LA
CREATIVITÀ COME STRUMENTO
Margherita Sberna
Premessa
Il mio primo problema è
quello di legare un contributo, un'espressione di tipo teorico a un tema generale
che intende occuparsi degli strumenti principali dell'animazione ed è,
dunque, un argomento a carattere spiccatamente tecnico.
Cosi, nel tentativo di legare, anche nella struttura del discorso, teoria e
pratica e, sulla base delle mie conoscenze delle tecniche creative, cercherò
di riprodurre, nel mio modo di procedere, quello del processo creativo, sforzandomi
di evidenziare le strade che portano alla bisociazione cioè al
momento della nascita di un'idea innovativa o brillante, sia in termini assoluti
sia in rapporto a un problema da risolvere.
Cercherò, quindi, di procedere con le stesse modalità e procedure
che si utilizzano normalmente quando si costruisce un progetto e, per fare ciò,
cercherò di utilizzare delle tecniche creative, sperando di poterne illustrare
nel contempo l'applicabilità a qualsiasi contesto e la funzionalità
nel raggiungimento di un obiettivo specificamente animativo.
Questa, infatti, è la piccola premessa che di solito introduce un progetto.
Subito dopo di solito c'è un titolo.
Progetto creatività
e animazione
In questo caso il titolo è, per me, la definizione della
creatività. C'è, però, un piccolo problema: in realtà
ci sono moltissime definizioni.
Si cita sempre in queste occasioni un famoso convegno tenuto negli USA, a
Chicago, dove le definizioni erano addirittura 400, e questo all'epoca in
cui si iniziava finalmente a studiare la creatività, circa 40 anni
fa.
D'altra parte tutti i libri, gli articoli, i testi/saggi che parlano di creatività
si intitolano "creatività", che non è sintomo di molta originalità.
Io ho scelto questa definizione:
"Qualsiasi dato diventa importante se è connesso a un altro.
La connessione cambia la prospettiva.
Induce a pensare che ogni parvenza del mondo, ogni voce, ogni parola scritta
o detta non abbia il senso che appare ma ci parli di un segreto".
Questa è una frase tolta proditoriamente da Il pendolo di Foucault
di Umberto Eco, nel quale non si parla di creatività. Secondo me essa
contiene, per lo meno, due elementi significativi e molto determinanti quando
si vuole parlare di questa "tecnica" o "procedura" e sono i concetti contenuti
in "connessioni" e "segreto".
Connessione perché tutte le cose effettivamente possono cambiare la
loro posizione e il loro significato se hanno un contesto di riferimento diverso:
purtroppo noi siamo pochissimo abituati a fare questo tipo di operazione.
L'esempio più banale è quello dell'uccisione di altri esseri
umani, che in tempo di guerra viene identificata come "difesa del suolo della
patria" e in tempo di pace come "omicidio".
L'uso di un foglio di carta extrastrong per la costruzione di un improvvisato
bicchiere di carta con cui prendere lo sciroppo contro la tosse è un
altro buon esempio.
Segreto perché noi, molto spesso, ci fermiamo solo all'apparenza delle
cose, non guardiamo mai cosa stia sotto, quali sono gli elementi diversi,
diversificanti, significativi che possono farci cambiare prospettiva.
Un bicchiere è solo un contenitore e, al massimo degli sforzi, riusciamo
a trasformarlo in vaso per una rosa; ma potrebbe essere usato come "stampino"
per preparare dei biscotti; oppure come "pestello" per privare dell'acqua
gli spinaci cotti e bollenti; oppure ancora essere usato come misurino di
materiali che contiene o che "lo circondano (quant'e lungo un pezzo di stoffa)
ecc.
Gli obiettivi
Quali sono gli obbiettivi di questo progetto che si propone
di connettere in termini soddisfacenti e "remunerativi" creatività
e animazione?
La creatività usa una serie di tecniche che servono per far produrre
alla mente umana molte idee; naturalmente non tutte sono nuove e, di queste,
alcune lo risultano per la "connessione" di elementi o il "segreto" che hanno
in esse.
Dunque io ho utilizzato una tecnica di creatività che si usa di solito
per la produzione di idee (di solito, perché può essere usata
anche per fare altre operazioni all'interno della progettazione) che si chiama
catalista.
