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NEL LABIRINTO DELLA FORMAZIONE PSICOLOGICA
Università, specialità, scuole di training : una realtà multiforme, ma un pò confusa*
L'autore interviene nel dibattito che in ambito psicologico si è aperto a proposito della legge che riconosce la professione di psicologo, ripercorrendo da un lato l'evoluzione della SIPs (Società Italiana di Psicologia ) e insistendo dall'altro sull'importanza di una maggiore chiarezza nell'affrontare il problema della formazione degli psicologi e degli psicoterapeuti.La formazione psicologica in Italia è da sempre costituita da quattro comparti: corsi di laurea, le scuole di specializzazione, i training post lauream, i corsi per non psicologi. La lettura della storia di questi comparti e la loro situazione attuale può costituire una sorta di manuale di psicologia istituzionale.
I corsi di laurea e le specializzazioni appartengono al mondo accademico, mentre i trainings e i corsi per non psicologi appartengono al mondo della professione. Una delle possibili spiegazioni del ritardo dello sviluppo psicologico italiano risiede in questa forte dicotomia, accompagnata da un paradosso. Il paradosso è che il mondo accademico della psicologia ha avuto scarso e quasi nullo peso sociale nei confronti della società civile italiana, ed enorme peso all'interno del mondo psicologico in generale. Il mondo professionale della psicologia ha avuto un significativo sviluppo sociale, ma un quasi inesistente peso all'interno del mondo psicologico.L'evoluzione della SIPs
La SIPs è stata la prova vivente di questa dinamica istituzionale. Ufficialmente gestita alla pari fra accademici e professionali, è stata per decenni territorio accademico: da un lato per l'atteggiamento chiuso e imperialista degli accademici, ma anche a causa del disinteresse e del senso di inferiorità dei professionali. L'uso della SIPs come territorio di scambio e di lotta per il potere accademico è stato per anni giustificato con l'esigenza di serietà e di scientificità, con la necessità di controlli contro il selvaggismo psicologico (ovviamente tutto e solo professionale), ma è coinciso con il progressivo isolamento della SIPS dai processi di sviluppo della psicologia nella società.
In questi ultimi due anni molte cose sono cambiate, perché è precipitata una situazione il cui inizio va ascritto alla presidenza Spaltro, agli inizi degli anni Ottanta. E con la sua presidenza che si avvia un processo lento ma irreversibile di "de-accademizzazione" della SIPS. Il processo è continuato con Fumai presidente e Spaltro past-president, m asta arrivando a maturazione oggi con la presidenza Bertini e la maggioranza del CD costituita da professionali. Ad alcuni può sembrare un caso, non a me. Ad un progressivo aumento della importanza dei professionali nella SIPs ha corrisposto una diminuzione del potere accademico dentro la SIPs ed un aumento del potere accademico nella società italiana.
È proprio di quest'anno sia la approvazione delle nuove specializzazioni sia il varo di un corso di laurea a Palermo. Le nuove specializzazioni, finalmente, oltre a moltiplicare i punti di formazione in Italia, assumono una vera veste post-lauream e cessano di essere dei corsi di laurea di serie B come erano stati finora. Il corso di laurea a Palermo è il primo di una serie che continuerà con Torino, Bologna. Genova e Milano. A mio avviso sono proprio lo "sfondamento" della psicologia professionale nella società ed il suo aumentato potere nella SIPs, che hanno rafforzato il potere contrattuale degli psicologi accademici verso il ministero, il CUN e i Senati Accademici. Naturalmente resta ancora molto lavoro da fare, e le tentazioni degli accademici di tornare al loro isolamento ed al controllo totale della SIPs sono sempre in agguato. Anche per questo la battaglia in seno alla SIPs è asprissima, e addolora constatare che la sensibilità dei professionali è ancora molto contenuta.
Per esempio occorre vigilare affinché i corsi di laurea mantengano una elevata qualità nel processo di proliferazione. Intendo per qualità non uno sterile accademismo, ma una qualità della formazione di base ancorata ai processi di cambiamento della struttura sociale ed occupazionale italiana.
Occorre anche vigilare affinchè le nuove specializzazioni vengano attivate in base ad effettive esigenze occupazionali e non in base alle spartizioni accademiche. In tal senso deve essere combattuto a fondo il progetto di attivare a Trieste una specializzazione in psicologia sperimentale, assolutamente sganciata dal territorio.
