*

DINAMICHE DI GRUPPO E RELAZIONI INTERPERSONALI NEI PROCESSI FORMATIVI
di GUIDO CONTESSA*

1. IL CONCETTO DI FORMAZIONE

Per comprendere l'importanza delle dinamiche di gruppo e delle relazioni interpersonali nei processi formativi è indispensabile circoscrivere il termine di " formazione". Questo termine viene spesso, nei fatti,confuso con quelli di informazione, istruzione, addestramento.
P. Goguelin ed altri hanno scritto che si può distinguere " un sapere, un saper fare ed un saper essere ". La formazione tocca l'area del saper essere. Essa ha a che fare con l'intera personalità dell'uomo, con gli atteggiamenti, i comportamenti, lo stile relazionale e sociale. Questo non significa che essa non debba essere spesso intrecciata ad altre attività come l'informazione o l'istruzione o l'addestramento. La formazione tuttavia ha uno specifico che comprende l'emotività, la sensibilità, l'affettività, il carattere e la personalità di un individuo. Al contrario l'informazione e l'istruzione hanno come specifico la razionalità, l'intelligenza,la cultura; e l'addestramento comprende le abilità strumentali, concrete, tecniche. La formazione riguarda il modo di essere di un individuo: l'istruzione il modo di pensare;l'addestramento il modo di fare. Il termine ne è quello di educazione: solitamente si usa il primo per gli adulti, ed il secondo per i bambini.

Formare o educare significa aumentare o modificare alcune parti interne dell'uomo, incidere sull'organizzazione (struttura e funzionamento) psicologica dell'individuo. Per addestrare, cioè aumentare una capacità corre metterlo in contatto coi concetti, le idee e la cultura; per formare un uomo, cioè espandere il suo saper essere, non c'è ed un rapporto.

Nel corso della storia (e tuttora) assistiamo a numerosi e diversi tentativi di for
mare gli uomini coi metodi dell'addestramento, e della cultura, ma ogni volta constatiamo il loro fallimento. I metodi dell'addestramento e dell'istruzione si basano sul presupposto che esista un insieme di regole e fatti oggettivi, indiscutibili; che la razionalità sia l'unica sana conduttrice dell'uomo; che l'uomo accetti e riproduca tutto ciò che è considerato vero, oggettivo e razionale. Purtroppo (o per fortuna) non è portamento, la sua personalità anche su esperienze personali, su sentimenti, su bisogni soggettivi. Ieri ed oggi si sono sperimentati metodi di addestramento i più vari, nella speranza che allenando l'uomo a qualche comportamento considerato giusto, questi l'avrebbe fatto suo. Dagli esercizi di galateo dei secoli scorsi, alle odierne tecniche behavioristiche basate sui rinforzi oppure alle nuove terapie sessuati, l'umanità ha elaborato molti sistemi addestrativi, più o meno coercitivi, che non sono riusciti ad andare oltre un cambiamento " dall'esterno" e superficiale dell'uomo. Dall'illuminismo settecentesco al positivismo del nostro secolo, si è anche tentata la strada dell'educare mediante prove scientifiche, informazioni, cultura.
Per questa via abbiamo educato un'umanità che dimostra la necessità di comportamenti pacifici, mentre attua scontri armati su scala (per ora) continentale. Ciò non vuoi siano importanti, ma solo che questi non sono mezzi adatti per la formazione o l'educazione. Questa nasce solo da un'esperienza personale e da un rapporto. In che modo? II bambino cresce e si sviluppa non certo ti comportamentali, ma attraverso un'esplorazione diretta della realtà ed un intenso rapporto affettivo con le figure parentali prima e coi coetanei in seguito.

