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Per i ragazzi di oggi il mondo dei bit è parte del paesaggio naturale. L'autore di questo articolo, uno degli studiosi americani più autorevoli in materia di formazione giovanile, è molto ottimista: sta venendo su, afferma, una generazione di adolescenti curiosi, vivaci, determinati, esperti dei media, in grado di apprendere in modo interattivo, disponibili all'innovazione e alla collaborazione.Quella
dei ragazzi di oggi è la prima generazione che cresce nell'era
digitale. Chiamiamola la net generation. I computer si trovano
a casa, a scuola, in fabbrica, in ufficio, mentre apparecchi e
congegni tecnologici digitali, quali macchine fotografiche, cineprese,
videogiochi e cd-rom, sono ormai diffusissimi. Internet, un intreccio
di reti in espansione che attrae ogni mese milioni di nuovi utenti,
collega sempre più strettamente tra di loro questi nuovi media.
I ragazzi del nostro tempo sono a tal punto immersi nei bit da
ritenerli parte del paesaggio naturale. La tecnologia digitale
non incute loro più soggezione di un videoregistratore o di un
tostapane. La mia
ricerca indica che si sta costituendo una generazione di adolescenti
che apprendono in modo interattivo e che sono svegli, esperti
dei media, capaci di innovazione e disponibili a collaborare.
Una generazione di individui straordinariamente curiosi, sicuri
di sé, pronti alla contraddizione, concentrati su un fine, agili
nell'adattarsi, ma nello stesso tempo dotati di una forte autostima
e di un'impostazione mentale globale. Queste attitudini, in parte
derivate e in parte rafforzate dalla straordinaria agilità con
cui gli adolescenti sanno usare, anzi più esattamente manipolare,
gli strumenti digitali, obbligherà tutte le istituzioni della
società a modificare, per mantenerlo proficuo, il proprio modo
di procedere. Un punto
dominante emerge in tutte le nostre conversazioni con i ragazzi:
essi non tollereranno il permanere dello status quo. Un buon terreno
per esemplificare l'ampiezza dei cambiamenti richiesti è rappresentato
dalle nostre scuole. Con questo
nuovo modello ci si sposta da un'istruzione incentrata sull'insegnante
a un'istruzione incentrata sul discente: l'esperienza dell'apprendimento
pone oggi al centro l'individuo che apprende anziché quello che
trasmette il sapere. Finora l'istruzione tendeva a imperniarsi
sull'insegnante, non sullo studente, in particolare per quanto
riguarda l'istruzione post-secondaria, ove gli interessi specifici
e la formazione del docente influenzano fortemente la materia
dell'insegnamento. Infatti gran parte dell'attività in aula prevede
che il docente parli e lo studente ascolti. Il nuovo
modello non tende a imporre al discente l'assorbimento di certe
nozioni, ma considera prioritario che egli impari a navigare e
a pensare. Tra l'altro è un modello, anche questo è molto importante,
altamente personalizzato. Pone lo studente in condizione di essere
trattato come un individuo la cui esperienza di apprendimento
dipende dal suo background, dalle sue doti personali, dal livello
di età, dallo stile cognitivo, dalle sue preferenze nei rapporti
interpersonali e così via. 1. Dall'apprendimento
lineare a quello ipermediale. I metodi tradizionali sono lineari.
Questo dato risale alla natura dello strumento di apprendimento
per eccellenza, il libro. La maggior parte dei libri è scritta
per essere affrontata dall'inizio alla fine. Così pure le trasmissioni
televisive e i video didattici sono programmati per essere visti
dall'inizio alla fine. 2. Dall'istruzione
alla costruzione e alla scoperta. Dice Seymour Papert: «Lo scandalo
dell'educazione sta nel fatto che ogni volta che si insegna qualcosa
si priva il bambino del piacere e del beneficio di poterla scoprire
lui»2.
A rischio di riuscire altrettanto eretico, oserei dire che si
riscontra un allontanamento dalla pedagogia - in quanto arte,
scienza e professione dell'insegnamento - a beneficio della creazione
di associazioni e culture "di" e "per" l'apprendimento. Le scuole
possono diventare un luogo per imparare, piuttosto che un luogo
per insegnare. Ciò non significa che si debba rinunciare a definire
ambienti per l'apprendimento, che non ci debbano più essere curricula
di studi. Ma questi possono, tuttavia, essere tracciati assieme
ai discenti o dai discenti stessi. 3. Dall'istruzione
incentrata sull'insegnante a quella incentrata sullo studente.
