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L'INNOVAZIONE
POSSIBILE *
Ricerca sulla comunicazione tra scuola e famiglia e sulla partecipazione
in tre scuole materne di Bolzano
Pubblichiamo,
col gentile consenso dell'Assessorato alla Pubblica Istruzione in lingua italiana
della provincia autonoma di Bolzano, parte dei risultati della ricerca svolta
per carico della medesima Provincia, dal prof. Luciano Corradini e dal dott.
Guido Contessa, al termine di un intervento di "sostegno e approfondimento",
tenutosi in tre scuole materne di Bolzano, in prosecuzione dei seminari di
aggiornamento che si sono svolti a Bressanone nell'estate 1978, per le educatrici
e le dirigenti altoatesine di lingua italiana.
Il testo seguente, che inquadra e commenta i risultati di due questionari
(se ne veda il testo in appendice) in tre scuole materne, è stato steso
dal dott. Guido Contessa, psicologo ricercatore presso l'ARIPS di Brescia,
ed è relativo alla parte di ricerca da lui condotta.
Premessa
L'intervento descritto
in questa relazione è stato richiesto dall'Ispettorato Scuole Materne
in lingua italiana di Bolzano. L'Ispettorato aveva organizzato, nell'estate
'78, quattro seminari residenziali della durata di una settimana ciascuno.
I seminari videro la partecipazione di circa trenta perone ciascuno, avvicinandosi
nel complesso al 25% del totale degli operatori delle scuole materne italiane
di Bolzano. Essi erano focalizzate su quattro tematiche precise: animazione
e creatività, osservazione del bambino, programmazione educativa, funzione
dirigente e partecipazione. Questa prima fase formativa era stata progettata
come inizio di un processo di innovazione, che nell'arco del triennio avrebbe
dovuto toccare la totalità delle scuole materne in lingua italiana
a Bolzano.
L'innovazione era motivata essenzialmente da due fattori: la attenuazione
e la sperimentazione della legge n.36 approvata nel 1976; la necessità
do omogeneizzare gli operatori provenienti da enti diversi, di recente inglobati
nel sistema della provincia.
L'intervento realizzato ha avuto un avvio molto travagliato a causa di lentezze
burocratiche e politiche, ma anche a seguito di divergenze interne all'équipe
inizialmente incaricata di collaborare con l'Ispettore. Questo spiega la ragione
di un inizio (marzo) piuttosto tardivo dell'intervento. Esso è stato
avviato, dopo non poche difficoltà, sotto la responsabilità
del prof. Luciano Corradini, incaricato di Pedagogia presso l'Università
Statale di Milano, e del dott. Guido Contessa, psicologo ricercatore presso
l'ARIPS di Brescia. Esso inoltre si è svolto parallelamente ad altre
due iniziative di formazione (attività di animazione con i burattini;
incontri di approfondimento per i genitori) con le quali si sono stabilite
delle intese nei momenti di interstaff.
1. Impostazione teorica
L'impostazione teorica
dell'intervento si è ispirata a quel complesso di studi e ricerche
che viene definito, nella letteratura scientifica, come OD (organizational
development). I maggiori autori di riferimento per questa teoria sono: W.
G. Bennis (1974), W. L. French e D. H. Bell (1973), P. R. Lawrence e J. W.
Lorsch (1972), R. A. Schmuck e M. B Miles (1971).
L'OD è un insieme di teorie e strategie finalizzate all'obiettivo di
rendere i sistemi organizzativi coscienti dei propri problemi, capaci di auto-correggersi
e auto-innovarsi. L'OD si basa su numerosi assunti, il principale dei quali
è che i problemi che ostacolano un cambiamento derivano in larga misura
dalle caratteristiche della struttura, del funzionamento e delle relazioni
interne al sistema nel quale il cambiamento è richiesto.
Naturalmente l'OD non ignora che alcuni cambiamenti sono legati a problemi
culturali di grande scala, a problemi politico-economici, o a problemi legislativi
e burocratici. Tutti i cambiamenti che dipendono da questi fattori, rispondono
a dinamiche di carattere strutturale o macro-culturale, incidere sulle quali
è compito delle organizzazioni di massa (politiche, sindacali, culturali)
o dei singoli in quanto cittadini elettori.
Solitamente, però, in una scuola, solo una parte dei problemi ha una
matrice strutturale e macrosociale. Un'altra parte di essi nasce dalla scuola
o dal plesso, cioè da un microsistema fatto di adulti e bambini, ruoli,
metodi di lavoro, rapporti interpersonali, metodi e tecniche educative. L'OD
si propone innanzitutto di aiutare il microsistema a distinguere con chiarezza
l'insieme dei problemi che sorgono da esso e sui quali si può agire,
dall'insieme dei problemi che nascono fuori o sopra di esso e sui quali ha
scarse possibilità di influenza. In secondo luogo l'OD si propone di
aiutare il microsistema a gestire in autonomia la soluzione dei propri problemi.
I temi della "distinzione" e della "auto-innovazione"
nelle organizzazioni, sono paralleli a quelli che si ricercano nell'individuo
sano e adulto. Costui sarebbe capace di distinguere fra reale e immaginario,
e di svilupparsi. Analogamente una scuola sana e adulta è quella capace
di distinguere fra le cause reali e quelle immaginarie dei propri problemi;
e quella capace di svilupparsi, cioè di migliorare continuamente. Ma
una scuola non è un individuo, bensì un insieme di individui.
Un altro degli assunti dell'OD è che un sistema può essere mutato
solo da un altro sistema, anche se le dimensioni dei due sono diverse. L'unità
di misura di un sistema è un subsistema, non un individuo. Le risorse
individuali, elevate o scarse che siano, hanno poca rilevanza nei confronti
di un sistema complesso. Inoltre, secondo la teoria di K. Lewin (1935) il
comportamento individuale è " funzione " nel campo di forze
circostanti, cioè del sistema in cui è inserito. Oggetto e,
come vedremo più avanti, soggetto dell'OD è dunque sempre un
insieme, un sistema, un gruppo, una pluralità di individui. L'OD ha
sempre a che fare con la pluralità, con il principio di realtà
e con il cambiamento. Ciascuna di queste tre dimensioni mobilita negli individui
e nei sistemi tre diverse sfere: quella cognitiva, quella strumentale e quella
psichica. Un sistema adulto, come un uomo adulto, deve saper capire, saper
fare e saper essere. L'OD lavora quindi sulle conoscenze, sulle capacità
e sugli atteggiamenti.
La cultura, la conoscenza, il sapere , l'area cognitiva sono importanti nell'OD,
ma non costituiscono il problema centrale. Un gruppo di insegnanti di intelligenza
e di preparazione media, comprende con facilità i problemi; in carenza
di informazioni, se ne procura; sa trovare, in teoria, molte soluzioni ai
problemi. Anche la capacità, le tecniche, cioè l'area strumentale,
sono importanti per l'OD, ma neanch'esse sono cruciali. Letture, corsi di
aggiornamento, consulenti, superiori, possibilità di sperimentare quotidianamente,
oggi non mancano in quasi nessuna scuola. Il problema principale per l'OD
è quello degli atteggiamenti. Si contano a migliaia, nelle scuole,
le soluzioni ai problemi note a tutti, a portata delle capacità di
ciascuno, che tuttavia nessuno applica.
Abbiamo detto sopra che la maturità di un sistema consiste nella sua
capacità di distinguere realtà da immaginario, e di svilupparsi.
Perchè ciò avvenga, occorre però che il sistema sia disponibile
a guardare in faccia la realtà e desideri svilupparsi. Disponibilità
e desiderio non sono elementi psichici fra i più rari nei nostri sistemi
sociali? L'OD si occupa appunto di aumentare nei sistemi la disponibilità
a misurarsi con la realtà, e la speranza progettuale nel futuro.
Qui entrano in gioco due concetti cardine della psicologia e dell'OD, che
con questa deve fare i conti. Il primo è il concetto di ambivalenza.
Essa pervade tutti i comportamenti dell'individuo, dei gruppi e dei sistemi.
La realtà circostante l'individuo, come l'individuo stesso, comprende
bene e male, gratificazioni e frustrazioni, bisogni e paure. Il futuro anch'esso
è vissuto con ambivalenza: via via desiderato come mitico e temuto
come morte. Di fronte a questa ambivalenza che genera ansietà, incertezza,
insicurezza, l'individuo, i gruppi, i sistemi tendono a difendersi. Il meccanismo
di difesa più diffuso è la scissione dell'ambivalenza: di qui
tutto il bene, di là tutto il male. Ecco allora che alcune scuole denegano
i loro problemi interni, attribuendo tutte le cause dei loro disagi al Potere,
al Sistema, all'Assessore. In perpetua lotta contro fantasmi, esse rifiutano
di guardarsi dentro e misurarsi con la realtà. Oppure, caso meno frequente,
non riescono a vedere che molti dei loro problemi non dipendono da esse, e
vivono dunque in uno stato di perenne depressione e colpevolizzazione.
Intere scuole negano il futuro, il progetto, la speranza, per timore di non
riuscire a possederli; oppure lo mitizzano, allontanandolo nell'utopia. Una
gran parte del lavoro dell'OD concerne dunque il trattamento delle resistenze
e delle difese. Questo trattamento si traduce in una serie di metodologie
e tecniche, ormai largamente codificate nei circa 50 anni di storia dell'OD,
che portano il consulente ad allearsi con quelle parti del cliente che accettano
la realtà e desiderano lo sviluppo, contro quelle parti del cliente
che rifiutano sia l'una che l'altro.
2. La metodologia
La metodologia usata
ha essenzialmente due cardini. Il primo consiste nella precisa identificazione
dei vari sistemi in rapporto fra loro nel corso dell'intervento; il secondo
è l'assunto che nessun cambiamento (o superamento delle difese) è
possibile senza la partecipazione del sistema che si pensa di cambiare.
Durante l'intervento, abbiamo considerato in interazione due sistemi distinti
ed un subsistema.
