FORMAZIONE SENZA FORMATORI (Alberto Raviola / Sett.05)

Oggi la Formazione è sostanzialmente appannaggio dello Stato. Le sue caratteristiche sono.

Il finanziamento obbligatorio

La Formazione è un servizio fornito in regime monopolistico dallo Stato, attraverso affidamento, convenzione, contributo, ad enti privati parastatali, di diritto o di fatto. E’ dunque finanziato da ogni cittadino in maniera coatta obbligatoria. Senza distinzione tra coloro che ne fruiscono e non, e soprattutto, non tenendo conto se il contribuente tassato è interessato e disponibile ad utilizzare l'offerta formativa oppure se investe tempo e risorse in esperienze formative ideate e gestite autonomamente e/o da altri.

La frequenza obbligatoria 

Oramai la formazione fa parte di quelle consuetudini imperativamente prescritte per legge: viene chiamata formazione iniziale, formazione superiore, formazione continua, aggiornamento, riqualificazione, e via dicendo. Prende appunto differenti ‘nomi’ a seconda dell'età e della condizione esistenziale o professionale, ma il ‘leit motiv’ è sempre lo stesso: resta obbligatoria se si vuole accedere, rientrare, mantenere o migliorare il posto di lavoro.

L'irreggimentazione dei formatori 

I formatori sono addestrati sotto la supervisione dello stato e devono trasmettere nozioni che sono previste in un curriculum approntato dallo stesso oppure, nel migliore dei casi, negoziato con un cliente che deve però rispondere a criteri definiti per legge e dunque… poco cambia!.

Nei fatti poi la standardizzazione dei corsi si realizza attraverso l'utilizzo di manuali certificati e rielaborati dalle agenzie statali (ne sono sorte a decine nell'ultimo ventennio) e proponendo per lo più tecniche didattiche convenzionali (di solito la lezione cattedratica).

L'irreggimentazione degli allievi

Gli allievi vengono ‘assegnati’ ai corsi in base alla loro età  (formazione iniziale per i più giovani, formazione continua per gli adulti), alle loro caratteristiche esistenziali (disabili, ex tossicodipendenti, ex carcerati, immigrati, e via dicendo), alle differenze di genere (donne/uomini). Le loro capacità mentali o gli interessi personali non vengono minimamente presi in considerazione perché l’offerta è determinata da standard e profili professionali definiti dalle norme europee o dai programmi nazionali (per l'occupazione, la professionalizzazione, la riqualificazione, etc.).

Ma tutti gli allievi sono tenuti a seguire con attenzione, memorizzare, ripetere, più raramente applicare e quasi mai discutere, le nozioni trasmesse loro dai insegnanti. Naturalmente senza proferire parola e ben che meno criticare né la forma né il contenuto del processo di apprendimento.

La certificazione, l'attestazione, il diploma

Se gli allievi si sono mostrati soddisfacentemente docili (frequenza in genere dell'80% del monte ore corso) e sufficientemente capaci nel loro sforzo di attenzione, memorizzazione e ripetizione di quanto è stato loro presentato, essi possono attendersi di ricevere un documento avente valore legale, talvolta passando attraverso il simulacro de cosiddetto esame finale. L'attestato è spesso solamente un passpartout per convalidare il finanziamento a chi ha erogato la formazione e un fregio da applicare al curriculum di chi ha frequentato il corso. Sul suo valore reale oramai nessuno più ci crede: è un puro e semplice oggetto di scambio tra finanziatore, erogatore e ahimè frequentante la formazione.

Nonostante questa realtà, diffusa e preponderante, una Formazione, de minimis, sottotraccia, in scantinati e congreghe carbonare continua ad esistere, in maniera volontaria e dedicata a soddisfare gruppi di elitari marginali.

Una formazione:

Queste esperienze sono isole in un mare di conformismo e di acquiescenza alle direttive sovra- e statali. Un ambito di espressività e ricettività a parte. Un modo di stare nel mondo che però quasi mai riesce a influire, in termini di cambiamento, nei confronti di un approccio formulato dall’apparato burocratico europeo e statale. Le inadeguatezze del sistema statale sono tali solo a gli occhi di pochi; o meglio stanno sotto gli occhi di tutti ma per la maggioranza di enti e organizzazioni formative foraggiate dai milioni di euro che giungono da Bruxelles e Roma, o provenienti dalla regione o provincia di appartenenza, non conviene farlo capire.

La dinamica socio-politica ed economica, sta invece facendo apparire il sistema dell'apprendimento inequivocabilmente il migliore possibile; anche se insignificante e lontano dai veri bisogni di chi vuole apprendere.

