Citazioni da "ESPERIENZE PASTORALI" di don Lorenzo Milani, LEF, Firenze, 1957


TURBARE L'ANIMA.
L'esperienza fatta nella Scuola Popolare ci dice che quando un giovane operaio o contadino ha raggiunto un sufficiente livello di istruzione civile, non occorre fargli lezione di religione per assicurargli l'istruzione religiosa. Il problema si riduce a turbargli l'anima verso i problemi religiosi. E questo, col lungo contatto assicuratoci dalla scuola, ci è risultato estremamente Iacile. (pag.51)
EDUCARE CON L'ESEMPIO.

Il babbo mostra al bambino un alto concetto dell'Eucarestia solo
col cercarla lui per sè prima di ogni altra cosa e non con lo spendere 100.000 su quella del bambino (pag.69).
BASTA CON LE FESTE
.
E allora, se decideremo che il nostro popolo non è ancora "iniziato" ai
misteri del cristianesimo, dovremo pensare a iniziarvelo e scegliere gli strumenti più adatti a questa iniziazione. Scarteremo allora l'intera liturgia che nella sua qualità di alta meditazione o al massimo di catechesi superiore non s'adatta alla catechesi iniziale. Scartare la liturgia come mezzo catechistico significa scartare anche l'anno liturgico e quindi le feste liturgiche, cioè "le Feste". (pag. 81)
FINI SVILITI.
Il prete sa bene che quelle povere figliole hanno speso davanti allo specchio la
sera della predica l'identica cura che nella sera del veglione. Perchè prediche del giovedi santo e Veglionissimo dell'Unità hanno un denominatore comune, l'unico che valga ai loro occhi: ritrovo di persone. (pag. 85)
CULTURA COME BASE DELLA FEDE.

Fondamento della preghiera liturgica è il possesso
della Dottrina. Fondamento della Dottrina è (a mio avviso) quel minimo di padronanza del linguaggio che dovrebbe distinguere l'uomo dalla bestia, ma che manca invece a gran parte di questo popolo. Lssciatemi dunque il tempo di fare le cose per benino, rifacendomi cioè dalla grammatica italiana e su su nel giro di 20 anni vi riempirò di nuovo la chiesta. (pag. 88)
IGNORANZA E MANIPOLAZIONE.
Nell'anno 1951-52 non ci fu vera scuola perchè stetti
malato. Quando ripresi la scuola nel 1952-53 avevo ormai superato ogni interiore esitazione: la scuola era il bene della classe operaia, la ricreazione era la rovina della classe operaia. Con le buone o con le cattive bisognava dunque che tutti i giovani operai capissero questo contrasto e si schierassero dalla parte giusta. Mi perfezionai allora nell 'arte di far scoprire ai giovani le gioie intrinseche della cultura e del pensiero e smisi di far la corte si giovani che non venivano. Non perdevo anzi l'occasione di umiliarli e offenderli. Per esempio capitava che andando in paese a telefonare trovassi uno di loro nel bar a arrabattarsi coll'elenco telefonico. Se mi chiedeva di aiutarlo, invece di contentarlo alzavo la voce e lo infamavo: "Se avessi avuto a fare io la figura che hai fatto te ora, di doverti raccomandare a un prete, te operaio, sarei stato a' patti di non dover mangiare e non dormire e di non conoscere domeniche nè ferie finchè non ce l'avessi sfangata da me. Gli operai come te sono proprio come li vogliono i signori. Non lo vedi che organizzano apposta il Giro d'Italia e il cine per imbambolarti e tenerti lontano dalla scuola e dal sindacato? Ma loro la Gazzetta non la leggono e badano a star dietro al loro sindacato e a mandare i loro figlioli all'università e poi ridono alle tue spalle .... " E via di seguito per un 'ora finchè l'avevo fatto verde. (pag. 129)
RICREAZIONE COME FRIVOLEZZA.