Il primo sistema è il cliente: l'organizzazione che commissiona l'intervento,
lo imposta, lo retribuisce. In questo caso l'Assessorato P.I. in lingua italiana
di Bolzano, comprende i funzionari e gli insegnanti, più i bambini
ed i genitori: cioè il sistema scolastico nel suo complesso. Questo
è stato considerato il cliente, rappresentato dalle tre scuole prescelte,
che fungevano da campione esemplare. All'interno di questo medio sistema,
abbiamo identificato il sistema utente. Il sistema che avrebbe fatto uso in
linea prioritaria dell'intervento è stato definito nell'insieme degli
insegnanti, assistenti, dirigenti, direttrice e genitori delle tre scuole
in esame. Questo subsistema, iscritto nel sistema scolastico più vasto,
è stato considerato il nostro primo utente nel senso che era il soggetto-oggetto
dell'intervento.
Il secondo sistema in gioco era la nostra coppia di consulenti. Un sistema
che ha cercato di agire in modo integrato, e che si è mosso come "terzo"
equidistante fra sistema cliente e subsistema utente.
Questa distinzione ha permesso di effettuare l'intervento col massimo della
chiarezza possibile, facendo diminuire i rischi di diffidenza o captazione
che abitualmente clienti ed utenti mettono in atto verso i consulenti.
Il secondo cardine della metodologia si basa su assunti derivabili da una
concezione umanistica dell'uomo e delle organizzazioni. Questi assunti, e
tali sono perché in parte indimostrabili, sono:
1) tutti i cambiamenti coercitivi o eterodiretti, oltreché eticamente
inaccettabili, sono nella sostanza inefficaci; al massimo essi si limitano
a funzionare nelle forme esterne e rituali;
2) se adeguatamente aiutati, ogni uomo e ogni sistema riescono ad aumentare
il loro contatto con la realtà, e distinguere come vere o false, primarie
o secondarie, le cause dei loro problemi;
3) ogni uomo e ogni sistema hanno in sé il bisogno, la vocazione, a
svilupparsi, nel senso di migliorarsi in qualche direzione;
4) ogni uomo o sistema deve essere libero di scegliere i modi ed i tempi del
proprio sviluppo, in base alle esigenze percepite ed alla situazione di fatto;
5) i consulenti non hanno il compito di scegliere " per " il cliente
e l'utente, ma quello di metterli in condizione di scegliere.
Questi assunti fanno discendere direttamente il secondo cardine della nostra
metodologia: il sistema utente è soggetto e oggetto dell'intervento,
che si delinea come un intervento del sistema consulente "con" e
non "su" l'utente. Questi deve insomma partecipare al massimo livello
in ciascuna fase dell'intervento.
Questo non significa affermare che i consulenti sono neutrali, privi di una
visione del mondo. Significa che l'intenzionalità dei consulenti è
espressa con chiarezza e contrattata con l'utente. Il problema principale
di questa intenzionalità riguarda il concetto di sviluppo o miglioramento.
Al punto 3) dell'elenco precedente, abbiamo affermato che ogni sistema ha
una vocazione a migliorarsi in qualche direzione, ma non abbiamo indicato
la direzione. Un sistema può considerare sviluppo l'aumento della capacità
a sfuggir le responsabilità, così come un ladro considera miglioramento
l'aumento della destrezza.
L'intenzionalità dichiarata dal sistema scolastico è espressa
nella legislazione; l'intenzionalità dei vari subsistemi scuole o plessi
dovrebbe essere dichiarata dagli organi collegiali; in realtà questo
è uno dei nodi problematici più ardui di ogni scuola. La intenzionalità
di sviluppo dei consulenti può riassumersi in questo modo: un sistema
è sviluppato quando è alta la soddisfazione di tutti i subsistemi
(lavoratori, genitori, bambini, amministrazione); quando è alta la
sua efficienza nel raggiungimento degli obiettivi prefissati; quando è
alta la sua capacità autoinnovativa.
Queste basi metodologiche hanno resa naturale una fase iniziale di contratto
fra sistema consulente e sistema cliente. La contrattazione si è svolta
in due tappe: una prima con quella parte del cliente che era il committente
dell'intervento (Ispettorato e Assessorato); una seconda con quella parte
del cliente che avevamo identificato come utente (gli operatori della scuola).
Il committente si è avocato la scelta delle tre scuole in cui effettuare
l'intervento, mentre è stata comune la scelta (fra consulenti e committenti)
del tipo di intervento che è stato definito "di sostegno all'innovazione".
Le caratteristiche specifiche e la metodologia dell'intervento sono state
invece contrattate fra consulenti e operatori nel corso di una assemblea in
cui emerse tra l'altro:
1) richiesta ai consulenti di aiuto per mettere a fuoco in situazione operativa,
alcuni temi emersi nei seminari di Bressanone (in particolare la programmazione
e la partecipazione), per superare differenze di interpretazione e difficoltà
fra chi aveva partecipato e chi no;§
2) richiesta ai consulenti di non effettuare osservazioni sistematiche nelle
classi;
3) richiesta ai consulenti di non chiedere riunioni o lavori eccedenti quelli
già in calendario, sovraccaricando un periodo di lavoro già
intenso.
I consulenti accolsero queste richieste e focalizzarono, come aree principali
dell'intervento le due seguenti:
1) i problemi di relazione fra insegnanti e fra insegnanti e dirigenti in
merito alla programmazione scolastica;
2) problemi relativi alla partecipazione dei genitori e al funzionamento delle
assemblee e dei comitati.
L'area della relazione fra insegnanti e bambini restò così esclusa,
perché ritenuta meno problematica delle altre.
3. Le tecniche
Va premesso che gli accordi
col committente prevedevano un impegno di venti giornate di lavoro, il che
ha costituito una ulteriore limitazione rispetto a quella costituita dai tempi
disponibili, che si sono ridotti a tre mesi.
L'intervento è stato basato su due tecniche: la consulenza ai gruppi
di lavoro e il "data feed-back".
Per la prima tecnica i riferimenti scientifici sono: E. Schein (1972) e R.A.
Schmuck, P.J. Runkel, J.H. Arends e R. I. Arends (1977).
Obiettivo principale della tecnica della consulenza è quello di rendere
i membri del gruppo consapevoli delle loro relazioni, del loro metodo di lavoro.
A rigore, il consulente dovrebbe limitarsi ad osservare i processi ed i metodi
del gruppo, ed offrire al gruppo le proprie osservazioni, senza entrare nel
merito dei contenuti.
Questo stile si scontra tuttavia con molte carenze oggi esistenti nelle scuole
in genere. Una di queste è la dipendenza degli operatori scolastici
verso ogni persona che rappresenti un'autorità, burocratica o scientifica
che sia.
E' fin troppo evidente che tale dipendenza è un meccanismo di difesa
dei gruppi dalla propria autonomia e dalla propria responsabilità.
D'altra parte il trattamento approfondito di questa difesa richiede tempi
assai lunghi e costi psicologico molto elevati. Spesso dunque i consulenti
hanno dovuto colludere con le istanze di dipendenza dei gruppi, assumendo
un ruolo di consulenza anche per quanto riguardava i contenuti. La partecipazione
dei consulenti ha riguardato tre tipi di gruppi: le assemblee degli operatori
(dirigente, insegnanti, assistenti); le assemblee scuola-famiglia; i comitati
di gestione.
Complessivamente i consulenti sono stati presenti a n.40 gruppi di lavoro,
secondo la distribuzione qui indicata:
|
operatori
|
scuola-famiglia
|
comitato
|
|
| Sc.
Mat. di via Aosta Sc. Mat. M. Goretti Sc. Mat. di S. Pio X |
7
7 7 |
1 |
4
3 3 |
La durata media di ogni
riunione è stata di circa due ore; l'o.d.g. era prestabilito dal normale
calendario scolastico, nel senso che nessuna riunione è stata promossa
in modo speciale a causa dell'intervento. Possiamo distinguere due tipi di
riunione: quelle prevalentemente orientate alla discussione e allo scambio
di informazioni, e quelle finalizzate a qualche decisione. In ciascuna di
queste il consulente ha avuto un ruolo oscillante fra la consulenza sui processi
e la consulenza sui contenuti, anche alle inclinazioni personali in parte
diverse dei due consulenti. Questo si può vedere dalle due relazioni,
che assumono come cardini i risultati dei questionari proposti alle operatrici
sull'organizzazione interna e sulle percezioni reciproche (Contessa), e ai
genitori, ai membri dei comitati e alle operatrici sui comitati scuola-famiglia
(Corradini).
L'obiettivo principale della tecnica nota col nome di "data feed-back"
è la raccolta di informazioni sul sistema, restituite poi ad esso,
perché servono da base per diagnosticare la situazione, risolvere i
problemi identificati e pianificare il futuro. Data la brevità e la
complessità dell'intervento, si è deciso di usare questa tecnica
verso la fine dello stesso: da una parte perché la impostazione dei
sistemi di rilevazione richiedeva un preventivo lavoro di osservazione nei
gruppi e nella organizzazione; dall'altra per lasciare alle scuole del materiale
informativo da utilizzare all'inizio del prossimo anno scolastico.
Le tecniche utilizzate per la raccolta dei dati sono state essenzialmente
due:
- la osservazione dei vari gruppi al lavoro (durante la consulenza);
- la somministrazione di diversi questionari.
Ad integrazione di queste tecniche è stata condotta una analisi approfondita
della legge n.36 istitutiva della scuola materna provinciale; ed una lettura
casuale di alcuni piani di lavoro di singoli insegnanti, e di alcuni verbali
di riunione.
Sono stati somministrati cinque questionari, di cui uno coi genitori,
sui rapporti scuola-famiglia; uno ai membri dei comitati, sul loro funzionamento;
e tre alle operatrici, di cui uno sull'organizzazione interne, uno sulle percezioni
reciproche e uno sui rapporti scuola-famiglia.