Occorre infine seguire da vicino la battaglia per i dottorati di ricerca e per i tirocini, tacendo in modo che l'Università non decida solo in base a logiche interne, ma attraverso un rapporto dialettico con il mondo professionale. Il terreno e lo strumento di questa vigilanza è per ora, e per almeno un altro decennio (sia che venga o no approvata la legge sull'Albo), la Società Italiana di Psicologia.Uno sviluppo vorticoso
Mentre in questi venti anni la psicologia accademica combatteva le sue guerricciote, la psicologia professionale ha subito un processo di sviluppo vorticoso. In assenza di scuole di vera specializzazione, si sono moltiplicate le realtà private di training post lauream, che hanno assunto un ruolo ormai imprescindibile. Questo tumultuoso processo ha certamente recato con sé alcuni detriti, ma resta il fatto che esistono circa 200 centri di specializzazione di elevata qualità.
La sorte e lo sviluppo di questi centri è oggi uno dei temi cruciali della psicologia italiana, sul quale si scontrano diverse forze.
Esiste una forte corrente di retroguardia che sta cercando di far passare l'idea che le specializzazioni post-lauream debbano essere riservate all'Università. È la corrente composta dal più retrivo baronato accademico, che si illude in tal modo di poter ritornare ai tempi della ideale onnipotenza universitaria. Questa posizione è non solo anti-storica, ma francamente irrealistica. Le Università impiegheranno un decennio ad attivare le nuove specializzazioni, le quali, anche se assai migliorate rispetto alle precedenti, sono ancora lontane dal poter fornire una effettiva specializzazione professionale. Al massimo esse, a pieno regime, forniranno una specializzazione di settore, ma non potranno mai ne comprendere il training personale in senso stretto, ne rispondere alla richiesta di specializzazione mansionaria che la psicologia richiede sempre più.
Sulla impossibilità per le specializzazioni universitarie di offrire un training personale sono stati spesi fiumi di inchiostro, ed è lapalissiano per chiunque sappia cosa sia un training personale accettare l'idea che solo un rapporto privato (personale) possa garantirlo. Per la specializzazione mansionaria, anche se questo problema è ancora in ombra nel dibattito, sembra ovvio che l'Università mai e poi mai sarà in grado di seguire il vorticoso cambiamento sociale. Sempre di più saranno richiesti in futuro psicologi specializzati per esempio nel lavoro in comunità terapeutiche per tossicodipendenti, nelle tecniche di formazione per adulti, nell'intervento nel settore turistico, nel lavoro nelle Forze Armate e così via. Specializzazioni di mansione o di settore che l'Università nemmeno ipotizza.
Esiste invece una corrente sostenitrice del massimo laissez-faire, per la quale tutte le iniziative di formazione privata, per laureati in psicologia e non, a qualsiasi modello facciano riferimento e qualsiasi struttura organizzativa adottino, debbano essere riconosciute e tutelate. Questa posizione è sostenuta da certi gruppi lontani sia dall'Università sia dalla SIPs. Gruppi cresciuti in questi anni attraverso faticose sperimentazioni e spesso originali sintesi, ma al di fuori di collegamenti con la comunità psicologica. Il limite di questa posizione è quello di non offrire all'opinione pubblica risposte serie circa fenomeni quali quello di Verdiglione.
Paradossalmente, una posizione simile a questa è quella rappresentata dal gruppo più conservatore della psicologia italiana, quello che si riconosce nella Società di Psicoanalisi Italiana (SPI). Con argomenti aristocratici ed isolazionisti, questo gruppo di fatto difende la non regolamentazione della formazione.
All'interno della SIPs si fronteggiano due diverse fazioni, entrambe però distanti sia dalla posizione accademica "dura" (tutto dentro l'Università) sia dalla posizione laissez-faire della SPI. Una corrente sostiene che debbano ottenere un riconoscimento alcune Scuole (cioè correnti di pensiero psicologico) che abbiano collaudati modelli epistemologici alle spalle. Intendendo per "collaudati", in sostanza, quei modelli che la tradizione psicologica ci ha consegnato, più un paio di modelli senza grande storia ma che hanno il pregio di piacere (si sa, il gradimento è un fatto emotivo) ai leader della corrente. Per esempio si affianca alle Scuole freudiana, adleriana e junghiana quella gruppo-analitica o foulkesiana ma non quella lacaniana, la Società Italiana di Sessuologia Clinica ma non la Società di Bioenergetica, la Società Italiana di terapia Cognitivistico-Comportamentale ma non la Società di Terapia Razionale-Emotiva. Di Scuole legate a modelli psicosomatici, questa corrente salva solo quella reichiana. Il secondo orientamento interno alla SIPs, per ora rappresentato anche dalla maggioranza dei CD Nazionale, si propone invece di arrivare ad una Qualità della Formazione basata su indicatori organizzativi istituzionali. Questo gruppo rifiuta di entrare nel merito dei modelli epistemologici e quindi non parla di Scuole, ma di Centri di Specializzazione, cioè di sedi materiali dove i laureati in psicologia possano imparare un mestiere. Naturalmente non tutti i Centri si devono riconoscere per come sono, ma solo se rispondono a indicatori di qualità precisi, identificati secondo una logica simile a quella che lo Stato usa per riconoscere le Scuole di ogni ordine e grado. Nessuno accetta che lo Stato entri nel merito epistemologico di una Scuola, ma tutti accettano, anzi richiedono, che lo Stato controlli: gli accessi e le uscite del percorso cunicolare; la qualità dei docenti; la durata della formazione; la esistenza di programmi e metodi dichiarati.Un "directory" delle scuole
Più o meno in questo modo la SIPs ha proceduto nel 1986, invitando a discutere degli indicatori dì Qualità circa 200 responsabili di altrettanti Centri di Specializzazione. Il risultato di questo lavoro sarà discusso dal CD Nazionale e, nella forma che sarà approvata, costituirà la base per la realizzazione di un Directory nazionale delle scuole accreditate dalla SIPs.
