Nessuno può uccidere nessuno. Mai. Nemmeno per difendersi.

 


FANTAGUERRA (Sei ragioni per non farla)

Cosa potrebbe fare Saddam in caso di attacco americano? L'opinione generale sembra vedere gli iracheni nella difesa disperata delle loro frontiere. Questa risposta è probabile ma la fantasìa può inventare altri scenari, non allettanti, ma nemmeno impossibili. Scenari che sono altrettante argomentazioni sulla necessità di NON fare alcuna guerra.

  1. La tattica del judo e della Russia

Nella prima fase gli attaccanti radono al suolo un centinaio di siti e fanno 20/30.000 morti fra i civili, con bombardamenti aerei. A quel punto gli attaccanti passano sugli obiettivi urbani, radendo al suolo 3/4 città, e facendo un milione di morti. Oppure, visto che la prima ipotesi sarebbe poco popolare, gli Usa devono entrare nell'Iraq via terra. Si tratta di 250.000 soldati che devono avanzare fronteggiando le ostilità di 50 milioni di iraqeni praticamente tutti in armi. E' la tattica usata dalla Russia per sconfiggere Napoleone e Hitler.

  1. Contrattacco sul suolo degli alleati.

Non è scritto da nessuna parte che l'Iraq debba solo difendersi. Di fronte a un attacco, avrebbe anche la legittimazione del contrattacco. Il quale può avvenire per via aerea sulle capitali vicine, non tanto dell'area (per evitare che l'alleanza degli Usa si estenda) quanto in Europa o addirittura negli Usa. In Europa sono alla portata iraqena obiettivi come Italia, Spagna e Inghilterra per citare i paesi più filo-americani. Sarà arduo per la NATO o le forze alleate intercettare pochi velivoli che dall'Iraq arrivino a sorvolare il Mediterraneo. Oppure aerei che abbiano basi d'appoggio in Algeria, o in Libia, Paesi musulmani che non amano certo l'Occidente. Ma se fossi Saddam avrei in questi mesi portato via nave alcuni caccia e relativi rifornimenti su qualche isola dei Caraibi o magari nel Venezuela. Dopo i primi attacchi sulle città iraqene, lancerei gli aerei kamikaze su Miami, Houston, New Orleans ed altre città del Golfo del Messico. Dieci aerei ben attrezzati possono fare un mezzo milione di morti.

  1. Operazioni kamikaze nelle capitali.

In alternativa o in aggiunta alle tattiche sopra descritte, se fossi Saddam avrei preparato in questi mesi cellule di militanti in tutte le principali città occidentali. Cellule terroristiche pronte a colpire non tanto obiettivi umani, che renderebbero impopolare e insostenibile la difesa da parte dei pacifisti, ma siti nevralgici. Aeroporti, centrali energetiche, trasporti, comunicazioni colpiti adeguatamente creerebbero più danni di qualche bomba su un metro'.

  1. Telematica.

I pakistani ed i russi (magari anche ceceni) sono fra i maggiori esperti di software del mondo. E sono musulmani. Cosa impedisce di pensare che la fantaguerra sia combattuta anche per via telematica? Con costi irrisori, dieci hackers musulmani esperti, possono ostacolare le comunicazioni ed i sistemi d'arma statunitensi; mettere in ginocchio i sistemi info-telematici dei paesi occidentali; gettare nel caos gli Usa. E' vero che anche gli Usa sono bravi nelle tecnologie telematiche, ma è vero anche che nei sistemi complessi l'attacco è molto più facile della difesa. Difendere la rete telematica occidentale contro eventuali attacchi telematici è assi più difficile che trovarne i buchi. Chi conosce Microsoft e l'inefficienza Usa (mostrata tragicamente l'11-9) , può capire la vulnerabilità dell'Occidente.

  1. Armi chimiche, biologiche e atomiche.

Nessuno puo' oggi dire se Saddam abbia o no armi chimiche, biologiche o atomiche di distruzione di massa. Il fatto è che se nessuno "va a vedere il bluff" l'Iraq è costretto a non usare le armi che ha. Se invece viene fatto un attacco a Saddam con la motivazione che detiene queste armi, allora nessuno potrà trattenere l'Iraq dall'usarle. Sarebbe tragico constatare gli gli Usa avevano ragione sperimentando un'atomica su Israele, oppure uno spruzzata di gas nervino o di germi su Roma o Londra. D'altronde, cosa tratterrebbe un dittatore perdente e disperato dal ricorso all'arma finale?

  1. La posta della vita.

Molti nostri ragionamenti sulla guerra hanno il limite, fra gli altri, di dare alla vita un valore tutto "cristiano". Per noi è importante la vita terrena del singolo, cui attribuiamo un valore in sè, solitamente superiore ad ogni altro. La stessa cosa non vale per l'Islam. In quella civilizzazione, anche senza arrivare ai kamikaze, la vita terrena è subordinata a quella celeste. La morte è vista con familiarità e benevolenza. La situazione è simile a quella di giocatori di poker che hanno diversi redditi. Se uno ha un reddito molto maggiore di un altro, a parità di bravura, avrà anche una disinvoltura nel gioco che deriva dall'attribuire ai soldi un valore inferiore. Il più povero perderà sicuramente. L'Occidente è quello che da alla vita un valore più alto, quindi sarà più prudente nel rischiarla. L'Islam assegna alla vita un valore minore, quindi sarà più disposto a metterla in gioco. Se poi pensiamo a Saddam Hussein, diventa evidente la risibilità dlle proporste di "esilio". Queste adrebbero bene per un giovane capo di un Paese occidentale, ma Saddam dalla morte ha solo da guadagnare un posto nella storia islamica, che peraltro, se non fosse stato per gli usa, non avrebbe mai avuto.

Guglielmo Colombi

{text} Psicologia Politica