|
|
1. Problemi di definizione
In un recente Convegno (9-10.2.85) a Verona su " IL RUOLO DEL VOLONTARIATO NELLA SOCIETÀ PLURALISTA ", Luciano Tavazza,. presidente del Mo.V.I. e massimo esperto italiano del problema, ha presentato una relazione sul tema: " Ciò che il volontariato chiede ai partiti politici ". La relazione ha offerto una serie di riflessioni approfondite e totalmente accettabili, ma particolarmente interessante mi sembra la richiesta di " discernere con chiarezza ciò che è volontariato da quello che non è ". La confusione intorno alla definizione di questo settore " emergente " della società civile, è certo una delle cause delle difficoltà legislative esistenti. Lo sforzo di Tavazza si esprime nel senso di definire il volontariato come:
1.2 Il secondo cardine
della concezione di Tavazza sembra essere laltruismo, la gratuità
e il solidarismo, cioè lassenza di " un secondo fine strumentale..,
fosse anche quello religioso ". Orbene, se usiamo il danaro come mezzo per
distinguere laltruistico, il gratuito ed il solidaristico da ciò
che non lo è, il discorso è chiaro e mi sembra di condividerlo.
Concordo appieno con Tavazza quando esclude le cooperative, gli straordinari
lavorativi o il lavoro precario dal settore del volontariato.
Meno chiara e condivisibile mi sembra questa esclusione di secondi finì
strumentali, perché ci porta in un terreno molto soggettivo e paludoso.
Per esempio, è più volontario il catechista laico delloratorio
che svolge la sua azione volontaria in nome di un ideale religioso, oppure
il giovane che assiste un malato in nome della sua esigenza di sentirsi socialmente
utile? Svolgere un compito di militanza " verde " è meno volontario
che fare compagnia ad un anziano? Il catechista presta la sua opera gratuitamente
per unidea religiosa, il militante verde per unidea politica,
il volontario ospedaliero per un imperativo etico, lassistente dellanziano
per unesigenza di socializzazione: come distinguere i gradi di " altruismo
" di queste motivazioni?
Non sono pochi i volontari dellassistenza, che uniscono al puro altruismo
anche motivazioni meno oblative, come la frequentazione di soggetti cui potersi
sentire superiori, oppure come il riempimento di tempi vuoti o tempi morti,
o come linserimento in ambienti ricchi di relazioni sociali: ma non
sarei per definire questi come " secondi fini strumentali ". Daltronde,
desiderare che dei giovani si accostino a Dio, che una città sia meno
inquinata, che la cultura circoli in una borgata, che una scuola sia più
educativa, non mi sembrano motivazioni meno oblative di quelle puramente "
assistenziali ".
Anche lavorare gratuitamente per unidea politica, un Partito (penso
alle Feste dei Partiti, attuabili solo grazie al volontariato), una filosofia
esistenziale, è volontariato in quanto azione diretta ad " aiutare
" i terzi. Certo, unassociazione categoriale promuove e difende linteresse
dei soci; ma una associazione culturale di quartiere offre un servizio sia
ai soci che ai cittadini.
La emancipazione di un tossicodipendente, promossa da un gruppo di volontari,
risponde ad un progetto educativo e politico, non diversamente dalla emancipazione
di un gruppo di cittadini, toccati da un problema culturale e politico. Perché
definire volontari solo i promotori della prima emancipazione e non quelli
della seconda?
In conclusione, a me pare che tre soli siano gli elementi distintivi del
volontariato:
Lattenzione per
il volontariato tradizionale è importante, ma credo che occorra porre
anche una questione relativa al volontariato potenziale. La società
attuale è basata su uno spreco enorme di risorse umane che non possono
essere impiegate nel ciclo produttivo, ma che formano un serbatoio per azioni
volontarie.
La legislazione che si va ipotizzando su scala nazionale o che già
si sperimenta su scala regionale, non può trascurare i meccanismi necessari
alla promozione del volontariato potenziale.
