Nessuno può uccidere nessuno. Mai. Nemmeno per difendersi.

 



AIDS: errore o soluzione politica?

Oggi l'AIDS è considerato una piaga sociale, anzi uno dei mali peggiori del mondo: la nostra cultura lo ha definito e relegato a ruolo di nemico, insegnandoci come evitarlo e sensibilizzandoci a contribuire con la scienza a sconfiggerlo. Inutile dire quanti sotto-problemi sono stati messi in evidenza con l'AIDS: la droga, la prostituzione, l'omosessualità (tutte cose, in misura maggiore o minore, ritenute negative). I media hanno fatto sì che la gente avesse un punto di vista ben preciso in merito a questa malattia. Così, sono state messe da parte tutte quelle tesi mediche e quelle ipotesi politiche che interpretano il virus diversamente. Non tutti conosciamo l'esistenza di un movimento di dissenso nei confronti della versione ufficiale dell'AIDS, o le tesi del Premio Nobel Mullis, o l'azzardata ipotesi del prof. Segal. Ma andiamo con ordine, facendoci largo in questo mondo sommerso di tesi devianti.

Secondo la spiegazione, per così dire, ufficiale (corrente) dell'AIDS, questo sarebbe una malattia provocata dal virus HIV che debilita il sistema immunitario distruggendone le cellule. L'organismo umano resta indifeso e più soggetto a malattie, le quali possono portare alla morte. Dunque, l'AIDS è definito come un'infezione virale che viene rilevata tramite i testi dell' AIDS (o anti-HIV). Se si è sieropositivi, allora si è contratto il virus.

Questa definizione lascia perplessi sotto due differenti punti: 

a) HIV e AIDS non sono presenti contemporaneamente

b) l'HIV è stato catalogato a forza tra i virus

Analizziamo questi due punti separatamente. 

a) HIV E AIDS NON SONO PRESENTI CONTEMPORANEAMENTE.  
Kary B. Mullis (Premio Nobel per la Chimica nel 1993, per aver scoperto la PCR, reazione a catena della polimerase ) affermò di non trovare alcuna correlazione tra AIDS e HIV. Infatti, esistono migliaia di test sieronegativi (cioè, che non registrano l'HIV) che presentano forme di AIDS (i sintomi) e test positivi senza AIDS. Com'è possibile? Se l'AIDS è una malattia virale, allora deve essere collegata a un virus. Per esempio: se si contrae la varicella, si ha il virus della varicella. Invece, in quei test si poteva avere AIDS senza HIV e, viceversa, si poteva rilevare l'HIV senza avere l'AIDS. Il prof. Mullis non fece altro che evidenziare questa incongruenza, creando disagio tra virologi ed epidemiologi. 
In base alle sue affermazioni l'HIV non è per l'appunto collegato all'AIDS. 

b) L'HIV E' STATO CATALOGATO A FORZA TRA I VIRUS. 
I virus, in genere, hanno un'incubazione breve, di poche settimane. L'HIV è partito da un'incubazione di 18 mesi, per arrivare a 10/14 anni. Se l'HIV deve essere incluso tra i virus non dovrebbe presentare delle caratteristiche che lo allontanano dalla categoria! Uno dei principi della virologia è il postulato di Koch (dal nome del suo scopritore), secondo il quale si può parlare di una malattia virale solo quando il virus è sempre presente durante la malattia e causa la stessa affezione in tutti i soggetti con cui entra in contatto. Come abbiamo visto, questa relazione tra HIV e AIDS non esite: il virus non è sempre presente. Inoltre, non causa la malattia in tutti i soggetti con cui entra in contatto (pensiamo sempre alla varicella: essa si propaga a macchia d'olio). Se fosse conforme al principio di Koch, l'AIDS sarebbe stato un vero flagello, si sarebbe dovuto propagare a tutta la popolazione mondiale, invece ad esserne colpiti sono soprattutto tre classi di individui: i tossicodipendenti, gli omosessuali e gli emofiliaci, tutti esposti a infezioni che portano a un' immunodeficienza. Infatti: 1) i tossicodipendenti (circa il 32% dei malati in USA e il 60% in Europa) sono colpiti da infezioni causate dalla droga e, in genere, da sostanze psicotrope; 2) gli omosessuali (62% in USA e 48% in Europa) usano spesso degli eccitanti che provocano loro un'immunodeficienza; 3) gli emofiliaci (1% in USA e 3% in Europa) soffrono di deficienze immunitarie a causa dei carichi di proteine.

