Perchè ancora Summerhill?

Appendice di Grazia Honegger Fresco a "I ragazzi felici di Summerhill" di Alexander S.Neill, edizioni RED!, Novara 2004

Forse qualcuno ricorderà quel toccante film sulla rivolta del Sessantotto in una università americana, dal titolo Fragole e sangue, che esprimeva in modo straordinario la libertà dei giovani, il loro sentimento di unione e di amore alla vita senza ragioni di Stato, ben presto soffocati dal potere e dalla violenza degli anziani. Oggi ci sembra un tempo lontanissimo e irripetibile, ma non è un caso che un altro film più recente, "L'attimo fuggente" di Peter Weir (1989), abbia avuto tanto successo. Ambientato negli anni Cinquanta in un ipotetico college americano, lancia ancora una volta un grido contro l'autoritarismo della famiglia e dell'istituzione scolastica, sempre controtempo rispetto ai giovani. Un grido coraggioso (a molti è spiaciuto) che riporta, sui versi di Walt Whitman, all'idea che ribellarsi è bello, giusto e indispensabile, anche se doloroso.

Tutto questo per introdurre il tema di Summerhill: perchè riproporne la lettura, dato che l'esperienza educativa di cui tratta si definitivamente conclusa nel 1973, con la morte del suo autore? Fino ad allora Alexander S. Neill e la sua forse inimitabile scuola, significarono un invito a riflettere sulla violenza sottile e sulle ipocrisie del nostro sistema scolastico. Suscitò anche opposizioni rabbiose e grida allo scandalo. Ma la sua proposta, anarchica e pacifista, di antiscuola alimenti  in molti l'aspirazione a educare in modo libero.

Si può credere nella bontà dell'essere umano?

Senza arrivare alle soluzioni estreme di Summerhill, nel secondo dopoguerra le speranze dell'educazione attiva nelle sue multiformi e più autentiche attuazioni (si pensi per esempio a Freinet) avevano significato l'opposizione, in confini più accettabili, alla coercizione e alla noia erette a sistema. Del resto già due secoli prima, nel 1762 per l'esattezza, Jean-Jacques Rousseau aveva scandalizzato i benpensanti con il suo Emilio, proclamando la naturale e originaria positività dell'essere umano. Poi vennero i filosofi pro e contro Rousseau e il contributo della scienza, da parte di medici-educatori come Itard, Séguin, Maria Montessori (che per prima in questo secolo si era battuta per "l'autoeducazione del bambino") e poi Ovide Decroly come, in altro campo, Sigmund Freud, le cui scoperte sembravano aver finalmente scosso 'il sonno del mondo. Ma in realtà non fu cosi. Le speranze dei rari innovatori di oggi e di ieri, via via isolate e addomesticate dagli stessi seguaci, sono state costantemente riassorbite dal sistema sociale che troppo spesso pietrifica il nuovo. 'L'immaginazione al potere' di quel Sessantotto cui Neill ha indirettamente contribuito, non è forse un appello ormai spento sotto la prassi del curriculum, della meritocrazia, del successo personale?

Alexander Sutherland Neill nasce nel 1883 a Forfar in Scozia, un piccolo centro a circa cento chilometri a nord di Edimburgo. La sua infanzia in una famiglia numerosa e le sue vicende scolastiche sono indubbiamente segnate dalla rigidezza del padre, severo direttore di scuola, e dalle punizioni corporali, tipiche del sistema educativo inglese. Subito dopo aver compiuto gli studi all'università di Edimburgo, comincia il lavoro con i ragazzi, ma insoddisfatto. Nel 1921, già non più giovanissimo, va in Germania, alla ricerca di nuovi modi dell'insegnare.

I fermenti educativi degli anni Venti

Tra gli anni Venti e Trenta l'Europa pullula di esperimenti libertari. Ad Amburgo, a Parigi, a Vienna, a Ginevra si aprono scuole in cui si comincia a dare più valore all'espressione creativa che alle usuali materie scolastiche. La pittura, la scultura, la ginnastica ritmica di Dalcroze fino alla danza libera di Isadora Duncan aprono le porte anche a giovani donne, finora relegate in attività futili o puramente manuali. Sorgono collegi che intendono sviluppare la personalità in modo più ampio, spesso basandosi sul carisma dei loro ideatori. (Un esempio tipico il castello di Prieurè o Istituto per lo Sviluppo Armonico dell'Uomo, guidato dal russo Georges Gurdjieff).

