COMUNITA’ IMMUNE
scritto “fra le righe” del
pamphlet di prossima edizione “Comunità tra immunità e
socialità”
Alberto Raviola, febbraio 2007
Una tendenza collettiva attraversa il nostro tempo globalizzato: quella di un generale ripiegamento nel locale, che potenzia le differenze, con il rischio di attivare nuove recrudescenze …..-centriche. Il fenomeno della globalizzazione ha avuto l'effetto di arroccare le identità di tutti coloro che si considerano più forti (grazie alla loro psiche, economia, cultura, tradizione) rafforzando così la dicotomia "noi-loro" (sia essa corrispondente alle coppie "cittadini-stranieri", “etero-omo”, “cristiani-musulmani”, e via dicendo).
Questo ripiegamento (individualistico, localistico, comunitario, nazionalistico) mantiene la propria forza di identificazione riproducendo al suo interno un’ideologia e una prassi dalla cifra emarginante e ….-foba.
I diversi (per razza, preferenze sessuali, vizio o altro) non sono soggetti che esistono a partire dalla Norma; ma sono, nei fatti, portatori di elementi parziali di legalità.
Ma la Legge (declinazione giuridica della Norma) è la rappresentazione di una cultura che distingue gli appartenenti dai non-appartenenti, fuoriuscendo direttamente dalle matrici violente dei nostri ancestrali presupposti di senso, sancendo simbolicamente i confini di una communitas che esclude l'altro, rendendolo invisibile.
Ciò perché la communitas, nella sua matrice originaria, contiene un munus, un pegno, quello dell'appartenere-a, che, al contempo, lo immunizza-da. In quanto parte di un gruppo, di un'etnia, di una comunità, l'individuo ne è membro, contraendo un debito nei confronti di quella stessa cultura gruppale, etnica, comunitaria, che gli ha fatto il dono del potersi riconoscere in essa.
Ma l'appartenere implica anche il possedere, io appartengo ad un gruppo dal quale ricevo un nome originario, un battesimo della terra, un segno che mi immunizza dal male, dal dolore del disconoscimento e fa si che io stesso attivi procedure di disconoscimento verso i non appartenenti. Chi vive nella propria Terra, circondato in maggioranza da uomini che condividono l'appartenenza ad una pólis, ha il donum-munus di un'identità fatta di sentimenti e valori coerenti con il senso della continuità, ricordi condivisi e un destino comune. Tale donum-munus ha però anche il potere di trasformare i non-appartenenti alla comunità nei "devianti della società immunizzata”.
Il donum , l'identità-dono di individui accomunati fra di loro, si trasforma perciò stesso in un munus, un obbligo che si è contratto nei confronti dell'altro-uguale a-noi, che sollecita ad un'uguale disobbligazione.
Il munus che la communitas condivide è un vaccino contro il diverso.
L'immunitas presuppone la presenza del male che deve contrastare.
Il Diritto, che sancisce il limite fra ciò che è mio e ciò che non mi appartiene, evidenzia la necessità di un dono (munus) non estendibile a tutti e a chiunque e, in tal modo, pone l'accento dal munus che aggrega gli appartenenti ad un gruppo, all'immunitas che protegge la vita comunitaria, fissando l'esatta misura della lontananza dai non appartenenti-a. Perché il diritto, nella sua funzione immunizzante - della comunità e dalla comunità - assume la funzione stessa del proprium. E ciò anche a prescindere dal fatto che si tratti di diritto privato o di diritto pubblico: in ogni caso esso è proprio, nel senso che 'appartiene' al soggetto pubblico o privato, che se ne dichiara portatore.