Oltre a Mullis, questa assenza di collegamento tra virus e patologia è sostenuta da altri nomi illustri: il prof. Peter Duesberg di biologia molecolare alla University of California di Berkeley, il Premio Nobel Walter Gilbert e Eleni Papadopulos-Eleopulos. 
Questi scienziati sono divisi tra due diverse teorie: a) l'HIV è necessario ma insufficiente, sono necessari anche altri fattori per arrivare all'AIDS; b) l'HIV è la manifestazione di un'immunodeficienza già esistente, infezione provocata da fattori esterni di vario tipo. 

Queste teorie alternative sono state duramente avversate dai media, a volte persino ridicolizzate. La posizione di Duesberg e Mullis (come anche degli altri studiosi) non è di fornire una spiegazione esaustiva. Essi semplicemente provano a formulare una tesi diversa, visto che quella ufficiale ha delle mancanze. Se si è sieropositivi e si muore per una polmonite o per una tubercolosi, allora si è morti per AIDS. Ma, se si è sieronegativi, allora si muore di tubercolosi o polmonite. Tutto questo discorso può apparire assurdo, ma è tutto vero. Il movimento di dissenso raccoglie circa 700 firme di studiosi, proprio perché le incongruenze riscontrate nella versione ufficiale sono macroscopiche.

Arrivati a questo punto si pone una domanda: se l'HIV e l'AIDS non sono legati con assoluta certezza, se non si è certi che esista una vera e propria malattia da chiamare AIDS, allora perché l'opinione pubblica è stata così fortemente sensibilizzata verso un problema che presenta margini d' incertezza enormi? Sono state ipotizzate varie teorie sul "perché" di questa malattia. E soprattutto sono sorte numerose denunce, accuse.. Anche se alcune di esse possono sembrare eccessive o artificiose, altre reazionarie, tuttavia è giusto parlarne. Tutte si fondano su un terreno comune: che sull'AIDS si è costruito molto, se ne è fatto in un certo senso uno strumento sociale, nonostante i dubbi che attorno ad esso si nutrono.

Il prof. Duesberg, ribadendo l'incertezza anche della sua teoria alternativa, ha messo in luce che non si può somministrare a un malato un farmaco altamente cancerogeno come l'AZT, quando non si sa cosa si vuole combattere esattamente. Inoltre, pensiamo anche alle conseguenze psicologiche che riceve un soggetto malato , nel momento in cui sa di avere la malattia più grave che esista. Per quanto riguarda la terapia AZT, c'è da dire che questo farmaco nacque nel 1964 come antitumorale, ma non venne utilizzato per vent'anni circa, cioè fino a quando non fu ritenuto capace di combattere l'AIDS. Quando fu sperimentato, se ne accertò l'alta tossicità: le cavie leucemiche morivano in quantità maggiore se curate con l'AZT. Ovviamente a guadagnare dalla vendita di questo farmaco fu l'impresa produttrice (la Wellcome) che aumentò il suo fatturato in modo vertiginoso.

E se davvero Duesberg avesse ragione a sostenere che l'Hiv non è la causa dell'AIDS? Allora sarebbe davvero tremendo per l'ortodossia sull'AIDS, perché: "dal 1987 sta prescrivendo a più di 200.000 sieropositivi, non importa se colpiti o meno dall'AIDS, una micidiale accozzaglia di farmaci venefici, come la pentamidina e i chemioterapici (tipo l'AZT, il ddl e il ddc); ...sta infliggendo mortifere prognosi di AIDS a centinaia di migliaia di persone risultate sieropositive al test dell'HIV".

Ma, se non è l'HIV, cos'è? 

