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PER UNA TEORIA DELLE SKILL PSICOLOGICHE di Guido Contessa*
Sommario:
L'articolo affronta il problema della definizione delle
skill psicologiche. La tesi dell'autore è che le skill siano
le unità base del comportamento operativo, allo stesso modo con cui
gli atomi lo sono per la materia. La loro definizione richiede, per analogia
con quanto già avvenuto per la fisica, una consensualità provvisoria
della comunità dei formatori. Una tassonomia possibile è quella
ispirata al contesto informatico, che dispone di tre livelli di capacità
(sistema operativo, programmi applicativi, programmi accessoriali) interattivi
fra loro e con l'hardware. La tavola degli elementi ha impegnato i chimici;
le costellazioni subatomiche i fisici; la mappa del Dna è la sfida
dei biologi; la geografia e la dinamica dei computer è al centro del
lavoro degli architetti informatici: l'"albero dell skill" è
il compito che aspetta i formatori sulla soglia del nuovo secolo.
Parole chiave: capacità, formatori, modelli di analisi.
Premessa meta-teorica
In riferimento ad un qualsiasi operatore, col termine "competenze" si indicano sia i confini della sua azione (competenza come area riservata di intervento), che le capacità cui egli deve ricorrere per occupare il suo territorio. Le capacità indicano l'ampiezza e la profondità di azione (capienza) che l'operatore possiede, ma anche il tempo che gli necessita per ricorrere ad essa. Potere e velocità (cioè spazio e tempo) sembrano dunque essere gli assi cartesiani delle capacità.Le capacità psicologiche dei formatori
Affrontando il problema delle capacità psicologiche di quella categoria particolare di operatori che si occupano di formazione, non possiamo non segnalare come prima cosa l'ultimo punto del precedente paragrafo. Le capacità oggetto dell'indagine prendono forma e si plasmano in relazione al contesto in cui si esprimono, ed all'osservatore (soggetto) che le rileva. La relazione fra formatore e formandi crea una particolare mistura, nella quale le parti dell'uno e degli altri si fondono, sia pure parzialmente e temporaneamente, si alterano, generano capacità nuove, o gradi diversi di capacità esistenti. H. Haken, nel suo "Sinergetica" (3), descrive il processo per cui le diverse onde del laser, oscillano per un po', come alla ricerca dell'onda sulla quale convergere e concentrarsi. L'insieme è un potenziale laser (con capacità potenziali) che si attualizza in base alla posizione e distanza degli specchi che lo racchiudono. Tutte le onde sono potenzialmente "capaci" di diventare attrattori, ma è il campo che determina quale di esse lo sarà.La metafora informatica
Per l'illustrazione della tassonomia delle skill psicologiche, può essere di una certa utilità ricorrere alla metafora informatica. A cosa ci si riferisce quando si parla di "capacità" di un computer? Esiste una capacità dell'hardware, cioè della struttura, che rimanda sia alla capienza (Hard disk e Ram contengono i byte in archivio mnemonico a lungo ed a breve termine), sia alla velocità di funzionamento (oggi arrivata ai processori MMX300). Questa può essere paragonata alla struttura mentale del soggetto, con le sue capacità mnemoniche, logico-matematiche, motorie. Possiamo dire che un hardware predisposto per l'upgrading è come un soggetto con una struttura mentale aperta, capace di estendersi più volte. Il rapporto fra il vecchio ENIAC, grande come un palazzo e tutto valvole, e gli odierni portatili a colori, evoca la struttura mentale di un contadino di fine Ottocento rispetto a quella di un odierno operatore di impresa avanzata. Nessuna differenza sul piano dell'etica o del pensiero filosofico di base (entrambi hanno lo stesso rapporto con Dio e cercano le stesse risposte alla vita), ma un abisso sul piano della capienza e della velocità. Come il portatile ha una capacità 1000 volte superiore, il lavoratore moderno dispone di informazioni 1000 volte più numerose e di accesso più veloce. Le capacità dell'hardware si collocano su una scala che indica il grado di controllo sullo spazio (memoria) e sul campo (velocità).La metafora chimico-fisica
Una metafora
meno meccanicistica, più vicina alla libertà tipica delle questioni
umane, è quella ispirata al mondo della chimica e della fisica. Mendeleieev,
Bohr e Einstein sono tre nomi simbolo cui ci ispiriamo e di cui la psicologia
delle skill avrebbe bisogno per evolversi. Il primo stabilì la tavola
degli elementi basici della chimica, i mattoni dell'universo materiale, con
le rispettive composizioni atomiche. Per quasi un secolo la comunità
scientifica ha fatto propria una descrizione dei mattoni dell'universo che
definire approssimativa è poco. Eppure questa descrizione approssimativa
è valida ancor oggi e serve ed è servita ad un'infinità
di operazioni pratiche. La tavola è una tassonomia di molecole elencate
in ordine crescente nella composizione. Le molecole sono aggregati di atomi,
cioè sono gruppi di relativamente grande dimensione. Esse indicano
un concetto molto sintetico e un livello di definizione iper-atomico. Fra
le skill psicologiche del formatore possiamo indicare come molecola il concetto
di "autorevolezza", che è intuitivamente un composto pluriatomico.