Non è possibile prevedere la fine di questa onda lunga che coinvolge la formazione e ne ha fatto il  fiore all'occhiello delle burocrazie e delle corporazioni più forti.

In quanto misura di sostegno ai potentati ‘no profit’  - siano essi appartenenti ai casati catto comunisti del BelPaese o avventurieri di agenzie nate ad hoc magari all’ultima ora -  che dirottano  i finanziamenti per la formazione verso le loro altre mission (assistenza, cura, tempo libero, imprenditoria, e via dicendo). Ma anche in quanto dessert agrodolce per la moltitudine dei formandi (si parla oggi di 3 milioni di italiani "in formazione") che pensano di goderne i benefici, almeno quanto gli oltre 500.000 impiegati in enti e strutture che erogano corsi e attività formative.

Ma oggi dati pubblici e fenomeni emergenti ci dicono che il punto di rottura (break point) è alle porte, forse già in un lustro vedremo l’aurora di un nuovo modo di interpretare la Formazione.

Il calo dei finanziamenti europei che avverrà dal 2007 in poi, la crisi dei mercati materiali e immateriali, la concentrazione in pool multinazionali di servizi di consulenza, formazione, selezione del personale e dall'altra la lenta ma significativa riemersione di gruppi interessati ad apprendere a "vivere bene", la progressiva scomparsa dal mercato di curriculum e profili professionali relativi percorsi di formazione obsoleti e inutili, la liberalizzazione delle professioni e la riforma degli ordini professionali, il riemergere di richieste di qualità non burocratica ma secondo criteri di efficacia ed efficienza, sono i dati e i fenomeni che sostengono la nostra ipotesi.

Vi sono tre idee che, al tempo stesso, iniziano ad essere accettate da un numero crescente di individui e spingono verso la messa in atto di alternative alla situazione presente.

La fine della identificazione della formazione con la formazione di stato

La scarsa qualità dell'offerta statale sotto il profilo didattico, pedagogico, organizzativo da una parte e dall'altra l'efficacia nulla o quasi degli apprendimenti, rende ancor più visibile e acuto lo scarto tra formazione e apprendimento. Alcuni individui e altrettanti gruppi stanno cercando faticosamente di intervenire legittimando la loro presenza nel campo della formazione attraverso offerte senza finanziamento pubblico, senza certificazioni legali, con attenzione agli elementi qualificanti un reale intervento che provochi apprendimento. Ne rappresentano elementi di qualità: la precisazione congiunta tra cliente e formatore dei curricula, la esplicitazione della metodologia didattica, la predisposizione ed utilizzo di setting (anche on line) congrui ad un approccio che considera il discente come soggetto attivo di un proprio progetto (formativo, professionale, esistenziale) ricco e articolato, da valorizzare e tenere in debita considerazione nell'articolazione dei percorsi formativi. L'incipiente crisi finanziaria dello stato che già ora è incapace di coprire con la sua presenza tutti i settori sociali, fa sì che queste iniziative saranno sempre più necessarie e diffuse. L'associazione mentale che ha preso possesso della nostra cultura, che accosta convenzionalmente stato e formazione, come binomio indispensabile e necessario sta diventando sempre meno valida e reale.

La fine dell'identificazione dell'apprendimento con la formazione ‘classica’

Stanno emergendo ancora incompiutamente, esperienze progettate a misura dell'individuo utilizzando strumenti di apprendimento che prevedono la loro fruizione in un processo di auto-insegnamento. La rivoluzione telematica e la conseguente circolazione di informazioni, la quantità rilevante di risorse e di opportunità disponibili al di là dell'aula, rendono l'apprendimento un risultato diffuso e non circoscrivibile a corsi, percorsi, e non esclusivamente appannaggio di enti e agenzie. Ci si può occupare del conoscere (proprio e altrui) in una pluralità di ambienti e scegliendo il momento e il ritmo dell'apprendimento.

La fine della identificazione dell'apprendimento con la formazione interminabile.

L'apprendimento è sempre stato un processo che dura tutta la vita. Ciò è tanto più vero adesso considerato il ritmo delle trasformazioni tecnologiche e sociali. L'idea che il processo conoscitivo si limiti al periodo evolutivo all'interno dell'edificio scolastico e all'assorbimento di un curriculum imposto dallo stato, pone gli individui in una situazione del tutto svantaggiosa. Essi diventano incapaci di affrontare situazioni nuove, obsoleti come le nozioni il cui assorbimento è stato loro imposto e che dovranno abbandonare abbastanza presto in quanto non più necessario e significativo. Per rimediare a questa situazione, oggi si è inventata la formula della formazione continua o lungo tutto l'arco della vita.

