Identikit del formatore (di Franca Roma)  
“Formatore” è portatore di caos. E’ un pungolo. L’entropia di un sistema statico come quello attuale è bassa. Caos vuol dire rimescolare cose apparentemente perenni. Facendolo con energia sufficiente si ottiene una nuova possibile combinazione: non sempre migliore, ma almeno “altra”. La carte da gioco ancora sigillate sono rigidamente e razionalmente accorpate, ma per giocare bisogna metterci il caos dentro. (La legge dell’entropia è talmente affascinante che mi ha stregato.) Senza caos la mente umana ingloba come una spugna cose vecchie dentro cassetti vecchi. “Formatore” toglie la polvere e fa prendere aria.

“Formatore” non è codardo. Non si aspetta di piacere, di avere complimenti. Diventa sospettoso se viene subissato da sorrisi di ammirazione e strette di mano. Non è che non ha mai paura, è che ha coraggio, quindi osa, quindi si espone. Di-aloga. Racconta mentre ascolta. Se non piace non importa. Non è timoroso, e solo così trasmette di non avere timore. Non è importante non suscitare giudizi di sè, è importante farli esprimere e lavorarli come la creta, insieme.

“Formatore” non è in vendita. Questa cosa ha due facce di medaglia, ossia è una di quelle contraddizioni insanabili, da accettare. Da una parte senza un manipolo di formandi non c’è un formatore. E’ come la danza, non esiste senza il danzatore. Quindi nella relazione – necessaria - con un tot di persone che hanno un ruolo “dato” non c’è mai un alto gradiente di libertà, le variabili sono economiche, lavorative, sociali, politiche… troppe, per poter buttare le catene. Dall’altra parte, però, non può certo lasciare le cose come stanno, se non cambia niente dopo il suo passaggio e i “formati” (uni-formati?) tornano a casa intatti, ha venduto qualcosa, se non se stesso direttamente. E questo mestiere si chiama venditore.

“Formatore” è un extraterrestre. Nella formazione manageriale si parlava una volta della “overview”, la visione di insieme, per non cadere nella giungla dei dettagli. Ormai non basta. Un nuovo umanesimo necessita di uno sguardo sereno sulla terra intera, come farebbe un qualunque marziano. Senza questa pacatezza, silenzio, galleggiamento nello spazio, come può essere vero quello che trasmette?

“Formatore” non è un orologio. Ha tempo, ha sempre tempo. Grandi civiltà hanno partorito cose buone solo con lo scorrere degli anni, dei lustri, dei secoli. I peripatetici passeggiavano, mica correvano. Adesso la moda desidera “moduli” concisi, brevi, anzi brevissimi. Che per natura cozzano con la biochimica, la fisiologia, la bellezza e la crescita. Prova a dire a un albero di mettere su dieci foglie entro la pausa caffè delle 10,30.

“Formatore” è onesto. Quasi esagerato. Qualche volta è passato con il rosso, ma poco altro (scherzo). Sa di avere la responsabilità dell’esempio, e se sbaglia lo dice e se ne pente. Nello spazio di una sessione è come se fosse il puro succo di “tutto quello che avreste voluto sapere…”. Il fatto che spesso un formatore dica male degli insegnanti della scuola, proprio in merito allo scarso valore che danno al loro ruolo, di gente che “plasma” le menti del domani, è imperdonabile, se fa altrettanto, cioè se ne frega. Che poi le menti siano già maggiorenni non toglie nulla al fatto che la relazione è sbilanciata.

“Formatore” è un anticalcare. Scrosta, non aggiunge, pulisce le scorie, de-programma, de-struttura, così escono le cose reali. Altrimenti è un ulteriore agente inquinante. Il costo della propria (costante) pulitura non va fatturato.