Il "Sunday Express" (26 ottobre 1986), scrisse che, secondo tre studiosi, "l 'AIDS, la patologia mortale apparsa nel 1979 negli USA e che miete vittime in tutti i continenti, è stata 'inventata' in laboratorio". Nel frattempo si levano, da più parti, accuse gravissime mentre le bugie dette sull'AIDS "...ancora oggi si ripetono per coprire lo sterminio dei negri, dei drogati e degli omosessuali..." E', infatti, ormai evidente che ben lontana "dal minacciare la popolazione eterosessuale in generale, l'AIDS resta confinato, principalmente, ai tossicodipendenti ed agli omosessuali maschi di particolari zone urbane". 

Cosa si cela dietro l'AIDS? 

C'è chi ha parlato di sterminio, di congiura contro una parte dell'umanità. La popolazione nera degli Stati Uniti crede che "l'unico dato in comune tra le vittime dell'AIDS... non è né il sesso né la droga, ma sono le manipolazioni dell'uomo bianco. Secondo queste storie ai drogati viene fornita eroina opportunamente tagliata con sostanze che danneggiano il sistema immunitario, mentre gli omosessuali e gli africani vengono infettati mediante vaccinazioni di massa, col pretesto di proteggerli da altre malattie. Oppure accusano il governo di praticare la guerra batteriologica contro i propri cittadini omosessuali mettendo in giro un virus (!) che contagia a preferenza gli omosessuali".
Leggiamo ancora, nel dossier inchiesta di Romano e Vogel, che "la rivista gay New York Native, nell'83 pubblicò la lettera di un dipendente del laboratorio di guerra biologica di Fort Detrick il quale assicurava di aver partecipato all'operazione, che era iniziata nel '78. La lettera era anonima ma è stata pubblicata anche in Unione Sovietica dalla Literaturnaya Gazeta (il 30.10.85 secondo Covert Action)... Secondo un articolo apparso con rilievo nel Times di Londra l'epidemia di AIDS in Africa ed in Sud America segue la vaccinazione in massa contro il vaiolo, effettuata nei primi anni '80. Per estirpare il vaiolo dalla faccia della terra l'OMS avrebbe vaccinato almeno 70 milioni di negri dell'Africa Centrale" La gravissima accusa fu pubblicata prima da un giornale di New Delhi "The Patriot" (ottobre 1985), e poi ripresa e stigmatizzata dalla sovietica "Literaturnaya Gazeta" il 30 ottobre dello stesso anno. In Brasile, la notizia che il virus dell'AIDS era un prodotto dell'ingegneria genetica, messo appunto come terribile arma biologica, fu pubblicata dal giornale "L' Estado de Sao Paulo". In Inghilterra, il 26 ottobre 1986, il quotidiano londinese "Sunday Express" ripubblicò la terribile accusa. La "Pravda", nell'ex Unione Sovietica, il 31 ottobre 1986, corredò una vignetta, che raffigurava un militare che dava un pacchetto di dollari ad un medico che aveva una provetta con dentro il mortale virus con una didascalia che ribadiva l'accusa della creazione del virus nei laboratori del Pentagono. La rivista francese "Eléments" (n. 63, 1988) rilanciò l'accusa con un articolo titolato "AIDS, il Pentagono sotto accusa". 
Tutto ciò sembra essere però passato sotto silenzio. 

E se l'AIDS fosse, davvero, una vera e propria strage programmata di omosessuali, drogati, gente di colore e poveri del mondo? 