Si può infine fare anche un'altra questione: se anche si
dovesse concedere che la ricreazione sia per l'uomo una necessità fisiologica, resterebbe ancora da provare che si addice al prete occuparsene. Se i ragazzi hanno bisogno fisiologico di un'ora di pallone dopo mangiato, se la prendano pure. Ma più lontano possibile dagli occhi del prete. Come fanno di ogni altra loro necessità fisiologica.....
IL PRETE NON E' TUTTO.
Non si può esigere la supervisione su tutti gli aspetti della vita del
nostro popolo. Supervisione su tutto solo per dame un giudizio morale, non per assumersi di tutto la responsabilità e la organizzazione. Che il prete sia l'uomo che ha avuto la missione più alta non significa che essa riassuma tutte le altre fino a potersi a tutte sostituire. Dire così non │ è fede nel sacerdozio, ma superbia volgare. Del sacerdote la fede ci dice solo che è latore dei sacramenti. Solo per quelli è insostituibile. Per tutto il resto in genere un laico può fare come lui, anzi molto meglio di lui.
PORNOGRAFIA.
Distinguiamo ora le attività ricreative in quattro categorie:

1 - Ricreazioni con malizia propria oltre a quella della sterilità;

2 - Ricreazioni cattive solo perchè sterili;

3 - Ricreazioni buone solo per la salute fisica;

4 - Ricreazioni buone perchè istruttive.

Per quest'ultime (recite e pellicole scelte, commentate e discusse, gite istruttive, ecc .) non avrei
naturalmente obiezioni da fare. Le catalogherei senz'altro sotto il capitolo scuola e ne sarei entusiasta. Purtroppo però anche con la miglior buona volontà verso i miei vicini d'ambo i colori, son costretto a constatare che il criterio della istruttività non ha presieduto alle loro scelte in fatto di mete turistiche o di spettacoli. Prova ne sia che, dopo le loro manifestazioni, la domanda di rito è: "Vi siete divertiti?". A San Donato oggi una domanda del genere viene considerata poco meno che pornografica.
MASS MEDIA.

Del resto l'immoralità di certi spettacoli non è molto piu immorale di quel che
non lo sia la stupidità di altri classificati per buoni. Ora è noto che il libriccino delle segnalazioni non prende in considerazione la maggiore o minore stupidità di un film. Ma la nostra veste è di maestri e un maestro che insegna per ore ai giovani cose stupide e inutili pecca gravemente. E del resto si poteva fare anche un discorso preconcetto: cinema e televisione dipendono ambedue per loro natura da organizzazioni molto costose. Era fatale dunque che dovessero cadere in mano a dirigenti la cui unica preoccupazione fosse quella di contentare gli spettatori. Ma è appunto qui che si distingueil maestro dal commerciante. Dicesi commerciante colui che cerca di contentare i gusti dei suoi clienti. Dicesi maestro colui che cerca di contraddire e mutare i gusti dei suoi clienti. Lo schierarsi di qua o di là di questa barriera è per l prete decisione ben grave. (pagg.135-136-137-138)
VALORI E MEZZI.
Questa affannosa ricerca di ingenti fondi (comune anche ai comunisti) non
fa poi che avvalorare nelle menti I'assioma pagano e tanto diffuso che senza denaro al mondo non si fa nulla. La Scuola Popolare, col suo non costar nulla (vedi pag. 234) è invece una testimonianza viventi che al mondo i valori piùgrandi si raggiungono col minimo di mezzi. (pag. 141)
PORTARE LA PESTE.

Io al mio popolo gli ho tolto la pace. Non ho seminato che contrasti,
discussioni, contrapposti schieramenti di pensiero. Ho sempre affrontato le anime e le situazioni con la durezza che si addice al maestro. Non ho avuto nè educazione, nè riguardo, nè tatto. Mi sono attirato contro un mucchio d'odio, ma non si può negare che tutto questo ha elevato il livello degli argomenti di conversazione e di passione del mio popolo. (pag. 146)
FUTILITA'.
Non si può parlare per mesi con passione del Giro d'Italia e poi cogliere un
momento di confidenza per dire: "Sai a me interessa una cosa sola, cioè la salvezza della mia e della tua anima". Una delle due: o la passione per il Giro era una frode e allora fa schifo come ogni altra frode; o era passione reale e allora è segno di mancanza della fede più elementare nell'unica gerarchia di valori che si addice a un prete. (pag. 147)
VELOCITA' DEI MASS MEDIA.

