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IL T-GROUP DAGLI ANNI SETTANTA AD OGGI di Guido Contessa*
1. Il T-group fra terrorismo e riflusso negli Anni Settanta
Ho cominciato ad occuparmi
di gruppi , e di T-group in particolare, agli inizi degli Anni Settanta, poco
dopo "letà delloro" descritta da Spaltro. Nel
panorama italiano mi considero dunque un esponente della seconda generazione.
I primi Anni Settanta non sono stati unepoca di fondazione ma di differenziazione
e hanno anticipato (o subito in anticipo) molti tratti dello sviluppo sociale,
culturale e politico degli anni seguenti.
Credo che lo sviluppo del T-group, negli USA prima e in Europa una decina
di anni più tardi, sia strettamente legato al processo di maturazione
della democrazia laica e liberale moderna. Lattesa fino agli Anni Sessanta
per la diffusione del T-group in Europa va spiegata con il perdurare degli
esiti della cultura totalitaria che ha dominato il continente per oltre mezzo
secolo.
Alcune delle ancora attuali difficoltà del T-group in Italia e in Europa
si devono a mio avviso a residui di concezioni politiche e sociali di stampo
autoritario e "pedagogico", supportate dalla maggioranza sia del
pensiero cattolico sia di quello marxista. In altre parole, il ritardo della
diffusione del T-group si collega al ritardo dellavvento di una cultura
sociale e politica di marca laica e liberale moderna.
In termini di dottrine politiche la differenza sostanziale fra pensiero laico-liberale
e cattolico o marxista consiste nel rifiuto di un ruolo pedagogico del Governo
verso la società. In senso laico il Governo è garante del rispetto
delle regole del gioco democratico e solo esse sono la sostanza della sua
etica, il suo "contenuto". Tali regole del gioco sono più
neutre e permissive, come nel liberalismo di S. Mills, oppure più egualitarie
e progettuali, come nel liberismo moderno permeato di elementi di socialismo.
In entrambi i casi, però, raramente il Governo indica alla comunità
la strada da seguire, i comportamenti quotidiani che devono prevalere, letica
della convivenza. Nelle culture cattolica o marxista prevalgono invece i "contenuti",
i valori e la pedagogia delle masse. Ciò che il pensiero laico definisce
come contesto, nel pensiero non laico è un vero e proprio testo.
Il valore della libertà e della differenza viene sottomesso a quello
della giustizia e dell'uguaglianza.
Non pare dubbio che il T-group, nella sua origine lewiniana, sia frutto del
pensiero laico-liberale. E negli Anni Settanta la sua diffusione europea ha
avuto proprio il senso di una irruzione laica e liberale nel panorama della
didattica tradizionalmente autoritaria, delle relazioni industriali sostanzialmente
repressive, della società genericamente conservatrice.
Spaltro esprime bene, nel suo contributo, il senso innovativo del T-group
sulla scena italiana. Una tecnica riformatrice non a caso apparsa nel decennio
kennediano, giovanneo e kruscioviano: cioè nel decennio della secolarizzazione
planetaria
I cardini del T-group classico sono il corrispettivo didattico della dottrina
politico laico-liberale moderna: regole del gioco minime ma uguali per tutti,
partecipazione di tutte le risorse diverse presenti nel gruppo, conflittualità
simbolica e negoziabile, interventi ridotti al minimo da parte del trainer
(autorità e "Governo" nel gruppo) e comunque centrati sui
rischi, i costi, i significati di ogni evento piuttosto che sulle cose da
fare e le direzioni da intraprendere.
2. I primi Anni Settanta
Agli inizi degli Anni
Settanta il mondo occidentale, dopo la "catastrofe" (intesa come
repentino passaggio di stato) del Sessantotto stava mettendo in crisi l'ancora
poco espresso modello liberale moderno. In particolare, nell'Europa continentale
stavano avviando una competizione mortale ben quattro modelli socio-politici:
il regime monarchico-fascista nei suoi residui culturali più socialmente
insediati di quanto si pensasse; il modello marxista-rivoluzionario, apparentemente
prossimo a vincere; il modello radicaleggiante fortemente sospinto da echi
orientali; ed il modello riformista laico di ispirazione anglosassone.