La tecnica è semplicissima, e suggerisce di prendere una parola che
ha qualche collegamento con l'argomento che si vuol trattare e di usare le
lettere che la compongono come iniziali di parole che indicano azioni; da
queste ultime si possono ricavare elementi significativi per progettare nuove
cose, nuove idee.
Io ho preso la parola CREATIVITÀ, creatività come strumento.
A cosa serve se usata per animare persone, sia come individui che collettività?
Questa e la domanda che mi sono fatta per determinare gli obbiettivi.
Serve a Crescere, e cioè a svilupparsi, evolversi, modificarsi: questo
è un obbiettivo che certamente la creatività può raggiungere.
Questo processo di crescita non è casuale, né "a senso unico",
perché richiede innanzi tutto di operare per far emergere tutte le
proprie caratteristiche relativamente al momento, e al contesto, in cui ciò
avviene. Inoltre consente di acquisire gli strumenti utilizzabili per proseguire
questa ricerca e il conseguente lavoro di potenziamento anche da soli.
Ognuno di noi, spesso, abbastanza consapevolmente, ritiene di avere delle
"qualità" e dei limiti. il più delle volte, però, si
ritiene che questo sia un dato di fatto difficilmente modificabile o nel quale,
comunque, l'apprendimento e l'esercizio possono aiutare e migliorare, ma certo
non possono fare miracoli. Cosi c'è chi non capisce niente di operazioni
finanziarie e chi dichiara di non saper assolutamente disegnare.
Poi, magari, il gioco del monopoli svela al primo individuo alcuni "segreti"
della finanza e al secondo, dopo una serie di esercizi semplici e anche un
po' banalotti, sui numeri arabi e sulle lettere dell'alfabeto, scopre di avere
un talento grafico innato.
Dunque, crescere significa anche non considerarsi mai arrivati al traguardo
definitivo, conservare negli anni la gioia dello scoprire nuove mete da raggiungere,
nuovi ostacoli da superare, nuove curiosità da coltivare.
La creatività applicata all'animazione serve per Realizzarsi,
e cioè è utile per essere soddisfatti di chi si è e di
quello che si fa, naturalmente in rapporto al contesto nel quale ci si trova
a vivere.
Oggi noi abbiamo motivi e modalità diverse per essere soddisfatti di
noi; probabilmente anni fa saremmo stati soddisfatti in modo diverso rispetto
a ora.
Nel 1984, per esempio, a un convegno della Confindustria intitolato Incontro
sul futuro, Merloni presentò la ricerca "Orizzonti 9O", che era
stata fatta per avere indicazioni che connotassero, con la maggior sicurezza
e precisione possibili, i trend di sviluppo della nostra società
nei prossimi anni, ovviamente con particolare riferimento a tutto quanto potesse
riguardare, direttamente e indirettamente, il futuro del lavoro: come si sarebbe
svolto, quali sarebbero state le strategie che più occorreva perseguire
e sviluppare, quali le risorse umane che era importante sviluppare e stimolare.
In quella occasione, Merloni ha sottolineato una serie di elementi che sono
molto significativi oggi, ma che non lo erano nella stessa misura a quei tempi,
se non in ristrette élite. Ha evidenziato questi cinque elementi:
- l'attività in
contrasto con la passività,
- l'anticipazione in
contrasto con l'operare di fronte a delle catastrofi,
- la sinergia, che è
di nuovo un modo diverso per dire connessione,
- il gusto del fare,
dell'emergere, del primeggiare, che è connesso alla voglia di competizione,
anche con se stessi, e con l'ambizione,
- il desiderio di apprendere
continuamente.
Su alcune di queste variabili
il dibattito è aperto ancora oggi e non esistono verità condivise
da tutti, ma è perlomeno evidente la necessità di occuparsi di
queste diverse modalità di concepire la vita, consapevoli che da esse
dipende il nostro futuro.
Andando oltre lo specifico, è la logica di E. Fromm, cosi ben evidenziata
in Avere o essere, in cui non è tanto determinante il possedere
oggetti, quanto piuttosto Realizzarsi, essere soddisfatti di sé, può
voler dire queste cose.