Proviamo a prendere sul serio queste gravissime accuse. Non c'è dubbio che un certo razzismo considera i gay e i drogati delle minoranze moleste, di cui se ne potrebbe benissimo fare a meno. Quanto alle sterminate masse di poveri del Terzo Mondo, che non producono e coi loro bisogni pongono problemi alle nazioni più ricche, un loro sterminio si concilierebbe molto bene con il modello di una società basata sul mercato, la produzione e il consumo. Secondo una filosofia alquanto cinica, occorre qualcosa che sostituisca le guerre e le grandi epidemie che in passato avevano la funzione di calmierare e selezionare la popolazione del pianeta. E' atroce pensare che scienziati e studiosi possano mettersi al servizio di un tale disegno, ma d'altra parte non si può negare che in certi santuari della scienza medica si agisca contravvenendo al giuramento di Ippocrate e, invece, si sacrifichino vittime umane per teoremi di morte. Lo ha denunciato il dott. Robert Newman, presidente di un grande ospedale di New York, il "Beth Israel Medical Center". Parlando dei tossicodipendenti ha dichiarato: "Nessuno lo ha ancora detto apertamente, ma sono sicuro che molti sono d' accordo che dovremmo lasciarli morire tutti". Questa logica di morte è confermata anche dalle parole di Julian Huxley, fondatore della Società Eugenetica Britannica, il quale ha asserito che: "L'intelligenza di un nero è differente da quella di un bianco, come lo è il corpo (...). Del resto è sufficiente vedere il comportamento religioso dei negri per comprendere le differenze: urlano, danzano, si abbandonano alle emozioni più violente (...). Negri e bianchi presentano differenze organiche inarmonizzabili". E' in base a queste convinzioni che l'uomo arriva a sterminare i propri simili. Ma poi, dovremmo forse stupirci che si possano organizzare simili crudeli stermini al termine di un secolo segnato dal nazismo e dallo stalinismo? Questo abominio, d'altronde, è stato denunciato, soprattutto nei primi anni '80, da alcuni studiosi e ricercatori che la pensano proprio cosi e, a supporto delle loro gravissime accuse, indicano alcuni documenti del governo degli Stati Uniti. Tra questi, il Memorandum 200 per la Sicurezza nazionale è uno dei primi e forse il più importante. Fu "redatto nell'aprile del 1974 dall'allora Consigliere americano per la Sicurezza nazionale, Henry Kissinger. Il documento, a lungo tenuto segreto, fu reso di dominio pubblico nel 1990 grazie alla legge per la libertà d'informazione, e collocato negli Archivi nazionali americani. Si tratta di un documento agghiacciante, che denota il cinismo di un governo quando afferma: "Lo spopolamento, dovrebbe essere la principale priorità della politica estera americana verso i Paesi del Terzo mondo" Un altro documento terribile è il "Global 2000 Report to the President" presentato dal Dipartimento di Stato americano. Il giornalista Rogelio Maduro nel suo libro "The Ozone Scare" scrive: "Questo dossier fu elaborato dal Consiglio della Casa Bianca per l'Ambiente e dal Dipartimento di Stato a partire dai primi giorni della presidenza Carter. Decine di alti funzionari e centinaia di consulenti hanno lavorato a questo rapporto che proponeva di fare del 'controllo demografico' la pietra angolare delle politiche di tutti i futuri presidenti americani. Nel rapporto e nei documenti che lo accompagnano, si trovano tutta una serie di profezie terrorizzanti: crisi delle risorse idriche, penuria di energia, carenza di materie prime strategiche. La causa di tutto ciò? La crescita demografica. (...). E' dunque necessario, concludeva il documento, che il governo faccia convergere politica estera ed interna con l'obiettivo di eliminare questi uomini di troppo. (...). Dal momento in cui questo documento è stato reso di pubblico dominio, sezioni intere del governo americano non lavorano che per mettere in pratica le sue raccomandazioni: il genocidio" Questo programma non è condiviso solo dagli americani. Il celebre documentarista Jacques Cousteau, che fu un accanito propugnatore del programma xenofobo in Francia, scrisse: "Noi vogliamo eliminare le sofferenze, le malattie? L'idea è bella ma non può rivelarsi positiva nel lungo termine. C'è da temere di compromettere così l'avvenire della nostra specie. E' terribile da dirsi. E' necessario che la popolazione mondiale si stabilizzi e perciò è necessario eliminare 350 mila uomini al giorno". E Filippo duca di Edimburgo, marito della Regina Elisabetta II presidente del WWF internazionale, affermò: "Nel caso che io rinasca, mi piacerebbe essere un virus letale così da contribuire a risolvere il problema della sovrappopolazione". (Deutsche Press Agentur, DPA, 8 agosto 1988). Ecco un altro esempio del disprezzo verso le popolazioni del Terzo mondo. Il patologo dr. Cornelius Rhoades, che qualche anno dopo avrebbe diretto il reparto di patologia del Rockefeller Institute, nel 1932, diede inizio ad una vasta ricerca sul cancro. In definitiva effettuava orribili esperimenti, tra cui far insorgere deliberatamente delle infezioni sui malati. Trenta portoricani, morirono a causa di questi orribili esperimenti. Rhoades come giustificazione sostenne che: "I portoricani sono la più sporca, la più fannullona, degenerata e ladra razza sulla faccia della terra... e che perciò tutti i medici potevano deliziarsi nell'abuso e nella tortura di questi sciagurati". Alla luce di considerazioni così sinistre non è più fantascienza credere a quanto sostengono alcuni scienziati, e cioè che "l'AIDS fu in effetti il risultato di un programma di ricerca a lungo termine". Qualcuno afferma addirittura di averne le prove, come il russo Jakob Segal, docente di biologia all'Università di Humboldt.