Questi quattro diverso modi di intendere la società e la politica iniziavano
un confronto drammatico proprio nei primi Anni Settanta: un confronto destinato
a durare per quasi quindici anni, ed a ripercuotersi sulle vicende dei gruppi
e del T-group. In quegli anni l'IRIPS di Milano era il centro della galassia
delle tecniche di gruppo in Italia, e per la sua storia di allora (fino alla
chiusura nel 1976) è paradigmatica, come lo è la storia di Enzo
Spaltro, leader del movimento dei gruppi in Italia.
All'interno dell'IRIPS si sono scontrati, a momenti con ferocia, i tre modelli
innovativi in senso politico di allora; e tutti e tre si sono scontrati con
la cultura conservatrice, ancora maggioritaria nella società e nelle
imprese.
La tendenza riformista, laica e liberale, che aveva dominato nel decennio
precedente il movimento dei gruppi era in vistoso declino. Questa vedeva nel
T-group una tecnica di cambiamento dentro il sistema produttivo e sociale;
una tecnica che oggi chiameremmo "migliorista", funzionale alla
umanizzazione delle relazioni umane ma anche alla modernizzazione produttiva
e dunque all'incremento della efficienza. Poco prima del 1970, l'IRPS aveva
visto una prima scissione che dette vita allo Studio di Relazioni Interpersonali,
che, aldilà delle questioni personali, si giustifica per una più
accentuata ispirazione cattolica e riformista. Fra i fondatori dello Studio
ricordiamo Stella, Casnati, Manoukian e Kaneklin. Non a caso lo Studio è
riuscito negli anni seguenti a far sopravvivere il T-group e a diffonderlo
in molte organizzazioni e servizi del mondo cattolico, sia pure il più
laico e moderno. Nel 1972 avveniva una seconda scissione, promossa da un'ala
in parte anch'essa cattolica e laica ma soprattutto interessata alle valenze
riformiste del T-group verso la modernizzazione delle organizzazioni produttive
e sociali. Questo gruppetto diede vita all'Istituto per gli Studi Multidisciplinari
nelle Organizzazioni, ISMO, che da allora a tutt'oggi ha saputo inserire la
cultura dei gruppi nel mondo dell'impresa. L'ISMO fu fondato da Volpe, Contessa,
Mirandoli e Trogu. Queste due successive scissioni sottrassero all'IRIPS,
per un cero periodo, l'ala riformista e non mi pare casuale avvicinare questi
episodi alle vicende di Enzo Spaltro, che proprio a cavallo del 1970 si trovò
a dover uscire dall'Università Cattolica per emigrare nell "fucina"
di Trento.
La tendenza dominante nei primi Anni Settanta all'IRIPS era quella che possiamo
definire radical-rivoluzionaria. Essa criticava il T-group per le sue valenze
riformiste; ipotizzava uno psicologo organico alla classe operaia; negava
il valore di tutte le tecniche" di cambiamento. Quello che a posteriori possiamo
indicare come il leader di questa tendenza, Pier Enrico Andreoni, arrivò
fino ad entrare nel sindacato come funzionario quasi in concomitanza con un
intervento di sviluppo organizzativo finalizzato al miglioramento della sicurezza
lavorativa. Comunque non erano pochi gli operatori e gli allievi dell IRIPS
che militavano nei partitini rivoluzionari: in quegli anni a Trento Curcio
partecipò con la moglie ad un T-group. Lo stesso Spaltro era molto
ambivalente verso questa ala. All'IRIPS era normale la lettura psicosociale
dei "Grundrisse" di Marx; furono ospitati più volte i lacan-marxisti
(Pinzi e Spinella) per seminali interni; lo stesso Spaltro gestì un
lungo seminario sul tema "gruppi e anarchia", e poi riflessioni su Seve
e Politzer.
Poco dopo il Settanta
fece una breve apparizione all'IRIPS una terza tendenza che possiamo definire
"radical". Sotto l'influenza di Mary Pagès e Barry Simmons, il T-group
classico dell'IRIPS (un misto di funzionalismo lewiniano socio-analisi tavistockiana,
esistenzialismo sartriano e marx-maoismo) assunse sfumature più individuali
e terapeutiche. L'interesse per il gruppo e il cambiamento sociale-organizzativo
veniva sostituito da quello per il potenziale individuale per il corpo e la
espressività non verbale. A questa tendenza portavano anche certe esperienze,
fatte da alcuni seniores dell'IRIPS, con lo psicodramma, in particolare quello
"triadico"della Anne Aucelin Schuitzenberger.
