Occidente debba governare il mondo, ma esso è diviso da dubbi
e conflitti sui modi per farlo. Per alcuni basta un impero oligarchico
fatto dagli Usa e dai maggiori paesi europei. Per altri l'ipotesi è
quella degli Usa più l'intera Europa, ma non è chiaro
se questa intera Europa prevede tutti i Paesi aderenti o solo i più
forti o i più omogenei agli Usa. Per altri infine, l'occidentalizzazione
del mondo deve passare dalle Nazioni Unite, ma non è chiaro come
ciò possa accadere, stante il fatto che l'Onu appunto è
l'insieme di tutte le nazioni, anche di quelle che non vogliono subire
un impero occidentale. Il secondo partito insomma è sulla carta
il maggiore, ma in concreto è debole e diviso. E' interessante
notare come a questo partito afferiscono molte delle forze sedicenti
alternative o pacifiste, che magari non apprezzano la guerra, ma la
accettano se viene decisa dall'ONU.
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Inoltre queste forze non hanno alcuna obiezione circa l'ipotesi di
esportare la cultura Occidentale con mezzi magari non militari ma violenti
(come l'embargo, le guerre finanziarie e commerciali, lo spionaggio,
gli omicidi di capi di Stato sgraditi).
La questione algerina è stata una spia chiarissima di come anche
molti pacifisti e democratici siano favorevoli ai colpi di Stato, se
servono a occidentalizzare un Paese "diverso". L'ipotesi non
troppo remota di creare un bell'esercito professionale europeo è
un'altra idea per niente estranea anche alle ali più pacifiste
del secondo partito. Così come il mantenimento della NATO e delle
basi militari statunitensi in quasi tutti i paesi del mondo. Sull'ipotesi
dell'Impero Occidentale a guida oligarchica o democratica si frantumerà
la grande marea pacifista nata sulle emozioni dell'aggressione all'Iraq.
Il terzo partito, sicuramente minoritario, è quello del "no
alle guerre senza se e senza ma". Per diventare partito a tutti
gli effetti, questo agglomerato deve pero' darsi obiettivi di costruzione
della pace anziché di mero antagonismo. In particolare esso dovrà
battersi per:
1. la creazione di un tabù della guerra uguale o superiore a
quello relativo all'incesto
2. la diffusione della dottrina della non ingerenza nei Paesi stranieri
3. un' Europa fondata sul disarmo e sul valore della pace
4. la soppressione della NATO e di tutti gli eserciti nazionali
5. la eliminazione di tutte le basi militari dislocate al di fuori del
proprio territorio
6. la conversione di tutte le fabbriche di produzioni di armi belliche
7. la riduzione di tutti i vincoli occidentali al commercio dei prodotti
del Terzo Mondo
Naturalmente questo terzo partito è destinato a restare minoritario,
almeno fino a dopo la Terza Guerra Mondiale. Ma intanto avrà
il compito di svolgere un ruolo di guida morale.
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