Nel 1970, il Dipartimento per la Difesa degli Stati Uniti d'America chiese alla Commissione Senatoriale cospicui fondi per la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche per attaccare il sistema immunitario umano. La richiesta fu avanzata per lo sviluppo di "agenti biologici sintetici". Testimoniando davanti alla Commissione, Donald McArthur, esperto militare di guerra biologica, dichiarò: "..tra 5 o 10 anni, probabilmente sarà possibile creare un nuovo microrganismo infettivo che potrebbe essere diverso per alcuni importanti aspetti da ogni altro agente conosciuto..". McArthur concludeva che un programma di ricerca del genere "..poteva essere completato in circa 10 anni al costo di 10 milioni di dollari..". 
La somma richiesta fu accordata. 

Jacob Segal, di origine russa, docente di biologia all'università di Humboldt, Germania è convinto che l'AIDS sia stato creato nel laboratorio di Fort Detrick, nel Maryland, centro di ricerca su armi chimiche e biologiche. Insieme alla moglie, Segal pubblicò le sue scoperte nel 1986 in un opuscolo polemico intitolato AIDS: una malattia prodotta in America. 
Poi cercò di dimostrare che il virus della immunodeficienza (HIV), che molti scienziati ritengono evolva in AIDS, è quasi identico al altri due virus: il VISNA, una malattia mortale che colpisce le pecore ma non l'uomo, e il virus della leucemia delle cellule T (HTLV-1) il quale, sebbene non mortale è altamente infettivo per l'uomo. Segal afferma che il laboratorio di alta sicurezza di Fort Detrick realizzò l'unione dei virus VISNA e HTLV-1, originando così un'arma biologica artificiale altamente contagiosa e mortale per gli uomini. Il risultato fu l'HIV messo a punto tra la fine del 1977 e la primavera del 1978. 
Segal respinge la tesi che l'AIDS abbia avuto origine dal contatto fra uomini e scimpanzé in Africa, e sottolinea che il cocktail di Fort Detrick venne testato su carcerati che decidevano volontariamente di partecipare all'esperimento in cambio della libertà anticipata. Siccome i sintomi non si manifestarono prima di sei mesi, i test furono giudicati fallimentari e i carcerati vennero rilasciati. Alcuni di loro erano omosessuali, fa notare Segal, e una volta arrivati a New York, ignari delle loro condizioni, cominciarono a trasmettere il contagio a persone del giro dei gay newyorchesi. E qui, nel 1979, si manifestò il primo caso conclamato di AIDS, e la malattia cominciò a diffondersi rapidamente.