La somministrazione dei questionari non ha registrato alcuna difficoltà,
grazie alla collaborazione prestata da tutti gli operatori. Anche quello per
i genitori, che presentava difficoltà organizzative, ha fruttato ben
504 risposte.
I dati emersi dalle rilevazioni sono stati restituiti agli operatori al termine
dell'intervento e potrebbero fornire numerosi spunti di riflessione per la
progettazione del prossimo anno scolastico. Crediamo infatti che questo intervento,
come ogni altro, possa rendere vantaggi significativi solo se continuato nel
tempo. Mentre i contributi offerti dai consulenti durante le riunioni possono
essere finiti e consumati nel momento in cui sono espressi, i dati raccolti
coi questionari ed offerti in questa relazione, parzialmente elaborati, possono
costituire una buona base di partenza per orientare l'attività, le
relazioni interpersonali e la organizzazione delle tre scuole. Alcuni dati
addirittura possono essere utilmente presi in considerazione per modificare
o perfezionare la Legge n.36/1976, almeno in quelle parti che questo intervento
ha evidenziato cose imprecise o insufficienti. Se così accadesse, l'intervento
sarebbe di qualche utilità per tutto il sistema cliente (committente
ed utenti).
1. ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DELLA SCUOLA
Questo questionario (all.n.1)
è stato somministrato a tutti gli operatori delle tre scuole prese
in esame, in modo che esso fosse compilato individualmente e riconsegnato
dopo circa 30 minuti. Come si può vedere dall'allegato, il questionario
prendeva in esame numerose variabili, che consisterebbero in altrettanti paragrafi
dell'esposizione seguente.
Il questionario prendeva in esame percezioni, atteggiamenti, giudizi. I risultati
ottenuti non garantiscono certo della oggettività, cioè della
esatta corrispondenza fra dichiarazioni e realtà. D'altronde come in
tutte le indagini di carattere psicologico, l'oggettività non è
rilevante. Ciò che conta è l'intersoggettività e la sua
realtà, che possono anche non avere alcun legame con la verità
oggettiva. Per intenderci, se tutti gli insegnanti di una scuola pensano che
l'anno scolastico sia andato male, questa valutazione è reale e merita
attenzione, a prescindere che essa sia o no oggettiva.
Valutazione
dell'anno scolastico
Alla domanda 1) si chiedeva
una valutazione generale dell'anno scolastico. La scala di risposte possibili:
ottimo- buono- non so- mediocre- scadente. In questo caso, nella codifica,
le risposte "non so" sono state assimilate ad un giudizio non positivo
sull'anno scolastico. Ne risulta che il 55% degli operatori di via Aosta danno
una valutazione positiva (fra ottimo e buono); gli operatori della Pio X arrivano
all'80% coi giudizi positivi; mentre quelli della Maria Goretti solo il 45%.
Questo denota una prima differenza fra le scuole, anche se queste percentuali
sono state arrotondate: gli operatori del S. Pio X danno una valutazione largamente
più positiva delle altre due scuole. Questo significa che la scuola
che effettivamente è andata meglio, oppure significa che gli operatori
della S. Pio X sono più ottimisti? Non possiamo rispondere a questa
domanda. Possiamo però affermare che la soddisfazione percepita nella
S. Pio X è largamente maggiore, e indurre da ciò che il "clima"
di quella scuola a fine anno è molto più euforico che nelle
altre.
Percezione dell'importanza dei problemi
La domanda 2) interrogava
sull'importanza dei problemi. In via Aosta fra i problemi considerati più
importanti, troviamo: 1) ci sono troppi bambini nelle sezioni; 2) gli spazi
sono poco adeguati; 3) i rapporti coi superiori sono difficili; 4) le attrezzature
ed i materiali sono scarsi; 5) arrivano sempre ordini dall'altro.
Fra i problemi indicati come poco o quasi niente importanti, troviamo: a)
i bambini non sono accettati e capiti; b) il rapporto fra educatori e assistenti
non è sufficiente.
Come si vede, gli operatori di via Aosta indicano fra i loro principali problemi
quelli derivanti da elementi strutturali (affollamento, inadeguatezza di spazi
e attrezzature), o da elementi gerarchici (rapporti coi superiori).
Alla S.Pio X fra i problemi più importanti, troviamo: 1) gli spazi
sono poco adeguati; 2) ci sono troppi bambini nelle sezioni; 3) i rapporti
con l'amministrazione sono insoddisfacenti; 4) le attrezzature e i materiali
sono scarsi; 5) arrivano sempre ordini dall'alto.
Fra i problemi poco o per nulla rilevanti: a) i rapporti fra educatrici sono
difficili; b) i bambini non sono accettati e capiti.
Alla S. Maria Goretti costituiscono problemi: 1) ci sono troppi bambini nelle
sezioni; 2) è difficile programmare il lavoro; 3) i rapporti fra educatrici
sono difficili; 4) i genitori partecipano poco e 4) non si verifica l'efficacia
del lavoro; 5) gli spazi sono poco adeguati. Mentre non costituiscono o quasi,
problemi : a) i bambini non sono accettati e capiti; b) i rapporti con l'amministrazione
sono soddisfacenti.
Ad un primo sguardo c'è una grande somiglianza fra la scala dei problemi
indicati in via Aosta e quelli indicati alla San Pio X. Analizzando invece
tutte le risposte, si nota una maggiore vicinanza fra via Aosta e S. Maria
Goretti, in quanto in entrambe sono molti i problemi percepiti come importanti,
pur con intensità diversa, mentre alla S. Pio X sono molti i problemi
considerati irrilevanti. Questa scuola, insomma, considera alcuni problemi
importanti e altri no; le altre due scuole considerano importanti quasi tutti
i problemi indicati, solo con una diversa intensità.
Fra via Aosta e S. Maria Goretti c'è però una differenza; mentre
la prima privilegia i problemi strutturali, la seconda definisce come importanti
anche problemi interni come la programmazione del lavoro, i rapporti fra insegnanti,
la scarsa partecipazione dei genitori e l'assenza di verifiche sul lavoro
svolto.
In tutte e tre le scuole c'è uniformità nel considerare importanti
l'affollamento dei bambini, l'inadeguatezza degli spazi. I rapporti con l'autorità
e con l'amministrazione sono considerati fonte di problemi solo per via Aosta
e S. Pio X.
Percezione dei compiti effettivamente svolti dalla dirigente
La domanda 3) riguardava
i compiti effettivamente svolti dalla dirigente. Questa domanda è stata
inserita in quanto nella Legge 36 questo ruolo è descritto in modo
molto generico. Si voleva vedere come il ruolo dirigente è gestito
nella pratica. Poiché ci interessa il ruolo e non la singola persona
che lo occupa, analizziamo i dati emersi dalle tre scuole, nel loro complesso.
Su 56 operatrici che hanno risposto a questa domanda (cioè sull'universo
degli operatori): l'82% attribuisce alla dirigente il compito della conduzione
delle riunioni di gruppo; il 73% le attribuisce un ruolo di aiuto organizzativo
alle insegnanti; il 70% un ruolo di raccordo con l'amministrazione; il 66%
il compito di amministrare il personale; il 45% il compito di tenere rapporti
con le famiglie; il 32% il compito di verificare il lavoro didattico; il 21%
un ruolo di consulente delle educatrici.
Da questi compiti indicati dalle operatrici come effettivamente svolti dalla
dirigente, emerge l'importanza del suo ruolo, secondo un taglio eminentemente
organizzativo e amministrativo. La verifica del lavoro didattico e la consulenza
sono compiti svolti in modo limitato, e questo porta a domandarci se questi
compiti vengano svolti e in tal caso da chi. La domanda risulta tanto più
pertinente, se si analizza l'identikit della direttrice così come emerge
dalle risposte alla domanda 4).
Percezione dei compiti effettivamente svolti dalla direttrice
L'84% delle operatrici
dichiara che la direttrice svolge concretamente compiti di promozione e coordinamento
delle attività didattiche; il 73% le accredita un ruolo di collegamento
con l'amministrazione; il 67% dice che la direzione svolge il compito di tenere
i rapporti con gli specialisti; il 53% che svolge assistenza tecnico-didattica;
il 52% che conduce riunioni di gruppo; il 46% che svolge il compito di verificare
il lavoro didattico; il 20% le attribuisce il compito di adottare provvedimenti
nei casi di inadeguatezza del personale; il 21% la consulenza psicologica;
il 12% il compito di raccordo con le famiglie.
Anche in questo caso siamo di fronte ad un ruolo molto importante. Tuttavia
notiamo almeno due punti che possono diventare "critici" nel confronto
fra dirigente e direttrice: sia i rapporti con l'amministrazione, sia la conduzione
delle riunioni sono compiti che le operatrici attribuiscono ad entrambe le
figure. Possiamo intendere questa sovrapposizione di ruoli sia come la prova
di una stretta collaborazione, sia come un rischio di conflitto e di inefficienza.
Meno della metà delle operatrici attribuisce alla direzione il compito
di verificare il lavoro didattico (46%), mentre il 32% attribuisce questo
compito alla dirigente.
Poiché è difficile pensare ad una stretta integrazione su questo
ruolo, fra dirigente e direttrice, viene fatto di pensare che il lavoro di
più della metà delle operatrici non viene verificata da alcuna
autorità; mentre circa un terzo delle operatrici viene verificato da
ben due livelli gerarchici. Il 21% delle operatrici indica un ruolo di consulenza
della dirigente, e la stessa percentuale lo indica nella direttrice. Anche
qui viene il dubbio che un quinto delle operatrici goda di due figure di consulenza;
mentre i restanti quattro quinti non hanno figure di riferimento per ottenere
supporti e consigli.
