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P. Battistelli (a cura di). La società trasparente. Relazioni presentate al XIX Congresso degli Psicologi Italiani;
Urbino 1981. Edizioni SIPs, CLUEB, Bologna, 1983.
Gli ultimi dieci anni di cambiamenti
hanno avuto lo effetto della sabbia mossa su un fondale marino. Lacqua
azzurra si è intorbidita, gli scogli aguzzi sono scomparsi alla vista,
nuotarvici è difficile perché non si riesce ad orientarsi.
La società, come
il mare, ha perso la sua trasparenza, in parte per linquinamento, in
parte per i sommovimenti del fondale.
Molti sono disperati, altri
confusi, alcuni traggono profitto dallopacità; ma non mancano
neppure coloro che lavorano per riprodurre una nuova trasparenza
Costoro cercano di riordinare
le idee, pensando, leggendo, ascoltando le leggende di vecchi pescatori. Scrutando
lorizzonte ed annusando il vento, affiorano alcune intuizioni insieme
a vecchi ricordi.
La società trasparente
è quella che si lascia guardare dentro e si lascia attraversare; non
è chiusa come una cassa e vischiosa come un barile di colla. E
un gran de contenitori di vita, colori, sapori: conviventi ma distinti; la
sua unità ed identità consiste nel contenere tutte le varietà
possibili, senza espungerne alcuna.
La società trasparente
è una società che nutre ma non distrugge; nutre ma si fa nutrire
da ciascuno, dotandolo così di senso e di valore. La società
trasparente è fluida, in continuo cambiamento: in essa la vita cresce
e si trasforma, mediante un ordine che prevede ed accetta anche il disordine.
1. Diagnosi, intervento e progetto: la cultura della transizione, il modello S.O.P. e il potere come possibile
La cultura della società
vischiosa è anche la cultura delladattamento e del sogno. Di
fronte ad una realtà che, non piace, molti reagiscono con la rassegnazione
del quotidiano, appena confortata dal sogno di un cambiamento. Nei fatti concreti
ognuno prende la realtà come è e lotta per sopravvivere, affidando
i propri obiettivi alla sorte, a Dio, alle catastrofi, allApocalisse
o ad una Rivoluzione sempre in attesa di nascere. Limpotenza individuale
diventa impotenza collettiva, oppure nel sogno si trasforma in onnipotenza.
A volte si rifugge dal porsi obiettivi, a volte si pongono obiettivi irrealizzabili,
a volte ancora non si fa nulla per raggiungere gli obiettivi conclamati.
La cultura della società
trasparente è la cultura della transizione, del cambiamento progettato
e perseguito.
Avere una cultura della transizione
significa avere una strada che unisce due punti: quello dove siamo ora e quello
dove vogliamo arrivare. La società italiana oggi, ha bisogno di realizzare
il "modello S.O.P.". Il Modello S.O.P. è la sigla della cultura
della transizione.
"S" sta per situazione.
Analizzare, diagnosticare la situazione in cui siamo, è il punto
di partenza. Si tratta di un lavoro difficile, spesso impietoso, perché
sempre noi facciamo parte della situazione in cui siamo.
Di fronte ad esso presentiamo
le più dure difese: negare la situazione, leggerla in modo distorto
o parziale, trasformarla a nostro piacere, oppure enfatizzare lanalisi
fino a farne un monumento di giustificazioni e di immobilismo.
"O" sta per obiettivo.
Scegliere un obiettivo ha a che fare con la speranza e lenergia,
ma anche col realismo. E qualcosa che richiede una capacità damore,
che è anche capacità di perdere lamore.
Molti si difendono dal progetto
e dallobiettivo per paura di perderlo. Scegliendo un obiettivo utopico
e ucronico, quindi irraggiungibile, ci si mette al riparo dal rischio di dover
lottare per esso; e ci si giustifica a priori in caso di fallimento.
