ANNO V – N.9 GENNAIO-GIUGNO 1994
MILANO:
autogol della Lega nel sociale?
Il fatto che i
politici del vecchio regime siano stati spazzati via a Milano è già di per sé
un motivo di grande gioia. Purtroppo sono rimasti al loro posto, come i topi
nel formaggio tutti i dirigenti alti e medi del Comune, corresponsabili dello
sfascio del settore sociale a Milano. A parte questo elemento, peraltro prevedibile,
i primi mesi di Governo della Lega sono molto lontani dal mostrare quelle
novità che erano state promesse. Il primo giudizio che possiamo dare sul
“nuovo” a Milano nel settore sociale e culturale, che ci interessa come
animatori, non è certo entusiasmante. Prendiamo come esempio gli Assessori alla
Cultura, Daverio, e alla Assistenza, Giacomoni. Intanto il metodo di lavoro.
entrambi hanno mantenuto il vecchio stile, un po’ carbonaro ed un po’ amicale,
dei “banditi” Tognoli e Pillitteri: consultazioni ristrette coi vecchi centri
di potere o coi nuovi amici personali, segretezza, riesumazione dei vecchi
schemi. Poca trasparenza, nessuna partecipazione o consultazione allargata,
nessun dibattito che non sia strettamente istituzionale. Poi i contenuti. L’Assessore
alla Cultura, lontano dalla ricerca di effettive novità, ha rifatto il
millesimo dibattito sulla Cultura a Milano (col “c” maiuscolo ovviamente!)
riservato alle vecchie cariatidi; ha rifatto le stesse “carnevalate” del
regime, dimenticando che sono i governi totalitari che organizzano il
divertimento e la trasgressione dei cittadini; non ha neppure iniziato a
lavorare sulla cultura (con la “c” minuscolo) delle favelas milanesi. Nel
dibattito sul Leoncavallo, il Daverio si è ben guardato dal mettere sul tappeto
una discussione seria su un eventuale Progetto Giovani. L’Assessore
all’Assistenza sembra paralizzato dalla paura e intanto non trova di meglio che
fare “gare” fasulle per appalti capestro e per attività dequalificate per i
Centri Anziani. Unica azione visibile: l’avviato smantellamento dell’Assistenza
Domiciliare Minori, unico servizio intelligente prodotto dalle “Giunte rosse”.
La iniziativa di cacciare via dai CST le cooperative del vecchio regime è stata
buona, sennonchè la soluzione adottata, basata sul precariato e le assunzioni
clientelari, ha solo peggiorato le cose. Sulle attività del famigerato Centro
Milanese per lo Sport e la Ricreazione, la Giunta non muove un dito; così come
sui decrepiti Centri Giovanili; mentre la vecchia formazione professionale di
impronta “sovietica” è rimasta inalterata. Speriamo che le cose cambino, perché
per ora Milano sembra un vistoso autogol della Lega.
Musei, castelli, giardini e parchi: la nuova frontiera
dell’animazione. Aosta, Brescia e Varese come sintomi
La fine del XX secolo vede la maturazione di enormi processi di cambiamento iniziati da oltre un secolo. Una società frantumata e corrosa dall’angoscia del pensiero debole, è alla disperata ricerca di nuovi valori forti su cui fondare il suo nuovo sviluppo nel Terzo Millennio. La questione centrale di questo passaggio sta nel declino del materialismo, dell’economicismo e dell’utilitarismo. Tutta la società moderna ed industriale si basava sul primato delle cose sulle persone, del denaro sulle idee e dell’utile sul bello: in sintesi, sul dominio dell’oggettivo sul soggettivo.
I motivi di questo orientamento della modernità sono
diversi e molti autori hanno fatto ipotesi suggestive. Dal nostro punto di
vista, di operatori dell’immateriale, una interpretazione del fenomeno può
essere quella di “immaturità evolutiva”. La società moderna è stata costruita
sul senso della penuria e quindi sull’urgenza dei bisogni primari e di
sicurezza. Due secoli di sforzi dell’Occidente sono stati centrati
sull’obiettivo della liberazione dai bisogni più primitivi come
l’alimentazione, l’abilitazione, l’abbigliamento, gli accessori materiali e la
sicurezza. La soddisfazione di questi obiettivi nella maggioranza della
popolazione, accompagnata da un abbassamento delle soglie percepite di bisogno
materiale, ha progressivamente aumentato il valore dei bisogni immateriali. Il
declino della modernità inizia con la contestazione dell’industrialismo, come
“cosificazione” della complessità umana, e continua con la emersione sempre più
vistosa dei bisogni secondari o immateriali (socialità, autonomia e
autorealizzazione). La post-modernità cresce, sia pure a segnali deboli, su un
panorama di percezione dell’abbondanza che mette al centro i bisogni più maturi
sulla scala evolutiva.
