LO PSICOLOGO di comunità': metodi di lavoro e ruoli

1- QUALCHE DEFINIZIONE

Il termine "comunità" nel linguaggio quotidiano e utilizzato per indicare una collettivita di persone che sono raggruppate rispet- to ad un certo parametro: territoriale - gli abitanti di una cittadina, o di un quartiere o addirittura di tutta una nazione;religioso - per esempio i francescani oppure gli ebrei; temporale - gli anziani oppure i giovani; utilitaristico - come l'Unione Europea. E cosi via, secondo un principio simile a quello dell'insiemistica in matematica che raggruppa  "cose"  che  hanno degli elementi in comune fra loro.

Per la psicologia di comunità il concetto e un po' più ampio ed approfondito ed e connotato da diverse sfaccettature. Innanzi tutto il principio di appartenenza che puo  essere  di tipo astratto ed emotivo. Un individuo cioe, puo sentirsi  legato ad una comunità anche se non esiste nessun elemento oggettivo  ed osservabile che lo dimostri. Gli emigrati italiani, in Canada per esempio, si sentono una comunità benche non si conoscano tutti personalmente, non frequentino nel tempo libero le stesse persone, non svolgano lo stesso tipo di lavoro, non pratichino la stessa religione o votino lo stesso candidato politico. Ciononostante provano un sentimento di appartenenza ad una collettivita che in molti casi conoscono  poco o  addirittura per niente.In molti contesti questo sentimento non esiste e la psicologia di comunità si propone di farlo nascere. Quindi il termine "comuni- ta" indica un modello ideale che si trova riprodotto solo in parte nella realtà concreta. Questo modello offre delle chiavi di lettura della situazione comunitària attraverso le quali e possi- bile capire e spiegare i fenomeni contingenti, prevedere gli eventi conseguenti, stimolare l'evoluzione verso obiettivi definiti. Come in tutti i settori della scienza, inoltre, lo studio, la ricerca, l'esperienza concreta, contribuiscono a migliorare ed a precisare il modello stesso ed anche  a  renderlo più applicabile.  Un secondo elemento importante che caratterizza la Psicologia di comunità e collegato al concetto di potere. Non nel senso di autorita coercitiva, ma come possibilita presente in tutta la comunità di raggiungere gli scopi prefissati. In quest'ottica il potere richiede l'autonomia  nel  prendere  la decisione, la competenza rispetto alla scelta da effettuare  e la assunzione di responsabilita rispetto ai risultati  ottenuti. Si tratta di una sorta di circolo virtuoso, dove l'esistenza  di un elemento sottointende o richiede anche la presenza degli altri perche possa esistere la comunità. E' questo un riconoscimento delle risorse che la comunità possiede e che devono essere soltanto sollecitate e sostenute per agire con maggiore determinazione ed efficacia. Un terzo elemento che illustra il concetto di comunità deriva dalla psicologia topologica elaborata da  K. Lewin per analizzare  e spiegare le caratteristiche psicologiche sia individuali che collettive. I punti sostanziali sono due: a- la descrizione dell' individuo/gruppo  come campo di forze fra   loro interdipendenti b- la formula che spiega il comportamento come funzione della    persona/gruppo e dell' ambiente di vita. Applicando questi concetti ai grandi gruppi e alla comunità se ne ricava un modello complesso che descrive  quest' ultima come  unsistema costituito da aggregazioni che hanno fra loro legami più o meno significativi. Gli  spazi "vitali" di  queste  entita  va-riano  continuamente all' interno del contesto macro, allargando- si o restringendosi in stretta relazione reciproca. La Psicologia di comunità si occupa di studiare i bisogni e le esigenze psicologiche di questa struttura complessa, cercando