Nellultimo ventennio
la ribalta nazionale è stata percorsa da una alternanza di farse e
drammi, tutti imperniati sulla difesa dalla diagnosi o sulla difesa dal progetto.
Ci sono tuttavia state alcune
eccezioni nelle quali la situazione è stata giustamente analizzata
e lobiettivo è stato posto con realismo. E il caso di molte
leggi dello Stato, fallite per lassenza di una cultura della transizione.
"P" sta per piano
o programma. Fare un piano vuol dire allacciare la situazione allobiettivo,
cioè cambiare concretamente.
Programmare i gradini, giorno
per giorno, prevedendo e concatenando gli effetti delle azioni, attuando le
decisioni, significa avere una cultura della transizione.
Anche quando si è
riusciti a stabilire un "da dove" e un "per dove", ci
si è sempre dimenticati di delineare il "come"
Trasparente è la
società che "fa passare" lo sguardo: dove si vedono e si
contano i passi dalla situazione allobiettivo.
La cultura della transizione
è legata alla cultura del potere, inteso non come dominio, ma come
potenziale e possibile. Dove il potere è dominio, la transizione non
è consentita: è proibita, negata o dimenticata.
Dove il potere è
inteso come possibilità, solo la transizione ne garantisce la
messa in atto.
2. Cultura di gruppo e pluralismo: singolare e plurale, parzialità e totalità
Una società
trasparente è una società plurale, senza barriere nè
separazioni. Il pluralismo non ha tende nè separè; la cultura
di gruppo è una totalità, nel senso che comprende tutto.
Qualcuno interpreta questa
visione del gruppo come tensione alla fusione, alla omogeneità, al
conformismo. Ma queste sono proprie della società opaca e della cultura
singolare. E il singolare, omogeneo e conformista con se stesso, che
si fonde e implode in sè. La cultura del singolare è quella
che "tiene fuori" ed esclude le differenze; la parzialità
non è che una fuga dalla differenza.
Altri affermano che la parzialità
e la singolarità sono la base dello scambio, e questo è il regno
della differenza. Accettare questa visione, significa dimenticare che ogni
scambio presuppone un linguaggio, un simbolo: la totalità, la cultura
di gruppo precedono lo scambio, ne sono anzi la condizione.
Singolare e parzialità
sono opachi, omogeneizzanti, negatori delle differenze; plurale e totalità
sono trasparenti, perchè si basano sulla differenza.
La cultura di gruppo
è la cultura della totalità delle differenze.
Solo la cultura di gruppo
ed il pluralismo sono il territorio del soggetto. La cultura singolare e della
parzialità sono il territorio delloggetto. Paradossalmente loggetto
è singolare, parziale, denso ed opaco; il soggetto è plurale,
totale, fluido e trasparente.
3. Società assistenziale e qualità della vita: la società nutrice e vampiro; la felicità fra pubblico e privato
Gli anni Sessanta
sono passati allinsegna del mito del Welfare State. Unipotesi
(forse niente più che unipotesi) di uno Stato che si fa carico
dei cittadini dalla culla alla tomba. Dopo decenni di Stato del malessere,
il modello nordico è sembrato a molti un obiettivo appetibile, almeno
in sostituzione di unimprobabile rivoluzione.
Dal Sessanta al Settanta
abbiamo avuto avvisaglie di una società assistenziale, materna e nutritiva.
La quantità della
vita è migliorata: si sono estesi la durata, i consumi, lo spazio.
Ma sulla qualità, tutti stanno avendo dubbi.
Lo Stato vampiro e la società
giungla sfruttano luomo, colpiscono il debole, mercificano i rapporti
ed alienano le masse. In cambio offrono un modesto ma chiaro vantaggio:
presentano chiaramente la faccia cattiva, facili tane la distinzione fra amico
e nemico, si offrono come poli dattrazione dellaggressività.