Uno dei segnali di questa trasformazione è il
graduale riequilibrio fra i valori dell’utile e del bello. L’industrialesimo è
stato segnato da una ossessiva concezione dell’utile inteso come economico e
materiale. Utile era ciò che aveva minimi costi e massimi ricavi monetari,
lasciando salva la mera funzione. Il taylorismo nelle organizzazioni ed i
funzionamento in architettura sono state le epopee visibili di questa
ideologia. L’estetica e l’etica, la natura e la persona erano considerati lussi
decadenti, quando non superfluità barocche.
La psicoanalisi freudiana e la Scuola di
Francoforte, e poi l’esistenzialismo ed il personalismo, il marxismo, la
psicologia del lavoro, l’ambientalismo ed il pacifismo sono state correnti
antagoniste della modernità che hanno cercato di rivedere il concetto di utile.
Questo concetto assume nel “pensiero critico” un
significato umanistico ed olistico: è utile ciò che svolge una funzione ai
minori costi e coi massimi ricavi, non solo economici, ma anche umani,
immateriali, ambientali, planetari.
La bellezza, intesa come arte, espressività, ma
anche natura e paesaggio, sta diventando sempre più un valore centrale della
post-modernità. Un valore immateriale, simbolico, affettivo cioè soggettivo,
che fa slittare i concetti di costo e di utile. Una bellezza che tuttavia che
non è semplicemente da constatare, ma da cercare, costruire o difendere,
valorizzare. Una bellezza che oggi si trova sepolta, repressa o rimossa, da
strati d brutezza funzionalista, materialista ed utilitarista, sedimentati nel
paesaggio come nella psicologia dei singoli. Ecco perché l’ANIMAZIONE ha titolo
per associarsi alla BELLEZZA. Se l’animazione è una pratica sociale finalizzata
alla scoperta del potenziale e delle risorse per esprimerlo, alle soglie del
XXI secolo essa ha fra i suoi compiti quello di disoccultare il bisogno di
bellezza e stimolare il potenziale, presente in tutti, di soddisfare questo
bisogno. Uno dei sintomi, sia pure debole, di questa ipotesi di tendenza è
offerto dalle scelte che nel 1994 hanno fatto gli studenti dei Corsi della
Scuola Nazionale Animatori di Aosta, Brescia e Varese.
Il modello SNA prevede che gli allievi scelgano in
autonomia una utenza ed un territorio per realizzare un intervento di
animazione che è parte dell’iter formativo. Ebbene senza alcuna influenza o
forzatura, e senza comunicare fra loro, gli allievi di Aosta hanno scelto un
intervento di valorizzazione dei Castelli della Valle; gli allievi di Brescia
hanno indirizzato il loro sforzo verso due Musei della città; gli allievi di
Varese si sono invece impegnati nel parco-giardino degli Estensi.
Tre episodi marginali forse, ma testimoni di una
tendenza inimmaginabile fino a tre anni or sono.
ASSOCIATEVI
ABBONATEVI
SOSTENETE
AIATEL-LOISIR
L. 20.000
CCP 10964252
RACCOLTA FIRME
A DIFESA
DELLA ANIMAZIONE
PROFESSIONALE
E DELLA
SCUOLA NAZIONALE
ANIMATORI-SNA
Di Milano, Varese, Brescia.
Raccolta
firme a difesa della Animazione Professionale
e della Scuola Nazionale Animatori-Sna di Milano, Varese, Brescia.
Caro amico,
il Piano
Socio-Assistenziale che la Regione Lombardia sta approntando prefigura
prospettive nerissime per la professione dell’animatore e per l’AIATEL-SNA,
oltre che per le casse regionali.
Se il PSA sarà
sarà approvato dal nuovo Governo Regionale, gli animatori saranno condannati ad
una normativa dannosa per loro e per gli utenti, l’AIATEL SARA’ COSTRETTA A
CHIUDERE I SUOI CORSI e il bilancio
regionale subirà un ennesimo carico ingiustificato.
Se Ti sta a
cuore l’animazione e se ritieni utile la funzione svolta negli ultimi due
lustri dall’AIATEL, Ti invito a firmare il documento allegato e spedirlo alla
nostra Segreteria. Le firme ricevute saranno da noi girate al Consiglio
Regionale. Inoltre, Ti invito caldamente a divulgare il documento in tutte le
sedi che Ti saranno possibili (luoghi di lavoro, stampa, sindacato, partiti
ecc.).
RingraziandoTi
per la collaborazione, Ti invio un cordiale saluto.
Dott. Guido Contessa
(Segretario Nazionale)
DOCUMENTO A
DIFESA DELL’ANIMAZIONE PROFESSIONALE E DELL’AIATEL-SCUOLA NAZIONALE ANIMATORI (in relazione alla proposta del Piano Socio Assistenziale della Regione
Lombardia)
1.