Corsi su quasi ogni possibile tema di interesse, di durata variabile (da 10 a 3000 ore) sono disponibili e alla portata di tutti in qualsiasi momento nel corso della vita, offerti da una serie di nuovi e vecchi promotori, naturalmente con significative quote di finanziamento collettivo.  Questa realtà è, nella maggior parte dei casi, molto lontana dalla condizione che coinvolge tutti gli altri aspetti della nostra vita. L'apprendimento è di sicuro infinito, ma ciascuno lo cura senza rivolgersi ad altri, attraverso l'esperienza che fa quotidianamente e riflettendo su di essa. E ciò naturalmente senza far conto su soldi e offerte pubbliche, che gravano sulle tasche degli altri. Sembra insomma che la formazione faccia coppia concettuale con la famosa "analisi interminabile": peccato che la seconda chi la vuol fare se la paga! In questo senso, l’idea di una formazione interminabile, oltre la scuola lungo tutto l'arco della vita, ben esprime il paradigma statuale del welfare, dalla culla alla tomba. Solo la rivendicazione di una formazione scelta, pagata, valutata, dal cliente (e perciò ‘a termine’) potrà abbatterlo definitivamente.

Il superamento concettuale delle tre identificazioni precedentemente messe in rilievo costituisce la premessa necessaria per liberare la mente da una serie di false idee che a partire dagli anni '60 sono state trasmesse di generazione in generazione.

La più errata di queste idee, diffusa dall’establishment e non certamente dagli studiosi dell'educazione, è che l'apprendimento è un obbligo, una pena inevitabile e un prezzo che si deve pagare. Un'esperienza naturale e piacevole come è quella dell'imparare si è ridotta all'afflizione causata dall'essere confinati in un'aula, per molte ore del giorno, per molti giorni dell'anno, talvolta per anni, allo scopo di  ascoltare ed assorbire esperienze di seconda mano e nozioni da  memorizzare e ripetere allo scopo di superare un qualche esame che permetta di ottenere e/o a conservare un gradino nella scala sociale.

Proviamo in questo senso a pensare alle future generazioni. Dal momento che molti genitori sono passati attraverso questo percorso forzato, essi sono stati preparati (vale a dire, manipolati) ad accettare che i loro figli compiano lo stesso penoso e noioso itinerario solo perché c'è (o si spera che ci sia) un premio alla fine della sofferenza: la sicurezza economica e le gratificazioni materiali.

Gli anni di scuola e di formazione rappresentano una lunga preparazione per una vita fatta di tensioni e di tedio, al fine di raggiungere una agiatezza materiale presentata come la vera fonte della felicità.

Chiaramente tutto ciò non ha nulla a che vedere con l'apprendimento. L'apprendimento è qualcosa di completamente diverso dalla scuola e dalla formazione oggi in voga. I suoi tratti sono caratterizzati dall'essere:

Per questi motivi, le energie e risorse in futuro dovrebbero favorire progetti e attività che promuovono l'apprendimento autogestito (apprendimento come esplorazione personale) e gli ambienti di apprendimento (apprendimento come esperienza sociale).

L'APPRENDIMENTO AUTOGESTITO

L'aspetto centrale dell'apprendimento sta nella sua caratteristica di esplorazione individuale finalizzata ad uno sviluppo personale. Per questo motivo l'apprendimento è essenzialmente autogestito dalla persona e caratterizzato dalla seguente dinamica:

1.   motivazione personale; l'apprendimento viene attivato dall'individuo che trova in esso il modo di soddisfare alcune inclinazioni naturali; la curiosità e un desiderio attivo di scoperta rappresentano tratti basilari di tutti gli esseri umani

2.   impegno personale; la curiosità e il desiderio di scoperte portano necessariamente l'individuo a impegnarsi personalmente in attività ricche di soddisfazioni e di significati che diventano esperienze di apprendimento: vivere e apprendere rappresentano quindi una realtà  unica

3.   sviluppo personale; ciò che emerge dalla motivazione e dall'impegno è lo sviluppo di nuove qualità personali (atteggiamenti, capacità, abilità, punti di vista);  questa conquista stimola e motiva l'individuo a impegnarsi in ulteriori esperienze di apprendimento, in un processo infinito in cui la persona trova sempre più soddisfazioni e appagamento quanto più procede nella sua esplorazione del mondo.