Come Esprimersi; significa valutare, potenziare, consentire a se stessi di essere
anche la parte emotiva di sé: non solo persone dotate di logica e di
raziocinio, ma anche di sentimenti ed emozioni.
Esprimersi vuole dire connettere la propria parte razionale con la propria parte
emotiva e farlo in modo autentico, consapevole, congruente con il momento che
si sta vivendo.
È il recupero di una dimensione più ricca e completa della persona
e, in particolare, di quella parte che proprio la società e la cultura
di questi anni hanno contribuito a reprimere e ad atrofizzare. Per questo non
è uno degli obiettivi più facili da raggiungere e richiede tempi
lunghi, se non ci si vuole fermare alla superficie; perché richiede una
maggior sicurezza e fiducia personale.
Un altro obbiettivo e l'Agire: l'essere attivi, il fare delle cose senza fermarsi
e fossilizzarsi in quello che si è già sperimentato, il continuare
a provare. Questa modalità di comportamento, oltre a essere particolarmente
adatta ai nostri tempi, è quella che ci consente di non considerarci
mai inutili.
In un momento come il nostro, nel quale i componenti della "terza eta" si fanno
sempre più numerosi e più longevi, è certamente determinante
fare in modo che essi possano vivere continuando a sentirsi utili e trovando
una ragione di gioia e di benessere nell'applicare le proprie energie a qualche
attività liberamente scelta.
Sono convinta che questa sia la sfida dei prossimi anni, sia nel campo del sociale
inteso in senso ampio, come nel campo più specifico dell'animazione:
riuscire a far interessare a qualcosa delle persone che si sentono ormai, per
la maggior parte, emarginate dalla società nel suo complesso, e dalla
famiglia più specificamente.
È una sfida particolarmente dura perché deve fare i conti con
una "catastrofe", anziché agire in termini preventivi. E sarà
giocata in gran parte nel settore dell'animazione, sia per le particolari finalità
che essa persegue, sia per lo specifico territorio di intervento, che tocca
il tempo libero nella sua accezione più vasta.
T come Trovare: accorgersi e scoprire per caso nelle cose qualche particolare
aspetto che non si è visto prima, qualcosa che ci era rimasto nascosto,
che era in parte segreto ma che, una volta evidenziato, consente sviluppi insperati
della situazione. Spesso, davanti a un problema le variabili sono talmente "influenzanti"
da rendere difficile il reperimento di soluzioni efficaci: scoprire l'elemento-chiave
della situazione, quello che consente di modificare la gestalt complessiva,
significa, di solito, avere in mano buone possibilità per individuare
la migliore strategia di intervento che, a volte, è tesa non tanto a
sacrificare l'esistente o parti di esso, ma a valorizzarlo nella sua pienezza.
I come Inventare, costruire nuove possibilità per noi e per gli altri.
Questo obiettivo non indica la necessità che noi tutti diventiamo dei
Leonardo Da Vinci. Semplicemente, molti aspetti particolari dell'attuale realtà
sono talmente nuovi e innovativi che cambiano il modo di affrontare la vita
e di gestirla.
Ma spesso noi viviamo come se alcune scoperte non solo non fossero a noi note
in tutti i particolari pratici, ma addirittura come se non fossero mai state
fatte. Ciò che questo obiettivo intende perseguire è l'atteggiamento
di negatività rispetto a una situazione difficile, o problematica, che
porta a dire: "è impossibile", oppure "non sono capace".
Si tratterà di trovare la strada più funzionale, la proposta più
"economica" che consenta un risparmio di energie con il massimo del risultato;
ma alla fine, in ogni caso, sarà possibile inventare la proposta più
adatta e adeguata al contesto specifico.
V come Vedere: non è facile vedere, significa riuscire ad accorgersi
di quello che ci sta intorno, di tutti gli elementi e le caratteristiche che
ci sono, anche quelle che non sono evidenti normalmente; vuole dire riuscire
a ribaltare la realtà; cogliere degli aspetti che fino a quel momento
sono rimasti invisibili. È l'obiettivo che si propone di sviluppare in
particolar modo la capacità di osservazione e di comprensione di tutto
quanto ci sta intorno e che accade: si tratti di un semplice fenomeno o di una
situazione complessa, magari carica anche di risvolti emotivi. È certo
diverso vedere le caratteristiche di un bosco in autunno che assistere a un
grave incidente stradale, ma in entrambi i casi la precisione della nostra visione
può essere di aiuto a mantenere un contatto più stretto con noi
stessi o con la realtà.