Questa tendenza, che ho definito "radical" fu una meteora all'IRIPS, durata
non più di un paio d'anni. Essa terminò addirittura con la defenestrazione
dell'allora segretario generale, Aldo Cantoni, a seguito di uno "scandaloso"
seminario tenuto da Max Pagès a Cison di Val Marin. I fatti di Cison
sono esemplari. Pagès, su invito dell'IRIPS, fece un seminario ultra-sperimentale
che, partendo dal T-group, si basava sulla rottura dei confini temporali (niente
orari di inizio-fine seduta) e sull'uso di tutti i linguaggi espressivi (Pagès
si presentò con dei bongos).
I partecipanti al seminario erano quadri di impresa, che vennero letteralmente
terrorizzati dal primo giorno dell'esperienza e chiesero alle rispettive direzioni
di tornare a casa. Le direzioni aziendali iniziarono a demonizzare Spaltro,
l'IRIPS e il T-group; Spaltro chiese la "testa" del segretario generale che
aveva promosso l'iniziativa: così l'area "radical" fu espunta dall'IRIPS
e quindi dal T-group.
Tuttavia alcune acquisizioni restarono, perché, malgrado glia spetti
folcloristici, questa tendenza, un po' umanista e un po' orientale, aveva
in sé elementi assai coerenti con la stagione storica che stava iniziando.
L'interesse per il potenziale individuale, l'istanza terapeutica, i bisogni
primari di ordine preverbale sarebbero diventati centrali per la seconda metà
degli Anni Settanta. Il movimento dei "nuovi gruppi" esplose come centrale
nella stagione del riflusso; molti operatori provenienti dalla cultura del
T-group si spostarono nel settore clinico.
In sostanza, dal 1969 al 1974 il T-group classico di ispirazione riformista
veniva surclassato prima dalla temperie "rivoluzionaria" e poi dalle istanze
"radical". Verso la fine del '74, tuttavia, entrambe queste meteore erano
già bruciate, ed espunte dall'area del T-group. L'ala rivoluzionaria
si è fusa nella pratica politica impegnandosi in gruppi di autocoscienza,
gruppi sindacali, o (in pochi casi) gruppi eversivi. L'ala "radical"
prese la strada della bioenergia, della Gestalt- Therapy, degli
Encounters Group o dello psicodramma.
Intorno agli anni 1975-76 l'IRIPS tentò di riprendere la strada
del riformismo, cercando spazi" nuovi per l'applicazione del
T- group. Tuttavia ormai era tardi. I conflitti sociali erano asprissimi
ed il precedente lustro nel quale la "sinistra" rivoluzionaria
o "radical" aveva avuto la leadership, aveva reso le imprese
molto diffidenti quando non decisamente reattive.
All'intemo dell'IRIPS tutte le contraddizioni esplosero, aprendo
durissimi conflitti che Spaltro, in parte deluso e in parte perennemente
ambivalente, non fu in grado di ricucire.
Nel 1976 l'IRIPS esplose come una supernova, e gli operatori
allora presenti presero ciascuno la sua strada. Spaltro si
dedicò all'Università e alla SIPS; Sangiorgi riattivò
la SPO; Vaccani
si impegnò nello staff della Bocconi; Consiglio aprì P.
O. a Genova; Contessa fondò l'ARIPS.
3. La seconda metà degli Anni Settanta e i primi Anni Ottanta
La corrente riformista
che aveva dato vita allo Studio di Relazioni
Interpersonali continuò ad operare ed aumentò gradualmente
il suo prestigio, specie nel Settore sociale.
Tuttavia, subendo il fascino dell'emergente paradigma clinico,persegui
una sintesi fra cultura del T-group e pensiero psicoanalitico,
spesso privilegiando il secondo sul primo.
La seconda ala riformista, di cui l'ISMO è esempio, che continuò
a usare il T-group nel settore dell'impresa, fu gradualmente
risucchiata nella cultura organizzativa, in parte spostandosi
verso approcci sociologici ed organizzativistici, in parte
annacquando il T-group per toglierne gli aspetti che più
minacciavano la committenza.
