Akkademia
Gli psicologi della domenica (Ektor Georgiakis)

Nessuno può uccidere nessuno. Mai. Nemmeno per legittima difesa.

Il dibattito sulla difesa armata dei cittadini ha messo in luce una serie di argomenti che attengono alla psicologia dilettantistica, tipica dei mass media. Non parliamo qui della ragione o del torto. Parliamo piuttosto dei ragionamenti che sembrano buoni ma sono semplicemente infondati. Invece di discutere su cosa possiamo fare per azzerare gli attacchi a case e negozi e l'autodifesa armata, magari con nuove leggi su pene certe e veloci, più forze dell'ordine, più controllo del territorio, più benefici verso i sistemi anti-intrusione gli psicologi della domenica pontificano sulla irrazionalità delle percezioni, arrivando di fatto a colpevolizzare le vittime.

Il primo argomento usato da quelli che deplorano la difesa armata è che essa deriva da una "percezione di insicurezza" che non trova fondamento nei dati statistici, i quali dimostrerebbero che le "rapine", i "furti" e gli "omicidi" sono diminuiti negli anni.
La prima obiezione a questo ragionamento è che solo la riduzione vicina allo zero dei delitti potrebbe diminuire la "percezione", perchè è irrazionale dire a chi ha subito 28 rapine in pochi anni o chi è morto ammazzato in casa che non deve allarmarsi perchè il fenomeno è in diminuzione.
La seconda obiezione riguarda l'ambiguità dei dati statistici utilizzati. Quando le rapine avvenivano nelle banche, contro i furgoni blindati, alle poste o nei villoni dei miliardari, impaurivano meno la popolazione perchè le considerava reati diretti ad aree circoscritte, quasi a soggetti "addetti ai lavori" che avevano i mezzi per difendersi. Sarebbe utile sapere se negli ultimi anni sono o no aumentate le rapine contro poveracci, nelle case di lavoratori, pensionati o della piccola borghesia. Questa categorie si allarmano, anche perchè non dispongono di mezzi come antifurti, telecamere, guardie armate e allarmi in collegamento diretto con le forze dell'ordine.
Le statistiche relative alla diminuzione dei furti semplici o degli scippi sono fatte sulla base delle denunce? Forse sì, ma allora non tengono conto delle centinaia di furti, borseggi, scippi che non vengono più denunciati. Perchè le denunce, quando non sono obbligate dalla perdita di documenti, non portano ad altro che a una perdita di tempo: i colpevoli non vengono quasi mai arrestati, il bottino mai restituito.

Ma, per amore di discussone, ammettiamo pure che si tratta "solo" di una questione di "percezione". Gli psicologi della domenica hanno perso il primo capitolo di ogni libro di psicologia, dove avrebbero imparato che tutto il comportamento umano deriva dalle "percezioni" e dalle "emozioni", non dall'analisi razionale.
La retorica politica e dei mass media si fonda sulle percezioni: nessuno vota sulla base di argomenti razionali. Il tifo calcistico, la fede religiosa, gli affari della finanza si basano su percezioni ed emozioni. Come mai i dilettanti psicologi non definiscono "percezioni irrazionali" il voto dato o negato ai partiti? Come mai non stigmatizzano le percezioni dei tifosi sportivi, dei fedeli del Papa, di quelli che comprano o vendono in Borsa? Evidentemente questi "esperti" non hanno mai sentito parlare nè dell'effetto placebo nè degli ipocondriaci in medicina: la prima "percezione" fa guarire anche da disturbi seri; la seconda porta alla malattìa.

Basti per tutti un esempio eclatante. Ipotizzo che le statistiche, se ci fossero, dicano che le aggressioni e gli omicidi di politici, giudici e imprenditori sono molto diminuite dagli anni settanta ad oggi. E allora come mai tutti i membri dell'oligarchìa girano con frotte di guardie del corpo, spesso armate fino ai denti? Secondo gli psicologi dilettanti, anche loro sono eccitati da "percezioni irrazionali", ma non hanno il coraggio di dirglielo.

 

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