I come Immaginare: l'immaginazione non è una cosa strettamente legata
alla creatività, cosi come la intendiamo noi oggi. Attualmente creare
significa produrre qualcosa che possa esistere e avere una sua utilità
nella realtà concreta del nostro pianeta e, dunque, immaginare come esistente
il drago dalle sette teste con le bocche da cui escono lingue di fuoco significa
avere delle fantasie o delle allucinazioni.
Però cercare di costruire un "pupazzo" per un film, e renderlo in grado
di "recitare" la sua parte autonomamente, è senz'altro un gesto di tipo
creativo, è saper coniugare fantasia con realtà. Verne ha inventato
i sottomarini prima che questi esistessero; tutti quelli che leggono romanzi
di fantascienza sanno che moltissime delle proiezioni, delle immaginazioni,
delle invenzioni che si trovano in questi romanzi stanno, molto spesso, diventando
realtà. Ciò vuol dire immaginare e riuscire a rendere un obbiettivo
di creatività.
T ancora come Trasformare: noi, molte volte, non ci accorgiamo di tutte le cose
che utilizziamo trasformandole, non riusciamo a dare valore, a dare potere e
significato a questo gesto. Se ci riflettessimo, riusciremmo molto spesso a
modificare la realtà attraverso semplici procedimenti che tendono a moltiplicare
le funzioni degli oggetti e dell'esistente in generale.
Per fare un esempio, l'idea del cilindro costruito in materiale vario dà
origine a differenti "oggetti": un rullo per pareggiare i terreni arati di fresco;
la ruota di un "calcastrade"; un cuscino per un divano o per un letto alla francese;
il mattarello per fare la pasta fresca a mano; scatole e contenitori vari costruiti
con differenti materiali. E l'elenco potrebbe continuare.
L'ultima lettera è la A ed è l'iniziale di Apprendere. Credo che
la creatività abbia come obbiettivo anche quello di insegnare alle persone
a continuare a imparare, e a trovare nuove modalità di apprendimento.
Naturalmente apprendere vuol dire anche formazione permanente, continuo aggiornamento
e, quindi, attività che sono formalizzate. Ma significa anche continuare
a imparare dalle cose che ci stanno intorno; che, come diceva qualcuno, non
sono specificamente connesse alla filosofia dell'educazione, dell'istruzione
o dell'informazione.
In pratica, si tratta di aiutare a rendere significativa al massimo l'esperienza
che ciascuno di noi fa anche solo attraverso la sua esistenza e, al tempo stesso,
di alimentare la curiosità umana perché si mantenga come stimolo
costante della persona, spingendola a trovare, innanzi tutto, argomenti da approfondire
e quesiti da risolvere.
Il Metodo
Passiamo ai metodi di intervento per evidenziare i più adatti. Qui
sono ricorsa a un'altra tecnica di creatività che si chiama analisi
morfologica. È una tecnica molto utilizzata, soprattutto
laddove si vogliono inventare oggetti che devono tener conto di diverse variabili,
come per esempio dei contenitori.
Chi si occupa di packaging ha il problema di inventare un involucro
moderno, più nuovo degli altri, imprevisto, inusuale per contenere
degli altri oggetti. Uno strumento che usano i famosi creativi all'interno
delle aziende per risolvere questo problema è l'analisi morfologica
che consente di combinare fra loro 3-4 elementi in contemporanea, producendo
soluzioni che li considerano nel loro insieme. Nel caso delle scatole, gli
elementi che possono essere presi in considerazione sono la forma della scatola,
il materiale con cui essa è costruita e il contenuto, cioè ciò
che vi sarà inserito. Questi tre elementi, incrociati fra loro, producono
diverse possibilità. Per esempio, le scatole del latte sono fatte in
genere a parallelepipedo, sono di materiale impermeabile e contengono appunto
il latte che è un liquido. Su questa falsariga si possono ottenere
numerose altre combinazioni che possono essere connesse anche con la variabile
"costi", non ininfluente per determinare la scelta definitiva.