Il nuovo mezzo consente al processo di apprendimento di puntare
sull'individuo che impara e non più su colui che trasmette il
sapere. Inoltre, è ovvio che un'istruzione che pone al centro
il discente favorisce la motivazione del bambino a imparare. Apprendimento
e divertimento possono convergere. E' importante rendersi conto
che passare da un tipo di istruzione "docente-centrica" a una
"discente-centrica" non comporta un ridimensionamento del ruolo
dell'insegnante che, rimanendo una figura altrettanto centrale
e valorizzata in un contesto del secondo tipo, continua a svolgere
una funzione essenziale nel creare e strutturare l'esperienza
dell'apprendimento. 4. Dall'assimilare nozioni all'apprendere a navigare e a imparare. Ciò implica la formazione di una capacità di sintesi e non solo di analisi. I figli della net generation valutano e analizzano fatti: una sfida formidabile e onnipresente nella galassia di dati forniti da fonti d'informazione facilmente accessibili. Ma, quel che più importa, essi sintetizzano. Si confrontano con l'informazione e con altre persone in rete e formano o costruiscono strutture di livello superiore nonché immagini mentali. 5. Dall'apprendimento scolastico a quello di tutta una vita. Per il giovane nato negli anni Cinquanta che guardava al suo futuro nel mondo del lavoro, la vita era divisa in un periodo in cui si imparava e in un periodo in cui si agiva. Il nostro ragazzo andava a scuola, forse anche all'università, acquisiva una competenza - un mestiere o una professione - e per il resto dei suoi giorni la sfida consisteva semplicemente nel mantenersi aggiornato sugli sviluppi nel suo campo. Ma le cose sono cambiate. Oggi molti figli del baby boom sanno di dover reinventare costantemente le basi del loro sapere. Imparare è divenuto un processo continuo, di tutta una vita. La net generation entra sin dall'inizio in un mondo in cui l'apprendimento dura tutta la vita e, a differenza delle scuole degli anni passati, il sistema educativo odierno può prevedere questa realtà. 6. Da un
apprendimento in "taglia unica" a un apprendimento personalizzato.
Il mezzo digitale mette lo studente in condizione di essere trattato
come un individuo, di vivere un'esperienza di apprendimento fortemente
personalizzata, commisurata al suo background, ai suoi talenti,
alla sua età, ai suoi processi cognitivi, alle sue inclinazioni
nei rapporti interpersonali. 7. Dall'imparare
come tortura all'imparare come intrattenimento. Forse parlare
di tortura è esagerato, ma per molti ragazzi davvero quello della
scuola non è il momento migliore della giornata. Alcuni educatori
hanno lamentato il fatto che una generazione tirata su con Sesame
Street si aspetta che la scuola sia un intrattenimento, e
pensa di divertirsi mentre impara, allorché - essi sostengono
- apprendimento e divertimento dovrebbero rimanere chiaramente
distinti. 8. Dall'insegnante
come trasmettitore all'insegnante come coadiutore. Apprendere
sta diventando una nuova attività sociale, agevolata da una nuova
generazione di educatori. Conclusione.
Muovere verso questa nuova filosofia dell'istruzione sarà una
sfida; non solo per la resistenza al cambiamento di alcuni insegnanti,
bensì a causa dell'odierna atmosfera di tagli al bilancio, morale
degli insegnanti a terra, mancanza di tempo dovuta alla pressione
di crescenti carichi di lavoro e, non ultimo, per le scarse risorse
devolute all'aggiornamento dei docenti.
1 D. Tapscott, Growing up digital. The rise of the net generation, McGraw-Hill, 1998. 2 S. Papert, The connected family: bridging the digital generation gap, Longstreet Press, Marietta (GA), 1996. 3 S. Papert, ibidem;
cfr anche S. Papert, Collegatevi alla rete non
è in classe che si impara, Telèma 12, primavera 4 "Christian Science Monitor", 21 aprile 1997. |
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