La costruzione di quel complesso sistema psichico che chiamiamo persona avviene mediante una serie di esperienze dirette ed una serie di rapporti. Le esperienze dirette del soggetto sono cosa ben diversa dell'oggettività, perché ciascun individuo seleziona ed interpreta le sue esperienze in base alle sue predisposizioni ed alle sue scale di valori. Così come i rapporti e le relazioni che il soggetto instaura, vengono vissute dal medesimo attraverso il suo filtro. Il legame sé-realtà-Altro è indispensabile, se non mediante la violenza e l'alienazione. Queste fanno in modo che la realtà e l'Altro (genitore, maestro, formatore, ecc.) prevalgono sul soggetto trasformandolo in oggetto passivo. Se il processo di formazione del sistema psichico avviene per tramite di esperienze vissute, e di rapporti, è naturale che anche il cambiamento del sistema psichico avvenga solo mediante esperienze e rapporti. Tentare di produrre cambiamenti nei soggetti facendo leva solo sulla realtà, sulla cultura, sulla scienza è oltre che scorretto, inutile.

2. LE AREE DELLA FORMAZIONE

 Abbiamo detto che la formazione ha a che fare col saper essere, cioè col sistema psichico. Vediamo più analiticamente quali aree deve coprire la formazione. Anzitutto la sensibilità ed il sistema percettivo-ricevente. Noi riceviamo milioni di stimoli nel corso della giornata, milioni di messaggi, attraverso i nostri sistemi fisici e attraverso la nostra sensibilità psichica. Essi sono diretti in gran parte al subconscio, perché il nostro sistema ricettivo cosciente è atrofizzato. I perché di questa atrofia sono di ordine sociale e di ordine psicologico. Dal punto di vista sociale l'atrofia sensitiva è causata dall'alienazione dell'individuo, perpetrata da una società industriale avanzata cui servono milioni di lavoratori-consumatori omologati. Il vero nemico del sistema neocapitalismo (occidentale e orientale) è la soggettività dell'individuo. Soggettività ed individuo sono la fonte del plurale e delle diversità, due concetti incompatibili con un sistema economico tendenzialmente planetario. L'uomo non deve essere "espanso" ma limitato; non integrale ma monodimensionale; non ipersensibile ma sordastro. Ciò che l'uomo percepisce e riceve deve essere programmabile e controllabile, ciò semplice. Il sistema economico, il sistema culturale ed il sistema informativo si fanno carico di vagliare fra i miliardi di stimoli possibili, quelli che sono integrabili. L'uomo è alienato nel senso che è altro da sé, espropriato del proprio individuale possibile. Per fortuna questa tendenza non è senza crepe ne senza contraddizioni. L'inconscio progetto di omologazione universale trova il primo ostacolo proprio nella irriducibile unicità del soggetto, che ha una forte spinta a captare e sentire la molteplicità che esiste dentro e fuori di sé. Dal punto di vista psicologico l'atrofia sensitiva è causata da ima tendenza innata all'equilibrio. Il soggetto costruisce il suo sistema psichico per successivi equilibri sempre più elevati. Questa ascesa verso l'utopia della completa maturazione, richiede al soggetto continue rotture coi propri equilibri passati. Ogni rottura è traumatica, faticosa ansiogena, mette in moto sensi di colpa e fantasmi di morte. Per questo l'individuo si adatta con facilità collusiva all'alienazione: se da una parte essa lo espropria dell'individualità, dall'altra parte essa lo sottrae a sensazioni spiacevoli. La spinta ad essere se stessi, in continua ricerca della propria realizzazione e dello sviluppo delle proprie potenzialità, viene faustianamente barattata da milioni di uomini col piacevole equilibrio dell'alienazione. In altri milioni di uomini, anche se minoranza, questo baratto è rifiutato: essi cercano di espandere la propria consapevolezza, sensibilità, ricettività, accettando di modificare in continuazione il proprio equilibrio interno.
La formazione è un'attività che offre una
risposta a questa ricerca. Migliorando la sensibilità, cioè la capacità di sentire anche le cose non dette, gli sguardi, i silenzi, i desideri di se stessi e degli altri e il sistema percettive-ricevente, cioè l'insieme degli strumenti che l'uomo usa per comprendere, interpretare, sentire, ascoltare, la realtà e gli altri, nelle più minuziose sfumature e diversità, nella loro complessità contraddittoria. Formazione in queste aree significa aumento delle capacità di ascolto, maggiore accettazione dell'ambiguità e del plurale, disponibilità al cambiamento, maggior conoscenza di se e degli altri. Un'altra grande area della formazione riguarda gli atteggiamenti. Questi condizionano a monte la nostra sensibilità e il nostro sistema percettivo, in quanto sono i modi di porsi dell'uomo di fronte a se stesso, gli altri, la realtà. Apertura o chiusura, disponibilità o difesa, disponibilità o difesa, responsabilità o delega, accettazione o rifiuto, elasticità o rigidità, calore o freddezza, sono atteggiamenti opposti che condizionano la sensibilità, le percezioni ed i comportamenti.
Anche i comportamenti, traduzione pratica degli atteggiamenti, sono un'area di applicazione della formazione. Atteggiamenti e comportamenti, influenzano la conoscenza di se e degli altri, e i rapporti. Un soggetto libero, adulto e plurale presenta un insieme ai atteggiamenti fra i quali l'apertura verso gli altri, la diversità e la novità, disponibilità ad associarsi, ad assumersi responsabilità, a provare sentimenti, ad essere attivo. I comportamenti conseguenti sono la curiosità, I aggressività costruttiva, l'energia, l'emotività, il rispetto per gli altri unito al rispetto per sé, la fiducia, il dubbio.