Percezione dei compiti effettivamente svolti dall'ispettore
Alla domanda 5) si chiedeva di indicare i compiti effettivamente svolti dall'ispettore. Circa l'80% gli attribuiscono compiti di aggiornamento; il 44% compiti di collegamento con l'amministrazione; il 25% il compito di formulare pareri sui programmi e sussidi scolastici; il 14% compiti di consulenza pedagogica; l'11% compiti di ispezione tecnico-didattica. Come si vede, anche qui i compiti di consulenza e verifica sono quelli i cui ambiti risultano più oscuri. Il dato più sorprendente è la bassa attribuzione di compiti ispettivi, che forse testimonia la volontà di defiscalizzazione del ruolo ispettivo. Anche nei rapporti con l'amministrazione, l'ispettore si aggiunge alla dirigente e alla direttrice. Questo dato può forse spiegare la percezione quasi ovunque negativa o dei rapporti con l'amministrazione o dei rapporti con l'autorità in genere. Data la infrequenza di compiti svolti per le verifiche o l'ispezione, la percezione negativa dell'autorità o dell'amministrazione non può essere imputata ad atteggiamenti repressivi di questa, ma semmai ad una latitanza in parte agevolata dalla sovrapposizione delle figure con le quali è in rapporto.
Percezione del ruolo delle assistenti
La domanda intendeva esplorare il ruolo giocato dalle assistenti e ne ipotizzava tre; uno meramente organizzativo ed esecutivo, uno più ricco, che includesse anche un coinvolgimento nelle decisioni, ed infine uno di collaborazione attiva al lavoro pedagogico. In via Aosta il 75% dichiara che le assistenti collaborano attivamente, e solo il 5% attribuisce loro un ruolo meramente esecutivo. Alla S. Pio X il 65% considera le assistenti collaboratrici, mentre il 15% le colloca solo nell'area esecutiva. Alla S. Maria Goretti il 70% le considera collaboratrici attive e solo il 13% esecutive. Come si vede, essendo i questionari compilati da tutto il personale delle scuole, assistenti comprese, queste ultime risultano inserite largamente come partecipanti attive al processo educativo.
Soddisfazione circa il lavoro svolto nell'anno da ciascun compilatore
La domanda richiedeva
una valutazione della soddisfazione personale raggiunta da ciascun operatore
nell'anno scolastico. Le risposte possibili erano su una scala: moltissomo-molto-abbastanza-poco-pochissimo.
In via Aosta abbiamo un tasso di soddisfazione personale del 90% (fra moltissimo
-molto-abbastanza); lo stesso tasso riscontrato alla S. Pio X; la S. Maria
Goretti registra l'81% di soddisfazione individuale. Come si può indurre
da questi dati, sembra confermata la nostra ipotesi iniziale che i problemi
maggiori delle tre scuole in esame fossero riconducibili a cause organizzative
o relazionali, non agli individui o al rapporto adulto-bambino.
Valutazioni relative al lavoro di gruppo nella scuola (efficacia, soddisfazione, tecniche)
Le domande dalla 8 alle
12 riguardano il lavoro di gruppo: valutazione teorica dello strumento (n.8),
efficacia delle riunioni svolte (n.9), soddisfazione nelle riunioni svolte
(n.10), uso del gruppo come spazio di consulenza (n.11), ostacoli concreti
al lavoro di gruppo (n.12).
Il lavoro di gruppo raccoglie consensi teorici molto vasti in tutte e tre
le scuole: è considerato utile o utilissimo dal 95% degli operatori
di via Aosta, dal 100% degli operatori di S. Pio X e dal 95% degli operatori
di S. Maria Goretti.
La cosa muta quando si passa da una decisione teorica all'osservazione della
vita quotidiana. In via Aosta il 60% è molto o abbastanza soddisfatto;
alla S. Pio X troviamo il 90% soddisfatto; alla S. Maria Goretti solo il 35%.
Come si vede, l'ottimismo della S.Pio X sul lavoro di gruppo collima con l'ottimismo
dichiarato alla domanda 1) (valutazione anno scolastico).
Circa l'uso del gruppo come spazio di consulenza fra insegnanti (dom.2), in
via Aosta e nella S. Pio X con poche varianti il 60% fa ricorso al gruppo
per risolvere un problema di carattere pedagogico o didattico (mentre il 70%
fa ricorso anche ai singoli colleghi, ed il 35% cerca soluzioni individuali);
alla S. Maria Goretti ricorre al gruppo il 25% (ai colleghi si rivolge il
75%). Queste risposte suggeriscono l'ipotesi che una parte della consulenza
non svolta da dirigente, direttrice o ispettore, venga soddisfatta da colleghi
o da gruppi di lavoro.
Più in dettaglio notiamo come il basso dato della S. Maria Goretti
corrisponda al basso dato da questa espresso circa la soddisfazione nel lavoro
di gruppo (35%) ed ai "rapporti difficili fra educatrici" indicati
alla domanda 2) come causa dei problemi. La S. Maria Goretti appare finora
la scuola più conflittuale tra le tre.
Molte sono le cause che rendono difficile il lavoro di gruppo.
In via Aosta il 70% mette al primo posto l'esistenza di una leadership inibente
("parlano sempre solo alcuni"), il 45% attribuisce le difficoltà
alla scarsa comunicazione dei partecipanti, il 35% alla bassa autenticità
("i partecipanti non dicono quello che pensano").
Alla S. Pio X il 65%mette al primo posto la presenza di una leadership inibente,
il 50% l'inautenticità, il 30% attribuisce le difficoltà alla
non conoscenza delle regole tecniche del lavoro di gruppo.
Alla S. Maria Goretti si indica come prima disfunzione una leadership inibente
(75%), al secondo posto l'inautenticità col 60%, al terzo la scarsa
comunicazione fra i partecipanti (50%), al quarto posto il 40% indica la scarsa
conoscenza di tecniche del lavoro di gruppo e una leadership emarginante ("il
gruppo discute ma poi decidono i soliti").
Come si può notare, esiste una larga uniformità nelle disfunzioni
riconosciute al lavoro di gruppo: fenomeni di leadership inibente o emarginante,
bassa comunicazione e inautenticità, ignoranza tecnica. Queste disfunzioni
spiegano in parte i bassi livelli di efficacia e di soddisfazione nelle riunioni
tenute durante l'anno, e riportano l'attenzione sullo stile di conduzione
dei gruppi espresso da dirigenti e direttrici, oltre che sui rapporti orizzontali
fra operatori.
Atteggiamenti verso il cambiamento
La domanda 13) tendeva
ad esplorare la percezione degli operatori in ordine ai cambiamenti intercorsi
nell'ultimo anno. Si chiedeva di valutare l'anno scolastico '78-'79, paragonando
col precedente, su una scala de tipo: molto peggiore - peggiore - uguale -
migliore - molto migliore. In via Aosta solo il 25% intravvede un miglioramento,
un altro 25% trova la situazione invariata e ben il 50% la considera peggiorata.
La cosa è molto diversa per quanto riguarda la S. Pio X e abbastanza
diversa nella S. Maria Goretti.
Alla S. Pio X nessuno considera peggiore l'anno in corso, nessuno lo considera
uguale, e ben il 95% lo considera migliore. Questi atteggiamenti rispetto
al cambiamento passato si ripercuotono sull'ottimismo e sulla speranza verso
il futuro anno scolastico. In via Aosta il 10% prevede ancora un peggioramento,
il 50% nessun miglioramento, e solo il 30% è il tasso di speranza nel
miglioramento. Alla S. Pio X solo il 15% non ha speranza, mentre l'80% conta
su un miglioramento. Alla S. Maria Goretti il 50% prevede che il prossimo
anno sarà uguale, mentre il 45% spera nel miglioramento. Anche in questo
caso si conferma il generale ottimismo della S. Pio X, in contrasto con un
maggiore problematicismo (o pessimismo) delle altre scuole.
Percezione complessiva della scuola
La domanda 15) offriva la possibilità di una valutazione sintetica della scuola attraverso la scelta di un paragone fra questa e: una famiglia, un parcheggio, un campo giochi, una fabbrica, un collegio. Naturalmente nella decodifica abbiamo considerato "positivo" il paragone con una famiglia e un campo giochi, e "negativo" il paragone con le altre entità. Le risposte confermano il quadro delineato nelle due domande precedenti. In via Aosta il 40% non ha risposto a questa domanda; il che è strano, considerata la completezza delle risposte alle domande precedenti. Senza tentare estrapolazioni, a stretto rigore metodologico, poco giustificante con un universo così piccolo, solo il 40% ha l'immagine positiva della scuola, mentre il 20% ne ha una negativa. Proiettando questo dato sull'universo, risulta che ben il 33% avrebbe una percezione negativa della scuola. Alla S. Pio X rispondono quasi tutte e solo il 10% ha una percezione negativa, mentre il 75% ne ha una positiva. Alla S. Maria Goretti il 25% ha una percezione negativa, mentre il 55% ne ha una positiva.
Distribuzione della responsabilità fra i diversi ruoli presenti
La domanda 16) è
particolarmente interessante per le informazioni che offre, anche se, forse,
una sua non chiara formulazione ha fatto ottenere dati incompleti o imprecisi.
In ogni caso emergono notizie molto interessanti. La domanda, volutamente
ambigua, chiedeva di quantificare il tasso di responsabilità di ciascuno
dei principali "attori" della scuola: bambini, insegnanti, assistenti,
genitori, cucina, dirigente, direttrice, ispettore, amministrazione. Nella
richiesta di valutare la responsabilità era implicita una doppia risposta:
una che identificava la responsabilità con la colpa, ed una che la
assimilava al potere. Solo con questa ambivalenza del termine si spiegano
alcune valutazioni altrimenti non spiegabili. Per esempio in via Aosta bambini
sono al IX posto come responsabilità. Se non pensassimo che i compilatori
hanno privilegiato il significato di colpa per questo termine, dovremmo dedurre
che in quella scuola i bambini non hanno alcun potere di influire (nel bene
o nel male) sulla qualità dell'anno scolastico. E da questo dato dovremmo
definire il metodo di quella scuola come estremamente rigido e autoritario.
