APPENDICE

QUINDICI MOTIVI, ovvero vale ancora la pena di pre-occuparsi di formazione?
(Alberto Raviola, marzo 2006)

1.  La Formazione è un luogo-tempo altro dal lavoro, ma i cui effetti sono direttamente connessi ad esso. Il “delta” della Formazione è l’apprendimento: esso deve essere trasferibile, direttamente o con pochi aggiustamenti, sul “posto di lavoro”. Se non vi è apprendimento la Formazione non ha senso. Senza Formazione, l’apprendimento è casuale. La Formazione è un tentativo intenzionale di dirottare la casualità e l’imprevedibile della storia delle persone e della vita delle organizzazioni.

2. Ogni apprendimento è un cambiamento. Apprendere significa mettere dentro di noi qualcosa di nuovo o diverso, aggiungere o spostare parti delle nostre credenze, sviluppare certe parti invece che altre, scoprire porzioni interne o del mondo esterno la cui esistenza preme per alterare il nostro precedente equilibrio. 

3. Ogni apprendimento implica un cambiamento della nostra forma psicologica. Essa infatti è risultante dell’equilibrio adattivo fra esperienze concrete, bisogni, capacità di cui si dispone. Mediazione fra desideri e realtà, bisogni e capacità. Ciò che ognuno sa, pensa, è, si presenta come una forma compiuta risultante dall’incontro fra natura, storia, ambiente.

4. Apprendere significa alterare parti del nostro mondo: ciò implica cambiare la forma del nostro mondo interno. Questo è ciò che fa della Formazione un evento così delicato, così minaccioso, così desiderato e insieme così temuto. Apprendere significa far propria la novità che ci porta alla traumatica rottura col passato e al rischio della frantumazione del ‘mosaico’ interno.

5.  Apprendere implica dunque cambiare, rischiando consapevolmente l’incertezza, la catastrofe, l’emarginazione, la colpa. La cifra della Formazione come cambiamento è l’ambivalenza: qualsiasi cambiamento oscilla tra la volontà di apprendere e di conservare.

6. Formazione, apprendimento, cambiamento, ambivalenza, difese: questa è la catena con la quale chiunque faccia il mestiere del formatore deve confrontarsi. Con l’ulteriore consapevolezza che il cambiamento non è caotico ma nemmeno lineare: è una sorta di passaggio di stato che, apparentemente continuo, nella realtà è traumatico, costellato di cesure, traumi.

7. La Formazione implica rotture, lacerazioni, cesure perché ogni passaggio di stato è critico per chi lo vive. Il passaggio implica la presenza di fattori esterni (processo di Formazione e formatore) ma il sistema-individuo ne è l’unico irriducibile protagonista che può/non può, vuole/non vuole lasciare aperta la porta (del cuore, della testa, delle mani) a ciò che l’ambiente esterno stimola.

8.  La Formazione è nata dalla necessità di cambiamento della cultura e degli atteggiamenti individuali. Nell’epoca industriale era necessario insegnare la ripetizione del sapere e l’adattamento ai comportamenti tradizionali: la forte integrazione culturale consentiva il lento sviluppo della civiltà e della persona. E’ nella cultura post-industriale che si afferma la Formazione come tentativo di rispondere ai movimenti di trasformazione collettiva e alla corrispondente domanda di senso individuale, sia nella vita che nel lavoro.

9. Sviluppo di Sé, sensibilizzazione al mondo sociale, ricerca di senso sono il campo semantico nel quale la Formazione trova il suo profondo significato. La transizione ancora in atto tra moderno/post-moderno, industriale / postindustriale,  materiale / immateriale ne rappresenta la cornice.

10.Ma all’alba del Terzo Millennio la Formazione stagna in una serie di equivoci che l' accompagnano e rischiano di condurla alla deriva. Nonostante un grande successo della pratica siamo di fronte ad una grande debolezza professionale.

11. Il primo equivoco è la iperspecializzazione come continuità della scolarizzazione di massa. Accademia&Scuola di Stato tentano di rispondere alla chimera della piena occupazione attraverso la iperspecializzazione dei curricula e la moltiplicazione delle figure professionali. Invano si cullano nell’illusione che il giovane iperspecializzato sia un lavorare felicemente occupato.  La Formazione, purtroppo, si è auto eletta ancella di questa cultura dilagante. Solo la despecializzazione la salverà dalla subalternità alla odierna cultura di matrice premoderna.