Sono anche gli anni delle prime scoperte psicanalitiche che aprono affascinanti orizzonti alla conoscenza dell'essere umano. Al tempo stesso si scopre, finalmente, l'infanzia e si istituiscono 'Case dei Bambini' Montessori in ogni capitale europea. La NEF (New Education Fellowship, Associazione per l'Educazione Nuova), prestigiosa organizzazione internazionale di educatori, permette nelle sue conferenze pubbliche a Calais, a Ginevra, a Helsingor un confronto diretto e fecondo tra i nuovi 'metodi': Montessori, Decroly, Cousinet, il 'Dalton Pian' o le 'tecniche Winnetka'. Alla conferenza danese è presente anche il poeta indiano Tagore a parlare di Shantinike tan, la sua scuola-comunità aperta a Calcutta.

La nascita di Summerhill

Neill in quegli anni lavora in Germania con Christine Baër, maestra di danza; poi si trasferisce in un'altra scuola in Austria. Nel 1924 torna in Inghilterra e a Lyme Regis sulla Manica apre una scuola in una casa su una collina chiamata Summerhill, la 'collina dell'estate'. Quando si trasferisce definitivamente nel Suffolk a Leiston, una cittadina vicina al mare, a circa venti chilometri a est di Cambridge, porta con sè questo nome di promettente luminosità. A Lyme Regis aveva cominciato con cinque ragazzi che in tre anni diventarono ventisette. A Leiston ben presto sono cinquanta, numero che si manterrà stabile nei quarant'anni di vita di questa scuola non comune. Sua collaboratrice ideale fu la moglie, la cui perdita, avvenuta agli inizi della vecchiaia, fu per lui assai dolorosa.

I ragazzi che approdano a Summerhill, inviati dai loro genitori, incapaci di guidarli e di aiutarli, erano i cosiddetti 'difficili'. "Da principio," ha scritto Neill, [pensavo di] curarli con l'analisi personale, ma quelli che la rifiutavano, guarivano lo stesso e così conclusi che l'agente attivo era la libertà e non l'analisi". In realtà, egli dirà, non ci sono bambini o ragazzi difficili, ma solo adulti difficili, genitori o maestri, che pretendono di modellarli a modo loro, con le mille ipocrisie su cui costruita la nostra vita personale e sociale.

Freud e Lane

Nelle sue scelte Neill ha riconosciuto il suo debito a S. Freud e a Homer Lane (1876-1925), straordinario educatore americano, trasferitesi in Inghilterra nel 1911 e fondatore, di fatto, della 'Piccola Repubblica' (The Little Commonwealth). Questa comunità, situata a Evershot nel Dorset inglese, accoglieva, come si direbbe oggi, 'soggetti a rischio': bambini abbandonati a pochi mesi o a pochi anni oppure adolescenti destinati al riformatorio. Secondo l'esperienza di Lane era l'esercizio della libertà e l'atteggiamento fiducioso degli adulti a trasformarli ben presto in persone responsabili e serene: una realtà e un'affermazione scomoda, per le quali Lane sub accuse ingiuste e processi che tuttavia non riuscirono ad alterare la sua tempra coraggiosa.

Neill portò all'estrema coerenza i temi libertari di Lane, quali 'l'autodeterminazione dei piccoli', l'attenzione ai problemi che vengono dall'inconscio e agli effetti della repressione familiare e sociale. "L'odio rende ammalata la comunità, così come rende ammalato ogni essere umano. Ogni uomo deve scegliere da sè; nessun uomo può essere costretto ad amare..." scriveva Lane e Neill, nel suo quotidiano con i ragazzi fa altrettanto: accoglie tutto il risentimento, la rabbia, il dolore che essi hanno accumulato in scuole basate sulla competizione e su attività passive, e offre una realtà totalmente diversa.