Poiché ciò non consta, arriviamo alla conclusione di ipotizzare
che in via Aosta gli operatori hanno inteso la responsabilità come
colpa. Questa logica interpretativa è a doppio taglio perché
scopriamo che in tale scala al primo posto come responsabilità ci sono
le assistenti, seguite a poca distanza dalle insegnanti. Il che significa
che queste sono disposte a riconoscersi come le maggiori responsabili di una
situazione definibile, in base alle altre risposte, come non del tutto gratificante.
Al terzo, quarto e quinto posto troviamo, nell'ordine, la dirigente, l'ispettore
e la direttrice. Il che proverebbe l'importanza che questa scuola dà
alle figure d'autorità. Strano invece è che l'amministrazione
sia al settimo posto, dopo che nelle prime domande, in via Aosta aveva individuato
i suoi maggiori problemi e cause di ordine strutturale e burocratico. Interessante
notare che i genitori sono al sesto posto, quindi a livelli di responsabilità
(colpa o potere che sia) piuttosto bassi. La cucina è collocata all’ottavo
posto, solo un gradino più responsabile dei bambini.
Alla S. Pio X la scala di responsabilità cambia sensibilmente. Sembra che
la generalità dei compilatori abbia interpretato il termine come potere di
influenzare l’anno scolastico. Al primo posto troviamo le insegnanti, al secondo
le assistenti, al terzo la direttrice, al quarto il dirigente, al quinto i
bambini, al sesto i genitori, al settimo l’amministrazione, all’ottavo l’ispettore
ed al non posto la cucina. Da notare che anche in questa scuola i genitori
sono al sesto posto, preceduti da direttrice e dirigente: il che forse dimostra
che in queste due scuole l’interno conta assai più dell’esterno.
Per quanto riguarda la S. Maria Goretti nessuna novità per il primo e secondo
posto, dove troviamo le insegnanti e le assistenti; mentre vediamo i genitori
al terzo posto ed i bambini al quarto, al quinto la dirigente, al sesto la
direttrice, al settimo l’ispettore, all’ottavo l’amministrazione ed al non
posto la cucina. Analizzando queste risposte in modo da fare un quadro sintetico
delle tre scuole, possiamo notare: il comune riconoscimento della responsabilità
principale a insegnanti e assistenti, la scarsa importanza attribuita alla
cucina (ottavo e nono) ed all’amministrazione (settimo e ottavo posto).
Fra i punti divergenti, notiamo che i genitori hanno responsabilità medio-bassa
(sesto posto) in via Aosta e alla S. Pio X, ed alta (terzo posto) alla S.
Maria Goretti. Si nota una responsabilità media in quest’ultima scuola ed
alla S. Pio X per quanto riguarda i bambini, che hanno invece una posizione
bassissima (non posto) in via Aosta; una grande responsabilità attribuita
alla dirigente (terzo) ed all'ispettore (quarto) in via Aosta, ed ai genitori
nella S. Maria Goretti (terzo). Possiamo lanciare l'ipotesi che via Aosta
sia centrata sulla gerarchia, nel senso che nei primi cinque posti di attribuzione
della responsabilità ci sono tutte e tre le figure gerarchiche (dirigente,
direttrice, ispettore). Ragionando allo stesso modo, possiamo definire la
S. Maria Goretti come "centrata sull'utente", visto che mette nei
primi cinque posti di responsabilità sia i bambini (quarto) che i genitori
(quinto). La terza ipotesi è che la S. Pio X è centrata in modo
equilibrato sulla gerarchia e sull'utenza: nei primi cinque posti troviamo
infatti sia dirigente che direttrice (quarto e terzo posto), sia i bambini
(quinto posto).
Pur sottolineando che si tratta di mere ipotesi di diagnosi, a questo punto
possiamo tentare un abbozzo di diagnosi delle tre scuole; tale diagnosi è
suffragata in parte da queste informazioni, in parte dalle osservazioni nei
gruppi.
Il cambiamento, come abbiamo affermato nella premessa, crea ansietà
e difficoltà. A queste, i sistemi rispondono con atteggiamenti e comportamenti
difensivi di vario tipo.
Via Aosta sembra reagire con un meccanismo di "esportazione del conflitto",
cioè di attribuzione degli aspetti negativi in toto all'autorità
ed alla burocrazia. S. Maria Goretti sembra reagire con un meccanismo inverso,
cioè di "importazione del conflitto", di attribuzione di
tutte le difficoltà del proprio interno e di eccessiva bonificazione
dell'utente. S. Pio X sembra reagire con un meccanismo di "denegazione
del conflitto" e di fuga nell'ottimismo, che sfocia in un soddisfacente
equilibrio fra i ruoli del sistema.
Mentre via Aosta ipervaluta, anche se negativamente, la gerarchia; e S. Maria
Goretti ipervaluta, anche se positivamente, l'utente; S. Pio X sembra equivalutare
tutte le forze in campo. Si noti che queste ipotesi non hanno alcuna intenzione
giudicante, e lo scopo di queste riflessioni non è certo quello di
cercare la scuola migliore. Tutti questi meccanismi di difesa non sono affatto
il frutto di fantasie infantili degli operatori, ma amplificazioni di una
realtà concreta. Amplificazioni giustificate da un sano e legittimo
istinto difensivo degli operatori, dalle ansie del cambiamento.
Obiettivo di questa diagnosi è quello di disoccultare i dispositivi
difensivi agli occhi di coloro che li mettono in atto, affinché essi
decidano se riconoscerli e superarli. Una volta presa questa decisione, è
importante distinguere fra i diversi meccanismi, perché ciascuno richiede
strategie di superamento differenti.
Scala di importanza
dei problemi percepiti e scala di speranza per la soluzione dei problemi
Le domande 17) e 18)
servivano da controllo alle domande 2) e 14), oltre che per precisare le percezioni
e gli atteggiamenti di fronte ai principali problemi. Le risposte dovevano
offrire una graduatoria di importanza (dom.17) e di speranza di soluzione
(dom.18).
Purtroppo poche delle operatrici hanno interpretato le domande nel senso previsto,
ed hanno dato graduatorie imprecise o incomplete. Tuttavia alcuni dati sono
interessanti.
In via Aosta i problemi più importanti (ai primi tre posti) sono: problemi
politici che l'amministrazione non risolve; relazioni fra personale e superiori;
problemi di spazi, attrezzature, materiali. Considerati meno importanti i
problemi di rapporti fra operatrici (quarto), quelli legati alla competenza
personale (quinto), i problemi derivati dalle famiglie (settimo) e quelli
derivanti dai bambini (ottavo). Il quadro si esplicita con le risposte alla
domanda 18), che richiedeva una graduatoria circa la speranza di soluzione.
L'unico problema, fra i primi considerati importanti, per il quale si intravede
una soluzione, è quello degli spazi, dei materiali e delle attrezzature.
Risultano facilmente risolvibili i problemi derivanti dai bambini e quelli
relativi alle competenze e alle capacità delle operatrici, che sono
indicati nella domanda 17) come poco rilevanti. Mentre sesto e settimo posto
nella scala di speranza troviamo i problemi politici e quelli in rapporto
coi superiori, che erano indicati come i principali. Questo è coerente
col basso tasso di speranza nel miglioramento già espresso in via Aosta
a proposito della domanda 14).
Alla S. Pio X sono considerati importanti: i problemi di strutture e di attrezzature,
della competenza degli operatori e quelli derivanti dai bambini. Questa sarebbe
una prova della equidistribuzione operante alla S. Pio X, che vede i problemi
derivanti in egual misura dall'interno, dall'esterno e dall'alto (operatori,
utenti, burocrazia). Circa la speranza di soluzione, al primo posto troviamo
i problemi derivanti dai bambini. Al secondo e terzo posto vediamo i rapporti
fra operatrici e quelli con le famiglie, considerati poco rilevanti. A distanza
ravvicinatissima (un decimo di punto) S. Pio X mette la speranza nella soluzione
dei problemi di competenza delle operatrici e di quelli relativi agli spazi
e alle attrezzature. Insomma, S. Pio X conferma le sue risposte alla domanda
14) attribuendo molta speranza nella soluzione dei problemi.
Gli operatori della S. Maria Goretti confermano la propria problematicità,
indicando come importanti ben sei problemi su sette, che risultano distanziati
l'un l'altro per decimi o centesimi di unità. Infatti tra un livello
1,4 e un livello 1,8 troviamo: problemi di competenza degli operatori, di
rapporti coi superiori e coi bambini, di spazi e attrezzature e di rapporti
fra operatori, di rapporto con le famiglie. All'ultimo posto i problemi politici.
Questo mettere al primo posto i problemi derivanti dalla propria incompetenza,
conferma l'ipotesi di una ipervalutazione dell'utente e di una conseguente
colpevolizzazione. La graduatoria della speranza sembra positiva, in quanto
i problemi considerati più importanti son anche quelli che compaiono
come i più risolvibili. Una sola difficoltà sembra riguardare
i problemi derivanti dal rapporto con le famiglie; problemi, la speranza di
soluzione dei quali, è bassa.
Giudizio sull'attività formativa passata e futura
Le domande 19), 20),
21) riguardano iniziative di formazione passate e future.
Nella scuola di via Aosta coloro che hanno partecipato alle iniziative di
Bressanone rappresentano il 70%; il 65% le ha considerate utilissime o abbastanza
utili, e solo il 10% poco utili.
Alla S. Pio X i partecipanti ai corsi sono il 60%; il 65% di questi operatori
considera utili queste attività, e solo il 15% poco utili.
Alla S. Maria Goretti la minoranza ha partecipato (solo il 31%; il 55% le
valuta come utili, a fronte di un 6% che le trova inutili).
Le domande 21), 22), 23) erano domande "aperte", nel senso che non
prevedevano una precisa gamma di risposte. Le compilazioni ottenute sono state
assai poche, quindi non misurabili né significative.
2. DIFFERENZIALE SEMANTICO (all. n. 2)
Questo strumento era
allegato al primo questionario. Esso aveva lo scopo di indagare sugli atteggiamenti
e sulle percezioni generali degli osservatori verso tre variabili: se stessi,
i bambini, la direttrice.