Una terza frangia del gruppo riformista, in questo gruppo possiamo annoverare
l'ARIPS, iniziò ad operare m due direttrici. La prima fu quella della
formazione dei "formatori" o della formazione al lavoro di gruppo
degli operatori in servizio. Attraverso questo canale centinaia di operatori
furono in qualche modo sensibilizzati e formati secondo la cultura del T-group
che cercarono di importare nelle proprie organizzazioni (scuola, USL, tempo
libero, servizi formazione delle imprese). La seconda direttrice fu quella
della traduzione della cultura dei gruppi nel lavoro territoriale, poi detto
di comunità. Il "manifesto" di questo orientamento può essere
considerato l'articolo apparso su Rivista di Psicologia, organo SIPS (anno
LXXI nn. 3-4, 1977) Psicologia del lavoro sociale di Guido Contessa.
Dal 1975 al 1985, all'incirca, la tradizione, la cultura e la tecnica del
T-group hanno avuto una strana vicenda. In senso formale ed ufficiale questo
patrimonio è stato messo in ombra.
L'ultimo Convegno sul T-group, promosso dall'IRIPS e presieduto dal sottoscritto,
fu tenuto presso l'Università Cattolica nel 1975 come celebrazione
dei "Quindici armi di gruppi m Italia". Si può dire, anche se i partecipanti
allora non mostrarono di rendersene conto, che quel Convegno fu l'inizio di
un lungo sonno. La rivista "Psicologia e Lavoro" , promossa dall'IRIPS
e per anni portavoce della cultura dei gruppi, cominciò allora a diventare
più che saltuaria. La Scuola di Psicosociologia dell'Organizzazione-
SPO, che per anni era stata il vivaio dei futuri trainers di gruppo, fu continuata
da Sangiorgi ma perse il ruolo di leadership che aveva avuto. Alla ribalta
della psicologia e sulla scena dei gruppi il decennio ha visto prevalere il
paradigma clinico e in sottordine, il paradigma "radical" o più genericamente
umanistico. Tanto per fare due esempi ricordiamo la direttrice clinica dei
gruppi ispirata alla coinemica di Fornari, alla psicoanalisi bioniana riscoperta
come novità, o alla gruppoanalisi foulkesiana rilanciata da Ancona;
e la direttrice radical-umanistica, inizialmente più "californiana"
(con l'importazione di gruppi esaleniani) in seguito più produttivistica
ed accademica (con i transazionalisti ed i rogersiani).
L'Editoria, i Convegni, le Scuole che hanno dominato nel
decennio la scena dei gruppi appartenevano ad una delle due
direttrici. Come sott'acqua, tuttavia, la cultura del T-group ha
continuato ad espandersi sia pure in modo silenzioso e informale,
dentro molte organizzazioni clienti.
A migliaia si contano i quadri aziendali, i managers, gli operatori
della scuola, i sindacalisti, gli animatori, gli operatori del Servizio Sanitario,
gli assistenti sociali, gli educatori, gli studenti di psicologia che hanno
partecipato ad esperienze simili al T-group, spesso dentro le loro organizzazioni,
nel corso di programmi formativi con varia articolazione.
Il T-group ha subito una sorta di "omertà definitoria", forse a causa
del suo passato burrascoso, ed ha smesso di essere una "esperienza a sé".
Ma sotto forme diverse e contestualizzato in
percorsi differenti, ha sperimentato una grande diffusione. Negli Anni Sessanta
e nei primi Anni Settanta, il T-group ha avuto un forte impatto di immagine:
è stato al centro del dibattito.
Tuttavia, per la sua forza, la sua novità e la sua scarsa duttilità
(come sembrava allora ai suoi cultori) era sempre stato una cultura ed una
tecnica élitaria. Circoli ristretti ne parlavano, in termini anche
un po' esoterici; poche persone ne entravano in contatto. Nel periodo di massimo
fulgore, l'IRIPS non faceva nemmeno dieci T-groups all'anno e coloro che ne
facevano esperienza non arrivavano al centinaio.
E' proprio negli anni di "crisi" ufficiale che il T-group ed i suoi derivati
sperimentano una diffusione significativa. Tale diffusione però ha
due caratteristiche. La prima è che i partecipanti sono tali a titolo
individuale. I T-groups si fanno a livelli inter-organizzativi, perché
nessuna organizzazione se ne fa committente. Le organizzazioni pubbliche o
sociali a causa della loro arretratezza culturale; le imprese, a causa della
loro diffidenza.
Non va dimenticato che il decennio a cavallo degli Anni Ottanta vede nel suo
primo lustro un conflitto armato fra terroristi, imprese e Stato; nel suo
secondo lustro registra la vittoria dello Stato e delle imprese, i quali si
inoltrano verso processi di ristrutturazione fondati su procedure cogenti
come l'automazione e il licenziamento. Il T-group, come tecnologia di crescita
individuale e cambiamento organizzativo, era una pratica troppo raffinata
per gli anni di piombo e i successivi anni di repressione.