Ma poi c'è tant'altro male d'altri generi, male che ognuno
vede, ma che pochi afferrano. perchè il veleno dei mezzi moderni è nel correre incalzante. Lo spettatore è sempre guidato per mano a velocità vertiginosa, senza che abbia mai il tempo di prender respiro. S'abitua a intendere fulmineamente e si disabitua a riflettere. (pag. 154)
IPOCRISIA DEI MEDIA. E la RAI? La RAI ha un codice di parole sudice che non permette d'usare. Il male vi appare sempre sotto forma di illusione ed è infinitamente più disgregatore proprio per questo suo esprimersi con parole fini. Domina nelle commedie e negli scherzi un 'immoralità sottile mascherata sotto l'orpello di un pudore formale. Meglio sarebbe se non ci fosse censura nè per lei nè per il cinema e che qualche spudorata schiettezza facesse sobbalzare i preti dai loro pacifici seggioloni e li costringesse e vendere in serata proiettore, radio e televisione. (pag. 155)
LA FUGA DELLO SVAGO.

E infine c'è il male intrinseco più profondo di tutti. Cine e
televisione (così come ora sono) si propongono lo svago come fine supremo. Esistono quasi solo in funzione del divertimento di milioni d'uomini che vogliono perder tempo, vogliono distrarsi. Milioni d'uomini che non sentono su di sè la chiamata imperiosa a usarlo bene questo breve tempo d'esame che Dio ci ha dato. (pag. 156)
MONASTERO. Bisogna che la nostra canonica non abbia più assolutamente nulla in comune con la Casa del Popolo. Quasi tutto in comune con un monastero benedettino. Quando si pensi che un 'affermazione cosi ovvia farà sorridere molti lettori che la qualificheranno di paradossale si ha un 'immagine del secolo in cui viviamo. (pag. 220) UGUAGLIANZA.
Non si tratta infatti di fare di ogni operaio un ingegnere e d'ogni ingegnere un
operaio. Ma solo di far sì che l'essere ingegnere non implichi automaticamente anche l'essere più uomo. (pag. 221)
RISULTATI SENZA COSTO.
In conclusione la scuola ha raggiunto le età più difficili e più
interessanti. Ha raggiunto la gran maggioranza dei giovani e ciascuno di essi per diversi anni. A partire dalla classe 1935-36 (e in futuro quindi per tutte le classi successive) ha gi¢ raggiunto il traguardo del 100%. Ha raggiiunto i lontani non meno che i vicini. Il suo costo di impianto e d'esercizio è stato il seguente:

  • 1 barattolo di vemice nera per trsformare in lavagna delle vecchie assi di legno Lire 100
  • 1 bustina con la quale si fa un fiasco d'inchiostro Lire 30
  • Il gesso ce l'ha portato in regalo un allievo che lavora in un magazzino.
  • Quademi e penne se li sono portati i ragazzi da sè ed è stata la loro unica spesa.