Questa tecnica prevede una scelta fra molte coppie antagoniste di aggettivi
qualificativi, tendenti a focalizzare nell'insieme la credibilità,
la fiducia, la stima, la disponibilità. Il quadro offerto dalla decodifica
riguarda insomma un atteggiamento generalmente "positivo" o "negativo"
verso l'oggetto delle scelte.
Fra i molti sistemi di decodifica abbiamo scelto quello più semplice
ed immediatamente comprensibile. Poiché i due aggettivi sono separati
da una scala da 1 a 5, abbiamo considerato 3=0; 2 e 4 = 1; 1 e 5 =3. Abbiamo
poi dato un valore positivo al numero più vicino all'aggettivo positivo.
Da questa impostazione deriva che ciascun compilatore poteva scegliere per
ciascun aggettivo da +2 (molto positivo) a -2 (molto negativo). Essendo 10
gli aggettivi, ogni operatore poteva scegliere di esprimere il suo atteggiamento
complessivo su una scala da +20 a -20. In base ai diversi universi (20;20;16),
le scuole hanno espresso i loro atteggiamenti in questo modo:
Via Aosta max +400 // min. -400; S. Pio X max +400 // min. -400; S. Maria
Goretti max +320 // min. - 320. Infine abbiamo proporzionato a 100 i valori
emersi su una scala a 400 ed a 320.
Sarebbe stato interessante chiedere valutazione su tutti i "soggetti"
oltre i tre sopraddetti, ma abbiamo temuto di appesantire troppo lo sforzo
delle operatrici. Comunque, i dati sono stimolanti. In via Aosta il soggetto
meno credibile, meno stimato, meno percepito positivamente, è il bambino,
come presso S. Maria Goretti (38% via Aosta, 31.6% alla S. Maria Goretti).
Sul versante opposto, quello positivo, col 41.5% le operatrici mettono se
stesse al secondo posto, collocando al primo posto, col 50.25% la direttrice.
Questo dato è sorprendente, se si pensa che in tutte e tre le scuole
la direttrice ha ottenuto il primo posto in quanto a credibilità, fiducia,
stima, percezione positiva! Presso la S. Pio X la direttrice ha ottenuto il
45.25% di fronte ad un 30.5% dato ai bambini e ad un 26.25% dato alle operatrici.
Presso la S. Maria Goretti alla direttrice è stato assegnato un punteggio
del 50%, con un 45% alle operatrici e un 31.6% ai bambini. La sorpresa è
tanto più grande, se si considera che alla domanda 16) (responsabilità),
tutte e tre le scuole assegnano alle operatrici il primo posto, mentre alla
direttrice è assegnato il terzo posto (S. Pio X) o il quinto (Via Aosta
e S. Maria Goretti).
Se si considera che nella domanda 2), ad eccezione della S. Maria Goretti,
i problemi di rapporto con l'autorità vengono classificati fra i più
importanti, il riferimento più probabile non sembra alla direttrice.
Il differenziale semantico indica poi un'altra riflessione importante. Al
di là delle consunte dichiarazioni di "amore" per i bambini,
in genere dati dalle insegnanti della scuola italiana, salta fuori, pur in
questo piccolo campione , che questi bambini godono di percezioni e di atteggiamenti
positivi assai ridotti. Il 38% in via Aosta, il 30.5% alla S. Pio X ed il
31.6% alla S. Maria Goretti, sono dati che collocano i bambini in una considerazione
inferiore rispetto agli operatori ed alla autorità scolastica. I bambini
cioè sono oggetto di una forte ambivalenza da parte degli operatori
scolastici; i quali, malgrado le dichiarazioni , continuano a percepirli in
modo abbastanza negativo.
3. IPOTESI INTERPRETATIVE
Tentiamo ora di riassumere
una serie di ipotesi d'interpretazione dei dati emersi. Vale prima la pensa
di rimarcare che si tratta di ipotesi di lavoro, da discutere all'interno
del microcosmo scolastico, affinché prima siano verificate e poi si
trasformino in basi per un cambiamento intenzionale.
Il primo dato che emerge da questo intervento è la contraddittorietà
e la complessità di una realtà scolastica, che male si adatta
a certe classificazioni semplici e squadrate, che gli operatori e gli "esperti"
spesso offrono.
Una contraddittorietà ed una complessità che implicano per conseguenza
interventi specifici, scuola per scuola. Affinché si realizzi un cambiamento
effettivo, occorrono teorie e strategie a medio e breve raggio, ed occorre
rifuggire dai megaprogetti astratti e generalizzati. Iniziative per la scuola
italiana o per la scuola materna, hanno una rilevanza infima, perché
non rispettano la peculiarità dei singoli microsistemi e non agiscono
su disfunzioni specifiche, col concorso dei soggetti implicati in specifiche
situazioni. Possiamo tentare qualche generalizzazione fra queste scuole, ma
è chiaro che ciascuna di esse rappresenta un'isola, in cui molti problemi
sono del tutto originali, prodotti dall'insieme delle risorse in interazione
reciproca.
La prima considerazione generale è che le tre scuole vivono un momento
di cambiamento sia a livello strutturale (nuova legge), sia a livello psico-pedagogico
(iniziative formative estive e azione di sostegno qui richiamata). Questi
cambiamenti mettono in moto risorse e speranze, ma anche turbamenti e difese.
D'altro canto queste innovazioni si innestano su un tessuto professionale
(le operatrici) ancora lontano da un modello scientificamente e psicologicamente
maturo.
Il differenziale semantico, se non altro, dimostra che le operatrici vivono
ancora uno stato di forte dipendenza dall'autorità, percepita come
buona. A volte questa dipendenza prende le forme di una controdipendenza,
cioè di una ipervalutazione dell'autorità, percepita come cattiva.
La collocazione dell'autorità, sia nella scala di importanza dei problemi
(dom. 2), sia nella scala di responsabilità, esprime con chiarezza
questa dipendenza/controdipendenza delle operatrici, ancora non affrancate
psicologicamente come gruppo-categoria autonoma.
D'altra parte il ruolo d'autorità di queste scuole è suddiviso
almeno in quattro figure (dirigente, direttrice, amministrazione, ispettore)
delle quali spazi, ruoli e competenze sono molto confusi e sovrapposti. Questo
problema emerge con chiarezza dai dati raccolti. Molti compiti sono svolti
da più di una figura, ed altri compiti cruciali (come la verifica e
la consulenza) sono svolti solo in parte modesta.
Di fronte all'ansietà del cambiamento e alla non chiarezza dei ruoli
e dei compiti dell'autorità, i sistemi scolastici reagiscono con difese
di vario tipo: dallo scaricamento verso l'alto di ogni tipo di responsabilità,
all'autocolpevolizzazione unita all'ipervalutazione dell'utente, alla degenerazione
delle varie difficoltà.
Naturalmente queste difese non sono prive di ambivalenze e contraddizioni.
Per cui una scuola, dopo che accusa il vertice di autoritarismo e di ingerenza,
assegna alla direttrice il massimo delle percezioni positive; un'altra, dopo
aver dichiarato che quasi non ci sono problemi, assegna alle operatrici il
minimo di credibilità e di fiducia; e una terza scuola, dopo aver valutato
tutto il suo lavoro in modo ipercritico, assegna alle operatrici maggiore
credibilità e stima che ai bambini. In conclusione sembra che la confusione
fra i ruoli di autorità favorisca, da parte delle operatrici, scissioni
diverse tra figure autoritarie alleate e figure autoritarie estranee od ostili.
Tutte e tre prese in esame le scuole indicano nell'affollamento e negli spazi
poco adeguati una delle maggiori fonti di problemi, e questo dato non dovrebbe
lasciare insensibile la amministrazione. La collaborazione fra insegnanti
ed assistenti sembra un dato acquisito in tutte e tre le scuole: una media
del 70% dichiara che le assistenti partecipano alle decisioni e all'attività
pedagogica. Questo sembra un dato positivo, che indica un tentativo di integrazione
o di superamento dei ruoli, che va supportato con ogni mezzo. Altro dato generale
e positivo è che la soddisfazione personale raggiunta dalle operatrici
quest'anno è molto alta (media 87%): questo può forse significare
che il lavoro individuale ha raggiunto standars compatibili con le esigenze
degli operatori. Oppure può significare che la carenza di ruoli e di
sistemi di verifica codificati, lascia agli operatori uno spazio individuale,
privato, di soddisfazione; che questo spazio "privato" è
l'estrema difesa dalle ansie del cambiamento, e che pertanto va bene valutato,
se non altro per compensazione alla "minaccia" del sistema scuola.
Le domande sul gruppo offrono anch'esse il destro per osservazioni generali.
La prima è che nella cultura scolastica è ormai acquisito, a
livello teorico, lo strumento collegiale come irrinunciabile. Non foss'altro
perché è accertato che la collegialità può essere
sostituita solo dalla gerarchia; soluzione, questa, tanto aborrita quanto
inefficiente. Il 97% delle operatrici considera il lavoro di gruppo come utile
o utilissimo (dom.8). Purtroppo esiste uno scarto tra la necessità
di uno strumento e le sue modalità d'uso. Una tecnica, quella del gruppo,
entrata nella scuola timidamente, mediante la legge 477, ma ancora mai supportata
da vere strategie di applicazione. Si è pensato che una legge potesse
cambiare i costumi scolastici vecchi di un secolo, e non si è proceduto
in alcun modo a "preparare" gli operatori a lavorare in gruppo.
Il questionario indica intorno al 56% la percentuale degli operatori che giudicano
poco efficace questa modalità di lavoro. L'insoddisfazione media raggiunge
il 46%. Questi due dati risultano corretti dall'ottimismo della S. Pio X,
senza il quale sarebbero stati molto inferiori. Solo il 47% fa ricorso al
gruppo in caso di problemi pedagogici e didattici. Purtroppo questo dato non
ci dice il tasso di risposte che il gruppo dà a questi problemi. Le
osservazioni hanno mostrato che l'uso maggiore del gruppo è di carattere
organizzativo e programmatorio, mentre un suo uso per la consulenza, il confronto
reciproco, la supervisione collettiva è largamente minoritario.