Il PSA parla di un “animatore sociale” che non esiste nella realtà, né
in letteratura, né nella normativa ministeriale.
1.1.
Esiste
un ANIMATORE POLIVALENTE che appartiene sempre alla categoria degli operatori
sociali e che opera via via nei settori culturali, socio-assistenziali,
ricreativi, turistico, artistico, sanitario, ecc.
1.2.
Regolamentare
questa pure invenzione, come indica il PSA, significa creare operatori non
plastici e adattabili al mercato del lavoro, quindi favorire la DISOCCUPAZIONE.
1.3.
Istituire
una figura di animatore per i servizi socio-assistenziali implica un’ipotesi di
ghettizzazione dell’utenza. Non esiste un’animazione per gli anziani, per i
tossicodipendenti, per gli handicappati: esiste un’ANIMAZIONE capace e
sensibile verso DIVERSI BISOGNI di diverse utenze.
1.4.
Formare
un animatore per il settore socio-assistenziale, invece che un animatore
polivalente con una specializzazione di indirizzo, indica esporre i giovani al
rischio della SINDROME DEL BURNOUT, nota dal 1975 come malattia tipica degli
operatori troppo a lungo esposti a situazioni di grave disagio.
1.5.
Al
massimo è possibile prevedere un apposito indirizzo o specializzazione per
quegli animatori che operano in servizi socio-assistenziali (non sociali, che è
termine non specifico) con utenza in particolare stato di disagio (psichiatria,
malati terminali, non autosufficienti gravi, carcerati, ecc.)
2.
L’animatore si caratterizza perl’uso specifico di TECNICHE LUDICHE E
CULTURALI, e non per le finalità, i metodi o i tipi di utenza. Solo le tecniche
distinguono i profili professionali, mentre le finalità, i metodi o le utenze
sono comuni a tutti gli operatori sociali.
3.
L’animatore non appartiene all’area socio-educativa più di quanto non
appartenga all’area sanitaria, culturale, ricreativa o turistica. L’animatore
interviene in tutti i comparti dove occorra un professionista specializzato
nelle tecniche culturali e ludiche.
4.
La formazione di 1.700 ore in biennio, proposta dal PSA, non ha ALCUNA
MOTIVAZIONE DIDATTICA. L’AIATEL-SNA ha dimostrato con 6 anni di esperienza in
dieci città e in 50.000 ore d’aula, che una formazione di base minima
soddisfacente si ottiene con 1.000 ore nel biennio.
4.1.Un aumento di 700 ore,
oltre ad un costo per l’Ente Locale maggiore del 70%, ridurrebbe di molto
l’accesso dei giovani alla professione.
5.
La proposta di realizzare Corsi di “formazione in servizio” o, peggio,
di inserire in via transitoria nei servizi, come animatori, soggetti in
possesso del solo titolo di Scuola Media Superiore è assurda, per l’evidente
DEQUALIFICAZIONE che si produrrebbe e per il disconoscimento di tutti coloro
che SONO GIA’ IN POSSESSO DI QUALIFICA ottenuta in Corsi di riconosciuta
competenza.
5.1 Se i servizi necessitano di risorse, è sufficiente procedere al riconoscimento dei curriculi formativi già completati, semmai attivando una speciale Commissione di Esame.
6.
L’affidamento dei Corsi per Animatori alle Scuole per Educatori ha tre
risvolti negativi:
a-
per
almeno un triennio la formazione sarebbe dequalificata (tempo minimo per
acquisire competenze appena sufficiente)
b-
gli
animatori sarebbero formati come educatori di serie B, con gravi ripercussioni
anche sui Servizi;
c-
le
Scuole private, da anni operanti in regime di autofinanziamento, sarebbero
costrette a chiudere.
G. L’opera di vicariato che in
questi anni hanno svolto le Scuole private per Animatori non va disconosciuta o
azzerata, ma valorizzata. Le competenze accumulate dalle Scuole Specializzate
private, in anni di esperienza, devono essere legittimate a continuare ad
esprimersi, in regime di concorrenza leale e paritaria.
IN CONCLUSIONE
CHIEDIAMO
A. Che le parti del PSA riguardanti
l’animatore siano rivisitate e ridiscusse con le uniche organizzazioni
rappresentative della categoria (AIATEL e SIA), mai finora consultate;
B. Che sia approntata una
normativa regionale riguardante la professione dell’Animatore Polivalente, con
l’attivazione di un apposito Registro Regionale;
C. Che siano considerate valide
le qualifiche ottenute negli ultimi 5 anni dagli animatori che hanno
frequentato Corsi rispondenti a standards minimi di qualità (concordate con
serie e trasparenti modalità di consultazione);
D. Che l’iter formativo degli
animatori sia discusso fra le Scuole Specializzate per Animatori (con pari
dignità fra pubbliche e private) e tutti gli Assessorati regionali interessati
(Istruzione, Assistenza, Cultura, Ecologia, Sanità, Turismo);
E. Che le Provincie
nell’approvare Corsi per Animatori, tengano conto delle esperienze e competenze
esistenti.