Essere o avere

E' la scelta, che Erich Fromm sottolinea, tra biofilia o amore alla vita e necrofilia o attrazione verso la rigidità, il dogmatismo, la morte; tra essere e avere. Summerhill, secondo Fromm, espressione concreta di biofilia. Neill aiuta i bambini a svilupparsi in armonia con la vita e quindi non lascia posto alle mezze verità e al trucco dei voti, tipici dei sistemi tradizionali che pretendono di educare alla socializzazione, usando come mezzo il confronto esasperato e il ricatto dei premi e dei castighi. Nella tollerante Inghilterra, dove esistevano, ed esistono ancora, i più rigidi e maschilisti collegi del mondo, una comunità come Summerhill, aperta a ogni imprevisto, venne tuttavia accettata. Scontentava comunque il fatto che adulti e bambini vivessero alla pari e che non si facesse nulla per addestrare al successo (la 'corsa dei topi', la chiamava Neill, riprendendo un vecchio proverbio inglese). A Summerhill si cercava ben altro approfondimento. Dall'abolizione drastica di ogni punizione corporale, vista come una delle tante forme di repressione sessuale, al disprezzo per le lodi e per i premi, ogni orpello, ogni scusa al concetto di autorità vengono demoliti.

Anche Bertrand Russell

Intanto in quegli stessi anni, tra il 1920 e il 1930 c'era stato in Inghilterra un altro esempio significativo di scuola libera a opera del filosofo e matematico inglese Bertrand Russell, uno dei più noti tra i maestri della libertà di pensiero. Pacifista e fondamentalmente anarchico come Neill, Russell aveva aperto con la moglie Dora una scuola a Beacon Hill, a circa venti chilometri a nord di Portsmouth. Nei suoi libri sul- l'educazione, Russell sostiene l'importanza dell' "autoeducazione in una comunità di pari", anche ai fini della salute mentale. L'incapacità di concentrarsi, la mancanza di interessi e di iniziativa personale possono essere evitate, egli afferma, in un clima di convivenza pacifica, priva di giudizi e tale da valorizzare le capacità del singolo, quali esse siano.

Wilhelm Reich

Sono idee in cui certo Neill si riconosceva, ma l'incontro per lui certamente più incisivo fu quello con Wilhelm Reich (1897- 1957). Medico e psicanalista austriaco, prima collaboratore di Freud, poi in rotta con lui e con gli altri freudiani, perseguitato da Hitler, come più tardi dai sospettosi tribunali americani, Reich aveva, oltre le sue molte scoperte, identificato nella 'corazza muscolare' (psicosomatica), generata dalla repressione sessuale, l'origine di molte malattie. La collaborazione con Reich si dimostra fondamentale per le idee di Neill, anche se questi è del tutto autonomo nelle sue scelte. In Reich, di cui divenne amico, Neill trova certamente il più ampio riscontro al suo rifiuto verso ogni forma di repressione, in primo luogo quella sessuale vista come 'castrazione della vita stessa'. E' questa, egli afferma in sintonia con Reich, che produce individui mortificati e sottomessi come "i cani obbedienti dei quali vidi agitare in centomila le code al Tempelhof di Berli- no, nel 1935, mentre Hitler, il grande plasmatore, urlava i suoi ordini".

Maschi e femmine

Nella pratica educativa questo concetto di liberazione dalla repressione sessuale significa non liceità di costumi o uso dell'altro per il proprio godimento, ma riconoscere che la felicità è lo scopo della nostra vita e che il vivere insieme, giocando, lavorando, dormendo negli stessi ambienti, permette a bambini e bambine, a ragazzi e ragazze di conoscersi reciprocamente senza paure, senza falsi pudori.

Una delle cose che colpiva di più il visitatore di Summerhill, riferisce un testimone del tempo, era il fatto di non poter distinguere di primo acchito le femmine dei maschi. Non era solo una questione di capelli o di jeans. Le bambine erano così sicure di loro stesse e i ragazzi così ricchi d'interessi. Le voci erano gentili, calme. Nessuno dei ragazzi aveva quel tono che sembra voler dire a ogni costo: 'Sono un maschio!' Avevano voci interessate, amichevoli, garbate e i loro corpi non apparivano mai aggressivi, ma solo indaffarati. quello che del resto risulta dalle fotografie scattate da John Walmsley (e raccolte nel libro Neill & Summerhill. A Man and His Work): maschi o femmine, tutti hanno l'espressione aperta e soddisfatta delle persone non costrette, nè punite, la disinvoltura di chi è libero dalla paura e contento di essere al mondo. Proprio il contrario di quanto si vede là dove la differenza dei sessi è esasperata al massimo.