Le cause di disfunzione del lavoro di gruppo sono abbastanza omogenee nelle
percezioni delle tre scuole:leaders troppo morbosi o elitari, basso tasso
di scambio e di autenticità fra i partecipanti, scarsa dimestichezza
con le regole tecniche del lavoro di gruppo. Queste ammissioni devono far
riflettere sulla tendenza degli operatori a dichiarare come non costituenti
problema i rapporti reciproci (orizzontali). Simili fenomeni di gruppo si
verificano infatti in presenza di climi ostili e di relazioni competitive.
Le domande 13 e 14 offrono ipotesi importanti. A prescindere dalle differenze
pure significative, per cui via Aosta è la più pessimista, seguita
dalla S. Maria Goretti, mentre la S. Pio X è la più ottimista,
resta il fatto che esiste sia la percezione del miglioramento, sia la speranza
di esso. Facendo la media delle percentuali di ogni scuola, troviamo che il
62% considera quest'anno migliore del passato, ed il 52% prevede che il prossimo
sarà migliore di questo. Circa la metà dello operatrici è
fiduciosa nel futuro e si considera immersa in un processo di miglioramento.
E' questa metà che può spingere avanti un processo innovativo,
intenzionale e consensuale. Il fatto che sia una metà, rappresenta
realisticamente la classica ambivalenza di ogni sistema verso il cambiamento,
in parte desiderato e in parte temuto.
La domanda 16) offre un altro dato unitario: al di là delle contraddizioni,
le operatrici riconoscono che insegnanti e assistenti sono le prime responsabili
del successo o dell'insuccesso dell'anno scolastico. Superando fantasmi o
tentativi di abdicazione dal ruolo, ogni tanto presenti, gli operatori si
assumono la parte preponderante di responsabilità: merito, colpa o
potere che sia. Semmai deve far pensare il dato che assegna ai genitori (con
esclusione di S. Maria Goretti spiegabile con un episodio accaduto durante
l'intervento) una parte di responsabilità assai secondaria. Questo
può significare che il processo di coinvolgimento e partecipazione
delle famiglie è ancora il più difficile da attuare nella scuola.
4. PROPOSTE DI INTERVENTO
Come ho già detto
all'inizio di questa relazione, ogni intervento porta dei risultati solo se
è organico, articolato e prolungato nel tempo.
La fase di consulenza nei gruppi ha già offerto, seppure in termini
ridotti, alcuni contributi alle tre scuole. La fase di raccolta dei dati ha
consentito alle operatrici di riflettere sul lavoro e sulla organizzazione.
Entrambe le fasi tuttavia, unitamente alle iniziative formative di Bressanone,
sono state vissute dalle operatrici come la parte di un processo di cambiamento
di lunga durata. Hanno innescato aspettative o rafforzato speranze di cambiamento,
la cui frustrazione rischierebbe di produrre aggressività e regressione.
Gli interventi possibili sono di tre tipi: legislazione e burocrazia, formazione
e consulenza, microorganizzazione scolastica.
Nel campo legislativo, burocratico e amministrativo possono essere presi provvedimenti
atti a diminuire i disagi derivanti dall'affollamento delle sezioni
e dalla inadeguatezza degli spazi e delle attrezzature. Non si tratta
certo di accettare acriticamente tutte le richieste delle operatrici, ma semmai
di esaminare, caso per caso, gli interventi realmente motivati e possibili.
Un altro compito che riguarda questo livello è la specificazione dei
ruoli e delle funzioni dei diversi gradi di autorità. Definire meglio
le competenze delle dirigenti, delle direttrici e dell'ispettore, significa
sia consentire una migliore gestione di questi ruoli, sia rendere più
difficili meccanismi di proiezione e di scissione che gli operatori mettono
sempre in atto davanti ad un'autorità non precisata.
Un terzo compito dell'amministrazione è la revisione dei meccanismi
di partecipazione delle famiglie (su questo punto vedere le proposte di Corradini).
Nel campo della formazione e della consulenza, si aprono prospettive riguardanti,
a titolo diverso, tutti gli operatori della scuola. Come emerge dai dati avanti
analizzati, le esigenze delle operatrici di avere una consulenza sui problemi
didattici e pedagogici sono soddisfatte solo in parte dalla dirigente e dalla
direttrice. In parte esse sono soddisfatte dalle colleghe e dai gruppi, ma
forse questo non è sufficiente.
Mi sembra importante che le figure di autorità, se non vogliono limitare
i propri compiti a quelli fiscali, estendano la loro funzione consulenziale.
Inoltre, poiché proprio la dirigente e la direttrice sono indicate
come "animatrici" delle riunioni, è importante che esse siano
attrezzate per svolgere al meglio questo ruolo.
Infine, sempre dirigente e direttrice, dovrebbero disporre di metodiche per
la verifica del lavoro svolto nelle classi. Eventualmente queste modifiche
potrebbero essere lentamente affidate ai gruppi di operatrici, in modo che
esse arrivino ad un'autoverifica permanente e collettiva. In attesa che ciò
avvenga, sarebbe auspicabile che dirigente e direttrice svolgessero questo
compito, non in termini fiscali e punitivi, ma come un modo di svolgimento
della consulenza.
In conclusione per l'autorità si prospetta una formazione (o un aggiornamento):
- alla consulenza pedagogica e didattica
- alla conduzione delle riunioni
- alle tecniche di verifica.
Per le operatrici sembrano essere importanti due aree di formazione: il lavoro
di gruppo e la programmazione -verifica dell'attività.
Dalle domande 9), 10), 11), 12) emerge chiaramente la centralità del
gruppo come causa di disfunzione e di insoddisfazioni. Fenomeno ovvio e prevedibile,
se si considera che la formazione degli operatori scolastici in Italia, a
fronte di una legislazione che privilegia il collegiale, è stata e
continua ad essere di tipo individualistico.
Una serie di iniziative formative di base al lavoro di gruppi (per la maggioranza
delle operatrici) ed alcuni interventi di formazione specifica in scuole campione,
potrebbero essere una soluzione a questa carenza.
Circa l'attività di programmazione e verifica, essa è emersa
come esigenza e tendenza in tutte le scuole, ma non si può dire che
gli strumenti usati offrano le certezze e la sistematicità che questa
impostazione richiederebbe. Mettere le operatrici in grado di programmare
e verificare il proprio lavoro, significa aumentare sia la loro autonomia
che il prodotto educativo. Anche qui si possono prevedere iniziative di formazione
di base generalizzate ed interventi specifici in qualche scuola.
Un terzo utente di attività formativa possono essere i genitori.
Da una parte sarebbero utili iniziative permanenti di formazione alle famiglie
sui problemi dell'infanzia, in modo che esse possano partecipare "alla
pari" con la scuola al lavoro educativo. La partecipazione riesce ad
essere più che un rito, solo se coloro che partecipano hanno almeno
alcuni strumenti in comune. Da un'altra parte sarebbe utile provvedere ad
una formazione specifica per i membri degli organi collegiali, ai quali ancor
più che agli altri genitori, si richiede un contributo attivo.
Al livello della microorganizzazione scolastica gli accorgimenti variano da
scuola a scuola.
In tutte e tre le scuole è opportuno procedere ad una regolamentazione
delle riunioni, a che aumenti la loro efficacia e soddisfazione. Questo problema
sarebbe meno sentito se fossero migliorate la formazione alla conduzione delle
dirigenti, e la formazione al lavoro di gruppo delle operatrici.
In ogni caso sarebbe utile fissare alcune procedure, come:
1) distinguere le riunioni di discussione da quelle decisorie;
2) preannunciare l'o.d.g.;
3) fornire in precedenza alle partecipanti il materiale utile per la riunione
(documenti, progetti, preventivi, ecc.)
4) fare precedere le riunioni su temi importanti da pre-riunioni in sottogruppi;
5) stimolare gli interventi;
6) limitare la durata di certi interventi;
7) invitare i partecipanti a venire alla riunione con proposte o idee almeno
in parte già elaborate;
8) limitare la durata di ogni riunione a 90-120 minuti;
9) evitare di prendere decisioni nel caso in cui gli assenti siano numerosi.
Le proposte abbozzate sono naturalmente parziali e necessitano di precisazioni
che possono avvenire solo tramite il dibattito fra tutte le componenti del
sistema scolastico.
Allegato 1
QUESTIONARIO
ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DELLA SCUOLA
Il presente
questionario è anonimo. La preghiamo di leggere attentamente le domande
e di rispondere a tutte con la massima sincerità. Perchè sia
efficace, il questionario deve essere compilato individualmente e in breve
tempo (circa 30 minuti). I dati raccolti Le saranno presentati in un'apposita
riunione di approfondimento.
1) Secondo Lei, il lavoro svolto in questa scuola, nel suo complesso, nell'anno
scolastico 1978-1979 è da valutare come: (metta una croce accanto a
una sola voce)
ottimo..... buono..... non so..... mediocre..... scadente.....