di stimolare e facilitare il suo sviluppo e la sua evoluzione in vista del raggiungimento degli obiettivi che la comunità stessa intende perseguire. L'attenzione e sempre concentrata sul macro, e sui piccoli gruppi che lo compongono, mai o solo occasionalmente sui singoli indivi- dui. D'altra parte essi come tali sono impotenti in una comunità, mentre come membri di un gruppo possono agire attraverso essoe apportare delle modificazioni significative alla situazione generale. Il piccolo gruppo e dunque una sorta di cinghia di trasmissione fra il singolo individuo isolato e la collettivita al completo.Torna evidente l'importanza del potere, dell'autonomia e della responsabilita per la vita nella comunità: questi elementi con- sentono al gruppo di agire, di prendere delle posizioni rispetto a fatti ed avvenimenti, influenzando cosi il contesto. Se il gruppo e "qualcosa di diverso" dalla somma degli  individui  che lo costituiscono, anche la comunità e qualcosa di diverso dalla somma dei gruppi, ma in entrambi i casi le entita di base -singoli individui o gruppi- e la loro vitalita determinano la qualita dell'aggregato che ne risulta. Se gli individui sono amor fi ed inerti sara privo di vita anche il gruppo. Se i gruppi, formali e non, di una comunità sono in costante competizione fra loro, o se non hanno interscambi e relazioni di alcun genere, an- che la comunità sara frantumata o priva di vita.Ne discende che la psicologia di comunità non ha un'ideologia che la guida e che deve trasmettere; ha invece l'attenzione concentrata sugli aspetti psicologici della comunità per rilevarne bisogni, problemi, esigenze di carattere psicologico ed aiutare la comunità stessa prima di tutto a rendersi conto della sua situazione e poi a trovare direttamente delle risposte e delle soluzioni ai problemi osservati. Questa caratteristica da una connotazione "politica" alla psicologia di comunità nel senso che essa si occupa di quanto riguarda la costituzione e l'organizzazione della vita pubblica collettiva cercando di incentivare la partecipazione dei cittadini attraverso i loro gruppi di riferimento e di aiutarli a far corrispondere gli ideali della vita comunitària alla realtà concreta. La psicologia di comunità si occupa quindi del  futuro attraverso azioni finalizzate alla progettazione di esso ed alla prevenzione di possibili situazioni di disagio e di pericolo.Queste attivita non sono svolte soltanto dai tecnici, esperti del settore, ma vengono realizzate "con" la comunità attraverso i suoi membri più sensibili, più motivati, più rappresentativi cosi che non si tratti di operazioni tecnocratiche, ma di evoluzioni e cambiamenti desiderati e stimolati dalla collettivita. L'approccio della Psicologia di comunità non e di tipo reattivo in rapporto agli avvenimenti, ma e piùttosto anticipatorio: stu- dia e propone azioni e strategie adeguate all'evoluzione delle situazioni. Se esistono dei bisogni nella comunità essi non vanno soddisfatti in maniera casuale e da membri esterni. Occorre invece dividere i compiti, collaborare, ricercare siner- gie, sviluppare le risorse e le potenzialita della comunità stes- sa.Questo aspetto, ideologico e politico, richiede una modificazione sostanziale del punto di vista della collettivita non facile da ottenere  per due motivi di fondo: rende necessarie l'assunzione di responsabilita e della logica  dello  scambio in un contesto che per abitudine rimanda sempre altrove queste competenze.Tutto cio non per scopi nobili ed ideali, ma per migliorare la qualita della vita delle comunità e per aumentarne il benessere, il che spesso significa non dover fare poi interventi riparatori e terapeutici, certo molto più costosi da tutti i punti di vista.