12.Il secondo equivoco è la riduzione della Formazione ad in-Formazione ed Addestramento. Questa restrizione del “campo della pratica formativa” è un segno inequivocabile del ritorno ad una visione moderna della società e dei saperi. Conoscenze e competenze hanno avuto il sopravvento sulle abilità personali: informazioni e “saper fare” rappresentano la “stella polare” di chiunque vuole insegnare qualcosa a qualcuno. La Formazione e i formatori si sono “ridotti” sostanzialmente a “fare lezioni” e “far manipolare” oggetti, rinunciando a quella parte di mestiere che, agli albori della professione riguardava, la sensibilizzazione, il potenziamento, lo sviluppo delle abilità (sé) personali e sociali (le relazioni). Solo se si ritornerà a studiare, trattare, promuovere “scuole” che mettono al centro le capacità personali, la Formazione troverà la sua collocazione nella transizione contemporanea alla predominanza dei valori immateriali.

13.Il terzo è la mercificazione di professionisti e gestori di Formazione. Ruoli speculari del medesimo processo, la comunità dei formatori e quella dei Gestori (pubblici, privati, singoli, associati, istituzionali e non) della Formazione si trovano in un loop del quale non si intravede fine. Il mercato, colonizzato dal finanziamento pubblico, ha tolto la voglia di fare realmente Formazione. Il Gestore tratta l’apprendimento come un oggetto transizionale. Serve ad altro: guadagnare qualche soldo, manipolare i dipendenti, soddisfare le parti sociali, creare consenso, imbellettare l’organizzazione. La comunità dei formatori ha colluso se non addirittura provocato lo status quo. Ha scambiato la perdita di valore in cambio di fette di mercato: sempre più il formatore ha preso le sembianza del mutante, manager di agenzia o addirittura gestore esso stesso di fondi pubblici. E in  questo contesto poco importa chi è colui che va in aula: l’interesse è altrove, il cambiamento pure.

14.Ma i soldi stanno finendo e la cosiddetta “Formazione assistita” non godrà più dei grandi benefici degli ultimi 15 anni. Resteranno le macerie (umane e strutturali) insieme a chi in questi anni ha testardamente, da una parte (gestore) e dall’altra (formatore) perseguito obiettivi di benessere individuale e collettivo, al di fuori delle regole suicide di mercato. L’aurora sarà per pochi, il tramonto per molti. Poiché, nella crisi, formatori e gestori saranno costretti a nuovi patti fondati sull’efficacia e l’efficienza delle loro scelte, senza inutile dispendio di energie e denari, ricercando l’essenziale interesse condiviso: l’apprendimento e il cambiamento di chi partecipa alla Formazione.

15.Sarà il tramonto della ripetizione dei saperi e dell'adattamento dei comportamenti. Sarà la fine della Formazione come inFormazione e addestramento. Rivedrà la luce la Formazione come opportunità di sviluppo delle abilità, personali e sociali, risposta sensata alle necessità del nuovo mondo del lavoro immateriale, ma soprattutto all’obbligo etico di rispondere ai desideri ed ai progetti di uomini e donne, organizzazioni e comunità.
Le skills saranno il focus dell’apprendimento e il motore di ogni cambiamento. Il gruppo sarà di nuovo alla ribalta come contesto generativo. Il collettivo (organizzazione o comunità) sarà il palcoscenico dove la despecializzazione delle professioni finalmente potrà generare ben-essere sociale.       

