ANNO 2010: PER UNA CULTURA DELLA FORMAZIONE E UNA COMUNITÀ DEI FORMATORI (Alberto Raviola. marzo 2006)
La Comunità (scientifica e professionale) dei Formatori di fatto non esiste. Forse non è mai esistita, se non nei sogni dei don chisciotte di fine anni 80, che avevano immaginato la professione come pratica originale, definita da un proprio profilo e da un codice deontologico rigido.
Da allora i Formatori sono in continua e inarrestabile: stanno allinterno di ordini professionali altri (psico-/pedagog-/medici) oppure di piccole chiese definite da un metodo e dalle relative tecniche (cfr. capitolo 3 de LAraba Fenice). Qualche associazione di categoria sopravvive per merito del sostegno di qualche mecenate o di promesse (di carriera, di specializzazione, di status) elargite ai soci e da loro contraccambiate con profumate quote in denaro.
Le nuove generazioni (di formatori o immaginantesi tali), impastoiate in facoltà di anno in anno inventate sulle esigenze organizzative della macchina burocratica statal-universitaria, pensano a sopravvivere. Si inventano una professionalità, oramai disarticolata in mille rivoli, e sentono di appartenere più alla comunità degli scienziati (sociali, delleducazione, del management, dellinformazione, della comunicazione) piuttosto che agli alchimisti della formazione.
La mia ipotesi è che i Formatori (così come li abbiamo definiti in molte parti de LAraba) formino non tanto una sottocultura (della psicologia ad esempio) quanto invece una cultura propria.
Ecco allora che la comunità di Formatori potrebbe costituirsi se fosse in grado di attivare un processo di creazione di una cultura propria, che non solo fornisca il sistema di standard per percepire, agire e valutare, ma provveda anche a definire identità e ruoli, simboli di interpretazione, logiche del discorso, guida nella routine quotidiana, per i suoi membri.
L'etica potrà essere il vero collante di questa cultura: si tratta, infatti, di ideare, diffondere, condividere, un codice di responsabilità, un sistema di valori profondi. In vista di una "filosofia di socializzazione, di apertura, di decentralizzazione" (come la descrive Levy a proposito degli Hackers), non scritta o codificata ma incarnata nell'articolato standard di comportamento degli stessi appartenenti, con un sentimento quasi neo-tribale, mai oggetto di dibattito perché implicitamente accettato.
Il percorso verso letica della comunità dei Formatori dovrebbe muoversi lungo 8 vettori principali
1) L'accesso alla comunità deve essere illimitato e completo.
L'imperativo - come direbbero gli Hackers per il PC - è hands-on (metterci su le mani). Nessuno deve essere escluso; nessuno deve altresì essere privilegiato. Lattribuzione dello status di Formatore è un processo di identificazione personale messo a confronto con standard comunitari, in continuo divenire, con un profondo senso di realismo: oggi sul mercato non ci sono forse più sedicenti Formatori che esperti idraulici? Lunica possibilità di discernere la bontà o meno delle prestazioni sarà il mercato prossimo venturo. Quello che a partire dal 2010 selezionerà, premierà, consoliderà solo coloro che il mestiere lo sanno fare davvero.
2) Tutta l'informazione professionale deve essere libera.
Ogni controllo proprietario su di essa è negativo. La condivisione delle informazioni è un bene potente e positivo per la crescita della comunità, contro l'egemonia delle élite universitarie e gli imperativi dei tecnocrati ministeriali italo-europei.
Dovere etico dei Formatori sarà la condivisione del proprio sapere ed esperienza con la comunità d'appartenenza (comunità di pari). Dovranno dominare fedeltà, lealtà, in un circolo virtuoso e onesto di aspettative reciproche. Proprio perché in una comunità la fiducia reciproca è il valore più prezioso. Perché, inoltre, lo sappiamo bene che nella comunità, il tutto è più grande della somma delle parti quando si tratta di condividere le informazioni. Impariamo ancora una volta dagli Hackers: essi scambiano account, copiano le ultime versioni del software e chi ha una maggiore conoscenza la condivide con chi non ne ha altrettanta, mettendo in gioco un "saper fare" programmato al servizio di un "far sapere".