2- METODOLOGIE E TECNICHE DI INTERVENTO

La Psicologia di comunità ha un tipo di approccio particolare che si distingue per alcune caratteristiche.

a- Gli utenti non sono singoli individui, ma sono aggregazioni collettive e più precisamente i piccoli gruppi, le istituzioni e le organizzazioni che costituiscono la comunità stessa e quest' ultima presa complessivamente. In  parte  questo  si  spiega  con motivi di tipo organizzativo ed economico, perche anche  volendo,sarebbe concretamente impossibile intervenire con ciascun individuo preso singolarmente: il tempo ed il numero di  tecnici-psicologi necessari sarebbero spropositati ed il raggiungimento  degli obiettivi sarebbe improbabile. Inoltre i bisogni, i problemi  e le dinamiche  cambiano se prendiamo in considerazione una sola persona o invece una collettivita, dal momento che quest'ultima non puo essere considerata come una semplice somma di individui. Infine, un individuo in  un grande gruppo, com'e una comunità, ha bisogno di punti di riferimento per identificarsi e trovare uno spazio d'azione reale, pena il sentirsi isolato e totalmente impotente. Se si vuole costruire un tessuto comunitàrio occorre quindi vitalizzare le aggregazioni esistenti e facilitare la creazione di una rete di relazioni e di rapporti fra esse.
b- L'intervento e di tipo preventivo e quindi viene realizzato in un contesto considerato prevalentemente sano dove si cominciano ad evidenziare sintomi di disagio e di malessere. Non si tratta quindi di azioni terapeutiche, ma di una sorta di "cura ricostituente" che rafforzando le aggregazioni le rende capaci di rispondere congruentemente a degli stimoli non ancora completamente visibili. In pratica cio significa che la Psicologia di comunità realizza delle attivita finalizzate a migliorare le capacita delle aggregazioni e ad aumentarne le competenze, sviluppando le potenzialita che sono sotto-utilizzate o latenti. Si tratta quindi di fare formazione, soprattutto da due punti di vista: quello della gestione dei ruoli e quello dell'organizzazione sociale.
c- Il terzo elemento portante della metodologia riguarda il rapporto fra operatore-psicologo e comunità: si tratta di un rap-porto di collaborazione e di compartecipazione. Il tecnico, Il tecnico, lo psicologo, e  certamente necessario per la sua specializzazione, ma non lavora "sulla" bensì"con" la comunità. Cio significa che le decisioni vengono prese insieme e, di conseguenza, che esiste una corresponsabilita rispetto al raggiungimento del risultato. Non e un modo sbrigativo per far ricadere sulla comunità le colpe di una incompetenza o superficialità professionale dello psicologo. Si tratta invece di dare significato ed importanza alla comunità stessa evidenziando l'impossibilita di espropriarla della sua stessa esistenza. In pratica per la Psicologia di comunità oggetto, soggetto e metodo di intervento coincidono, pena  il  completo fallimento dell' operazione. Trattandosi di un'azione educativa in senso lato, essa non puo prescindere dalla partecipazione attiva degli "educandi", senza la collaborazione dei quali nessun obiettivo puo essere raggiunto: per imparare a leggere e a scrivere a scuola non e mai bastato un bravo e geniale maestro, ma e sempre stato necessario un allievo attento e volonteroso.
d- La durata dell'intervento deve essere definita.  E' un altro fondamento del  metodo che  sottolinea  la  necessita di precisare l'obiettivo e insieme le caratteristiche di salute e di competenza della comunità stessa. Così la Psicologia di  Comunità interviene offrendo l'opportunita ed i mezzi per  rispondere  a precisi bisogni. In pratica, lo psicologo di comunità dell' Azienda Sanitaria puo svolgere il suo lavoro  continuativamente presso la stessa collettivita, solo deve distinguere le diverse attivita che svolge. Per esempio, puo lavorare con le scuole del territorio per un progetto di prevenzione dell'AIDS; puo svolgere attivita di consulenza per gli allenatori delle associazioni sportive; puo coordinare un'attivita di verifica dell'efficacia dei servizi al cittadino; e cosi via. Ciò che e importante in ognuno di questi casi e fissare il tempo entro il quale si dovra concludere quell'esperienza.  Stabilire un tempo di durata significa avere un supporto organiz- zativo che favorisce il raggiungimento dei risultati voluti e richiesti e ne rende possibile la misurazione.
e- La Psicologia di comunità si occupa di realtà territoriali medie e grandi. In quest'area si tratta di realizzare innanzi tutto un lavoro di collegamento fra le entita presenti e, in secondo luogo, di collaborare alla progettazione e poi all'organizzazione di attivita innovative, rese possibili proprio dall'esistenza del rapporto di collaborazione.Quartieri, piccole citta, distretti, comunità montane, sistemi bibliotecari, ecc., sono le realtà con cui si confronta in queste occasioni la Psicologia di comunità con l'intenzione di vitalizzarle e di renderle risorse utilizzabili dalla collettivita sia per la gestione del tempo libero, sia per interventi in altri settori.Si tratta quindi di animare la comunità attraverso associazioni, gruppi, ecc. che ne fanno parte, ma anche di promuovere una maggiore sensibilita fra loro, sostituendo alla più frequente competizione, l'aiuto ed il sostegno reciproco e l'unità di intenti riguardo al raggiungimento di alcuni obiettivi comuni.
f- L'ultimo elemento importante del metodo riguarda   il contenimento  delle  difese e delle resistenze che rappresentano l'ambivalenza della comunità nei confronti dei suoi stessi desideri e bisogni. Come i singoli individui, anche le aggregazioni piccole o grandi che siano, hanno la tendenza a preferire gli stati di equilibrio, le situazioni forse non ottimali, ma tranquille e routinarie. In realtà ci sono miriadi di avvenimenti e di eventi che provocano delle conseguenze su una comunità indipendentemente dal fatto che essa stessa li abbia prodotti. Ne derivano cambiamenti ed evoluzioni che influenzano la vita collettiva in maniera significativa sia migliorandola, sia producendo dei problemi, dei pericoli, del malessere. Spesso la reazione della comunità tende a negare la possibilita di una "contaminazione" negativa o comunque disturbante della qualita della vita a cui e abituata. Perciò, anche quando esiste la consapevolezza di trovarsi in una situazione critica, permane consistente il tentativo di fuga dalla realtà e di mantenimento della status quo. Non e quindi possibile eliminare totalmente le forze che si oppongono al cambiamento: si puo indebolirle, limitarne la possibilita di azione, indirizzarle verso altri obiettivi. Il conflitto, inteso come lotta fra posizioni diverse, evoluzione, cambiamento, modificazione di una situazione, come forza vitale, e un necessario corollario di questa metodologia.  Per quanto riguarda le tecniche, la Psicologia di comunità ne utilizza un buon numero che qui sono brevemente illustrate.

