Nessuno può uccidere nessuno. Mai. Nemmeno per difendersi.

 


BOLOGNA, PADOVA, VERONA: Il triangolo virtuoso della legalità (di sinistra)

Era un motto di destra, oggi anche di sinistra: far rispettare le regole e garantire la sicurezza dei cittadini è applicare la legge, ristabilire la Legalità. Così afferma la triade (non quella della Juve) dei sindaci di Sinistra di Bologna, Padova e Verona. E allora sgomberare un edificio con centinaia di immigrati dove, a dir loro, si annidano anche delinquenti è applicare (soltanto) la Legge. Significa stare dalla parte della legalità ma anche della vera solidarietà. Quella concreta. Quella non pietistica. Questo "bel dire" dei neocom padani, giovedì scorso (14 settembre, nds) alla Festa dell’Unità di Verona, di fronte ad un folto pubblico, che non ha lesinato applausi a scena aperta.

Li ha raccolti per primo il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, quando ha raccontato come ha risolto il caso dell’edificio di proprietà delle Ferrovie occupato, inizialmente, da 90 immigrati, fra cui donne e bambini, divenuti in breve tempo il triplo, portati là da un gruppo di "disobbedienti". Rispondendo alle domande del giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella, ha ricordato come in tre giorni, con un’ordinanza, ha fatto sgomberare l’edificio, ma destinando tutte le donne e i bambini, e anche gli uomini in regola con i permessi di soggiorno, in un edificio comprato dal Comune, dotato di tutti i servizi.  Chi non era in regola è stato espulso, chi aveva la fedina penale sporca è stato mandato in galera. Così la Giunta bolognese ha sposato la solidarietà con la legalità!

Il sindaco di Padova Flavio Zanonato, non è di meno, in quanto a lezioni di potere amministrativo.

In un men che non si dica, smonta la storia del muro eretto in via Anelli, per tenere isolata dagli spacciatori di droga un gruppo di palazzine in cui vivono famiglie di immigrati, a cui il Comune patavino sta trovando case alternative non ritenendo più abitabile il complesso. Il muro non c’è: spiega il sindaco (anche lui come "il cinese" esponente dei Ds), abbiamo soltanto sistemato una recinzione, necessaria per impedire agli spacciatori di droga di entrare in contatto con le famiglie di immigrati. Certo che alla TV, la recinzione di Zanonato sembrava un altra cosa, con filo spinato, e ingressi presidiati dalle forze dell’Ordine! La sua affermazione finale: "Non abbiamo fatto una cosa di sinistra o di destra. Abbiamo fatto una cosa giusta!" viene accolta da un’ovazione del popolo veronese.

Infine il Sindaco della città ospitante, Paolo Zanotto sottolinea "il rapporto stretto, inscindibile, tra solidarietà e legalità" e lo corrobora con due esempi decisamente edificanti: lo sgombero di un’area (ex cartiere, nds) in cui vivevano da anni 600 immigrati, quasi tutti irregolari e, il secondo,  la inflessibilità (manu militari) usata nei confronti di un gruppo di zingari rom che avevano occupato una chiesa per chiedere di essere inseriti nel campo, realizzato ad hoc, dal Comune (su questo vedi un ns. articolo). Due azioni nelle quali il Comune, secondo il primo cittadino, restò ancorato a un principio serio (!) di rispetto della legge e di solidarietà.

Tre Sindaci, tre Giunte di Sinistra, un unico modus operandi. Ma chi di chi stiamo parlando? Chi sono gli sgombrati?Sono i clandestini, coloro i quali seppur fisicamente in Italia, non hanno permesso di soggiorno.

Peccato che il 70% delle persone irregolari sono arrivate in Italia (in treno, aereo, auto) con un permesso di soggiorno turistico, non attraverso le carrette e i tanto pubblicizzati canali illegali. Peccato che per restarvi, trovare un lavoro e una casa, devono aspettare tempi biblici, a causa delle lungaggini burocratiche conseguenti a normative contraddittorie e implicitamente etnocentriche.

Senza lavoro non ci si può trovare la casa; senza permesso di soggiorno non si può trovare lavoro; senza lavoro l’unica casa possibile è quella occupata nelle zone degradate della periferia urbana.

Ma nessuno di questi casi danneggia l’italico cittadino "legale e solidale" che vive nell’opulenta Bologna o nella Provincia Veneta. Anzi ne valorizza le capacità imprenditorial-capitalistiche.

Le case sono affittate fuori mercato (2 o 3 volte tanto il canone); il lavoro offerto è in nero, con meccanismi di reclutamento nei confronti dei quali il caporalato risulta essere una prassi obsoleta.   Il permesso di soggiorno è comprato, ingaggiando un tutore che guadagni i primi posti nella chilometrica coda all’ufficio postale, oppure pagando il datore di lavoro perché firmi la richiesta di assunzione. In cambio della quale egli chiede di firmare (in bianco) anche quella di dimissioni (licenziamento nds).

I tre Sindaci, all’unisono richiamano al senso di legalità, ma parlano di una legalità che nemmeno i loro concittadini riconoscono, nello sfruttamento del bisogno, mascherato da una solidarietà dal volto finanziario.

Non può esserci solidarietà senza legami e la dura realtà è che le città di cui sono sindaci i tre esponenti di sinistra, sono contenitori vuoti all’interno dei quali l’individualità vagabonda tra le macerie della comunità.

La legalità di Cofferati, Zanonato e Zanotto, è la difesa di quella immunità che ogni cittadino padano reclama a gran voce in nome dell’indifferenza, forse dell’odio, che prova nei confronti della diversità, di qualsiasi colore essa sia.

Se vogliamo città solidali sarà necessario ripartire da un nuovo patto di comunità, che coinvolga  tutti nell’identificazione di un legame sociale, di principi condivisi, di prassi quotidiane, degne di tale nome.

Un nuovo senso di legalità ha bisogno della stretta di mano tra tutti. Tutti nessuno escluso.

Acarus, 15 settembre 2006