Durante una conferenza in una scuola progressista qualcuno chiese a Neill che cosa suggerisse per tener separati i maschi dalle femmine. La risposta fu: "Perchè non provate con il filo spinato?" La convivenza pacifica consente ai ragazzi di Summerhill di vivere la loro complementare diversità sessuale senza morbosità nè angosce, e soprattutto di sviluppare in sè stessi la capacità di amare. Quando poi Neill vieta loro i rapporti sessuali spiegando che un possibile 'scandalo' metterebbe a repentaglio la sopravvivenza stessa della scuola, essi accettano ragionevolmente il suo punto di vista, proprio grazie all'equità dei rapporti e al clima di democrazia così profondamente vissuta da ognuno di loro. Questi sono ovviamente punti d'arrivo. La situazione a Summerhill non era sempre così idilliaca. Quando entravano bambini o ragazzi nuovi, con una carica distruttiva e violenta addosso, i 'vecchi' ne subivano fastidiosi contraccolpi, eppure nessuno vietava. C'erano s lamentele, ma tutto veniva riportato nell'Assemblea del sabato, con fermezza ma anche con tolleranza verso le difficoltà dei 'nuovi'. I cambiamenti, si sa, richiedono tempo e ogni abitante di Summerhill lo sapeva. In Assemblea i problemi venivano sviscerati e risolti con molta saggezza in primo luogo dai ragazzi stessi.

Neill o la libertà senza compromessi

Quale personaggio fosse Neill emerge nel modo migliore dalle testimonianze dei bambini e del personale che operò per anni nella scuola, raccolte da Herb Spitzer nel suo Summerhill, a Loving Worid e da John Walmsley, a commento delle sue fotografie, in Neill & Summerhill: A Man and His Work All'apparenza, qualcuno racconta, sembrava distaccato lontano, ma appena parlava, manifestava la sua arguzia, la sua sensibilità. (Il suo humour diventava però tagliente ironia se l'interlocutore-adulto gli appariva disonesto o un curioso perdigiorno.) In un'assemblea dei ragazzi poteva tacere tutto il tempo, ascoltando, oppure raccontare storie splendide, eccitanti avventure in cui ciascuno dei presenti si sentiva coinvolto con un suo ruolo. Attore nato, credeva nel piacere della danza e del teatro come nel lavoro manuale, la cui concretezza è porta d'ingresso alla realtà delle cose e dei rapporti umani.

Il gusto di costruire, di creare...

Non a caso il laboratorio con gli attrezzi per lavorare il legno e i metalli era al centro, in certo senso, della scuola, il primo luogo che attraeva bambini e ragazzi, in fuga da precedenti esperienze scolastiche. Nel laboratorio, eccetto talune regole relative agli strumenti più pericolosi, erano pochissime le limitazioni e quindi ognuno poteva accedere agli utensili disponibili. Dice un educatore della scuola: Qualcuno ha scritto circa l'utilità per i ragazzi delle secondarie di adoperare martello e sega. Da noi anche i piccoli li usano senza problemi e, dopo i cinque anni, possono prendere come gli altri il saldatore e il tornio. Non è mai successo nulla.

Un ragazzo racconta: "Sono entrato a Summerhill a nove anni. Ne sono passati quattro e ci sto proprio bene. Mi piacciono i laboratori, le piccole classi, il modo di insegnare. In principio, per due anni circa, ho disertato le lezioni. Ho soltanto giocato. Ora non ne salto una". In effetti Summerhill affascina i ragazzi in quanto risponde ai loro sogni più segreti: i banchi da lavoro, l'atelier con i colori e la carta per dipingere, insieme con il giardino e con il bosco, ricchi di pezzi di legno e di lamiere con cui è facile creare nascondigli, sono gli spazi più amati.