1- La Ricerca-Intervento

E' un modo particolare di raccogliere dati ideato da K. Lewin e che puo essere usato con modalita diverse.Cio che distingue in modo significativo questo tipo di ricerca da quella descrittiva e sociologica e il procedimento di  attuazione dell'indagine: infatti essa richiede  fin dall'inizio dei lavori, uno stretto contatto con i rappresentanti del territorio stessosu cui si deve indagare. Sulla base del principio di competenza della comunità su quanto la riguarda direttamente, queste persone sono invitate a collaborare attivamente a tutte le fasi della ricerca offrendo il loro punto di vista, le loro riflessioni, i loro suggerimenti sull'oggetto dell'indagine. Fra tecnici e cittadini si stabilisce cosi un rapporto nel quale entrambe le parti hanno qualcosa  da  dare  e  qualcosa  da ricevere: le informazioni sulla comunità da un lato e le tecni- che di raccolta e di elaborazione dei dati dall'altro.Gli strumenti utilizzabili da questo tipo di ricerca possono essere quelli tradizionali del questionario o dell'intervista, ma possono anche essere incontri di gruppo, dibattiti e riflessioni collettive. Fra i tipi di  Action-Research  possibili c'e  l' evaluation che consente di realizzare una verifica ed una valutazione di un evento, un servizio, una situazione, attraverso la raccolta delle opinioni  soggettive dei  diretti interessati. Per esempio gli utenti del Consultorio; i partecipanti alle iniziative nel tempo libero; ecc.