La formazione può agire in questi ambiti cercando di aumentare il livello di alcuni spetti, o di modificarne altri.

Infine, un'area propria della formazione è la motivazione. Per motivazione intendiamo quello che spinge un uomo a sentire, atteggiarsi, agire in un certo modo. Non si tratta di dare una motivazione dall'esterno,quanto di far scoprire all'individuo le sue proprie motivazioni e le forze per cercare di realizzarle.
Qualsiasi siano le sue motivazioni reali, l'individuo ha il diritto di conoscerle e di lottare per esse. Secondo A. Maslow le motivazioni principali sono: i bisogni fisici, la sicurezza, la socialità, l'autonomia e l'autorealizzazione. Tutte sono compresenti nell'uomo, ma vengono a consapevolezza una dopo l'altra, dopo che la precedente è almeno in parte soddisfatta. Questo percorso a scala dura tutta la vita, fra avanzamenti e arretramenti, ma in ogni momento l'individuo vuole capire quali sono i suoi bisogni principali. Sensibilità, percezione, atteggiamenti, comportamenti, motivazioni sono segmenti di quello che chiamiamo personalità o essere dell'individuo. Formazione od educazione è un'azione che riguarda la personalità, cioè il saper essere della persona. Per scendere nel pratico la formazione è uno strumento indispensabile per: aumentare la sensibilità degli uomini in ordine a certi problemi; modificare i loro atteggiamenti e comportamenti: scoprire le loro motivazioni;