Piccolo Glossario Ragionato

  • Lavoro
    Sforzo per la produzione di oggetti, prodotti o servizi (arbeit). Lo svolgimento del lavoro è connotato uno stato psico-fisico che chiamiamo fatica e che, alla lunga, induce a sospendere lo sforzo. Oggi il lavoro (arbeit) si sta trasformando in attività (tatigkeit) dove alle connotazioni di ripetizione, espropriazione, alienazione si sostituiscono le caratteristiche di unicità, investimento psichico, appropriazione.
  • Apprendimento
    Ogni modificazione della conoscenza, della competenza, del comportamento. Scopo di ogni azione formativa. E’ correlato al concetto di benessere: star bene in senso psichico, non economico. Valore, senso, quantità dell’apprendimento non sono oggettivi, bensì vengono attribuiti all’apprendimento dal sistema “apprendente” (sia esso individuale e/o collettivo). E così ogni sua verifica-valutazione qualitativa.
  • Organizzazione
    Livello di funzionamento di un collettivo centrato sul valore dell’efficienza. E’, per dirla con Enzo Spaltro, il livello macro mentre il micro è rappresentato dal gruppo. Il collettivo è composto da soggetti (individuali, gruppali) la cui somma è differente dalla somma degli stessi. L’efficienza delle organizzazioni immateriali sarà,per la psicologia sociale, questione centrale dei prossimi dieci anni.
  • Cambiamento
    Processo, percorso, promessa. Rottura di un equilibrio, discontinuità, coupure, catastrofe, che investe lo stato psichico e la forma consolidata delle relazioni tra le parti di un soggetto, singolo o aggregato. La storia sociale e l’ambiente culturale odierno lo invoca a gran voce, ma lo ostacola e reprime con forza mai vista.
  • Forma psicologica
    Modello epistemologico di origine lewiniana (Kurt Lewin). Insieme, totalità, sistema, entità autonoma complessa. Riguarda il singolo, il gruppo, il collettivo che hanno una soggettività, una struttura, una fisiologia ed una patologia proprie differenti dalle parti che li compongono.
  • Bisogno (B)/ Desiderio (D)
    B) Mancanza di qualcosa importante per l’organismo; tensione prodotta da quella mancanza; movente che induce all’azione e/o regola il comportamento. D) Tensione psichica di ricerca del benessere percepita come dipendente ma anche indipendente dalla nostra volontà. Nella società del “benessere” sembra paradossalmente allargarsi la sfera dei bisogni e ridursi quella dei desideri. 
  • Capacità e/o abilità
    Possibilità che ha un individuo di eseguire con un certo successo un compito. Termine che è usato in modo generico, a causa della difficoltà di definizione delle origini del concetto di abilità, che contiene in sé disposizioni sia innate che acquisite, sia personali che sociali. Non esiste ad oggi ricerca di genetica psicologica equiparabile a quella sul genoma umano e sulle sue componenti basiche (DNA). Arips sta lavorando ad un progetto di ricerca denominato “Genoma, Psicoma, Socioma e oltre”.
  • Difesa
    Complesso d operazioni la cui finalità è di ridurre e/o sopprimere ogni modificazione che possa mettere in pericolo l’integrità e l’equilibrio del soggetto. Può essere rivolta verso l’interno, contro una rappresentazione, contro una situazione esterna capace di provocarla. 
  • Ambivalenza
    Presenza simultanea, nella relazione con uno stesso oggetto, di atteggiamenti e sentimenti opposti, soprattutto amore e odio.
  • Cultura
    Schemi mentali che guidano il comportamento, mediante simboli, che costituiscono le caratteristiche dei gruppi umani. In psicologia sociale si parla di cultura di gruppo e di organizzazione. 
  • Atteggiamento
    Tendenza costante, consapevole o meno, a reagire nei confronti di situazioni o persone. Influenza i  comportamenti ma, a differenza di questi ultimi, ha un carattere più rigido e resistente al cambiamento.
  • Addestramento
    Azione formativa essenzialmente orientata a modificare competenze umane (saper fare) connesse a mansioni lavorative necessarie ad un’organizzazione
  • Campo
    Insieme delle forze agenti su un soggetto (individuo, gruppo, collettivo) ad un certo momento; per Kurt Lewin il campo coincide con lo spazio vitale. Il campo è anche la risultante dell’investimento energetico nei confronti di altri soggetti e/o oggetti, dove si esprime la possibilità di cambiamento.
  • Processo 
    Attenzione al modo secondo il quale si svolgono gli avvenimenti, invece che alla loro comprensione secondo i contenuti. Nel gruppo, è la sequenza storica degli avvenimenti osservabili, l’insieme dei flussi di comportamento e di comunicazione osservabili.
  • Valore
    In psicologia tutto ciò che è meta di un bisogno, interesse, desiderio. Termine di origine economica (valore d’uso e valore di scambio) ha un significato legato all’atteggiamento e al comportamento del soggetto
  • Gruppo
    Il Gruppo è distinto da 3 elementi: a) una finalità comune a tutti i membri; b) una rete di ruoli interconnessi; c) il sentimento di appartenenza. Il gruppo:
    • è un insieme differente dalla somma delle parti ed ha proprietà sue proprie
    • è un campo di forze attrattive e repulsive
    • la sua configurazione è la risultante dello scontro tra le forze in campo
    • il campo di forze comprende sia le forze soggettive (vissuti, desideri, aspettative) che le forze oggettive (strutture e vincoli)
    • il campo di forze esiste nel tempo presente, qui e ora
    • il comportamento (individuale e del gruppo) dipende dalla personalità e dal campo di forze
    • le proprietà strutturali del campo sono caratterizzate dai rapporti fra le parti piuttosto che dalla loro natura.
  •  Benessere     
    Sentimento di appagamento dei desideri considerati nella sua dimensione soggettiva e immateriale, viene spesso riferita alle condizioni di lavoro ma qui è intesa come “qualità della vita”.