Con tale termine intendo la quantità di risorse umane (sia psicologiche
che professionali) rese disponibili dalla restrizione del mercato occupazionale:
anziani, giovani, donne. Ma anche risorse inserite nel mondo del lavoro, con
larghe porzioni di tempo disponibile: dipendenti pubblici, lavoratori di imprese
private, senza carico familiare.
A molti di costoro, potenziali volontari, mancano tre cose per
diventarlo:
Cè poi un
quarto problema, che spesso atterrisce coloro che hanno motivazioni consapevoli,
qualche idea da sviluppare e tanta disponibilità ad imparare: il "
mostro " organizzativo, cioè sede, telefono, carta da lettere, contabilità,
convenzioni, leggi ecc.
Operare per lo sviluppo del volontariato potenziale significa offrire risposte,
sia in termini legislativi che di servizi, a questi quattro problemi. Per
brevità accennerò solo a qualche idea concreta, realizzabile
senza grandi sforzi.
Per sviluppare la MOTIVAZIONE al volontariato dei giovani occorre sensibilizzare
la scuola, affinché orienti la sua azione educativa verso una aggregazione
extrascolastica degli allievi, finalizzata a qualcosa di utile per tutti.
Azioni di sensibilizzazione possono essere realizzate nei quartieri e sulla
stampa, verso tutti i cittadini. Proposte di volontariato dovrebbero essere
presentate in tutte le iniziative per gli anziani come le Università
della terza Età e i Centri di Incontro. Ma soprattutto dovrebbe essere
sviluppata unazione sensibilizzante attraverso Corsi di pre pensionamento
in Italia ancora quasi sconosciuti.
Per lINFORMAZIONE dovrebbero farsi carico gli Enti Locali o le Circoscrizioni,
con la stampa e la diffusione di materiale o promuovendo incontri periodici;
oppure potrebbero coordinarsi gli stessi gruppi di volontariato operanti in
un territorio, per far arrivare ai cittadini informazioni sulla loro attività:
le radio-tv locali potrebbero in questo avere un importante ruolo.
Le COMPETENZE possono essere promosse con una cooperazione fra organizzazioni
volontarie ed Enti locali, mediante lavvio di processi di formazione
continua.
Il quarto problema, quello organizzativo, potrebbe trovare una
duplice risposta sia da parte dellEnte locale sia da parte del " movimento
" del volontariato. E sarà bene notare che il problema organizzativo
non riguarda solo il volontariato potenziale, ma anche molto volontariato
attuale che non sempre è super-organizzato su scala nazionale e ricco
di mezzi.
LEnte locale può mettere a disposizione delle aggregazioni
volontarie i servizi essenziali: sede, segreteria, promozione. Purché
ciò avvenga attraverso meccanismi obiettivi e formali, cioè
noti ed uguali per tutti, senza gli abituali personalismi discrezionali per
cui si appoggiano solo gli " amici degli amici ". E purché ciò
non debba essere pagato dai volontari con una perdita di autonomia sostanziale.
Il " movimento " nel suo complesso potrebbe invece fornire, in modo
decentrato, dei servizi gratuiti di assistenza e consulenza su problemi quali:
la contabilità, i problemi fiscali e statutari, leditoria e la
pubblicità. Lattuale legislazione sembra fatta in modo da impedire
lavvio di associazioni, ed il trattamento normativo in genere per esse
non è diverso da quello per le società " profit ". Se la legislazione,
gli Enti locali ed il Movimento dei Volontari terranno presenti questi problemi
concreti, il volontariato conoscerà uno sviluppo progressivo e darà
il suo contributo alla società post-Welfare di cui tutti parlano ma
che nessuno ancora vede concretamente: la contabilità, i problemi fiscali
e statutari, leditoria e la pubblicità. Lattuale legislazione
sembra fatta in modo da impedire lavvio di associazioni, ed il trattamento
normativo in genere per esse non è diverso da quello per le società
" profit ".
Se la legislazione, gli Enti locali ed il Movimento dei Volontari terranno
presenti questi problemi concreti, il volontariato conoscerà uno sviluppo
progressivo e darà il suo contributo alla società post-Welfare
di cui tutti parlano ma che nessuno ancora vede concretamente.