FIRMATO:________________________________________________________________________________
Nome e Cognome (Ente) e indirizzo in
stampatello________________________________________________
FOTOCOPIARE,
FIRMARE E SPEDIRE (AIATEL, VIA CHIOGGIA, 3-20125 MILANO)
NOTIZIE SNA SCUOLA NAZIONALE ANIMATORI
ALBO
QUALIFICATI
SCUOLA
BIENNALE
ANIMATORI
POLIVALENTI-SNA
Discussione
tesi del 30-1-1994
Commissione Contessa, Sberna, Sala
Danesi Anna (BS) 102/110
Discussione
tesi dei gg. 15-16-17 marzo 94
Commissione
Contessa, Fusina, Sberna;
Comune To,
Provv Studi, Regio Piemonte, Min. Lavoro; voti in centesimi
Barban Michela
Bianco Guido
Criprian Paola
Coatto Laura
Craviolatti Marco
D’Alesio Patrizia
De Bellis Giovanni
De Vita Claudio
Ferrari Michela
Girard Viviana
Ieluzzi Stefania
Marafioti Mirella
Masali Elisabetta
Nola Salvatore
Perri Roberto
Pogliano Renata
Polano Lucia
Polifroni Giusy
Rapisarda Salvatore
Squarcio Giancarlo
Taricco Alberta
Treccarichi Franca
Venditti Sandro
Vergano Roberto
96/100
95/100
100/100
100/100
95/100
100/100
97/100
93/100
80/100
100/100
100/100
97/100
80/100
98/100
100/100
90/100
100/100
96/100
98/100
90/100
100/100
96/100
92/100
100/100
PROSSIMA
SESSIONE
DI TESI SNA
APERTA A TUTTI
GLI STUDENTI INTERESSATI:
Molinetto di Mazzano (BS)
Venerdì 24
giugno 1994
Ore
18.00-20.00
L’anno scolastico che si sta per chiudere è stato particolarmente ricco e significativo per la Scuola Nazionale Animatori. Intanto per il numero di sedi aperte. Aosta, Milano, Varese, Brescia, Verona, Forlì e Catania hanno portato avanti il bienni regolare; a Cesena abbiamo realizzato un corso CEE; a Partinico un modello sperimentale per Istituti Professionali; a Verona un Corso per animatori turistici.
Per il 1994-1995, oltre alla continuazione dei Corsi
nelle sedi attuali, stiamo preparando l’apertura dei bienni a Torino, Como,
Mantova, Novara, Vicenza, Carpi e Riccione.
Nelle sedi del Corso biennale, quest’anno sono stati
realizzati alcuni eventi particolarmente riusciti. Fra i primi anni la sede
aostana sta utilizzando i preparativi per una manifestazione di animazione dei
Castelli della Valle, a Fenis.
La sede milanese ha realizzato un sabato di gioco
per bambini e famiglie presso una scuola elementare, mettendo in campo una
scenografia davvero sorprendente.
La sede di Varese ha realizzato un sofisticato
intervento di “animazione improvvisata” ai Giardini Estensi.
SONO INIZIATI
I COLLOQUI
DI AMMISSIONE
ALL’ANNO
SCOLASTICO
1994-1995
PER INFORMAZIONI CONTATTARE:
sede
Nazionale 02-26112010
sede
Brescia 030-2620589
sede
Varese 0332-401896
sede
Verona 045-563108
sede
Torino 011-851090
I veronesi hanno realizzato un grande gioco sul ruolo dell’animatore.
I bresciani, cui va un plauso per l’intervento
complessivamente più riuscito, hanno prodotto una animazione museale proprio
nel piazzale antistante due Musei, nel Castello della città.
Gli allievi del secondo anno devono realizzare ben
due iniziative pubbliche nel corso dell’anno, per cui è difficile ricordarle
tutte. Impeccabile è stato il primo evento di Milano, per la promozione e
l’avvio di un centro di aggregazione: perfetto, per le tecniche utilizzate, è
stato il secondo evento dei bresciani sul tema delle ludoteche.
Un anno insomma molto ricco, grazie ad allievi
entusiasti e molto impegnati, ma anche grazie ad uno staff di docenti
collaudati da ormai 50.000 ore di esperienze formative.
AIATEL
HA FRA I SUOI
SCOPI
LA ATTIVAZIONE
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GLI ANIMATORI
NEI SERVIZI: DOVE E QUANDO?
Esiste in molti servizi pubblici una grande confusione su se e come debba essere impiegato l’ANIMATORE PROFESSIONALE, in alternativa ad altre figure come il volontario, l’educatore, il terapeuta, l’istruttore, ecc.
