Queste pagine si propongono di mettere una nuova luce sul rapporto genitori-figli, nella convinzione che oggi la società prima delega ogni educazione alla famiglia, poi ostacola ogni impegno educativo e depotenzia il ruolo educativo della famiglia, ed infine colpevolizza i genitori per ogni fenomeno distruttivo che vede i giovani (fino ai 35 anni!) come protagonisti. Queste pagine vogliono dimostrare che NON E' COLPA DEI GENITORI !!!! V.anche:
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I genitori come maestri di vita ?
(di Guido Contessa, da AAVV. A cura di A.Raviola "CHIRONE, SOCRATE, BUDDHA", www.edarcipelago.com )

1. La crisi della genitorialità

Uno dei caratteri comuni a molte delle società post-industriali è la crisi della genitorialità. A fianco di pochi adulti ossessionati dalla sterilità al punto da ricorrere a tecniche biologiche eticamente discutibili quando non anche ad azioni di adozione illegale, esiste una maggioranza di giovani coppie che rifiuta di procreare. L'Italia ha superato la soglia della denatalità: i bambini che nascono sono di numero inferiore a quello degli adulti/anziani che muoiono.

Il fenomeno è attribuibile a cause diverse. Il costo di mantenimento dei bambini; le esigenze di carriera dei genitori; la lunghezza del periodo di emancipazione dei giovani; il cosidetto "egoismo" delle giovani coppie. Qui vorrei porre l'accento su alcuni elementi di tipo psicologico, solitamente sottovalutati, che mi sembrano invece cruciali per spiegare la denatalità.

2. Società figlicentrica e dogma dell'allevamento

La società attuale è costituita da famiglie "figlicentriche", a loro volta basate sul dogma dell'allevamento (1). In nessuna altra epoca storica la famiglia è stata tanto condizionata dai figli. Per secoli, i genitori mettevano al mondo i figli e poi sostanzialmente se ne disinteressavano. I ceti più poveri delegavano la cura dei figli alla famiglia allargata, alla cascina, alla strada. I ceti più abbienti li affidavano a balie, istitutori, collegi. Parlare o giocare coi figli, metterli al centro dell'attenzione del gruppo degli adulti, educarli in coppia, non sono mai state attività normali, prima di questo secolo. Lo stesso concetto di coppia genitoriale è stata sempre molto rara, a causa della frequenza di decessi dei padri in guerra, delle madri per parto, o di entrambi per carestie e pestilenze. Nel nostro secolo si è diffuso il "dogma dell'allevamento" , per il quale i genitori sono responsabili della carriera esistenziale dei figli. Non solo del loro comportamento in famiglia o nel periodo nel quale sono minori, ma anche della qualità della loro vita intera. Ogni adulto, dice il dogma rafforzato, se non creato, dalla psicoanalisi, è ciò che hanno fatto di lui i genitori nell'infanzia. Il rapporto con la madre e col padre nei primi anni di vita determina quasi totalmente la personalità del bambino, che è poi la radice di quella dell'adulto. In base a questo ragionamento, il peso delle responsabilità nell'allevamento dei figli diventa enorme. Ogni errore, fallimento, devianza; ogni disagio comportamentale; persino ogni infelicità degli figlio, che sia piccolo oppure già a sua volta genitore, viene caricato sulle spalle dei genitori. Ad appesantire questo dogma di base se ne aggiungono altri indicati via via da un infinito numero di esperti che, dalla metà dell'Ottocento, hanno inventato centinaia di regole educative. Tralasciamo le torture suggerite contro i difetti fisici: il secolo scorso erano le cinghie antiscoliosi (2), nel dopoguerra l'olio di ricino, oggi gli apparecchi di ortodonzia. Limitiamoci alle regole di comportamento familiare, oggi dominanti nella cultura popolare ma anche in quella giuridica.