Lo Stato-nutrice e la società-culla
proteggono contro le disavventure, rassicurano, avvolgono, seducono. In cambio
presentano degli svantaggi: infantilizzano i cittadini, li colpevolizzano,
li portano a vivere una mancanza di senso e di valore. La società bonificata
dalle sue aspirazioni assistenziali, diventa maleficio per la vita degli assistiti.
Sta diventando sempre più
evidente che il vampirismo e la nutritività sono due maschere dello
stesso personaggio. Sia l'assistenzialismo che la voracità dello
Stato privano i soggetti di valore e di senso e abbassano i livelli di qualità
della vita.
Soggetti privati di senso
e valore, ne vanno alla ricerca attraverso la violenza, magari spettacolarizzata
dai mass-media. Una società assistenziale rifiuta che il cittadino
assista a ciò che avviene nel suo cuore, rendendosi opaca, perdendo
trasparenza.
Qualità della
vita significa soddisfazione, gioia, felicità.
Nellottica della
società assistenziale la felicità deriva dal pubblico, il privato
è cattivo perciò porta infelicità. Pubblico dovrebbe
essere ciò che appartiene a tutti, privato ciò che è
sottratto a tutti. Nel ventennio 1960-1980 il pubblico (governo, enti locali,
aziende, servizi) è stato sottratto alla comunità da ceti e
gruppi dominanti, diventando privato. Il privato (sessualità, sentimenti,
sogni, bisogni) è stato spesso reso comune: cioè è diventato
spesso pubblico. La felicità si è persa in questo labirinto,
come un sentimento sempre "altrove".
Essa sta cercando di trovare
un luogo comune per apparire; una piazza, una chiesa, una balera. Ma il luogo
"comune" presuppone una cultura di gruppo, un plurale-totale, una
società nè pubblica nè privata, nè nutrice nè
vampiro: forse una comunità trasparente.
4. Creatività, devianza e sviluppo: il simbolo, il diavolo e il metabolismo; ordine e disordine
La società
trasparente favorisce la vita, cresce, si sviluppa. La sua vita è plurale,
ha un destino ma anche una libertà; la sua necessità è
di essere anche sottoposta al caso. Lo sviluppo di una simile società
procede per deroghe, deviazioni, dirottamenti, violazioni, trasgressioni.
La creatività è un modo diverso (divergente) di svilupparsi.
Una società basata
sul pluralismo è radicata nella diversità e, dunque, si sviluppa
creativamente. Il suo metabolismo procede dal simbolico al diabolico. Simbolo
è ciò che rappresenta la totalità, la convergenza. Nella
cultura di gruppo il simbolo contiene già la differenza, la devianza
creativa. In molti casi a questa differenza deviante e trasgressiva si assegnano
connotati diabolici. Il simbolo è ciò che "mette insieme",
il diavolo è ciò
che "mette contro", ma senza di esso quale metabolismo, trasformazione,
transizione sono possibili?
Il diabolico è la
devianza, la differenza, la diversità, ma anche il divertimento. La
trasgressione è creatività; la divergenza è festa; il
motto di spirito è divertente, perchè devia. Cè
insomma un aspetto vitale e festivo nel cambiamento, insieme ad un aspetto
diabolico.
La società trasparente
è quella in cui ci sono la festa ed il diavolo, lEs "poltergheist"
ed il Super o pubblico ufficiale; è la società basata sulla
cultura del la transizione e del gruppo; è la comunità dello
scambio.
Questa pluralità
è insieme ordine e disordine: ordine disordinato e disordine ordinato.
La società opaca è quella in cui il disordine è la catastrofe
dellordine, oppure lordine è il congelamento del disordine.
Nella società trasparente, plurale e totale, transizionale, simbolica
e diabolica, pubblica e privata, centro di scambi, luogo delle differenze,
lordine è il disordine.
*Estratto da ANIMAZIONE SOCIALE, N.40, luglio-agosto 1981, pag. 9-13