La nascita dell'AIDS è stata accompagnata da un curioso evento. Nel 1979, negli USA, si verificò qualche caso di una strana patologia che provocò morti. Nel 1981, ad Atlanta, presso il Centers of Disease Control, si cominciò a parlare di "Sindrome di immunodeficienza acquisita", ma non se ne conosceva il virus. Nel 1984 il Ministro della Sanità statunitense Margaret Heckler, annunciò che il virologo Robert Gallo e il professor Luc Montaignier avevano scoperto che l'AIDS era provocato dal virus HIV (human immunodeficiency virus). Qual è lo strano evento verificatosi? I giornalisti Francesco Romano e Elisabeth Vogel hanno messo in luce che già nel 1982, sulla rivista Nature, il prof. Gallo parlando dell'AIDS, lo collegava al virus HIV (scoperto più tardi, tanto che fu annunciato nel 1984). I giornalisti ironizzarono invocando il miracolo! Ma questa denuncia non ricevette seguito. 

Altri personaggi eminenti si sono lasciati andare a dichiarazioni razziste, che deludono le aspettative di uguaglianza proposte dai moderni stati democratici: Juliane Huxley, fondatore della Società Eugenetica Britannica, ha affermato che i negri non sono uguali ai bianchi, e non ci si deve stupire dunque, se l'uomo bianco desidera sterminare una razza inferiore! Ancora più spaventose le parole di Henry Kissinger (Consigliere americano per la Sicurezza Nazionale), immortalate in un documento ufficiale: la fondamentale priorità della politica estera americana dovrebbe essere lo spopolamento del Terzo Mondo, paese che rappresenta per lui un peso economico e un problema sociale. Altri personaggi politici di spicco hanno rilasciato affermazioni aberranti, sperando in qualche "miracoloso evento" che potesse aiutare a risolvere problemi di sovrappopolazione, sicurezza economica, conflitti sociali, povertà. Filippo duca di Edimburgo esternò il suo desiderio di essere un virus, in una prossima vita, per risolvere la spinosa questione della sovrappopolazione.

Nel frattempo si continua a morire di AIDS specialmente tra le categorie a rischio (omosessuali e drogati) e nel Terzo mondo. Tra i Paesi dove vi sono più persone colpite dall'AIDS vi è l'India "che conta già quattro milioni di abitanti sieropositivi e rischia di diventare il Paese più colpito dall' epidemia dell'AIDS. Lo ha denunciato a Manila il ministro della sanità indiano, signora Renu Ka Chowdury..."(Rai-Televideo del 26 ottobre 1997). Dopo quanto esposto il fatto che segue fa venire la pelle d'oca. Il 19 gennaio 1989 "'Nature' esce con una serie di articoli sconcertanti sull' India. "Saranno sterilizzate tutte le mucche improduttive" scrive 'Nature'. Poi c'è la notizia che riguarda direttamente la nostra storia: "entro il '92, dice 'Nature', tutti i bambini indiani saranno vaccinati contro una serie di malattie". (...). Tutti i bambini indiani dovranno essere immunizzati entro il 1992. "Chiaramente qualcosa non funziona nella redazione di 'Nature'. In India ci sono più di 200.000.000 di bambini, e il 92 inteso come anno non è una scadenza realistica. (...). Alla fine del 1988 in India si contavano 9 casi di AIDS". 
L’insinuazione è evidente: una soluzione politica? Non si sa più cosa pensare!

Abbiamo già detto che il movimento di dissenso raccoglie tante firme. Nonostante ciò l’opinione pubblica non conosce tutte queste accuse.  
Pochi (ricordiamo Romano e Vogel per la rivista gay New York Native) hanno contribuito a divulgare l’esistenza di tesi alternative.

Riflettendo, alla fine di questa nostra discussione, sulle mancate corrispondenze tra AIDS e HIV, sulle ipotesi politiche di diffusione della malattia, restiamo turbati.

Abbiamo assistito a massacri, olocausti, flagelli, crociate, inquisizione, niente ormai ci dovrebbe stupire. Eppure dinanzi alla cattiveria dei potenti e alla durezza della politica prevaricatrice, alla potenza della scienza e alle manipolazioni della stampa, non possiamo che reagire con profonda contrarietà.

Che questo senso di sdegno non si trasformi in rassegnazione, ma in desiderio di una maggiore informazione.          

Vogliamo essere non solo occhi che leggono e conoscono, ma menti che si aprono, voci che denunciano, penne che divulgano notizie.

Grazia Tomarchio

Fonte (http://www.disinformazione.it/)