Con questa definizione molecolare, una volta trovato il consenso nella comunità
psicologica, potremmo già operare a molti livelli significativi. Si
tratta di un aggregato e di una capacità aspecifica (nel senso che
non è tipica solo del formatore), ma è pur sempre un punto di
partenza. Se riuscissimo a fare la tavola di Mendeleieev degli elementi molecolari
(cioè delle skill aspecifiche) del formatore psicologico, potremmo
fare molti passi avanti. Dopo Mendeleieev, Bohr tentò con successo
una descrizione del mondo atomico, cioè sub-molecolare, individuando
il famoso modello "sole-pianeti". Lo schema descrive il mondo atomico, non
più come il democriteo mattone indivisibile, ma come un sistema plurale,
composto da un nucleo centrale (il sole) ed uno o più elettroni orbitanti
intorno ad esso (i pianeti). Il gruppo molecolare viene concepito come una
comunità di gruppi. L'atomo diventa "tomabile" cioè tagliabile,
ed è simile ad un programma applicativo a funzioni plurime, specializzate
e non. Lo schema di Bohr indica anche il perché ed il come ogni atomo
opera legandosi o meno ad altri, nel creare molecole. Ogni atomo è
specializzato sia in relazione con gli altri cui si lega, sia in dipendenza
delle funzioni sub-atomiche che contiene. Molecole, atomi, elettroni sono
tre componenti e tre livelli di definizione della materia. Come si vede nella
Tavola 1, possiamo ipotizzare che la molecola "autorevolezza" sia un composto
del tipo S5I2 (5 atomi di sicurezza legati a 2 atomi di investimento). A sua
volta l'atomo di Investimento comprende un nucleo (energia, eros?) ed almeno
tre elettroni: calore, attenzione agli altri, concentrazione sul qui ed ora.
Queste descrizioni sono molto aleatorie, ma non più quanto lo era quella
di Bohr. Possono sembrarlo di più, perché l'osservazione dei
comportamenti umani è meno oggettivabile di quella dei comportamenti
atomici. D'altro canto, il consenso sulle osservazioni delle scienze fìsiche
è legato al consenso sui mezzi di rilevazione (occhio nudo, microscopio,
acceleratore di particelle), cioè alla tecnologia. Nel settore delle
skill abbiamo un oggetto di osservazione molto più discreto e aleatorio,
e paghiamo un forte debito di consenso e di arretratezza tecnologica. Ma non
è assurdo ipotizzare che se nelle scienze umane operassero gli stessi
mezzi economici e tecnici delle scienze fisiche, avremmo rilevazioni più
accurate che la comunità scientifica potrebbe considerare, sia pure
per consenso e temporaneamente, obiettive.
La fisica quantistica, di cui Einstein è un simbolo (peraltro eccentrico),
ha scoperto finora, ma non sembra finita, oltre 40 oggetti orbitanti attorno
al nucleo atomico: altrettante funzioni del programma applicativo cui ciascun
atomo è dedicato. Anche in questa metafora scopriamo la complessità
del problema delle skill. Molecole, atomi e quark indicano diversi livelli
di definizione sono tra loro interattivi; determinano e sono determinati sia
dall'ambiente fisico sia dal loro osservatore. Quanto a quest'ultimo punto
è interessante notare che, in fisica, l'equazione della funzione d'onda
di Schroedinger si chiama, vedi caso, funzione PSI. Gli oggetti subatomici,
come le funzioni dei programmi applicativi, sono numerosissimi ed in continua
espansione numerica: allo stesso modo delle skill. Su questo punto il problema
potrebbe diventare molto complesso, poichè non è escluso in
fisica, quindi ancor meno esserlo in psicologia, che i mattoni "finali"
non esistano. Chi può dire che i quark non sono anch'essi degli insiemi?