  • Ogni punizione corporale (anche uno schiaffetto) viene considerato abuso
  • In caso di problemi familiari, l'interesse dei figli è prioritario
  • I figli devono essere bombardati di stimoli, riempiti di giochi e giocattoli, vestiti ed attrezzati con tutti i crismi delle mode
  • Chiunque venga accusato di abuso di minore dal minore stesso, viene considerato colpevole senza giudizio
  • Il lavoro di un figlio minorenne nella bottega del padre può venire considerato "riduzione in schiavitù"
  • I figli cui non è fornita una cameretta personale, sono in odore di malsana promiscuità
  • La povertà dei genitori spesso è considerata un indice di trascuratezza sufficiente a giustificare la sottrazione del minore alla famiglia
  • Ai figli va dedicato tutto il tempo possibile, perché la quantità di tempo-famiglia è decisiva per la crescita; le attività praticate dai genitori da soli o in coppia sono considerate una sottrazione al minore; il lavoro della madre è particolarmente colpevolizzato
  • Ricorrere alla baby sitter per qualche ora o inviare i figli da soli in soggiorni di vacanza, è considerata una trascuratezza
  • L'entità della "paghetta" settimanale è una misura di valutazione della crudeltà dei genitori
  • L'ipotesi che i figli che abitano nella casa paterna e insieme lavorano, mettano il loro reddito a disposizione della famiglia è considerata sfruttamento
  • La vecchia idea secondo la quale i figli si prendono cura dei genitori anziani, è considerata eccessiva ed infondata
  • Divorzi, separazioni, madri senza partner sono considerati fattori di grave rischio per i figli
  • Le difficoltà scolastiche, i disturbi di comportamento o il disagio mentale, sono quasi sempre imputati a errori o disturbi della famiglia (non c'è psicoterapeuta che non segnali al cliente disturbato le responsabilità della famiglia)
  • L'educazione sessuale e alla lettura; il controllo del consumo televisivo, dei fumetti e della musica; l'igiene, la pulizia, ed il fitness in genere; l'alimentazione (in tempi di anoressia e bulimia dilaganti) e il movimento fisico; l'educazione stradale e civica; la conoscenza delle lingue e dell'informatica; sono considerati fra i doveri minimi di ogni genitore.

Ebbene, nessuna di queste regole è fondata su una conferma scientifica (3). Non esiste una sola prova chiara del fatto che errori o trasgressioni, anche persistenti, dei genitori in una di queste regole, produca conseguenze dannose sulla personalità dei figli. Salvo i casi patologici di grave abuso fisico o sessuale, nessuna ricerca empirica ha provato la fondatezza di queste regole di allevamento. Però è evidente che una simile mole di responsabilità attribuite ai genitori sconsiglia chiunque dal diventarlo.

3. Responsabilità dei genitori e degli "esperti"

Malgrado la pervicacia di certe credenze irrazionali, è facilmente osservabile da tutti la loro debolezza. Per esempio, è da tutti verificabile come la stessa famiglia può allevare un figlio che diventa tossicomane e l'altro salutista. Non è difficile convenire che molti dei problemi scolastici dei figli sono attribuibili alla scuola più che alla famiglia. Parimenti è noto che molte delle devianze comportamentali (vedi il caso della criminalità) sono imputabili al contesto urbano, almeno quanto alla famiglia. Così come è facilmente registrabile la diversità dei comportamenti in famiglia o col gruppo di amici. Ci sono giovani ottimi in famiglia che appartengono a bande di spacciatori; o pessimi in famiglia e ammirati fra gli amici. Non è dimostrata alcuna relazione diretta, di causa ed effetto, fra l'esito esistenziale dei figli e:

  • l'impegno educativo dei genitori
  • la quantità di comunicazioni fra genitori e figli
  • il tempo dedicato dai genitori ai figli
  • il reddito familiare
  • la quantità di spazio, oggetti, stimoli offerti dai genitori ai figli (4)
  • metodi educativi che prevedono o no, punizioni corporali di modesta entità
  • l'assenza di un genitore
  • la crescita presso coppie omosessuali
  • l'allevamento coi genitori naturali o con famiglie affidatarie o in istituzioni qualificate
  • l'affiancamento dei minorenni al lavoro dei genitori

Centinaia di ricerche empiriche effettuate (5), assegnano ai genitori una responsabilità molto limitata circa la crescita dei figli. In compenso, la cultura diffusa e migliaia di esperti hanno consentito ad un immotivato tecnicismo di impadronirsi dell'allevamento, rendendo difficile ciò che per secoli è stato naturale. I doveri della genitorialità hanno soppiantato la gioia dell'allevare.

  1. I genitori come maestri di vita

Possono i genitori essere maestri di vita? Se accettiamo la definizione che maestri di vita sono persone o esperienze altamente emotive, cui attribuiamo una influenza importante sul nostro essere come ci percepiamo, qui ed ora, non solo la risposta è affermativa in teoria. Ma anche in pratica è frequentissimo che i genitori vengano ai primi posti, quando chiediamo a un adulto di indicare i suoi maestri di vita. Come avviene ciò, se abbiamo detto che l'influenza dei genitori sui figli è limitata?

