Rassegna delle metodologie d'aula

A. LEZIONE
La situazione formativa si avvicina molto alla tradizionale relazione accademica tra docente e discente. L'apprendimento consiste nella trasmissione del sapere da parte del docente e nell'attenzione e ascolto da parte del discente. Oggetto di apprendimento sono i contenuti, le informazioni, le nozioni che il docente trasmette attuando una comunicazione sostanzialmente unidirezionale, che vede il discente in un ruolo piuttosto passivo.

B. TESTIMONIANZA
Una persona è invitata a partecipare e a riferire al gruppo una sua determinata esperienza, un'opinione, un avvenimento che le è accaduto.

C. DISCUSSIONE
Vi sono diverse tipologie di discussione, tra cui:

DIBATTITO
Può essere introdotto all'intemo delle lezioni e delle testimonianze per consentire uno scambio più attivo tra docente e allievo. Si invita a porre domande cui il docente o il testimone risponde, incoraggiando anche la discussione di gruppo attraverso stimoli al confronto delle opinioni di tutti i discenti.

DISCUSSIONE LIBERA
I mèmbri del gruppo discutono tra loro, in genere senza che ci sia un conduttore della riunione, ma con un eventuale coordinatore (che può essere un membro del gruppo stesso).

DISCUSSIONE INCROCIATA (carréfour)
II gruppo si divide in un certo numero di sottogruppi (determinato dal numero totale di partecipanti). Tutti i sottogruppi discutono sullo stesso argomento per un tempo stabilito e concordato. Poi i gruppi si riuniscono in seduta plenaria per ascoltare le comunicazioni di ciascun sottogruppo.

FORUM
E' un dibattito che si sviluppa utilizzando il supporto di un audiovisivo (film, trasmissione TV, registrazione, diapositive).

DISCUSSIONE PER PUNTI FERMI
Si procede come per carrefour, ma il conduttore dell'incontro compie una sintesi centrata sui punti-chiave, le costanti, i concetti più significativi. I partecipanti poi si risuddividono in gruppi diversi da quelli precedenti e rianalizzano il problema alla luce degli elementi evidenziati dalla sintesi. Si procede così finché gli obiettivi si ritengono raggiunti.

PHILIPS 6x6
II gruppo viene suddiviso in sottogruppi di 6 persone che discutono è minuti 6 minuti sull'argomento proposto. Quindi ci si ritrova in riunione plenaria ed eventualmente si ripete l'operazione riformando 6 gruppi i cui partecipanti provengono da ciascuno dei 6 gruppi di partenza. Ci può essere un ulteriore passaggio formando per ultimo un gruppo composto dai rappresentanti dei 6 gruppi, mentre tutti gli altri partecipanti, intomo assistono senza parlare.

D. ESERCITAZIONI

ESERCITAZIONI NOZIONISTICHE
Servono a stabilizzare l'apprendimento e contemporaneamente a colmare le eventuali lacune. Si tratta di questionarì o test che toccano gli argomenti oggetto di insegnamento. Possono prevedere risposte aperte, chiuse tipo "Vero o falso" o a scelta multipla. Lo scopo non è la vantazione del livello di conoscenza raggiunto, come può esserio per le verifiche scolastiche; si tratta piuttosto di uno strumento che consente di assicurarsi che tutti i partecipanti abbiano raggiunto il livello auspicabile rispetto a quella situazione. In effetti il questionario, compilato singolarmente dai partecipanti, non viene ritirato dal
docente, che invece commenta in plenaria ogni domanda e le possibili alternative di risposta, corrette e non

ESERCITAZIONI ADDESTRATIVE
Esercizi atti a trasmettere capacità inerenti lo svolgimento operativo di una certa attività, manuale o intellettuale, rìgidamente procedurizzata.


ESERCITAZIONI DI PROBLEM SOLVING
Problema assegnato ai partecipanti, più o meno vicino alla realtà dei partecipanti, che dovrebbero arrivare alla soluzione applicando correttamente procedure e conoscenze già possedute, oggetto delle lezioni già frequentate o da approfondire. E' consigliabile la modalità del sottogruppo, dopodiché in plenaria, si verifica la qualità dei lavori e si confrontano i differenti percorsi per arrivare alla soluzione. A differenza dei casi, esistono una o più soluzioni corrette predefinite.