Per affrontare questo tema occorre premettere una
definizione dei confini e dello specifico della professione dell’animatore.
Questa professione, come tale, opera secondo i metodi comuni tutte le figure
del settore immateriale: progettazione, organizzazione, verifica e valutazione,
lavoro d’equipe interprofessionale e connessioni inter-istituzionali. Essendo
una figura che opera nel settore immateriale, le sue finalità sono anch’esse
comuni a tutte le professioni limitrofe: che hanno lo stesso fine di facilitare
un AUMENTO DI BENESSERE e/o di COMPETENZA. Lo specifico che distingue le
professioni fra loro è quello tecnico, e per l’ANIMATORE, sono i mezzi
RICREATIVI E CULTURALI.
L’animatore serve dunque in quei servizi dove occorre
una competenza professionale centrata sulla RICREAZIONE e la PROMOZIONE
CULTURALE. Dove sia richiesta una competenza centrata sull’assistenza, sulla
terapia, sulla custodia, sull’apprendimento, sull’educazione, sulla
riabilitazione o sul reinserimento l’ANIMATORE NON SERVE.
Così come è superfluo in quei servizi dove la
tecnica centrale sia la relazione, psicologica o corporea, l’istruzione o
l’addestramento, il comando o il consiglio. Le tecniche specifiche
dell’animazione sono infatti il DIVERTIMENTO e le ATTIVITA’ DI PRODUZIONE
CULTURALE.
Vediamo nel quadro sinottico diversi servizi, con le
relative focalizzazioni principali ed i professionisti essenziali.
|
SERVIZIO
FOCALIZZAZIONE OPERATORE ESSENZIALE ludoteca divertimento
animatore centro aggreg. minori divertimento animatore centro giovani divertimento
animatore soggiorno vacanze divertimento
animatore
funzioni quotidiane
educatore comunità alloggio crescita
educatore comunità terapeutica rieducazione educatore centro per handicap rieducazione educatore centro anziani divertimento animatore casa di riposo divertimento
animatore funzioni quotidiane educatore servizi psichiatrici rieducaz./reinserim.
educatore assist.domic.minori educazione
educatore centro accoglienza inserimento
educatore prevenzione prim. sensibilizzazione
animatore prevenzione second. rieducazione educatore centro sociale promozione culturale
animatore biblioteca promozione
culturale animatore parco
prom.culturale/divertim. animatore museo promozione
culturale animatore |
Come si vede dal sinottico i Servizi dove è centrale
l’ANIMATORE sono quelli dove esiste una presunzione di agio, mentre l’EDUCATORE
è centrale dove esiste una prevalenza di disagio dichiarato. L’ANIMATORE è la
figura principale laddove i servizi sono focalizzati sul divertimento,
l’espressività, l’aggregazione, e dove si presume che il ruolo educativo sia
svolto dalle agenzie della normalità (famiglia, scuola, chiesa, ecc.).
l’EDUCATORE è invece cruciale laddove gli utenti necessitano di attenzioni
personalizzate di educazione, rieducazione, reinserimento oppure dove sono
assenti le figure educative familiari.
Definire la centralità di un operatore in un
servizio non significa che sia preclusa l’ipotesi di affiancamenti, in quei
servizi dove esistono necessità miste.
Per esempio, in un soggiorno di vacanza è possibile
ipotizzare che le funzioni della quotidianità (igieniche, alimentari, etiche,
ecc.) siano carenti nei minori lontani
dalla famiglia e dunque l’educatore può affiancarsi all’animatore. Così
come in una comunità residenziale, il tempo libero può assumere valenze strategiche
e dunque essere affidato ad un animatore, invece che agli educatori o a
semplici volontari. Tuttavia la centralità determina il fabbisogno numerico e
la focalizzazione primaria del Servizio, e determina il peso decisionale delle
diverse figure.
ANIMATORI ED ALTRI OPERATORI
SOCIALI FRA OCCUPAZIONE ED IMPRENDITORIALITA’: una nuova prospettiva
Il
Welfare State è ormai in via di estinzione, giustamente accusato di esosità e
totalitarismo. Gli Enti Pubblici in genere e quelli Locali in particolare sono
in stato comatoso, incapaci di pianificare, negoziare, costruire qualcosa di
significativo nel settore dell’immateriale. La sensazione è che per il prossimo
decennio i Comuni e le Regioni si limiteranno alle fognature, la illuminazione
stradale e la nettezza urbana.
I
Servizi Sociali, Culturali, Educativi sono ormai saturi di operatori e, salva
l’eccezione di qualche nicchia, è improbabile che il futuro veda l’assorbimento
in questi settori di nuove leve di operatori. D’altra parte le Università e le
Scuole Professionali per psicologi, educatori, animatori, operatori sociali in
genere sono prese d’assalto da giovani che in sempre maggior numero scelgono le
professioni dell’immateriale. Come dunque si affronterà nel prossimo futuro la
contraddizione fra domanda in crescita di lavoro immateriale ed offerta
bloccata nei Servizi?