Essendo il processo di apprendimento incentrato sull'individuo e sui suoi bisogni, particolare attenzione va posta sulla libertà concernente i seguenti aspetti:

a)   i temi di apprendimento. Con l'espressione temi di apprendimento si fa riferimento ai contenuti dell'apprendimento scelti dall'individuo sulla base dei suoi interessi e bisogni personali. Individui diversi si accosteranno a temi diversi che si incrociano e si rafforzano l'un l'altro, essendo tutti caratterizzati dal fatto di essere significativi, rilevanti e attinenti la vita dell'individuo

b)   i tipi di apprendimento. Con l'espressione tipi di apprendimento si fa riferimento alle esperienze selezionate dall'individuo per entrare in contatto con i temi di apprendimento. Temi differenti richiedono esperienze diverse, che pongono l'accento su qualità differenti (ad es. visive, motorie, logiche, ecc.) attraverso itinerari diversi di apprendimento.

c)   gli stili di apprendimento; con l'espressione stili di apprendimento si fa riferimento alla persona che apprende e al modo in cui essa affronta l'esperienza di apprendimento. Gli individui presentano differenze (di motivazioni, di interessi, di conoscenze pregresse, ecc.) che richiedono e si riflettono in differenti stili di apprendimento  (maggior rilievo dato ad un approccio intuitivo rispetto ad un approccio analitico o viceversa).

Nel complesso, al fine di soddisfare tutti questi aspetti e tutte queste esigenze, un processo formativo dovrebbe basarsi su:

Un curriculum di studi (soprattutto se parliamo di formazione degli adulti), nel caso in cui esso esista come sequenza di apprendimento, è dettato/modellato dai temi, tipi e stili di apprendimento che sono strettamente connessi alla personalità dell'individuo; non può essere imposto dall'alto uniformemente da parte di un potere burocratico.

Come sosteneva Carl Rogers "l'apprendimento messo in moto dall'individuo e che coinvolge l'intero suo essere - le emozioni come pure l'intelletto - è quello che produce i risultati più duraturi e più profondi." (Carl Rogers, Freedom to Learn).

GLI AMBIENTI DI APPRENDIMENTO

L'apprendimento, benché sia una esperienza e un percorso personali, ha luogo attraverso una serie continua e una rete fitta  di interazioni: entrambe richiedono l'esistenza di ambienti di apprendimento. Gli ambienti di apprendimento sono composti da comunità (gruppi di individui interconnessi), spazi (centri risorse) e attività (esperienze significative) attraverso cui ogni essere umano può soddisfare i propri desideri di cambiamento.

All'interno degli ambienti di apprendimento ognuno può esprimere e acquisire in base al sapere specifico che possiede o intende ampliare: quanto più elevata è la qualità e quanto più ampia è la varietà degli ambienti formativi, tanto maggiori sono le possibilità di apprendimento.

Essere partecipe (come promotore e utilizzatore) cioè far parte di una rete di ambienti pone le condizioni per una moltiplicazione cognitiva ed emotiva esponenziale della base di conoscenze e capacità di ogni persona coinvolta.

A livello personale e inter-personale l'apprendimento diventa ciò che era e ciò che sarebbe dovuto essere sempre, vale a dire un impegno e una partecipazione nella:

riguardanti l'esperienza totale della vita, in cui ogni fase è contenuta nelle altre.

Questo paradigma orienta una prassi che tende a far sì che ogni essere umano possa diventare un risolutore di problemi e un attuatore di soluzioni invece di essere una sorta di registratore che ripete il passato nel presente.  All'inizio del XXI secolo la maggior parte degli enti formativi (statali o certificati dallo stato) producono ancora un numero considerevole di individui insoddisfatti, cloni sociali di un mondo  in decadimento, docili macchine pronte per la scalata sociale: irriggimentazione, omogeneizzazione, subordinazione, in una parola, pura e semplice alienazione.  

Gli individui e le comunità devono riprendere nelle loro mani il processo di apprendimento, abolendo il ruolo monopolistico dello stato sostenuto da una tassazione coatta, da una frequenza scolastica obbligatoria e da tutto un armamentario di gradi e diplomi come esche micidiali che aprono la via essenzialmente verso una vita o una professione insensata al cui centro vi è il denaro e i beni materiali.

Solo la separazione tra stato e formazione consentirà lo sviluppo di un insieme scintillante di esperimenti e di esperienze. Non vi sono limiti all'apprendimento e non vi dovrebbero essere limiti a ciò che può essere fatto nel campo dell'apprendimento.