E. CASI
Situazione problematica proposta ai partecipanti, rispetto alla quale, in sottogruppo, essi sono invitati a discutere e a trovare una soluzione. Solitamente si tratta del resoconto di un'esperienza dato in forma scritta, lungo da 2 a 10 pagine. L'obiettivo a cui si mira è lo sviluppo delle capacità di comprendere, analizzare e affrontare in modo razionale situazioni complesse. Nel caso in realtà la
soluzione corretta non esiste e comunque non è prevedibile a priori. Per valutare la bontà della soluzione proposta dai partecipanti occorre basarsi sulla coerenza del processo che ha portato alla particolare soluzione, sui dati che sono stati ipotizzati a completamento delle informazioni fomite, alle motivazioni che sottostanno.
Questa metodologia richiede un tempo piuttosto cospicuo, tendenzialmente di mezza giornata: occorre tenere presente che oltre al tempo di lavoro dei sottogruppi, è importante la fase successiva di analisi e discussione in plenaria. Rispetto al contenuto e alla modalità di fornire ai partecipanti le informazioni esistono diverse possibilità, che distinguono i tipi di casi possibili.

CASO CLASSICO
Descrìve situazioni, reali o verosimili, che riguardano aziende o contesti diversi da quello a cui appartengono i partecipanti. Ai discenti si richiede quindi di astrarsi dal proprio contesto e di calarsi e comprendere una realtà differente.
Tra i vantaggi vi sono il medesimo livello di partenza di tutti i partecipanti, (i casi aziendali possono favorire coloro che provengono dal reparto "protagonista" della vicenda), e la prevenzioni di eventuali divagazioni "aziendalesi".

CASO AZIENDALE O INDUSTRIALE
II caso descrìve situazioni della medesima azienda da cui provengono i partecipanti. Si può prendere spunto da fatti realmente accaduti, magari mascherando i protagonisti, o costruito ad hoc. Questo tipo di casi comporta elevato coinvolgimento dei partecipanti, maggiori facilità di comprensione e trasferibilità dell'apprendimento.

CASO A PUNTATE O INCIDENT
Oltre a raggiungere gli obiettivi specifici del metodo dei casi, consente di focalizzare l'attenzione sulla raccolta delle informazioni. Dopo la presentazione della situazione generale , si lavora per una prima fase in sottogruppi. La prima riunione in plenaria in cui si esamina il lavoro svolto dai sottogruppi, può essere seguito o meno da una razionalizzazione teorica del docente.
La seconda parte delle informazioni sul caso può essere predefinita, e quindi indipendente dal lavoro svolto durante la prima fase, e consegnata a tutti i sottogruppi. In alternativa il docente incontra separatamente ciascun sottogruppo e fornisce solo le informazioni che vengono richieste. Dopodiché i sottogruppi procedono il loro lavoro e ci si incontra in plenaria per la discussione conclusiva.

AUTOCASO
Caso non preparato dal docente, ma dai partecipanti stessi, che lo traggono dalla loro realtà organizzativa. La scelta del caso da discutere, da fase in plenaria o sottogruppo, va effettuata in base a crìterì chiari stabiliti dal docente.
Il "narratore" spiega la situazione e risponde alle domande dei partecipanti. L'esame va analizzato e si formulano soluzioni e ipotesi di soluzione. Il docente deve "lavorare in tempo reale", non può prepararsi in anticipo, deve saper affrontare tematiche tipicamente aziendali. L'autocaso solitamente coinvolge in modo più consistente il gruppo; tuttavia
occorre tenere presente che la situazione reale può dare luogo alla manifestazione di disturbi relazionali intemi o verso l'organizzazione di
appartenenza.