In questo caso io ho utilizzato l'analisi morfologica per mettere in relazione
fra loro tre diversi elementi:
- le capacita che sono
da sviluppare per migliorare la creatività,
- le tecniche che sono
utili allo sviluppo di queste capacita,
- il contesto delle persone.
Si costruisce cosi un parallelepipedo
che ha le tre serie di variabili indicate ciascuna su una faccia. (v. figura
1)
La prima "faccia", quella delle capacità, comprende una decina di variabili:
l'analisi, la sintesi, la socialità, l'associazione, la dissociazione,
la simbolizzazione, la capacita analogica, la fluidità verbale, la fluidità
ideativa, la capacità di elaborazione della realtà. Forse sono
troppe, o forse troppo poche: diciamo che sono una serie di capacità
che, a seconda dell'impostazione teorica di riferimento sulla creatività
e sull'animazione, possono cambiare.
Nella seconda "faccia", quella delle tecniche e degli strumenti, indichiamo
un'altra serie di elementi, che vanno dai giochi puramente ludici alle tecniche
più strettamente formative. Per motivi di brevità di trattazione
questo spazio offre informazioni schematicamente, senza indicare per ogni tipo
di tecnica lo specifico (ma ovviamente si potrebbe essere molto più precisi
con il rischio, però, che i dati troppo numerosi siano alla fine confusivi).
Nello spazio "attività ludiche" sono compresi tutti i giochi che hanno
come scopo principale il divertimento e tutte le invenzioni giocose.
I giochi che ho indicato come "finalizzati" rientrano nel settore della formazione,
sono anche definiti psicopedagogici, si basano in genere sul coinvolgimento
attivo e a vari livelli di profondità dei partecipanti e agiscono sulla
sfera del "saper essere", cioè sul livello personale dell'individuo.
Il terzo settore identificato è quello delle "attività di animazione",
intendendo con questo indicare tutti quegli interventi tesi a creare rapidamente
un buon "clima" emotivo anche fra un gran numero di persone a un bassissimo
livello di conoscenza. Sono giochi spesso semplici e quasi banali, ma proprio
per questo adatti a stimolare alla partecipazione spontanea e bypassare
le naturali forme difensive che si evidenziano in queste occasioni. Infine,
c'è l'area delle tecniche di formazione vere e proprie, che sono tutti
quegli strumenti che servono come supporto e stimolo per il raggiungimento degli
obiettivi dell'intervento educativo. Ci sono tecniche specifiche per apprendere
a essere creativi (alcuni esempi sono inseriti in questo stesso contributo);
tecniche per apprendere a progettare, a organizzare, a formare altri individui...
Anche in questo caso si potrebbe sostituire l'indicazione generale con quella
delle tecniche precise. È evidente ancora una volta il riferimento a
una serie di conoscenze molteplici che il fruitore dell'analisi morfologica
dovrebbe avere per riuscire a utilizzare efficacemente questa tecnica in questa
occasione.
Nella terza "faccia", quella delle persone con cui si lavorerà, sono
indicati tre tipi di utenti: l'individuo da solo, gli individui raggruppati
in un piccolo gruppo e gli individui raggruppati in comunità, cioè
in macro-gruppi.
Dall'incrocio di ciascun elemento, con altri due, presi ognuno da una delle
altre due facce, derivano combinazioni diverse e quindi differenti soluzioni.
Per esempio, se voglio fare delle attività per sviluppare la fluidità
verbale (faccia-capacità) di una persona presa individualmente (faccia-utenti-attori),
posso utilizzare un semplice esercizio in cui si devono comporre più
parole possibile partendo da un vocabolo dato, e utilizzando soltanto le lettere
dell'alfabeto presenti in esso (faccia-tecniche-strumenti settore tecniche di
formazione).
Naturalmente gli incroci possibili sono numerosissimi, perché basta cambiare
uno solo dei tre elementi presi in considerazione per produrre risultati di
soluzione alquanto diversi.
È evidente, quindi, l'enorme potenzialità di una struttura metodologico-tecnica
di questo genere, perché fra l'altro consente numerose sperimentazioni,
ma facilita anche il processo di analisi e di riflessione su tutti gli aspetti
delle diverse variabili e sulle combinazioni possibili fra di esse. Inoltre,
in genere, consente di elaborare attività complesse e particolarmente
significative proprio per la capacità di stimolo presente nello strumento
stesso.