3. L'ALTRO ED IL GRUPPO NELLA FORMAZIONE

Da quanto detto finora emerge evidente l'importanza delle relazioni interpersonali e di gruppo nei processi formativi. L'individuo struttura se stesso attraverso rapporti prima interpersonali (bambino-madre, bambino-padre, bambino-bambino) e poi di gruppo (bambino-coetanei, adolescente-adolescenti).Ne discende che ogni modificazione del sistema psichico individuale deve basarsi su rapporti interpersonali (formando-formatore, formando-formando) e di gruppo (formando-formandi). Sia nei rapporti interpersonali sia nei rapporti col gruppo, il soggetto in formazione riproduce atteggiamenti e comportamenti acquisiti precedentemente: i vantaggi della formazione derivano dal far vivere ai soggetti rapporti diversi, che facilitino la strutturazione di nuovi atteggiamenti e comportamenti. Vediamo qualche esempio.
Molti individui organizzano i loro rapporti con gli altri riproducendo le relazioni parentali dell'infanzia: tendono a vedere negli altri la madre, il padre o il figlio. Allora si aspettano dagli altri non già un rapporto paritario di scambio ma via via accettazione e protezione, oppure direzione e punizione, oppure ancora devozione e sottomissione. I comportamenti conseguenti sono timidezza, passività, delega, oppure aggressività, tendenza al dominio, bisogno di controllo. Tutti i rapporti che non rispondono a questi bisogni vengono evitati; e tutti i rapporti vengono impostati su questi bisogni.
Altri individui, gelosi dell'equilibrio raggiunto, evitano i rapporti con persone che sentono diverse per timore di dover rimettere in discussione qualcosa di se. Il comportamento espresso è di chiusura alla diversità attraverso continue emarginazioni degli altri; oppure di negazione della diversità attraverso la repressione della propria identità o il rifiuto della diversità altrui.
Altri individui, ancora, hanno della propria emotività, aggressività, energia come percezione distruttiva; temono che mostrare qualche emozione e sentimento, lottare per qualcuno o qualcosa, coinvolgersi personalmente, possa indebolirli, oppure possa distruggerli. Allora sfoggiano comportamenti freddi, difensivi, formali, perbenismi iperrazionali.
Le relazioni interpersonali nel processo formativo assumono un'importanza cruciale se sono finalizzate a far sperimentare ai soggetti nuove situazioni. Per chi persiste nell'instaurare rapporti infantili, la formazione può far vivere relazioni paritarie ed adulte; coloro che temono la diversità, possono scoprire che essa esiste dentro e fuori di loro come ricchezza e non come una minaccia; quelli che reprimono la propria sfera irrazionale possono sperimentare rapporti in cui valorizzarla.
Nelle situazioni formative l'Altro più responsabile è il formatore (animatore, conduttore, docente), ma l'Altro è anche ciascuno dei partecipanti all'esperienza formativa. Il ruolo del formatore è essenziale. Se egli collude semplicemente coi bisogni difensivi dei formandi non fa che rafforzare quegli atteggiamenti che si desiderano modificare. Il formatore che si comporta come padre, cioè dirige, premia e punisce, non fa che rafforzare la dipendenza dei partecipanti, la loro passività e delega. Il formatore che si comporta come madre, rafforza nei partecipanti l'istanza di protezione e di calore, spuntando le istanze aggressive. Il formatore che soffoca le divergenze e i contrasti, disincentiva le espressioni individuali di desiderio, collude col bisogno di omologazione e sicurezza dei partecipanti. Il formatore che non instaura un rapporto "caldo" e non facilita l'espressione delle energie, non consente la valorizzazione della sfera emotiva. Gran parte del lavoro del formatore viene svolto attraverso l'esempio ed il suo coinvolgimento diretto. Egli può porsi nei confronti di ogni partecipante come Altro che rende possibile la esplorazione di atteggiamenti e comportamenti nuovi.
Ne deriva che il formatore ha come strumento principale del suo lavoro, se stesso, i suoi atteggiamenti e comportamenti. La prima formazione che il formato realizza è dunque su se stesso. L'altra gran parte del lavoro del formatore riguarda la situazione, cioè la creazione di un clima, un ambiente, un insieme di regole che incidano sul gruppo e lo rendano uno spazio di sperimentazione collettiva.
Se metà del lavoro formativo è svolto dal
formatore, l'altra metà è svolta dal gruppo o nel suo insieme. In che senso?
Moreno ha scritto che il gruppo è come una " sala degli specchi "; in esso ognuno vede se stesso negli altri; ciascun altro rappresenta aspetti diversi che sono dentro ogni individuo. Questo rispecchiamento reciproco consente un aumento della conoscenza di sé e degli altri. Ma il gruppo è anche uno spazio dì socializzazione essenziale che consente una formazione delle relazioni umane. Alcuni disturbi di socializzazione come l'aggressività e la timidezza, hanno quasi sempre origine da esperienze disfunzionali dell'età adolescenziale, che si basa sul gruppo dei pari. Il gruppo, nei processi formativi di adulti, consente miglioramenti e modifiche del comportamento sociale.