La
ipotesi più probabile sta nell’imprenditorialità e nel libero mercato dei
prodotti e servizi immateriali. Gli operatori devono uscire dalla logica della
ricerca del posto pubblico, che sarà sempre più raro, per entrare nella logica
dell’impresa privata.
Animatori,
educatori, psicologi, sociologi, pedagogisti, assistenti sociali devono
cominciare a pensare di promuovere imprese autonome e entrare in imprese
private. Si tratta di una conversione traumatica che implica concetti come
rischio, qualità, prestazione, risultati, marketing, che oggi sono lontanissimi
dalla mentalità degli operatori sociali.
Tuttavia
una conversione dovranno effettuarla anche gli Amministratori Locali, che oggi
hanno scelto la via della paralisi, senza alcuna fantasia progettuale. In
mancanza di danaro gli Enti Locali dovranno trasformarsi da elemosinieri
interessati, in progettisti e controllori di interventi privati, cui devono
essere concessi gli spazi per vivere e prosperare. I segnali oggi non sono
incoraggianti, perché gli Enti Locali stanno rispondendo alla crisi economica e
morale con proposte di convenzioni ed appalti che sono ridicoli quando non
vistosamente illegali. Lo sbocco finale di questi atteggiamenti è certamente la
dequalificazione e la desertificazione delle competenze e della qualità nel
sociale.
Il
soggetto che sembra oggi più pronto alla trasformazione sembra l’utenza. Da
qualche anno ormai famiglie, giovani, anziani hanno capito che i servizi
immateriali di qualità possono e devono essere comprati. Sembra sempre più
difficile l’idea che ogni soggetto deve scegliere fra due prodotti e servizi in
concorrenza fra loro: quelli materiali e quelli immateriali. Una famiglia deve
poter decidere se sia meglio comprare per il figlio un altro maglione di
Benetton o iscriverlo ad un laboratorio espressivo. E i comportamenti dicono
che ormai le famiglie sono pronte a queste scelte. Come lo sono gli anziani
nello scegliere un Soggiorno al mare al posto del nuovo cappotto; o i giovani
nello scegliere la vacanza-studio invece del nuovo impianto hi-fi.
Naturalmente, non sono in queste condizioni di maturità discrezionale, quei
gruppi e ceti che vivono nell’indigenza materiale e che dunque non possono
accedere ad alcun servizio immateriale. Per queste fasce della popolazione il
Welfare State deve essere salvato e protetto, anche se, messo a fianco del
sistema privato, esso non potrà non acquisire le logiche organizzative.
Ultime notizie
Dalla Società Italiana
Di Animazione – S.I.A.
Da circa un
anno la SIA si è rimessa in corsa con un nuovo Consiglio Direttivo Nazionale
costituito da: Aldo Terracciano (Presidente), Margherita Sberna (Vice-Presidente), Anna Rosa Lombardi (Segretario), Stefano Ghidoni (delegato Val d’Aosta e Piemonte), Marco
Fumagalli (delegato Lombardia) e Toti Licata (delegato per le regioni
meridionali).
La situazione
è ancora molto delicata perché la Società, che è una confederazione di gruppi,
cooperative e associazioni, sconta una tradizionale difficoltà tutta italiana a
collaborare e coordinarsi con altri. C’è chi crede di avere più successo
attraverso gli “amici”; c’è chi teme di perdere autonomia; c’è chi si rifiuta
di riconoscere l’importanza di un progetto comune di qualificazione e
promozione dell’animazione professionale: è arduo superare l’isolazionismo
delle centinaia di gruppi di animazione.
Il programma
del nuovo CD Nazionale prevede l’organizzazione di un Convegno entro il 1994;
la costituzione di una “banca progetti” che faciliti lo scambio fra i gruppi
associati; la creazione di un Registro Nazionale dei Tecnici e dei Formatori
de4l settore; un aggiornamento sull’editoria specializzata; un periodico
informativo e la pubblicazione di volumi sull’animazione.
Soprattutto la
SIA vuole allacciare relazioni con Enti Pubblici e Locali, Sindacati e
Ministeri allo scopo di ottenere un sempre maggiore riconoscimento della
professione.
Per il 1994 la
quota di adesione è stata fissata in L. 100.000 per ogni gruppo che si associa
e dunque l’adesione dovrebbe essere facilitata. Il CD Nazionale ha anche deciso
di aprire le sue riunioni a tutti coloro che sono interessati, anche non ancora
associati.
Chi desidera informazioni può contattare la Segreteria della SIA (V.le Brescia 6 – 2620589).
PARK E’ VIVO!