Gli utenti
Chi sono le persone a cui queste cose possono essere indirizzate e, soprattutto,
possono offrire un aiuto per un miglioramento in termini generali della qualità
della vita? Sono sia gli utenti che gli animatori stessi: la cosa secondo
me straordinaria della creatività, intesa come strumento, è
che allo stesso modo e con la stessa valenza e la stessa potenza può
essere utilizzata dagli animatori per migliorare il loro lavoro e dai cosiddetti
animati per imparare a migliorare e a moltiplicare le loro potenzialità.
Se è vero che la creatività serve a vedere sempre in modo diverso
la realtà, e a scoprirne i segreti, questo significa che io posso anche
scoprire i miei di segreti, le mie potenzialità, la mia diversità
e svilupparle.
Ciò vale, ovviamente, sia nel generale che nel particolare: posso usare
la creatività come esercizio quasi accademico o posso farne una filosofia
di vita; posso utilizzarla per realizzare corsi specifici che migliorino questa
capacità complessa in ciascuno o posso inserirla "fra le righe" del
mio approccio e della mia modalità di lavoro.
In ogni contesto, e con qualsiasi intenzionalità, la creatività
applicata all'animazione tende a ottimizzare i risultati che si intendono
perseguire.
L'evaluation
Naturalmente tutto questo va, però, in qualche misura valutato.
Ogni progetto, di qualsiasi genere sia, ha bisogno di essere controllato attraverso
una valutazione.
Il problema riguarda il "come" procedere in questa "misurazione". Se si vuole
ricorrere a strumenti codificati, si possono utilizzare prove-test, che pero
hanno alcuni limiti:
- misurano solo il livello
di creatività presente nell'individuo
- in genere sono di
origine statunitense e andrebbero, quindi, "ritarate" sul nostro ambiente
culturale
- gli strumenti esistenti
italiani (test di Calvi) sono stati predisposti per ragazzi fino a 13-14
anni e, dunque, non sono adatti agli adulti.
Inoltre, è evidente
che esiste una discrepanza fra ciò che un intervento del tipo descritto
si propone di ottenere e una misurazione "oggettiva".
Questo aspetto della situazione complica la possibilità di compiere una
valutazione adeguata ed effettivamente indicativa.
D'altra parte, costruire uno strumento specifico adatto agli obiettivi richiede
dei tempi molto lunghi di elaborazione, con il pericolo che, comunque, nel frattempo
la situazione si modifichi e renda difficile l'applicazione degli strumenti
predisposti.
Si tratta, semmai, di evidenziare degli indicatori attraverso cui trarre dati
informativi e valutativi "intersoggettivi".
Per esempio:
- la partecipazione
attiva, frequente o costante, ad attività alternative da svolgere
nel tempo libero (e evidente che se essa tende ad aumentare e perché
c'è un maggiore coinvolgimento da parte delle persone)
- la modalità
di approccio e di interrelazione con gli altri, sia presi individualmente
che in gruppo (aumentare il numero delle comunicazioni e il numero delle
persone a cui ci si rivolge significa avere un livello più elevato
di socializzazione)
- la modificazione nel
tempo della percezione di sé e delle proprie capacita (di solito
l'aumento delle conoscenze e delle capacita produce una maggiore stima nei
propri confronti e aumenta i livelli di soddisfazione, oltre a offrire nuove
prospettive generali di vita)
- l'atteggiamento nei
confronti dei problemi che via via si possono incontrare (cercare strategie
risolutive e non fermarsi al primo ostacolo evidenzia un'intenzionalità
e una costanza a carattere propositivo che è ben diversa dal più
frequente – in genere – comportamento passivo).
In pratica, si tratta
di riflettere, alla fine del processo, che le persone hanno percorso sullo
sviluppo e sull'evoluzione che sono state prodotte e sugli apprendimenti conseguiti
che consentono agli individui di saper fare più cose o di saper vivere
un po' diversamente.
Delle due, la prima cosa e più facile da ottenere, la seconda richiede
molto più tempo ed energia, ma compensa in maniera più adeguata
gli sforzi fatti e gli investimenti in questo settore.