F. SIMULAZIONI
Tecniche "esperenziali" che favoriscono l'apprendimento attraverso la messa in atto di certi comportamenti reali in una situazione artificiale e protetta. L'ambiente formativo permette di verificare se le scelte comportamentali siano efficaci e quali emozioni comportino. A seconda del grado di strutturazione possiamo individuare diverse tipologie di simulazione.

PSICODRAMMA
Rappresenta la matrice rispetto alle tecniche di simulazione, e viene utilizzato a
scopo terapeutico. I protagonisti sono invitati a recitare e rivivere alcune
situazioni particolari della propria esperienza personale.

SIMULAZIONI ADDESTRATIVE

I partecipanti devono riprodurre comportamenti interpersonali limitati e circoscritti, che richiedono l'esecuzione di una sequenza piuttosto chiusa e definibile di atti. Il fine è di migliorare una procedura piuttosto standard: es.tele fonata a un cliente per ottenere un appuntamento, risposte a una obiezione tipica.

ROLEPLAYING

E' una simulazione più ricca e libera rispetto alla precedente, in cui ad ognuno dei protagonisti viene chiesto di svolgere un ruolo, tenendo presenti gli obiettivi che si propone di ottenere. A ciascuno viene assegnata una parte, generalmente scritta, che precisa alcune condizioni di contesto.

G. TECNICHE CREATIVE

Sono assai numerose, e possono essere continuamente arricchite con la fantasia e con l'esperienza, per essere adattate agli scopi e ai destinatarì. Ne ricordiamo alcune:

BRAINSTORMING

Letteralmente significa "tempesta di cervelli". E' costituito da una prima fase durante la quale tutte le idee prodotte dal gruppo vengono registrate su lavagna o tabellone disordinatamente. Nessuna idea viene rifiutata o scartata. In un secondo momento si procede all'ordinamento e alla classificazione delle idee. E' necessario stabilire prima dei tempi da rispettare per ogni fase.

MAPPA MENTALE

Serve ad attuare un "inventario" iniziale di concetti, da cui partire per lavorare in modo organico, cogliendo aree tematiche, connessioni, punti da sviluppare... I presenti sono invitati ad esprimere liberamente ciò che associano ad un particolare argomento, il cui titolo (di due/tre parole) viene annotato al centro della lavagna. Ogni contributo viene sintetizzato in parole chiave, e scrìtto a
raggiera intomo al tema centrale; se vi sono analogie tra i concetti che
emergono essi vengono spazialmente annotati nella stessa zona di foglio,
collegandosi tra loro (a grappolo).

STRATEGIA DELLA CATASTROFE
Serve ad esplicitare i punti deboli e i problemi connessi ad un progetto (o idea, soluzione, esperienza ...) per poterli di conseguenza prevenire attraverso le opportune soluzioni.
I presenti sono invitati ad elencare con il maggior pessimismo possibile tutto quanto potrebbe far fallire il progetto (o altro), partendo da frasi tipo "sarà sicuramente un disastro se ..."

TECNICHE DI PERCEZIONE E ANALOGICHE
Affinano ed arricchiscono la percezione qualitativa di quanto si sta esaminando, attingendo soprattutto all'emisfero destro (visivo, emotivo) per integrare le analisi di tipo logico razionale.
Tra esse: il ricorso ai cinque sensi (se fosse un odore.... se lo toccassimo .... se fosse un rumore ...), le metafore e le analogie (un personaggio dei cartoni animati che vi assomiglia...), le associazioni con immagini (creare un poster attraverso un collage, scegliendo insieme da alcune riviste gli elementi significativi).

BIBLIOGRAFIA
La preparazione psicologica degli insegnanti Guido Petter- La Nuova Italia
Imparare ad ascoltare Burley Allen - Franco Angeli
Creatività Insieme Ferruccio Cavallin - Città Studi Edizioni
L'illusione di sapere Massimo Piattelli Palmarìni - Oscar Mondadori
Come parlare in pubblico e convincere gli altri Dale Carnegie - Bompiani
Usare il cervello per cambiare Richard Bandler- Casa Editrice Astrolabio

La struttura della magia Bandler - Grinder Casa Editrice Astrolabio
Professione Formazione a cura di AIF - Franco Angeli