2- Tecniche di empowerment

Col termine anglosassone si intende ridare vigore all'operazione di valorizzazione delle risorse umane, a  livello individuale  e collettivo attraverso l'uso di strumenti quali i giochi  psicope- dagogici, i role-playing, le simulazioni.Il raggio d'azione in questo campo e  molto vasto perche  si  puo andare dal potenziamento di capacita  gia  note ed utilizzate (per esempio per chi opera coi gruppi di self-help) al lavoro per far emergere capacita  represse, rimosse o latenti di una persona o di una collettivita. L'idea e quella di migliorare le capacita funzionali alla vita di gruppo. In questo senso, lo psicologo di comunità puo formare i suoi utenti in modo che essi stessi possano autonomamente  individuare cio che  gli e  più  utile per vivere in maniera soddisfacente, ma puo anche formare  volontari che poi si pongono al servizio degli altri, in campi specifici.

3- La consulenza ai gruppi

In tutti i casi in cui lo psicologo di comunità  viene coinvolto, il suo ruolo dovrebbe essere quello del consulente che offre il suo aiuto, senza sostituirsi a chi e  effettivamente responsabile della situazione. I motivi della chiamata possono  essere i più vari: un nuovo problema da affrontare, un intervento da realizzare sul quale esistono dubbi e perplessita , una richiesta di aiuto per l'avvio di un'iniziativa, la necessita di riorganiz-zare tutto un settore o un servizio adeguandolo  maggiormente  ai bisogni, ecc. Il consulente dovrebbe aiutare a capire le  reali necessita e le motivazioni che sottostanno alle  richieste  e,successivamente, aiutare a trovare la risposta più adatta. Il suo contributo puo essere focalizzato sui processi di gruppo -per esempio per facilitare la comunicazione e le relazioni, o evidenziare i problemi- o sui contenuti, aiutando in questo caso il gruppo a lavorare con più efficacia. Infine dovrebbe suggerire le strategie che consentono di tradurre in realtà  quanto  e stato ipotizzato e progettato. La filosofia della  Psicologia di comunità e quella di rendere la collettivita autonoma e prima protagonista degli eventi che la riguardano.

3. COMPETENZE E CAPACITA' dello psicologo di comunità'

Si tratta  di  un professionista che dovrebbe sommare più specializzazioni, amalgamandole bene fra loro. Non e quindi una strada facile da percorrere appena laureati, ma richiede formazione nell'area cognitiva, in quella addestrativa e di sviluppo pesonale. Il lavoro puo essere svolto come libero professionista, ma  anche  all'interno di  organizzazioni pubbliche come le attuali Aziende Sanitarie. Anzi va detto che la maggior parte delle esperienze in questo settore sono state realizzate proprio in situazioni di questo tipo fin dalla nascita dei CSZ (Consorzi Sanitari di Zona). Molti degli psicologi inseriti in queste  strutture sanitarie territoriali, ne vedevano la finalita principale nell'apertura e nell'interazione con le altre strutture esistenti. Essi non pensavano all'ennesimo  studio medico o psicologico semplicemente più  vicino e più  comodo  per gli utenti; immaginavano invece essi stessi più  presenti  fra gli abitanti di quel territorio, più propositivi e  collaborativi nei confronti di gruppi, istituzioni, organizzazioni, cosi da af-frontare insieme i problemi e da ottimizzare gli sforzi. L'unica diversita fra professionista privato o pubblico sta nel grado di potere e di prestigio che ha, cioe nella sua immagine esterna, dalla quale puo dipendere la reale possibilita di intervento. Ma ogni situazione e unica ed irripetibile e correlata soprattutto con le caratteristiche personali e professionali del- lo psicologo più che con le istituzioni che rappresenta  (a volte l'Azienda Sanitaria ha una  brutta  fama, ma  se lo psicologo  è stimato il suo intervento èrichiesto e molto apprezzato).