Il gruppo è anche un insieme di ruoli e
di norme " a portata " dei singoli membri. Esso consente agli individui di misurarsi con queste norme e cambiarle, senza eccessivi sensi di colpa. L'abitudine a gestire le norme sociali, familiari, aziendali; come dire che il gruppo aumenta la capacità dei singoli di essere autonomi, cioè autoregolati. L'aumento della socializzazione e della capacità di autoregolazione si traduce per i membri del gruppo in un aumento della sicurezza personale, della fiducia e dell'autostima.
Poiché ogni tipo di cambiamento, individuale e sociale, è legato alla sicurezza, all'autonomia ed all'apprendimento di novità, ne deriva che il gruppo è uno spazio cruciale per aumentare le capacità di cambiamento degli uomini. Dalle esperienze di E. Mayo(1935) nel mondo del lavoro, a quelle di K.Lewin (1943) sulle abitudini alimentari, a quelle di C. Rogers (1960) nella formazione universitaria, sono quasi cinquant'anni che il gruppo è sperimentato come il più potente strumento di cambiamento.

4. QUALE GRUPPO?

Il gruppo è un grande strumento di cambiamento e quindi di formazione, a patto però che sia fatto funzionare nel verso giusto. Perché ciò avvenga occorrono alcune condizioni. La prima è che il gruppo sia organizzato correttamente. Poiché per parlare di gruppo in senso psicopedagogico è necessario che esistano degli individui in interazione reciproca, è necessario che il numero dei membri sia limitato. L'esperienza indica come ottimale un numero fra i 6 ed i 14 membri. Un numero superiore rende difficili le interazioni orizzontali e provoca la creazione di sottogruppi, oppure un senso di anonimato da folla.
La seconda condizione è che il gruppo abbia degli obiettivi precisi e condivisi,in linea di massima, da tutti i membri. Il che non significa che gli individui che fanno parte di un gruppo debbano sempre essere d'accordo, ma che deve esistere un accordo di fondo che faciliti in ciascuno il senso dell'appartenenza. Perché il gruppo funzioni, occorre che i membri che lo compongono " sentano " di farne parte.

Una terza condizione è che il gruppo sia condotto o animato da una persona adatta e preparata. L'autogestione del gruppo è certo un obiettivo, ma non è un dato di partenza. E' praticamente impossibile che una decina di persone lasciate a se stesse raggiungano i loro obiettivi, ad eccezione del caso in cui queste persone abbiano una grande capacità nel lavoro di gruppo. Più spesso capita che le persone siano sprovvedute nel lavoro di collettivo, e questo rende necessaria la presenza di un animatore o di un conduttore. A volte questa figura emerge dal gruppo stesso, come leader; ma nelle situazioni formative è meglio non affidarsi al caso fortuito, prevedendo che ciascun gruppo sia condotto o animato da una persona con una formazione specifica. Solo questa presenza può garantire la ottimizzazione dei risultati, cioè il raggiungimento degli obiettivi e la formazione delle persone.

Fra le altre condizioni organizzative ricordiamo: la scelta di un ambiente confortevole e raccolto; la scansione del tempo di lavoro con intervalli appropriati (mezz'ora ogni due ore di lavoro): la disponibilità di materiale didattico; la conoscenza preventiva dell'o.d.g. o del tema in agenda. Un altro accorgimento da ricordare è relativo alla formazione dei gruppi. Se nel gruppo prevale l'obiettivo decisorio-operativo è meglio privilegiare l'omogeneità dei partecipanti; se l'obiettivo è la discussione, è preferibile usare il criterio della eterogeneità.
In tutti i casi, è da evitare la presenza nel gruppo di persone legate da rapporti di potere, di soggezione, di eccessiva disuguaglianza. Una volta che queste condizioni esistono,il gruppo si avvia al suo lavoro, ma non è detto che raggiunga senza intoppi i suoi obiettivi operativi e la maturazione di tutti i membri.
Le difficoltà derivano sia dagli atteggia
menti e comportamenti individuali, sia da fenomeni e dinamiche del gruppo come insieme.
Fra i primi possiamo elencare i più importanti e diffusi:

— aggressività distruttiva, attacchi diretti ai singoli, negativismo continuo;
— ostinazione, ostruzionismo, isolazionismo;
— esibizionismo, monopolio degli interventi, continui riferimenti a se stessi;
— silenzio, delega, passività, estraneità;
— superiorità, disinteresse, sarcasmo, distrazione;
— eliminazione, autoritarismo, prevaricazione;
— formalismo, pignoleria;
— intellettualismo, ostentazione di cultura;
— attaccamento a ruoli esterni al gruppo.

Ciascuno di questi atteggiamenti e comportamenti deriva spesso dalla storia personale dell'individuo, perciò è modificabile solo superficialmente, se non si imposta un apposito training di gruppo.
Spesso però essi derivano dalla situazione
del gruppo, cioè dall'insieme delle relazioni che si instaurano nel gruppo, dal clima emotivo, dalla sua organizzazione. Per esempio quando molti stanno in silenzio, e mostrano un atteggiamento passivo, di delega e di estraneità, può essere perché nel gruppo qualcuno mostra un comportamento prevaricatore, dominante, aggressivo. In casi come questi, è essenziale il lavoro dell'animatore che interverrà con gli strumenti più adatti per ridurre i comportamenti disfunzionali ed incentivare quelli funzionali al gruppo.
Esistono poi problemi causati da fenome
ni e dinamiche tipiche del gruppo il quale, sa dalle parti che lo compongono. Citiamone alcuni: — la dipendenza (il gruppo fa tutto ciò che qualcuno dice; oppure fa tutto in funzione di qualcuno; oppure si aspetta che qualcuno agisca al posto del gruppo; questo qualcuno è il leader o laminatore; vissuto come autorità).
— il fantasma del nemico (il gruppo inventa un nemico esterno da combattere, instaura un clima di guerra e di difesa, si sente perseguitato);
— il capro espiatorio (il gruppo scarica la propria aggressività sul membro più debole, continua a cercare vittime o traditori)

— i sottogruppi (il gruppo si presenta come
un arcipelago di coppie o sottogruppi estranei o in competizioni);
— la fuga nell'amore (il gruppo evita i conflitti; ottunde le diversità; s'illude di essere privo di contraddizioni e totalmente buono)

Questi sono solo alcuni fenomeni che possono presentarsi in un gruppo. Rappresentano stadi normali di sviluppo e spesso vengono compresi e superati dal gruppo stesso. Altre volte invece rappresentano veri ostacoli al lavoro del gruppo ed allo sviluppo dei membri che lo compongono: allora è necessario che il conduttore o animatore intervenga con tecniche appropriate affinché gli individui prendano coscienza della situazione e la superino con le loro forze. Naturalmente i gruppi come gli individui sono sempre in movimento in avanti o indietro, per cui il superamento di un blocco o una contraddizione non significa che questi non si ripresentino.

L'aumento della consapevolezza non garan
tisce dall'errore semmai aumenta le possibilità di superarlo.
La formazione di gruppo consente però
ai partecipanti di acquisire una sensibilità ed una capacità di gestire i problemi individuali, interpersonali e di gruppo in maniera autonoma ed adeguata.

 

PER UN ULTERIORE APPROFONDIMENTO

G Contessa - R Vaccani - A. Voltolili: " La formazione alternativa" Etas libri - Milano, 1975
G. Contessa: " Dinamiche di gruppo e ricerca", La Scuola - Brescia, 1977

*Estratto da CSIFLASH, mensile del Centro Sportivo Italiano Presidenza Nazionale, Anno XIII, giugno 1979, n.4, pag. 23-27

 

Curriculum breve Curiosità Diario di un ex ServiziOnLine Ergopolis