Al round zero della formazione tutto dovrà circolare liberamente e rapidamente, sia che si tratti di materiale coperto da copyright o meno. In questo modo i Formatori potranno costruire un sistema privato di educazione dei nuovi che sia sociale (non individualistico) con lobiettivo che possa continuare a vivere un pensiero, non solo una pratica. Tale processo di apprendimento all' "arte della formazione per il neofita si dovrà modellare sull'esempio delle società iniziatiche: una formazione dei Formatori per esplorazione e divertimento.
3) Dubitare dell'autorità. Promuovere il decentramento.
La burocrazia, post-industriale, governativa, universitaria, si nasconde dietro regole arbitrarie e si appella a norme: è quindi politicamente inconciliabile con lo spirito di ricerca costruttiva e innovativa dei Formatori, il quale incoraggia l'esplorazione e sollecita il libero flusso delle informazioni e dei saperi.
Se il sogno e l'utopia degli Hackers, è portare i "computer alle masse, i computer come giradischi" livellando le ineguaglianze di classe, quello della formazione è di promuovere lapprendimento delle abilità personali a tutti coloro che lo potranno volere.
Tra linformalità di questa utopia e la rigidità burocratica, il conflitto è insanabile. Sarà necessario ricontestualizzare il sogno in maniera alternativa. La formazione non dovrà più essere strumento di potere nelle mani della burocratica casta egemone, ma potente mezzo sovversivo, di opposizione, che si svilupperà nelle "periferie" della cultura dominante e delluniverso economico. Fine della formazione assistita e aurora del desiderio individuale diffuso.
4) I Formatori dovranno essere giudicati per il loro operato e non sulla base di criteri quali ladeguamento alle leggi, la sottomissione a norme, lacquisizione di certificazioni di qualità.
La comunità del futuro avrà un atteggiamento meritocratico: non si dovrà curare dell' apparenza, sarà invece attenta al potenziale dell'individuo, nel far progredire lo stato generale della formazione e nel creare programmi innovativi degni d'ammirazione.
Lo status di Formatore e il diritto di appartenere alla comunità si baserà dunque sulla conoscenza, l'abilità, la creatività. La sfida, per singoli e piccoli gruppi, sarà quella di ricercare, innovare, sperimentare, assolvere compiti, di regola giudicati impossibili dal mainstream.
5) La formazione è arte, lo stile dovrà diventare la sua estetica.
La via che si percorre per far imparare possiede una bellezza propria in quanto ha vita indipendente da quella del suo autore. E risultato di relazioni eccellenti tra chi impara e chi fa imparare. In essa si può ritrovare la bellezza, un programma perfetto di incontro proficuo, che può liberare energia e vitalità, desideri e progetti, inimmaginabili allinizio.
In qualche modo la formazione è l'estensione illimitata della immaginazione personale di chi forma e di chi è formato, uno specchio nel quale è possibile incorniciare qualsiasi tipo di ritratto desiderato. La comunità dei Formatori si costituirà se metterà al centro del suo statuto il come si fa a far imparare in luogo del cosa si deve insegnare.
6) La formazione può cambiare la vita in meglio.
La formazione dovrà dilatare il punto di vista tradizionale su ciò che linsegnamento è e può fare.
Così come alcune "avanguardie" del passato, i poeti romantici ottocenteschi, i futuristi, i surrealisti di inizio Novecento, anche i Formatori dovranno riprendersi la capacità visionaria se intendono concorrere a cambiare la vita umana, propria e altrui. Per questo dovranno attuare, tramite la miscela di fantasia e realtà, lincrocio di desiderio e bisogno, un irriverente sovvertimento di senso, seppur temporaneamente oltraggioso, dei codici dominanti e convenzionali, un loro abuso e l'invenzione di nuovi usi.
In un mondo senza lavoro (2010!) lobsolescenza della formazione per il lavoro sarà sancita: la comunità futura dei Formatori dovrà essere sociale e politica, mettendo al centro della pratica la vita quotidiana delle persone, le sue contraddizioni e le sue potenzialità.
