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Ottobre 2001: prove tecniche di III Guerra Mondiale. |
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La Teoria del Campo, creata
da K.Lewin, e la seguente psicosociologia, promossa in larga misura
da ricercatori anglosassoni, ci hanno insegnato tre concetti essenziali
per la convivenza umana.
Il primo è la "spersonalizzazione" del conflitto.
Per la cultura di gruppo il conflitto altro non è che la naturale
conseguenza delle inevitabili frizioni fra parti diverse interne ad
uno stesso campo. Ogni campo (o sistema) è formato da "regioni"
o parti che devono essere differenti in buona misura. per assicurare
allinsieme un potere evolutivo e differenziatore. Il tabù
dellincesto è la prima traduzione storica di questo concetto.
Il conflitto non è mai causato da una delle regioni, ma è
il risultato dellintero campo o, in altre parole, delle relazioni
esistenti fra le regioni. Su questa base sono nate la medicina olistica
prima e la terapia della famiglia o sistemica poi. Lidea di
fondo è che i conflitti sono "sintomi" (le nevrosi
sono il risultato di conflitti intrapsichici) di un insieme disfunzionale,
al suo interno o verso lesterno. Secondo tale ottica, la leadership,
come il "negativo" ed ogni altro ruolo sociale, sono lespressione
del campo o sistema che li creano. Non è limperatore
che fa limpero, ma viceversa. Hitler non ha creato il nazismo,
più di quanto il nazismo abbia causato Hitler. La mafia non
è solo la causa della degenerazione delle Istituzioni, ma anche
leffetto di quella. Il conflitto agito distruttivamente non
può essere letto in modo da farlo discendere da una causa univoca,
scotomizzando il bene dal male, e la ragione dal torto. Il conflitto
è il segno del fallimento della convivenza fra diversità,
e quindi del depotenziamento dellinsieme, rispetto al suo destino
evolutivo. Non solo lespressione del diabolico; non solo il
ricettacolo del male e del torto; non solo la causa del disagio: laltro
polo del conflitto è sempre lemergenza di una carenza
dellinsieme.
Per questo, è estranea alla cultura
psicosociale lidea di una rimozione, escussione, emarginazione,
o peggio, soppressione del portatore del conflitto. Eliminare il portatore
del conflitto non riduce le possibilità della sua riemersione
in altre forme, perché esso rappresenta una parte dellinsieme
che, malfunzionando, lha prodotto. In psicosociologia non esiste
il nemico bensì lavversario, lantagonista, il doppio,
lombra, loppositore che interpreta una polarità
indispensabile allinsieme e presente, in diverse dosi, in ogni
regione di esso. Il conflitto va "spersonalizzato" perché
esisterebbe anche se il soggetto che se ne fa portatore fosse eliminato;
perché il diabolico (loppositivo) è inestricabilmente
legato al simbolo (il consenso, lunità); e perché
insieme, luno e laltro, sono punti nodali del flusso evolutivo
della società.
Se tutto ciò è
vero, perché parliamo tanto di Bin Laden?.
Il secondo è la necessità di circoscrivere il conflitto.
Un conflitto è sempre il risultato della espressione piena
di diversità che convivono nello stesso campo. Un conflitto
non elaborato ma agito distruttivamente, è il sintomo di una
relazione sbagliata fra le parti in campo. Le parti o regioni di un
campo hanno tuttavia relazioni multiple fra loro e con tutte le altre
regioni. Per esempio due individui possono essere in conflitto sul
lavoro, ma in buoni rapporti amicali. Due nazioni possono essere in
conflitto commerciale, ma alleate sul piano militare. Nell' epoca
post moderna, sono sempre più diffuse la pluriappartenenza
e la relazionalità multiforme. Qualcuno è nostro avversario
su un piano e nostro partner su un altro. Altri sono avversari su
un certo campo, ma alleati su un altro.
La gestione di un conflitto distruttivo
deve avere come primo obiettivo la sua limitazione e circoscrizione.
Estendere il conflitto da un campo a tutti gli altri e allargarlo
da un solo avversario alla volta a più avversari, è
operazione da evitare a tutti i costi. Un conflitto fra un Paese di
Occidente e un manipolo di terroristi è tutt'altra cosa che
un conflitto fra cristianità e islam. Se un sistema (il pianeta
terra) si spacca in due fazioni in conflitto, chi potrà svolgere
il ruolo di "terza parte" capace di facilitare il ritorno
dal conflitto distruttivo alla competizione dialettica? Un conflitto
a due parti, ed esteso ad ogni settore del campo, porta al vicolo
cieco dell'io vinco tu perdi; non lascia vie d'uscita; porta alla
disperazione e ad un' escalation della posta in gioco.
Se questo principio della
psicosociologia è vero, come mai tutti i Paesi di Occidente
si sono precipitati ad aderire a "qualunque azione gli Usa decidano"?
Il terzo è: la strategia di intervento non può essere
solo sintomatica né solo repressiva.Questo principio non richiede
lastensione, o lindifferenza morale, o la rinuncia a prendere
iniziative contro il conflitto. Non è la negazione del conflitto
o della sua distruttività. E' invece la conseguenza di una
visione olistica dei sistemi. La riduzione del sintomo è utile
temporaneamente, ma non riduce la cause di insorgenza del malessere,
che vanno cercate nell'insieme delle relazioni fra parti. La repressione
è anch'essa utile e necessaria per sedare una parte del sistema,
nel breve termine, ma se si propone di arrivare al più presto
ad una azione rimodellante. Ogni psicologo sa che le cure sintomatiche,
i sedativi, le misure restrittive hanno una funzione transitoria e
temporanea e devono essere accompagnate o seguite da vicino da interventi
di cambiamento. Punire i terroristi è giusto e doveroso; punire
i Paesi che consapevolmente hanno alimentato il terrorismo, può
essere ugualmente utile e giusto. Ma questa non è la cura.
Ridurre l'insorgenza di nuovi terroristi e di nuovi Paesi fiancheggiatori:
questa è la cura !!!
Ma allora perché
non si sente parlare di un piano per la riformulazione dei rapporti
internazionali?
La risposta alle domande sopra esposte, è che l'8 Ottobre
non è affatto iniziata una fase di emergenza e di uscita dal
conflitto. Piuttosto quel giorno sembra iniziata una grande prova
tecnica di III Guerra Mondiale, fra l'impero di Occidente e l'Islam.
L'8 Ottobre 2001 è nato ufficialmente l'Impero e l'Islam ha
iniziato una lunga marcia verso l'unità, non "per"
qualcosa ma "contro" l'Occidente. Due civilizzazioni hanno
iniziato a scontrarsi. L'Occidente in declino e l'Islam in ascesa
sono entrati nel lungo tunnel di una mortale guerra per la supremazia
sul pianeta. Una guerra che non prevede vincitori, ma solo superstiti.
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