Educare senza insegnare

Neill non insegnava mai. Anzi, aveva l'aria di uno che non avesse a che fare con l'andamento della scuola, un tale che era là giusto per occuparsi un po' dei ragazzini. Un bambino di sei anni scrisse a casa: "C'è un tipo curioso qui. Si chiama Neill. Mi piace". Al tempo stesso Neill non usava mai il suo carisma, il suo indubbio fascino personale per indurre questo o quel comportamento. "Non interferiva, non predicava, non parlava. Lasciava che i bambini risolvessero i loro problemi". Quel 'maleducato scozzese dai capelli rossi', come egli stesso si definì una volta, era sempre dalla loro parte, con un delicato umorismo che li faceva sorridere, ma che li rispettava sempre. Ogni tanto nella comunità comparivano nomignoli e soprannomi per qualcuno. Neill non ne faceva mai uso perchè sapeva quale arma a doppio taglio potessero essere. Nessuna meraviglia dunque che gli Ispettori di Sua Maestà, inviati dal Ministero dell'Educazione per redigere un rapporto su Summerhill, malgrado qualche dubbio circa il livello di conoscenze teoriche, dichiarino il loro ammirato rispetto per una scuola così inconsueta e per il suo iniziatore.

Neill porta alle estreme conseguenze quello che i pedagogisti suoi contemporanei, e in particolare lo svizzero Adolphe Ferrière, avevano auspicato: non migliorare o riformare la scuola in qualche dettaglio, ma trasformarla radicalmente, vedere l'educazione come processo di liberazione e non come strumento per aumentare il consenso o per abituare per tempo al conformismo di gruppo. Il suo lavoro è trasgressivo perchè si fonda su un'assoluta onestà verso i bambini. Le paure e le bugie degli adulti, sul sesso, sulla nascita, sui propri errori, sul far finta di amarsi dei genitori, sulle proibizioni ai bambini di atti che i grandi compiono impunemente, su fini apparentemente buoni che giustificano mezzi come la mortificazione e l'inganno, sono all'origine di grandi sofferenze, di ribellioni e di comportamenti devianti. E Neill denuncia la minaccia delle tante facce della repressione familiare e scolastica tra le quali è anche il moralismo intollerante e spesso ipocrita di tanti gruppi religiosi, cattolici e protestanti, che si nascondono dietro a Cristo, egli dice, per affermare il diritto alla gerarchia e per parlare di peccato, riducendo la religione a una grande paura della vita. Per Neill l'educazione è un processo di liberazione totale, al contrario della prassi comune del continuo compromesso per 'sedurre' fin dai primi anni affinché il bambino si identifichi precocemente nei modelli e in seguito impari a pretendere privilegi di merito o di casta.

Giocare o competere?

A Summerhill il fatto che Fred sia il capitano della squadra di hockey non lo rende pi autorevole nelle Assemblee Generali. Il campione in questo o in quello non viene esaltato per la sua abilità. Ognuno è importante in sè e per la strada che percorre. Indubbiamente Neill è stato uno degli educatori che in questo secolo più ha fatto discutere. Della sua scuola si è detto tutto il bene e tutto il male possibile. Ha avuto ammiratori, come E. Fromm, B. Bettelheim, J. Holt, e detrattori feroci, come Max Rafferty, sovrintendente alle scuole pubbliche della California, il cui scritto si può leggere in Summerhill in discussione (si veda la 'Bibliografia'). Né sono mancati imitatori, sia pure all'acqua di rose. Per esempio in Italia sono state aperte intorno agli anni Settanta varie scuole antirepressive ma alcune di esse sono facilmente cadute in quella permissività confusa e incontrollata, tutt'altro che rassicurante, che a Summerhill non si riscontrava mai. Sono esperienze che indicano la difficoltà a realizzare una coerenza totale rispetto agli ideali di libertà e di nonviolenza la cui attuazione concreta passa attraverso molteplici aspetti. Per dirne alcuni molto appariscenti: il fatto che in ogni circostanza adulti e bambini avessero gli stessi diritti, che il loro voto nelle Assemblee avesse davvero identico peso e che venisse rifiutato lo sport competitivo. "A Summerhill" dice un osservatore, "i ragazzi rifiutano il fanatismo e giocano per il piacere di giocare".

La libertà interiore come attenzione agli altri

Educare nella libertà significa per Neill non imporre, ma nemmeno proporre e il suo motto "Freedom, not license" (Libertà, non licenza) stato spesso frainteso. Ne "Il fanciullo difficile" scrive: "Nessuno può essere completamente libero. Bisogna osservare le leggi [...] come quando si guida. Ciò che io intendo per libertà, è una libertà più interiore. Se un bambino vuole suonare la trombetta mentre gli altri dormono, è un fatto che riguarda anche gli altri.