Il carattere infinito del mondo esterno, come del mondo interno, fa ipotizzare
la presenza di spirali ricorsive, simili alla scala di Escher, in cui il punto
di arrivo e quello di partenza coincidono.
La tavola allegata
La Tavola 1 allegata è
un tentativo di illustrare il metodo per una ricerca ancora da fare. Invece
di iniziare con le skill psicologiche del formatore in generale, la tavola
si concentra sulle skills psicologiche necessarie a quel particolare tipo
di formatore che si occupa di condurre un gruppo autocentrato. Dei vari modelli
possibili, per le descrizioni delle fasi di sviluppo del piccolo gruppo autocentrato,
ho scelto il modello di Tuckman (4) per la sua semplicità. La prima
colonna dopo il modello indica, per ciascuna fase, il focus, cioè il
punto di concentrazione degli attori, l'obiettivo centrale (per il formatore
e per i formandi). La terza e la quarta colonna segnalano rispettivamente
i comportamenti individuali e le dinamiche di gruppo prevalenti. Intanto le
fasi di Tuckman sono spesso diverse nei gruppi reali; poi a ciascuna fase
possono corrispondere comportamenti individuali e dinamiche di gruppo molto
diverse da quelli "normali". Tuttavia, se la situazione si presenta
come nelle fasi di Tuckman e se i comportamenti individuali e le dinamiche
di gruppo sono come previsto, allora il formatore deve possedere ed esprimere
le competenze indicate. La colonna 5 indica le competenze generali del formatore
, nella situazione descritta. Queste comprendono capacità teorico-cognitive,
tecnico-strumentali, e psicologiche (skill). La riga 1 dice che la fase di
"formazione" del gruppo richiede un focus sull'apertura; i comportamenti
individuali si possono definire di orientamento (entrare o no? dove collocarsi?);
le dinamiche di gruppo sono di dipendenza; e dunque la competenza (compito/capacità)
del formatore concerne il "riscaldamento". Tale competenza richiede capacità
razionali-cognitive (per esempio di lettura della situazione), capacità
strumentali (come attività di warming up) e skill psicologiche (empatia,
pazienza, autorevolezza, ecc.). Le ultime tre colonne indicano i tre livelli
possibili di competenza psicologica o skill: molecolari, atomiche o sub-atomiche,
prendendo in esame l'autorevolezza.
La Tavola
1 rappresenta più la dimostrazione di un modello che una spiegazione
della realtà. Il lavoro di ricerca e di definizione consensuale delle
skill basiche (i mattoni della competenza del formatore) è ancora tutto
da fare, ma forse questo contributo può essere una piattaforma metodologica
di partenza.
Conclusioni e applicazione del modello ai formatori
Le competenze
psicologiche del formatore sono un territorio ancora tutto da esplorare e
sul quale la comunità dei professionisti e degli accademici deve iniziare
ad interrogarsi. Come è vero che finora abbiamo (per usare una famosa
metafora di Musatti) acceso e spentola luce anche senza aver risolto il conflitto
fra teoria corpuscolare e teoria ondulatoria, è anche vero che facciamo
formazione psicologica e formiamo i formatori con un certo successo senza
sapere bene quante e quali siano le loro (e le nostre) skill psicologiche.
Tuttavia questa vaghezza e totale assenza di consensualità, indebolisce
la nostra professione. Non sapendo definire e spiegare dò che facciamo,
non abbiamo armi ne per convincere i committenti a sostenere la formazione
psicologica, ne per difendere il mercato dai sedicenti formatori.
Definire le skill ai livelli molecolare, atomico e sub-atomico è un
compito importante e ancora tutto da svolgere, ma occorre iniziare.
Sapendo che:
1. ogni skill del formatore è comunque da riferire al campo presente
nel quale esso opera;
2. la tavola delle skill non può che essere il risultato di un consenso
nella comunità dei formatori;
3. le skill vanno classificate in base a diversi livelli di definizione, ciascuno
dei quali ha una sua validità operativa;
4. la definizione delle tavole delle skill deve essere collegata alla costruzione
consensuale dei relativi strumenti di rilevazione e misurazione;
5. poiché il mondo interno è concepibile come "insieme di infiniti"
è possibile ipotizzare l'infinitamente piccolo come punto di una spirale
ricorsiva, simile alla scala di Escher.
Fatte queste premesse ritengo un buon punto di partenza la proposta, sintesi
ed evoluzione i numerosi modelli precedenti (vedi Tavola 2), che è
sintetizzata nella Tavola 3. Va precisato che tate proposta riguarda solo
l'operatore che si occupa di formazione psicologica in aula. Essa esclude
perciò le skill di cui il formatore necessita per il lavoro pre, para
e post aula; progettazione, organizzazioni, setting e risorse, evaluation.