Alcuni, inesperti di formazione specializzata, cercano di definire questa battaglia come una battaglia di tipo economico e dipingono il settore dei Trainings come un lucroso affare. Tutti coloro che hanno dimestichezza col settore, sanno invece assai bene che la questione dei Trainings non è affatto economica, dal momento che i Centri di Specializzazione arrivano raramente ad avere bilanci in pareggio. Si tratta invece di una grande battaglia ideale e scientifica per il futuro della psicologia e di certe aree della psicologia. Infatti, una volta che il settore sarà regolamentato dalla SIPs, lo diventerà anche dallo Stato (o attraverso la Legge dell'Albo o per altre strade). Ed una volta che il settore sarà regolamentato, i trainings non riconosciuti si spegneranno lentamente e con loro si spegneranno certi approcci psicologici. È a tutti evidente, infatti, che fra dieci anni, nessun laureato in psicologia sarà disposto a frequentare per quattro o più anni un training che nessuno riconosce come valido e competitivo con i trainings riconosciuti. Spariti i trainers, chi porterà avanti gli studi e le esperienze di una certa branca psicologia?
Gli stessi psicoanalisti stanno facendo una battaglia suicida, perché non si rendono conto che quanto il settore sarà regolamentato, sia come professione che come formazione, essi non potranno più ne definirsi psicoterapeuti ne formare psicologi specializzati. Certo, potranno restare nella "riserva" di coloro che si autodefiniscono psicoanalisti, ma quanti giovani vorrano acquisire un titolo che nessuno riconoscerà? È dunque in atto una grande battaglia ideale e stupisce che molti stiano ancora alla finestra a guardare.Psicologi e non psicologi
Enorme sviluppo, al di fuori di ogni logica e regolamentazione, ha avuto in questi anni il settore della formazione psicologica a non psicologi. Questo è un campo estremamente vasto se contiamo che la psicologia è oggi insegnata a migliaia di quadri aziendali, di insegnanti, di genitori, di operatori sociali e sanitari, oltre che ad infermieri, assistenti sociali, educatori.
In questo settore l'Università è assente, salvo che per i molti docenti che a titolo privato sono attivi in questo settore, ma è assente anche la SIPs.
Per questo, non appena saranno risolti i nodi della formazione psicologica degli psicologi è intenzione del CD in carica di occuparsi della formazione psicologica dei non psicologi. Non si tratta solo di una questione di grandezze economiche, ma soprattutto di una questione di immagine sociale. La società italiana infatti avvicina la psicologia in due modi: attraverso la fruizione di servizi psicologici pubblici o privati e attraverso la formazione in psicologia. Credo che se contiamo la quantità di utenza toccata dalla psicologia con servizi diretti (diagnostica, clinica, sociale) non si arriva alla massa di utenza toccata dalla psicologia attraverso la formazione. L'attività di formazione psicologica a non psicologi rappresenta dunque il fronte maggiore nel rapporto fra psicologia e società. Ma non basta. La società italiana è sul punto di verificare cambiamenti culturali epocali. Interi comparti sociali e produttivi, con milioni di persone, stanno per richiedere un aiuto per affrontare cambiamenti di atteggiamenti, modi di pensare e sentire, capacità: un aiuto che la psicologia può dare.
Il settore, ed i problemi connessi, diventeranno sempre più importanti. Per concludere credo che gli Anni Ottanta serviranno per lo sviluppo dei Corsi di Laurea (o meglio delle Facoltà di Psicologia) e delle Specializzazioni Universitarie, ma anche per crescita regolata e qualitativa dei Trainings privati post- lauream. Ma gli Anni Novanta avranno al centro il problema della formazione psicologica dei non psicologi: ecco perché dobbiamo cominciare a pensarci da oggi... abbiamo solo 4 anni davanti!*Estratto da RIZA PSICOSOMATICA, marzo 1987. n.73, pag. 46-49