4.1- Atteggiamenti personali

Si dice che tutto si puo imparare ed in  effetti e  cosi. Ma e anche vero che le tendenze e le inclinazioni personali, facilitano il processo di apprendimento e lo valorizzano. In questo caso le caratteristiche importanti riguardano:- l' interesse  per la vita di gruppo, nel senso che si ami stare    in situazioni collettive più che di coppia o individuali - l'inclinazione per la politica, cioe per tutto quanto riguarda   la vita pubblica di un popolo e la partecipazione diretta o   indiretta ad essa, nella convinzione che i destini collettivi   siano condecisi da tutti i cittadini, anche se con diversi   gradi di responsabilita; - l'atteggiamento idealistico, nel senso di credere che esistano   alcuni valori ideali superiori, i quali sono in realtà   patrimonio comune anche se difficile da esplicitare e da   raggiungere; si potrebbe dire più semplicemente un ottimismo  di fondo;

- la tensione al futuro bilanciata dal desiderio di lasciare una   traccia di se, e cioe l'interesse a fare qualcosa di signifi-  cativo che permetta di essere ricordati, come succede ad un   esploratore o a un grande inventore;- la costanza, come capacita di non abbattersi davanti  agli  insuccessi, ma di continuare ad investire energie, valorizzando  sempre i risultati pur minimi che si raggiungono;
- l'elasticita mentale cioe la capacita di adattarsi  velocemente  ad una situazione, ma anche di trovare risposte  congruenti a   problemi strani o difficili; o infine di scoprire strategie in-   novative adatte a superare momenti di blocco e di impasse;- la tolleranza, come rispetto delle posizioni degli altri, pur   senza rinunciare ad un confronto e ad un dibattito, ma   accettando effettivamente il punto di vista dell'altro, senza   prevaricazioni di sorta;- la pazienza, perche solo raramente i tempi di reazione degli   uomini agli eventi, sono gli stessi: Ghandi, M.L. King, N.Mandela, per fare solo un paio di nomi, erano certo "in anticipo"   rispetto ai loro contemporanei, ma ora il loro punto di vista e   affermato e riconosciuto.
Tutto questo paragrafo in realtà non si riferisce a "doti innate" derivanti dai geni che un individuo ha fin dalla sua nascita. Sono di solito atteggiamenti e convinzioni frutto dell'educazione ricevuta soprattutto in famiglia e attraverso la scuola. Ma sono elementi importanti per valutare almeno la propria inclinazione a fare o no lo psicologo di comunità: chi vuole salvare il mondo  e crede di avere la soluzione in tasca per far questo, e meglio scelga un'altra strada. Lo psicologo di comunità non ha il pote- re di fare adottare alle persone i comportamenti per lui più  ap-propriati; di solito chi si rivolge a lui sta bene, per  cui  non  c'e neppure l'interesse per la guarigione e per una vita migliore che possa stimolare un comportamento "ubbidiente"; i desideri degli utenti sono spesso contradditori ed in lotta con le resi- stenze e le opposizioni al cambiamento che richiedono per la loro soddisfazione. La frustrazione e quindi possibile ed anzi frequente se non si e solidamente corazzati. La soddisfazione in questo lavoro sta nella capacita di comprendere il comportamento umano prevedendone l'evoluzione e attuando quegli interventi che sono fondati sui reali bisogni gia emersi o in fase di esplicitazione. 