Il modello presentato parte dall'assunto che il formatore deve possedere intanto
capacità psicologiche aspecifiche: una specie di sistema operativo,
un insieme di capacità di scenario a livello molecolare. Poi egli deve
poter assumere, in base alla situazione in cui si trova (tipologia dell'azione
formativa, finalità ed obiettivi, richieste degli utenti), ben otto
diverse funzioni o ruoli (programmi applicativi specializzati), ciascuno dei
quali prevede diverse capacità psicologiche a livelli di definizione
atomica e sub-atomica.
Tavola 1 - Modello analisi delle skills psicologiche di base, nel formatore di gruppi autocentrati (Guido Contessa - Arips, 1997)
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STADI
DI TUCKMAN
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FOCUS
|
COMPORTAMENTO
INDIVIDUALE |
DINAMICHE
DI
GRUPPO |
COMPETENZE
DEL FORMATORE
|
SKILLS
PSY ASPEC.
MOLECOLE SISTEMA OPERATIVO |
SKILLS
PSY SPEC.
ATOMI PROGR. APPLICATIVO |
SKILLS
PSY BASICHE
PARTICELLE FUNZIONI P.A. |
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1.
FORMAZIONE
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APERTURA
|
Orientamento
|
Dipendenza |
Riscaldamento
|
AUTOREVOLEZZA
|
Sicurezza
+ Investimento
|
Calore,
Attenzione, Concentrazione, Controllo ansia....
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2.
TEMPESTA
|
CONFLITTO
|
Resistenze
|
Ostilità
|
Gestione
Conflitto |
SOLIDITA'
|
Spersonalizzazione
+ Pluralità
|
Controllo
emozioni, Valorizzazione differenze....
|
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3.
NORMAZIONE
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COOPERAZIONE
|
Comunicazione
|
Coesione
|
Gestione
decisioni
|
MEDIAZIONE
|
Distacco
+ Creatività
|
Pensiero
divergente, Immaginazione, Rinuncia al potere...
|
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4.
PERFORMANCE
|
CAMBIAMENTO
|
Creatività
|
Interdipendenza
|
Metodologia
Organizzativa
|
CAMBIAMENTO
|
Plasticità
+ Empatia
|
Polidimensionalità,
Fiducia, Coinvolgimento, Pazienza
|
|
5.
AGGIORNAMENTO
|
SEPARAZIONE
|
Lutto
|
Autonomia
|
Rivisitazione
|
SEPARAZIONE
|
Valutazione
+ Autostima
|
Analisi,
Riconoscimento valore, Comprensione esterna
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Tavola 2 - Modelli e stili del formatore (Guido Contessa - Arips, 1997)
|
AUTORI
|
ANNO
|
||||||||
|
R.D.MANN
et. Al.
|
1970
|
Esperto
|
Autorità
formale
|
Specializzatore
|
Facilitatore
|
Io
ideale
|
Compagno
di apprendimento
|
||
|
W.H.
BERGQUISIT e S.R. PHILLIPS
|
1975
|
Orientato
al Formatore
|
Automatizzato
|
Orientato
all'interazione
|
Orientato
all'esperienza
|
||||
|
R.
BROSTROM
|
1979
|
Supportivo
|
Direttivo
|
Assertivo
|
Riflessivo
|
||||
|
R.
KAES
|
1981
|
Fenice
|
Pellicano
|
Pigmalione
|
Trasparente
|
Modello
in negativo
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|||
|
P.
HERSEY e K.H. BLANCHARD
|
1982
|
Informatore
|
Venditore
|
Partecipativo
|
Delegante
|
||||
|
E.
ENRIQUEZ
|
1980
|
Dare
buona forma
|
Restaurare
|
Far
emergere
|
Interpretare
|
Far
agire
|
Riparare
|
Liberare
da tabù
|
Rendere
folle
|
|
R.
JACOBS e B. FUHRUMANN
|
1984
|
Direttore
esperto autorità
|
Cooperatore
di apprendimento
|
Creatore
di setting
|
Delegante
facilitatore
|
||||
|
M.
CHARTIER
|
1985
|
Fornitore
di soluzioni
|
Catalizzatore
|
Facilitatore
dei processi
|
Stabilizzatore
|
Connettore
di risorse
|
|||
|
M.
WHEELER e J. MARSHALL
|
1986
|
Allenatore
|
Direttore
|
Interprete
|
Ascoltatore
|
||||
|
G.