Il nodo è proprio qui, nel confine sottile e mutevole tra libertà propria ed esigenze altrui. A Summerhill libertà è mettersi di continuo di fronte all'esercizio dell'autocontrollo, nell'ambito delle leggi stabilite dall'Assemblea plenaria. Le norme restrittive sono poche (e questo è essenziale). Per esempio riguardano il nuotare, l'accendere fuochi o il salire sui tetti, ma in ogni caso la violenza non è permessa. Anzi, è giudicata severa- mente da un tribunale composto da ragazzi e punito con sanzioni, mai sadiche, a volte curiose, che tengono sempre conto delle difficoltà individuali. In ogni caso l'intera comunità si sente coinvolta e responsabile degli errori commessi dai singoli e quindi non colpevolizza. Questo permette di giudicare con equità e con un ammirevole attaccamento dei ragazzi alla propria democrazia.

Adeguare la democrazia ai singoli

Dagli scritti di Neill e di suoi commentatori appare chiaro come a Summerhill si sperimentino di continuo nuove forme di auto- governo per adattarle alle esperienze del gruppo e dei singoli, con regolamenti che cambiano ogni tre mesi, un presidente di assemblea e un segretario che si alternano ogni settimana e che possono essere anche bambini piccoli. Elasticità e adeguamento alle necessità reali sono una grande scuola di vita.

Ma forse il prodotto più clamoroso di Summerhill è il fatto che 'libertà genera sincerità', sempre e comunque. E le ragioni sono evidenti: nessuno fa prediche su come ci si comporta; non è obbligatorio andare alle lezioni; la gerarchia non è ammessa; non sono pretesi l'ordine, l'etichetta, la cortesia formale.

La liberazione possibile

Nei suoi libri Neill racconta spesso l'impatto dei nuovi venuti con la realtà di Summerhill: il loro servilismo, i tentativi di seduzione, il bisogno di distruggere, di accusare naufragano miseramente in poco tempo di fronte a una comunità che non giudica. Il loro comportamento cambia in profondità. Persino chi cerca la fuga nel non far niente resta a poco a poco conquistato. Neill rompe gli schemi. Ricompensa il furtarello perchè sente che sotto c'è una richiesta d'amore, ma disapprova e s'indigna, se occorre.

Come sottolinea John Holt in "Summerhill in discussione" (si veda la 'Bibliografia') la sua è una risposta all'atto, non un giudizio sulla persona [...] Tommy ha appena rubato qualcosa, ma questo non significa che sia 'un ladro'. Ed anche una risposta del momento, non permanente. Neill non appiccica etichette ai bambini, ne tiene un registro dei loro sbagli: essi sentono dunque di poter ricominciare ogni giorno. Di Neill è stato criticato, oltre il suo drastico rifiuto dell'istruzione scolastica, anche il distacco da un vero impegno politico e sociale malgrado le sue simpatie a sinistra. Persino il fatto che nei suoi quarant'anni di lavoro, come egli stesso ha scritto nel 1961, nulla sia cambiato della sua 'filosofia sull'educazione e sulla vita' è stato visto come pericoloso immobilismo. Ma in effetti che cosa avrebbe dovuto cambiare questo comunista libertario, come è stato definito, della sua appassionata ricerca verso un autogoverno degli educatori come dei bambini, sempre più coincidente con la liberazione da ogni forma di indottrinamento?

Abolire ogni gerarchia

La sua critica di fondo, forse più intuitiva che ragionata, alla logica del nostro sistema sociale trova riscontro concreto nell'abolizione, per noi inconcepibile, di ogni forma di gerarchia. Per questo, in una comunità di uguali, Neill si rifiuta di addolcire la pillola. L'imparare giocando gli sembra un tranello teso al bambino per il quale il gioco è vita, respiro, felicità, ma anche strumento per capire il mondo e per elaborare sofferenze. E nemmeno vuole 'stimolare', la terribile parola che ha inquinato tutta l'educazione occidentale in nome dell'efficienza, dato che il fine è nel ragazzo stesso, non nella società alienata. Neill non vuole prepararlo al posto nel mondo, ne fare della sua scuola un modello esportabile che possa cambiare la società: quello che lo interessa è dare un po' di felicità ai ragazzi che gli sono stati affidati. Il senso della vita, egli dice, non è arrivare alla laurea, ma crescere attraverso le esperienze quotidiane, scoprendo come essere se stessi senza danneggiare gli altri. A Leila Berg, sua collaboratrice, Neill disse una volta: "Sarei davvero dispiaciuto se uno dei ragazzi di Summerhill diventasse Primo ministro. Sentirei di aver fallito".