21-22 maggio
MOSTRA
FOTOGRAFICA E VIDEO
SULL’ANIMAZIONE
NEL PARCO
Dalle 10 alle
12
E dalle 14
alle 19
Presso la
Palazzina Civica di Varese
Ingresso
libero
TERMALISMO
QUALITA’ DELLA VITA & ANIMAZIONE
E’ riscontrata ormai in ogni parte dei Paesi avanzati una tendenza sempre maggiore all’invecchiamento della popolazione e a un corrispondente allungamento della vita media. Le motivazioni, generalmente addotte, di un fenomeno di tale portata ed interesse, sono il miglioramento delle condizioni economiche, sociali, culturali, il miglioramento delle condizioni ambientali quali ad esempio le caratteristiche dei posti di lavoro, l’accoglienza e il comfort delle abitazioni o la quantità e varietà nell’alimentazione; lo sviluppo dei sistemi di comunicazione ed informazione; i nuovi traguardi della scienza medica; l’organizzazione e capillarità dei servizi sociali di sostegno, assistenza e riabilitazione. Tutto quanto con le note eccezioni rappresentate da fenomeni di emarginazione, disoccupazione, abbandono, ai quali il Convegno non può essere indifferente. Tuttavia, quelle sopra citate, sono opportunità offerte e ormai effettivamente accessibili a tutta la popolazione anche nel nostro Paese e nella nostra Regione. Esse costituiscono condizioni che possono favorire la qualità della vita nell’intero percorso esistenziale degli individui in quanto a bambini, giovani e adulti, sono effettivamente proposte occasioni di affermazione di sé, di sviluppo della persona, di autostima, di interazione e integrazione sociale, di identificazione in un ruolo.
Abbiamo parlato di “condizioni che possono
contribuire” ma “non garantiscono” ad ogni età una buona qualità di vita che è
naturalmente influenzata da fattori soggettivi e collettivi di carattere
psicologico, comportamentale e relazionale che incidono sul proficuo utilizzo
delle proposte e sull’effettivo coinvolgimento. In sostanza vi è una qualità
diversa per ognuno di noi e in ogni fase della nostra vita che impone soluzioni ed interventi
differenti e personalizzati. L’abbassamento del tono e della qualità di vita si
evidenziano in particolar modo nell’età del pensionamento o terza età e proprio
nella nuova situazione esistenziale sgravata dagli impegni di lavoro e dalle
maggiori responsabilità e preoccupazioni.
A fronte di una grande quantità di opportunità
sanitarie, assistenziali e ricreative offerte anche agli anziani, assistiamo in
generale ad un progressivo affievolirsi in loro della motivazione alla vita:
cambiamento di status, perdita di utilità e di significato sociale, diminuzione
dell’autonomia fisica e psicologica, svalorizzazione della storia personale,
difficoltà nell’espressività, solitudine, sono alcune cause.
Del processo di invecchiamento sono note le cause di
tipo biologico relative alle funzioni fisiche e mentali ma non può essere
giustificata dagli stessi fattori la progressiva mancanza di significato che i
vecchi danno alle loro giornate. Gli anziani hanno più tempo libero di tutti.
Si potrebbe dire che essi abbiano “tempo libero a tempo pieno”, con il
paradosso che questo possa diventare “tempo vuoto”. Quindi, è anzitutto
necessario agire preventivamente educando giovani e adulti a prevedere con
anticipo come potrebbe configurarsi la loro vecchiaia creando un continuum di
attività, interessi e relazioni. Ma questo , di per sé, non basta.
Il trait d’unione tra l’offerta ed una sua
soddisfacente usufruizione è rappresentato dalla qualità della proposta stessa,
dalle strategie nel presentarla e dalle modalità di accompagnamento degli
utenti. La pratica dell’animazione sociale, rivolta in questo caso agli
anziani, può rappresentare il concetto di facilitazione e di interazione con
servizi sociali, strutture terapeutiche, attività culturali o turistiche.
L’animazione avvalendosi dei contributi scientifici
più attuali, è finalizzata alla scoperta dei bisogni reali, allo sviluppo delle
potenzialità degli individui, alla promozione della persona, al produrre
cambiamenti, a garantire la dignità. L’animatore può agire direttamente
sull’individuo ma anche sul gruppo, sulla comunità e sul contesto in cui essi
si trovano. L’animazione con giovani ed anziani prima del pensionamento
rappresenta una forte spinta all’utilizzo attivo del futuro tempo libero. Le
tradizionali offerte assistenziali e terapeutiche, di attività ricreative,
socializzanti o culturali rivolte agli anziani possono avere successo e
produrre risultati se assumono caratteristiche di stimolo, di occasione, di
coinvolgimento, di partecipazione, di aggregazione, di protagonismo, di
attenzione all’autonomia personale. In una parola, le offerte di servizi e di
tempo libero devono essere animative. Devono offrire garanzie per il
mantenimento del diritto all’autonomia, alla libertà, alla dignità, al
divertimento e al piacere, valorizzando anche le più piccole funzioni residue
persino nelle condizioni di non autosufficienza e in situazioni apparentemente
estreme come l’ospedalizzazione o l'istituzionalizzazione. Luoghi in cui
purtroppo è facile dimenticare il concetto stesso d persona.