7) Oltre il Monastero, verso lAccademia.
La tensione che dovrà contraddistinguere la comunità dei Formatori sarà dunque quella di favorire la libera circolazione del sapere e l'accesso per tutti. In termini di comportamento sociale e di modalità di apprendimento, il modello accademico di platoniana memoria sarà il futuro, mentre il Monastero ne rappresenta il presente.
Il modello del Monastero si riassume nella regola benedettina secondo cui parlare e insegnare spetta al maestro, tacere e ascoltare si addice al discepolo. Il monastero era al tempo stesso un centro di apprendimento, ma anche di meditazione, fondato sulla devozione a Dio e al maestro. Il monaco infatti era colui che per molti secoli aveva conservato e tramandato la cultura attraverso la certosina opera di copiatura, pratica che aveva consentito la conservazione di opere che altrimenti sarebbero andate perdute.
Nell'Accademia di Platone, invece, gli studenti non venivano considerati obiettivi per la trasmissione di conoscenza ma compagni di apprendimento (syntheis). Il compito principale dell'insegnamento era quello di rafforzare l'abilità dei discepoli nel porre problemi, nello sviluppare linee di pensiero e avanzare critiche. Con il risultato che il riferimento all'insegnante era metaforico: una levatrice, un paraninfo, un maestro di cerimonia. Lo scopo dell'insegnante non stava nell'inculcare ai discepoli conoscenze prestabilite, ma nell'aiutarli a produrre qualcosa a partire dalle loro argomentazioni di partenza.
AllAccademia di Platone si dovrà ispirare il modello di apprendimento della comunità dei Formatori.
La prima caratteristica di tale modello dovrà essere quella dellapertura. Le idee sono messe a disposizione di tutti per essere usate, testate, criticate e sviluppate. Si parte da un problema o da un obiettivo che si ritiene interessante raggiungere; ma più importanti dei risultati finali sono le rielaborazioni sottostanti o le discussioni che le hanno prodotte (la via, il percorso, il processo). Accanto al diritto alla condivisione e alla critica, dovranno esistere due obblighi: le fonti dovranno essere sempre citate e la nuova soluzione non dovrà essere tenuta segreta ma resa pubblica a beneficio della comunità professionale e sociale.
La seconda sarà quella per cui l'autorità risiederà nella comunità dei pari e in questo senso oltre che di apertura, si dovrà sancire il principio dellautoregolamentazione. Lidea di autoregolazione dovrà essere pietra miliare dell'etica della comunità: lo scetticismo sistematico - storica continuazione della synusia dell'Accademia platonica - dovrà ispirare il dialogo critico come avvicinamento alla verità.
InConclusione (nel senso di inconcludente), la costituzione della futura comunità dei Formatori dipenderà in maniera pesante dalla tecnologia informatica. Con una fantasiosa metafora Baudrillard afferma che la sfera privata cessa d'essere il palcoscenico dove noi esistiamo come attori poiché siamo divenuti i terminali di reti multiple. Lo spazio pubblico dell'arena sociale è così ridotto allo spazio privato della nostra scrivania col computer che crea un nuovo regno semi-pubblico ma ristretto. In questa "telematica privata" gli individui sono trasportati dalla loro consolle ai controlli di una macchina ipotetica, isolati in una posizione di perfetta sovranità e ormai infinitamente distanti dall'universo originario del reale. L'identità si crea e si creerà sempre più tramite strategie simboliche e credenze collettive.
Ciò vale anche per lidentità del Formatore e della sua comunità: la sua cultura sarà costituita da abilità sociali altamente specializzate, per stare nelle reti di scambio di informazione, inventare e diffondere linguaggi dai significati simbolici il più condivisi possibile.
Lelemento stilistico di tale identità ne costituirà una delle caratteristiche principali.
I rischi ai quali, però, la comunità andrà incontro saranno alti: promuovere la critica delle definizioni dominanti di comportamento accettabile e sfidare la pressione della cultura di massa alla subordinazione, non sarà unazione priva di conseguenze. Non lo è Oggi, figuriamoci nel 2010!