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La vicenda Parmalat, aldilà del disastro economico e finanziario, è una spia della cultura mafiosa che da sempre ispira l'oligarchia dominante. Tanzi da anni finanzia i politici di ogni versante e levatura. Il che non solo gli rende benevolo il ceto politico, ma per estensione anche tutte le camarille, cordate e corporazioni che l'oligarchia controlla: dirigenti di banca, magistratura, finanzieri, funzionari di Enti pubblici. Ciò che appare del tutto legale, è sostanzialmente una versione pacifica della cultura mafiosa. Che consiste nella creazione di reti di complicità capaci di annichilire, superare, manipolare l'autorità oggettiva dello Stato. Possiamo pensare tutto il male possibile di Berlusconi (e lo facciamo), ma è evidente che c'è qualcosa sotto il fatto che mentre l'imprenditore televisivo ha subito circa 500 ispezioni e controlli negli ultimi dieci anni, il "lattaio" ne è rimasto del tutto esente. Oppure, il che è peggio, ha subito altrettante ispezioni senza che nessuna irregolarità sia stata portata alla luce? Il mito dell'UE La creazione della Unione Europea è il fenomeno più mitico
del dopoguerra. E' stata l'unica decisione presa da tutti i partiti
senza sostanziale opposizione. Nessuna forza politica significativa
si è mai opposta apertamente, in nessuna fase, al processo di
creazione della UE. Nemmeno circa il varo dell'euro. Malgrado nessuno
abbia mai spiegato i vantaggi che sarebbero derivati ai cittadini dalla
moneta unica. Malgrado siano stati chiesti enormi sacrifici per l'allineamento
del bilancio. Malgrado sia vistoso l'esempio di Inghilterra e Danimarca
che, senza aver adottato l'euro, se la cavano benissimo. Malgrado siano
sotto gli occhi di tutti i rincari seguiti all'euro. Malgrado sia evidente
che l'Europa ha sottratto in questi anni gran parte delle autonomie
a tutti gli enti locali (nella formazione, nelle politiche sociali,
nelle procedure amministrative, ecc.). Malgrado tutto ciò ancora
non si profila all'orizzonte nessuna forza politica che sappia dire
chiaro e forte: "abbiato sbagliato, l'Europa è una bella
idea, ma dibbiamo tornare indietro e ripensarci". Il mito si fonda
sulla propria intoccabilità. La democrazia fra tecnocrazia e psicocrazia Perchè non dare direttamente il governo del Paese all'Istat
o all'Eurispes? A sentire i politici di destra e di sinistra, la tecnocrazia
è il vero regime dell'Italietta post-moderna. Tutto va bene perchè
lo dice l'Istat; tutto va male perchè lo dice l'Eurispes. La
democrazia è fondata sul principio che il governo debba essere
gestito "a discrezione" del popolo, in base ai ragionamenti
ed ai sentimenti che gli sono propri in ogni momento storico. La democrazia
è assai più "psicocratica" che "tecnocratica".
Per esempio, la democrazia implica la fiducia, la stima, l'appartenenza
che non sono altro che sentimenti. Non serve a niente che un ente statistico,
ed ancor meno un professionista della politica, ci dica che "le
cose vanno bene" se siamo convinti del contrario. Poco importa
se abbia ragione l'Istat o l'Eurispes, l'unica cosa che dovrebbe valere
in una democrazia seria è il "sentimento" popolare.
Prima di tutto perchè è quello che determina il comportamento
di voto. Secondariamente perchè è quello che presiede
ai comportamenti quotidiani. Risparmio, investimento, consumo, impresa
si fondano sull'ottimismo, sulla fiducia, sulla sensazione che il Paese
abbia in vento in poppa. I dibattiti dunque non dovrebbero centrarsi
sul conflitto Istat/Eurispes, ma sul perchè il clima nazionale
sia quello che è (nero)e su come sia possibile convertirlo in
positivo. Che il clima sia nero è palpabile ovunque: dai discorsi
da bar centrati sui progetti di fuga all'estero, alle vie di Milano
deserte dopo le dieci di sera; dall'incremento di scioperi e cortei,
ai negozi sfitti ovunque. |
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