Animazione sociale, quindi, e animatori preparati
come contributo all’organizzazione di una vita di qualità, soprattutto per gli
anziani, e nella quale le possibilità di espressione, di esercizio cognitivo e
fisico, di arricchimento culturale o di integrazione sociale sono un efficace
freno ai processi di senescenza. In sintesi è possibile mantenere o ridare ai
pensionati, agli anziani e ai vecchi, magari sotto nuove forme, slegate
pertanto dagli stereotipi degli anni vissuti in precedenza, un’identità
sociale, la convinzione di essere ancora utili a sé e agli altri, la percezione
di stare bene e di avere desideri, quindi il gusto per la vita.
Lo stabilimento termale può rappresentare
un’opportunità animativa? Può cioè far parlare di un ventaglio di proposte
animative ?
Può la stazione contenere offerte mirate,
organizzate e condotte con competenza non esclusivamente mediche, da
rappresentare alla popolazione in genere e agli anziani anche non più
autosufficienti, in un’ottica di interventi multidimensionali?
Leggenda, preistoria e storia fanno a gara per
aiutarci nella risposta. Dall’antichità più remota sappiamo del fascino che
l’acqua esercita sull’uomo. Antropologi e psicologi cercano spiegazioni nel
fatto che le prime forme di vita si sono sviluppate nella profondità del mare e
anche nella singolare condizione in cui oggi la vita prende forma nel grembo
materno. l’utilizzazione delle sorgenti
ebbe, per l’uomo, connotazioni d’igiene e di benessere fisico. Un concetto,
quello della salute, più che mai attuale e molto caro soprattutto agli anziani
che rappresentano quindi una fascia di utenza molto appetitosa per i tour
operators in generale e per le società di gestione di stabilimenti termali.
Nell’epoca classica, bagni e ambienti termali
fornivano l’occasione di scambi culturali, sociali, mondani. Ai trattamenti
terapeutici si aggiungevano aspetti sacrali e religiosi, pratiche sportive e di
cura del corpo. Greci e romani riabilitavano i propri guerrieri, feriti e
convalescenti, nelle sorgenti termali. I Greci svilupparono l’uso dei bagni in
edifici pubblici. Il Ginnasio, ad Atene, era infatti aperto a tutti: giovani,
letterati, soldati e cittadini comuni lo frequentavano per praticare la
ginnastica, per curare l’estetica e in più si davano convegni. Anche per i
Romani le Terme non erano solo bagni e cure fisiche. Oltre alle palestre vi
erano sale d’incontro, biblioteche. Gli ambienti erano vasti e lussuosi con
marmi, statue, decorazioni pregiate ed erano animati da una folla di senatori,
cavalieri, studenti. I frequentatori erano però separati in due sezioni: una
per le donne e l’altra per gli uomini.
Dal Rinascimento in poi le terme mantennero la loro
importanza favorita anche da nuovi studi scientifici sull’uso curativo delle
acque. Gli stabilimenti si insediarono in tutta Europa e in località che
divennero centri di villeggiatura e mondanità. In Italia furono però attivate
iniziative per fornire cure termali anche ai poveri e agli indigenti. Gli
edifici e gli ambienti termali hanno costituito nel tempo, una grossa
opportunità per il fiorire della cultura e della rappresentazione artistica. Le
stazioni sono infatti testimonianza di storia dell’arte e delle sue
trasformazioni. Anche noti disegnatori di manifesti pubblicitari hanno individuato
nel soggetto “terme” un campo nuovo ed originale di possibilità creative ed
espressive.
Alla luce delle informazioni storiche possiamo dire
“di aver proprio scoperto l’acqua calda” affermando che le Terme possono ancora
oggi configurarsi come luoghi di cura e riposo ma anche di vacanza e
ricreazione. Prendiamo effettivamente atto però che gli stabilimenti termali
sono un patrimonio inestimabile anche dal punto di vista della nostra
competenza professionale: quella psicologica ed animativa, appunto.
Terme e centri turistici come attrattiva terapeutica
ma anche luoghi di educazione alla salute ed all’ambiente. Spazi accoglienti,
confortevoli, trasformabili, polivalenti consentono l’incontro, l’aggregazione
tra persone non solo anziane. Bambini e giovani troverebbero nei vecchi esempi
di culture, di tradizioni, di valori attraverso attività, manifestazioni,
mostre, giochi, spettacoli, concerti.
Stefano
Ghidoni – ANSED (AO)
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Giugno
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