Adattare la scuola al bambino

Non c'è dubbio: il paradosso di Summerhill appassiona o irrita profondamente, proprio perchè mette a nudo le contraddizioni in cui viviamo. Forse ci piacerebbe ricominciare la dove Neill ha lasciato, novantenne, la sua opera. Eppure essa ci appare ben poco riproducibile, soprattutto su larga scala, perchè sono rarissimi i maestri della statura di Neill, onesti con se stessi e con gli altri fino alle estreme conseguenze e al tempo stesso ricchi di gioia di vivere, di allegria, di gusto nello stare con i bambini. Adattare a loro la scuola e non viceversa in fondo, per il sistema, una trasgressione minacciosa, ma Neill non ha dubbi. Anzi, l'unica cosa che rimpiange nei suoi ultimi anni di non aver cominciato prima a trasgredire.

In una nuova prefazione a Summerhill del 1961 scrive:

Quando la mia scuola era in Germania e poi in Austria dal 1921 al 1924, ero nel bel mezzo del movimento psicanalitico e, come altri giovani folli, pensavo che Utopia fosse a portata di mano. Oggi non lo credo più. [...] Ci sono taluni progressi nella scuola primaria, si parla più liberamente, i bambini possono scegliere alcuni lavori, ma già nella secondaria questo non è più possibile con il sistema degli esami. [...] Tuttavia la vera tragedia è che ciò che si impara a scuola, non ha alcun contatto con la vita, ne durante la frequenza, ne dopo. La scuola ignora le emozioni, così che la vita emotiva dei ragazzi viene catturata da fattori esterni come la TV, i giochi a premio, il calcio, i fotoromanzi, le riviste erotiche. E su tutto questo un povero maestro può fare ben poco [..,] L'educazione dovrebbe produrre ragazzi che siano individui sociali e al tempo stesso persone, ma solo l'autogoverno può fare questo.

Nelle scuole tradizionali l'obbedienza è una virtù a tal punto che pochi, più tardi nella vita, riescono a sfidare qualcosa.  Migliaia di studenti carichi di entusiasmo vogliono andare a insegnare, ma un anno dopo aver cominciato a sedere nel collegio dei docenti, pensano che educare significhi imporre materie e disciplina. Così si perpetuano vecchi tabù e il moralismo pedagogico e le masse indottrinate accettano il male come inevitabile.

Napalm? Difficile preoccuparsi a lungo per un po' di bambini bruciati laggiù in Asia. Odio di razza? Certo, le razze è meglio non mescolarle troppo. Allora il vecchio Adolf aveva ragione. E Gesù ci ha detto di amare i vicini, non certo i negri, vero? [...] Ho cercato invano di capire perchè la specie umana produca tanto male. Eppure sono convinto che il male non è innato. Ho visto troppi bambini carichi di odio trasformarsi completamente, grazie alla libertà e alla fiducia degli adulti. Bambini educati nell'autogoverno e nella libertà non conoscono l'odio per gli ebrei o per i negri. Mi chiedo: se Summerhill può produrre persone che non conoscono odio, crudeltà, aggressione o pregiudizio, perchè il mondo intero non può avere con gli stessi risultati? Duemila anni fa il popolo scelse Barabba e sacrificò Cristo. Oggi farebbe lo stesso. Perchè? Vorrei proprio saperlo.

Grazia Honegger Fresco, nata a Roma, vive dal I960 a Castellanza (VA) dove ha fondato e diretto fino al 1986 una scuola Montessori per bambini dai due ai dieci anni. Presidente dell'Associazione Centro Nascita Montessori, lavora attivamente per la formazione permanente degli adulti (educatori, genitori). Ha collaborato a varie riviste educative ed è autrice di diversi libri, tra cui alcuni pubblicati da red edizioni.