2) Nel Suo lavoro quotidiano incontrerà diversi problemi. Indichi per
ciascuno dei problemi elencati quale effettiva importanza hanno in questa
scuola (se ritiene che il problema sia molto importante, metta una croce sul
quadratino della prima colonna; se ritiene che sia importante ma non troppo,
metta una croce sul quadratico della seconda colonna; se non sa rispondere,
metta una croce sul quadratino centrale, e così via).
| molto import. | abbast. import. | non so | poco import. | per niente import. | |
| a- ci sono troppi bambini nelle sezioni | |||||
| b- il "clima" della scuola non è favorevole | |||||
| c- il lavoro di gruppo non funziona | |||||
| d- i rapporti coi superiori sono difficili | |||||
| e- gli spazi sono poco adeguati | |||||
| f- i bambini non sono accettati e capiti | |||||
| g- i rapporti fra educatrici sono difficili | |||||
| h- i genitori partecipano poco | |||||
| i- arrivano sempre ordini dall'alto | |||||
| l- le conoscenze teoriche sono scarse (psicologia, pedagogia, didattica, ecc) | |||||
| m- i rapporti con l'amministrazione sono insoddisfacenti | |||||
| n- le attrezzature e i materiali sono scarsi | |||||
| o- è difficile programmare il lavoro | |||||
| p- le conoscenze tecniche sono scarse (giochi, esercizi, tecniche di osservazione, ecc) | |||||
| q- il rapporto fra educatrici e assistenti non è soddisfacente | |||||
| r- non si verifica l'efficacia del lavoro | |||||
| s- altro |
3) Osservando i fatti,
quali sono, secondo Lei, i compiti effettivamente svolti, in questa scuola,
dalla dirigente? (metta una croce accanto a tutte le voci che ritiene descrivano
i compiti svolti):
- amministrazione del personale (permessi, sostituzioni, ecc.)
- verifica del lavoro didattico
- conduzione riunioni di gruppo
- rapporti con le famiglie
- consulenza alle educatrici
- rapporti con l'amministrazione
- aiuto organizzativo alle educatrici
- altro
4) Osservando i fatti, quali sono, secondo Lei, i compiti effettivamente svolti
in questa scuola dalla direttrice?
- promozione e coordinamento attività didattiche
- adozione di provvedimenti nei casi di inadeguatezza del personale
- rapporti con gli specialisti
- assistenza tecnico-didattica
- conduzione riunioni di gruppo
- verifica lavoro didattico
- consulenza pedagogica
- rapporti con le famiglie
- rapporti con l'amministrazione
- altro
5) Osservando i fatti, secondo Lei, quali sono i compiti effettivamente svolti
verso questa scuola, dall'Ispettore?
- promozione e coordinamento dell'aggiornamento
- ispezioni tecnico-didattiche
- consulenza pedagogica
- formulazione di pareri sui programmi e sussidi didattici
- verifica del lavoro didattico
- rapporti con l'amministrazione
- altro
6) In questa scuola, le assistenti che ruolo hanno?
- collaborano al lavoro pedagogico
- partecipano attivamente alle decisioni
- svolgono compiti esclusivamente organizzativi
- altro
7) Il lavoro che Lei ha svolto quest'anno scolastico, la soddisfa:
moltissimo..... molto..... abbastanza..... poco..... pochissimo.....
8) In generale, come considera il lavoro di gruppo nella scuola:
utilissimo..... utile..... non so..... poco utile..... superfluo.....
9) Le riunioni di gruppo possono essere considerate efficaci quando il gruppo
riesce a raggiungere gli obiettivi che si prefigge, quando producono risultati
utili alla scuola, e quando migliorano la qualità del lavoro di ogni
partecipazione. Analizzando le riunioni di gruppo di quest'anno scolastico,
le considera:
- molto efficaci..... abbastanza efficaci..... non so..... poco efficaci.....inefficaci.....
10) Le riunioni di gruppo si considerano soddisfacenti quando consentono la
crescita di tutti i partecipanti, quando producono un clima di fiducia e collaborazione,
quando consentono a tutti di esprimersi ed essere ascoltati. Analizzando le
riunioni di gruppo di quest'anno scolastico, lo considera:
molto soddisfacente..... abbastanza soddisfacente ..... non so..... poco soddisfacente.....
insoddisfacente.....
11) Quando ha qualche problema di carattere pedagogico o didattico, cosa fa?
- cerca di risolverlo da sola
- si consulta con qualche collega
- porta il problema alla riunione di gruppo
- si consulta con la dirigente
- si consulta con la direttrice
- si consulta con esperti esterni
- legge un libro sull'argomento
(indichi con una crocetta solo i comportamenti che tiene abitualmente)
12) Elenchiamo di seguito alcune situazioni che rendono difficile solitamente
il lavoro di gruppo. Indichi quali (non più di 5) Lei ha sentito presenti
nelle riunioni di gruppo quest'anno:
- i partecipanti vivono le riunioni come un obbligo
- non c'è nessuno che coordini le riunione
- i partecipanti comunicano poco
- parlano sempre solo alcuni
- i partecipanti non dicono quello che pensano
- a pochi interessa il lavoro di gruppo
- i partecipanti non conoscono le regole tecniche del lavoro di gruppo
- le riunioni sono male organizzate (non si conosce prima l'argomento, non
si decise mai niente, non si verbalizza, ecc)
- il gruppo discute ma poi decidono i soliti
- quando c'è la direttrice molti si sentono bloccati
13) Secondo Lei, la situazione complessiva di quest'anno, rispetto all'anno
scorso è: ( se è il primo anno che lavora qui cerchi di rispondere
in base alle impressioni ricavate parlando colle colleghe più anziane):
molto peggiore..... peggiore..... uguale..... migliore..... molto migliore.....
14) Secondo Lei, la situazione generale, rispetto a quest'anno, l'anno prossimo
sarà:
molto peggiore..... peggiore..... uguale..... migliore..... molto migliore.....
15) Dovendo paragonare questa scuola ad un'altra organizzazione, a quale Le
sembra che si avvicini di più? (ne scelga una sola)
- una famiglia
- un parcheggio per bambini
- un campo giochi
- una fabbrica
- un collegio
- altro
16) Il successo di un anno scolastico di pende dalla qualità, dagli
atteggiamenti e dai comportamenti di tutti gli "attori" della scuola.
Secondo Lei, in che misura dipende dai seguenti "attori" il fatto
che l'anno vada bene o male? (Dia un punteggio in centesimi a ciascuno in
proporzione alle responsabilità. Per esempio se crede che la cucina
abbia moltissima responsabilità circa il successo dell'anno scolastico
darà un punteggio da 80/100 a 100/100; se crede che ne abbia pochissima
darà un punteggio da 0/100 a 20/100):
- bambini
- educatrici
- assistenti
- genitori
- cucina
- dirigente
- direttrice
- ispettore
- amministrazione
17) In questa scuola, come in altre, ci saranno numerosi problemi che condizionano
i risultati finali. Alcuni problemi sono più importanti, altri meno.
Fra i seguenti, indichi col numero 1 quelli che Le sembrano più importanti,
col numero 2 quelli che Le sembrano al secondo posto e così via:
- problemi politici che l'amministrazione non risolve.....
- problemi derivanti dai bambini.....
- problemi di spazi, attrezzature, materiale....
- problemi fra personale e superiori.....
- problemi derivanti dalle famiglie.....
- problemi di rapporti fra operatori.....
- altri.....
18) Dei problemi sopra- elencati, alcuni Le possono sembrare risolvibili,
altri meno. Indichi quali Le sembrano più risolvibili col n.1, col
n.2 quelli che Le sembrano risolvibili con più difficoltà, col
n.3 .... e così via:
- problemi politici che l'amministrazione non risolve.....
- problemi derivanti dai bambini.....
- problemi di spazi, attrezzature, materiale.....
- problemi fra personale e superiori.....
- problemi derivanti dalle famiglie.....
- problemi di rapporti fra operatori.....
- altri.....
19) Ha partecipato alle iniziative formative effettuate a Bressanone? SI.....
NO....
20) Le iniziative formative effettuate a Bressanone Le sono sembrate (se non
ha partecipato cerchi di rispondere sulla base di impressioni raccolte indirettamente):
utilissime..... abbastanza utili..... non so..... poco utili..... inutili.....
21) Perché?
22) Ha dei suggerimenti per future iniziative di formazione? ....................
23) Ci sono osservazioni e suggerimenti che ritiene utili scrivere per migliorare
la organizzazione ed il funzionamento di questa scuola? ...................
Allegato 2
QUESTIONARIO
DIFFERENZIALE SEMANTICO
Questo questionario
è anonimo. Per ogni soggetto che opera nella scuola, troverà
una lista di aggettivi contrapposti. Per esempio "sicuro/insicuro".
Se considera il soggetto molto sicuro, metta una crocetta sul quadrato -1-;
se lo considera abbastanza sicuro, metta una crocetta sul quadrato -2-; se
non sa rispondere, metta una croce sul quadrato -3-; se considera il soggetto
abbastanza insicuro, metta una croce sul quadrato -4-; se lo considera molto
insicuro, metta una croce sul quadrato -5-.ù
Risponda a tutte le voci nel tempo minore e con la massima spontaneità.
|
IO
SONO
|
||||||
|
1
|
2
|
3
|
4
|
5
|
||
| sicuro | insicuro | |||||
| nemico | amico | |||||
| giusto | ingiusto | |||||
| esperto | inesperto | |||||
| passivo | attivo | |||||
| remissivo | aggressivo | |||||
| deciso | esitante | |||||
| caldo | freddo | |||||
| debole | forte | |||||
| allegro | triste | |||||
|
I
BAMBINI SONO
|
||||||
|
1
|
2
|
3
|
4
|
5
|
||
| sicuri | insicuri | |||||
| nemici | amici | |||||
| giusti | ingiusti | |||||
| esperti | inesperti | |||||
| passivi | attivi | |||||
| remissivi | aggressivi | |||||
| decisi | esitanti | |||||
| caldi | freddi | |||||
| deboli | forti | |||||
| allegri | tristi | |||||
|
LA
DIRETTRICE E'
|
||||||
|
1
|
2
|
3
|
4
|
5
|
||
| sicura | insicura | |||||
| nemica | amica | |||||
| giusta | ingiusta | |||||
| esperta | inesperta | |||||
| passiva | attiva | |||||
| remissiva | aggressiva | |||||
| decisa | esitante | |||||
| calda | fredda | |||||
| debole | forte | |||||
| allegra | triste | |||||
* Estratto da SCUOLA MATERNA del 25 marzo 1980, Editrice La Scuola- Brescia, pag.795-804