4.2- Le skills dello psicologo di comunità

La professionalita dello psicologo di comunità e piùttosto complessa e composita, com'e possibile capire da cio che e stato fin qui illustrato. Senza scendere nel dettaglio delle discipline e dei loro contenuti, le aree dell'apprendimento riguardano:

1- la capacita di gestione di piccoli e grandi gruppi, sia in   termini di dinamiche che di compiti che essi devono realizzare:    il professionista deve innanzi tutto saper  osservare cio  che   accade, per poi intervenire in maniera efficace in  funzione   degli obiettivi della collettivita.    Gli apprendimenti in quest'area sono basilari, perche tutto il    lavoro e fatto con la comunità ed i suoi rappresentanti i    quali a loro volta, devono apprendere a lavorare in    situazioni collettive. L'acquisizione in questo settore    riguarda le teorie, le abilita tecniche e le capacita persona-    li che consentono anche di mantenere un'equilibrio emotivo,    oltre che formale e nelle procedure, rispetto alle posizioni    che i gruppi o i loro membri assumono durante il lavoro.
2- le conoscenze e le capacita di raccolta, di analisi  e di    elaborazione dei dati di una Ricerca-Intervento. Come si    individuano le ipotesi di una ricerca; quali tipi di strumenti    si possono utilizzare; quali sono le caratteristiche delle    principali modalita di indagine; ecc. Una volta raccolti i    dati, occorre sapere come trattarli per ricavarne indicazioni    utili a capire la situazione, ma anche per offrire materiale    di dibattito alla comunità stessa, perche rifletta su se stessa. Infine occorre essere capaci di presentare le informazioni    in modo stimolante e coinvolgente cosi da facilitare il    confronto ed il dibattito. Possono essere utili anche    competenze relative all'uso del computer e di programmi    specifici relativi al trattamento dei dati dal punto di vista    statistico.
3- altre skills riguardano gli interventi organizzativi in genere   rispetto ai quali accanto alle teorie vanno acquisite le "pra-    tiche" che riguardano soprattutto i sistemi aperti e  complessi, dove e difficile identificare la reale fonte di potere.    Oltre a saper organizzare, lo psicologo di comunità deve saper  coordinare attivita ed eventi, ma anche conoscere e saper    usare le tecniche di base del marketing. Senza volere per questo sostituire un'agenzia specializzata, si tratta di tener    conto dell'importanza della comunicazione e dell'informazione    in un contesto collettivo e di fare in modo di realizzare    interventi tesi a migliorare la conoscenza dei fatti, degli    eventi e delle persone della comunità. Poi i grandi interventi    promozionali saranno realizzati, se ci saranno i soldi, da    agenzie specifiche.
4- lo psicologo di comunità deve  saper  progettare,  programmare    e organizzare le iniziative: questa e una delle attivita a cui    l'operatore dedica più tempo: non  solo  occorre  essere  in    grado di predisporre progetti sulla carta, ma occorre anche    cercare di concretizzarli attraverso contatti con le parti    interessate, con le quali spesso occorre negoziare.   E' necessario saper passare dall'idea astratta alla    determinazione di tutte le azioni concrete che occorre attuare    per realizzare l'attivita ed essere in grado di coordinare le    operazioni concrete.
5- infine, c'e l'area della consulenza. Cio che è importante    imparare riguarda il ruolo del consulente e le sue modalita    di gestione delle diverse situazioni. Non si tratta solo di  acquisire delle abilita tecniche, apparentemente di una certa    facilita, ma di riuscire a gestire le proprie emozioni in situazioni in cui parole e fatti sono spesso diametralmente    opposti. Puo accadere che il  committente stesso che, chiamando e pagando un consulente, dichiara nei fatti il desiderio di  avere consigli e la stima nei confronti di un professionista    in grado di dargliene, non solo non ascolti neppure ciò  che gli viene proposto, ma che sia lui stesso a dare suggerimenti.

 

Bibliografia

 

AA.VV. a cura di Contessa G. e Sberna M. "Per una psicologia di        comunità", Clued, Mi, 1981

Contessa G. "Prevenzione primaria delle tossicodipendenze" CLUED,            MI, 1984

Contessa G. "La prevenzione" CittaStudi, MI, 1994

Francescato D. "Psicologia di comunità"

Orford J. "Psicologia di comunità. Aspetti teorici e  professionali" - F.Angeli ed., Mi, 1995