CONTESSA
|
1987
|
Maestro/
Dirigente
|
Terapeuta
/ Sostegno
|
Guru/
Provocatore
|
Animatore
/ Ostetrico
|
Tavola 3 - Operatore della formazione psicologica: formatore d'aula in base al modello di G. Contessa (1987)
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SKILL
PSICOLOGICHE ASPECIFICHE (MOLECOLE / SISTEMA OPERATIVO)
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FUNZIONI
diverse ma compresenti |
SKILLS
PSICOLOGICHE ASPECIFICHE (MOLECOLE / SISTEMA OPERATIVO)
|
SKILLS
PSICOLOGICHE SPECIFICHE (ATOMI / PROGRAMMI APPLICATIVI)
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SKILLS
PSICOLOGICHE SPECIALIZZATE E NON (PARTICELLE / FUNZIONI DEI PROGRAMMI
APPLICATIVI)
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RIFLESSIVITA'
|
MAESTRO
/ DIRIGENTE
|
SICUREZZA
DA CC1A2C2
|
Conoscenza
del Contenuto + Autorevolezza + Comunicativa
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Teoria,
Informazioni, Metodo, Sicurezza, Investimento, Simpatia, Chiarezza,....
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ASCOLTO
/ OSSERVAZIONE
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TERAPEUTA
/ SOSTEGNO
|
EMPATIA
DA I3S2P2 a I2S1P1
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Identificazione
+ Solidarietà + Pazienza
|
Pluralità
interna, Controllo ansia, Dilatazione risultati, Continuità,
Rischio, Oblazione di sè...
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COMUNICAZIONE
|
GURU
/ PROVOCATORE
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DIVERGENZA
DA F3O2A2 a F1O2g3
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Fascino + Originalità + Aggressività |
Mistero,
Diversità, Energia, Silenzio, Tenacia, Teatralità espressiva....
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CREATIVITA'
|
ANIMATORE
/ OSTETRICO
|
FIDUCIA
DA Au1At2V3 a Au2At1V2
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Autocontrollo
+ Attivismo + Valorizzazione
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Attribuzione
di valore, Iniziativa, Creatività, Autostima....
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COOPERAZIONE
|
CONSULENTE
|
EQUIDISTANZA
Au2R2St2
|
Autocontrollo
+ Riflessività + Cap. Strategica
|
Note
1 Kuhn
T.S., Ln struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino, 1978.
2 Mandelbrot, Gli oggetti frattali, Einaudi, Torino, 1987.
3 Haken H., Sinergetica, Boringhieri, Torino, 1983.
4 Tuckman B.W, "Developmental sequence in small groups",Psycholoycal Bulletim,
63,384-399,1965.
Bibliografia
Aa.Vv., La. formazione
psicologica, Cittàstudi, Milano, 1994.
Agnoli F-, Le parole della psicologia: due termini in inglese, uno solo in
italiano?, su Giornale italiano di psicologia, voi XVII, n. 4 dicembre 1990.
Caprara G.V, Perugini M., L'approccio psicolessicale e l'emergenza dei Big
Five nello studio della personalità, su Giornale italiano di psicologia,
vol. XVIII, n.5, dicembre 1991.
Cocco G.C., Ipermanaging, F.Angeli, Milano, 1993.
Contessa G., "Skill per il terzo millennio", su Impresa e società,
anno XVIII, n. 6 marzo 1987.
Contessa G., La Formazione, Cittàstudi, Milano, 1993.
Contessa G., "Qualità nel servizio e competenze negli attori", Dirigenti
Scuola, anno XVII, n. 4, marzo-aprile 1997.
Cripple G., "Instructional styles diagnosis inventory: increasmg style awareness
and flexibility", in Pfeiffer J.W., The 1996 Annual - vol. 1 Training, Pfeiffer
e Co. Canada, 1996.
Enriquez E., "Ulisse, Edipo e la Sfinge. Il formatore fra Scilla e Cariddi",
in Speziale-Bagliacca R. (a cura di), Formazione e percezione psicoanalitica,
Feltrinelli, Milano, 1980.
Kaes R., Quattro studi sulla fantasmatica della formazione e il desiderio
di formare, in Aa.Vv, Desiderio e fantasma in psicoanalisi e pedagogia, Armando,
Roma, 1981.
Matte Bianco I., L'inconscio come insiemi infiniti, Einaudi, Torino, 1981.
* Estratto da PSICOLOGIA ITALIANA, Anno XV n.3, settembre-dicembre 1997, Patron Editore, Bologna, pag.7-13