La seconda caratteristica è che, quando il T-group è usato dentro
le organizzazioni, esso viene ridefinito con nomi e tagli diversi, da una
parte per una sorta di prudenza, dall'altro per una sua naturale evoluzione.
Invece di parlare di T- group si parla di semiario sulle "relazioni umane",
sulla "comunicazione" o sulla "leadership". Un certo impatto
drammatico, che era tipico degli anni precedenti, viene ammorbidito con una
maggiore strutturazione e con stili di conduzione rassicuratori. Il classico
T-group poi non è più isolato, ma inserito in un contesto formativo
che prevede un prima preparatorio e un dopo stabilizzatore. Infine, esso viene
giustamente più
focalizzato e finalizzato alle reali esigenze dell'organizzazione committente.
4. Dal 1985 in avanti
Il 1985 è solo una indicazione casuale, tanto per indicare la fine di un decennio. Essa indica la fine di un'epoca durata circa 20 anni, nella quale l'Italia ha vissuto l'ultimo trauma della modernizzazione. Oggi la cultura riformista, liberal-socialista e laica sembra emergere come forza trainante verso la scena post-industriale. E non è questione di partiti, bensì di cultura nazionale. L'ipotesi rivoluzionaria è stata sepolta come un sogno isterico e infantile; l'idea del welfare state è naufragata contro gli scogli realistici del bilancio nazionale; le tentazioni "radical" e orientaleggianti, sono state ridimensionate dalle distruttive deviazioni della droga e dalla conversione alla produttività degli imperi di Oriente.5. Cosa era il T-group
Altri raccontano meglio di me, in questo libro, cosa era il T- group, per Lewin e i suoi allievi. Vorrei solo delineare cosa era a cavallo degli Anni Settanta in Italia, per chi come me, vi si accostava. 1) strutturazione rigorosa
e cadenzata del tempo, come unico contenitore predeciso;
2) esclusione dei
"contenuti" e focalizzazione quasi esclusiva sulle
dinamiche;
3) centratura esclusiva sul "noi, qui ed ora";
4) massima estraneità ed eterogeneità fra i partecipanti;
5) stile di conduzione non pedagogico (ne direttivo ne supportivo).
6. Dal T-group alle esperienze autocentrate
Oggi è difficile dare del T-group una definizione precisa unitaria Oltre venti anni di percorsi tortuosi, di fusioni e di intersezioni, di influenze e di sperimentazioni, sviluppati da centinaia di operatori in situazioni diverse e per lo più isolati, ne hanno fatto un arcipelago. E' difficile indicare quale ne sia il minimo comune denominatore. Oltretutto il T-group ha assunto decine di nomi diversi. In questo libro Miller parla di Leicester Conference; Spaltro cita il termine Lab; Lapassade ha formulato una variante del T-group detta Analisi Istituzionale; io trovo più chiaro il termine "esperienza autocentrata". Credo che tuttavia esista un nucleo forte, che risale al T-group, che è comune a molte esperienze e che consente di distinguere questa pratica da altre. Tale nucleo è composto di elementi precisabili come segue.1) esistenza di un contratto
formativo
2) centratura sul
"qui ed ora"
3) molo consulenziale
del trainer.
L'elemento tempo può
essere variato in base alle esigenze: si danno esperienze autocentrate di
un'ora come di dieci giorni; gli incontri possono essere segmentati in periodi
di 90 o 120 o 60 minuti; si possono fare tre giorni intensivi oppure sedute
settimanali per un anno, e così via.
Anche la distinzione fra contenuti e dinamiche o processi è secondaria.
Specie in gruppi di operatori delle relazioni umane,
può essere difficile e inutile separare nettamente l'una cosa dall'altra.
Infine, la strutturazione limitata al tempo, può essere affidata
anche ad attività diverse (giochi, eventi, provocazioni), purché
il loro scopo sia
infine la riflessività ed il ritorno al "qui ed ora",
e purché tali attività non assumano un ruolo direttivo.
* Estratto da T-GROUP, STORIA E TEORIA DELLA PIU SIGNIFICATIVA INVENZIONE SOCIALE DEL SECOLO, Clup, Milano, 1987, pag.67-82