Affermare una limitazione di qualcosa, non significa negarne il valore. Quello che il presente capitolo intende, è ridimensionare, decolpevolizzare, ridurre la pressione di una responsabilità eccessiva, quanto arbitrariamente attribuita. Non certo svilire o annullare il valore dei genitori.

Intanto esiste una percentuale di eredità genetica, di cui non si può definire l'entità, ma che nessuna può negare. Le prove di questa eredità sono tante, ma diventano irrefutabili nei casi dei gemelli omozigoti, allevati in posti lontani e da famiglie diverse. Soggetti con lo stesso bagaglio genetico, che sviluppano, a prescindere dai genitori e dall'ambiente che per anni li hanno diversamente influenzati, identici tratti di personalità e comportamento.

In secondo luogo, l'influenza dei genitori, ha un peso decisivo nella costruzione dell'ambiente sociale, nel quale i figli crescono. Le scelte di una zona abitativa, di una scuola, di un tipo di vicinato, di un gruppo di coetanei come compagni di crescita, di un modo di spendere il tempo libero extra-domestico, hanno un'importanza dimostrata nel processo di sviluppo dei figli. I bambini e gli adolescenti traggono dalla vita esterna alla famiglia motivi di influenza pari se non maggiori di quelli provenienti dalla famiglia e dagli adulti in genere. Il gruppo dei coetanei, a partire dai 2/3 anni fino alla maturità, risulta preferito e più significativo per lo sviluppo, della coppia genitoriale (6). Questo dovrebbe far riflettere i sacerdoti del tempo-famiglia, dei week-end e delle vacanze in famiglia, degli infiniti corsi individuali, cui i figli vengono obbligati. Ma dovrebbe anche far riflettere educatori professionali ed Enti Locali, che spesso insistono su proposte individuali nella prevenzione del disagio. E dovrebbe infine suggerire ai genitori maggiore attenzione a certe scelte sulla frequentazione di altre famiglie, sui compagni di scuola e di giochi, sul Quartiere di residenza, sulle attività di tempo libero.

Infine, i genitori contano come persone. Essi diventano maestri di vita dei loro figli, non applicando i consigli degli esperti (7), né seguendo le credenze socialmente più diffuse. I genitori sono la prima relazione che i figli sperimentano, e spesso la più lunga : solo certe coppie hanno relazioni più durevoli di quella figlio - genitore. E la relazione è certo il canale primario della crescita, non solo quella genitore -figlio, ma anch'essa. Relazione significa legame di interdipendenza. Essa è un contatto durevole e significativo fra due soggetti che cercano di scambiarsi qualcosa di valore, e costruire qualcosa in comune. Una relazione è il risultato di influenze reciproche, dove quella del genitore sul figlio non è tanto superiore a quella del figlio sul genitore. E allora i genitori possono influenzare i figli, diventando i loro maestri di vita, se tengono presente che:

  • tutti i figli, come tutte le persone, sono diversi, e vanno trattati diversamente
  • siccome ogni relazione altera il comportamento delle parti, il comportamento in famiglia non è necessariamente uguale a quello coi coetanei e viceversa
  • il gruppo dei coetanei è importante tanto quanto la famiglia, nello sviluppo della personalità
  • l'elemento principale di ogni relazione è che i due attori si sforzino di essere se stessi
  • essere se stesso, per un genitore come per ogni persona che entra in una qualsiasi relazione, implica sforzarsi di affinare questo sé per le parti che la relazione richiede: ascoltare e osservare, comunicare, fornire sostegno.

NOTE

  1. questo concetto, come molte riflessioni presentate in questo capitolo, è tratto da Harris J.R. "NON E' COLPADEI GENITORI", Mondadori, Milano, 1999
  2. Ibidem, pag.98
  3. Ibidem, Cap.II. Sull'equivoco fra "correlazione statistica" e causalità, la Harris fa numerose riflessioni in questo capitolo
  4. La Harris fa interessanti esempi riguardanti i figli di genitori sordomuti che parlano a gesti , i figli di genitori immigrati che usano solo la lingua d'origine ed i figli di molte culture arcaiche, cui i genitori non ricolgono quasi mai la parola. Tutti questi bambini imparano la lingua della comunità in cui vivono, attraverso la frequentazione dei coetanei.
  5. Ibidem, Appendice 2, pagg.420 e seg.
  6. Ibidem, capp.IX e XI
  7. In un recente libro, peraltro interessante nella descrizione dei vissuti adolescenziali, un noto autore disegna il ruolo del "nuovo padre" molto vicino a quello di uno psicoterapeuta. Cfr. Pietropolli Charmet G. "UN NUOVO PADRE", Mondadori, Milano, 1999