I parroci e i comunisti che impiantano e gestiscono ricreatori parlano solo di numeri a 6 o 7 o anche 8 cifre (tali che per procurarsele sono costretti spesso ad acrobazie e importunità che assorbono gran parte della loro tensione mentale e forse anche del loro ascendente). l nostri sono dunque risultati maggiori con mezzi minori. E' dunque ormai dimostrata con largo margine la nostra tesi che la gioventù d'oggi sa correre al sacrificio con altrettanta facilitàche al divertimento. O meglio: preferisce sacrificarsi per qualsiasi scopo nobile che divertirsi sterilmente. O meglio ancora: preferisce divertirsi nel sacrificio fruttuoso che annoiarsi nel divertimento sfrenato e sterile.
PRETE E MAESTRO.
Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola.
Quello che loro credevano di stare imparando da me, sono io che l'ho imparato da loro. Io ho insegnato loro soltanto a esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a vivere. Sono loro che mi hanno avviato a pensare le cose che sono scritte in questo libro. Sui libri delle scuole io non le avevo trovate. Le ho imparate mentre le scrivevo perchèloro me le hanno messe nel cuore. Sono loro che hanno fatto di me quel prete dal quale vanno volentieri a scuola, del quale si fidano più che dei loro capi politici, per il quale fanno qualsiasi sacrificio, dal quale si confessano a ogni peccato senza aspettare che sia festa.
Io non ero così e perciò non potrò mai dimenticare quel che ho avuto da loro.
Eppure, con tutto questo, loro mi sono grati come se li avessi generati. Quando mi occorre qualcosa in prestito o di regalo o quando voglio che un operaio faccia delle giornate per me, io non dico perpiacere nè grazie. Quando voglio dir male della Casa del Popolo lo dico. E i comunisti non mi si allontanano per questo, anzi sono costretti a darmi ragione, perchè io non ho un ricreatorio che svirilizza i poveri come l 'hanno loro, ho una scuola che fa il bene dei poveri e loro non l 'hanno. Quando voglio offendere o umiliare un giovane che dice una mezza parola che non mi piace lo offendo e lo umilio come se fosse mio di casa. E domani tornerà egualmente, anche se mi vorrà male, perch│ ormai ha bisogno di me e della mia scuola come della casa e del pane. (pag. 234-235)
NON SI PUO' DARE CHE QUEL CHE SI HA.
E' tanto difficile che uno cerchi Dio se non ha sete di conoscere. Quando con la Scuola avremo risvegliato nei nostri giovani operai e contadini .... Saranno simili a noi: potranno vibrare di tutto ciò che noi favibrare.
Ecco toccato Il tasto più dolente: vibrare noi per cose alte. Tutto il problema si riduce qui, perchè non si puòdare quel che non si ha. E non parola qualsiasi di conversazione banale, di quella che non impegna nulla di chi la dice e non serve a nulla in chi l'ascolta. Non parola come riempitivo di tempo, ma Parola scuola, parola che arricchisce ..... Allora la scuola è, a differenza del gioco e anche delle materie più umili, ininterrotto comunicare pensiero .
MAESTRO E' L'ESEMPIO.
In sette anni di scuola popolare non ho mai giudicato che ci fosse
bisogno di farci anche dottrina. E neanche mi sono preoccupato di far discorsi particolarmente pii o edificanti. Ho badato solo a non dir stupidaggini, a non lasciarle dire e a non perder tempo. Poi ho badato a edificare me stesso, a essere io come avrei voluto che diventassero loro. A aver io un pensiero impregnato di religione. Quando ci si affanna a cercare apposta l'occasione di infilar la fede nei discorsi, si mostra di averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece modo di vivere e di pensare. Ma quando questa occasione non si cerca, purchè si faccia scuola e scuola severa, si presenterà da sè sarà anzi sempre presente e nei modi piùimpensati e meno coscienti. Lungo l'anno i giovani ci vedranno agire, reagire, pensare, rispondere in mille occasioni diverse, sempre uguali a noi stessi, sempre e senza sforzo presenti alla nostra visione della vita. (pagg. 237-238)
COME BISOGNA ESSERE.
Non si può aspettarsi che riescano le cose con cui non si crede
con tutta l'anima. Accanto alla stanzuccia messa a disposizione per l'inglese, il pievano ne aveva un'altra enorme per il televisore e un po' più in là un cine e un po' più in là un campo sportivo costato 11.000.000. Quei dischi Invece costano 30.000 lire. Ci vuoI poco a capire che quel prete non è tutto preso dall'idea che propone. E se non ne è preso lui, come può pretendere che ne siano presi dei poveri figlioli? Spesso gli amici mi chiedono come taccio a far scuola e come taccio ad averla piena. Insistono perchè io scriva per loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter far scuola. . GERARCHIA DI VALORI.
Bisogna saper fare un' onesta gerarchia di valori: se ha lasciato per
esempio il comunismo attivo (o del partito o del sindacato) e ora viene a giocare a carte dal prete o a ricevervi sollecitazioni carnali al suo cine, s'è degradato non s'è innalzato. Il comunismo porta in sè i fondamentali errori ideologici che tutti sappiamo, ma porta, come ogni altra cosa, anche un fondo di verità e di generosità per esempio la preoccupazione del prossimo, l'amore per l'oppresso ecc ... E dedicarsi al prossimo, sia pure nell'errore, è sempre più cristiano che buttar via la vita a badare a divertir se stessi, sia pure sotto le ali del prete . E dalle associazioni cattoliche non è ancor uscito un santo di quelli che rivoltolano un secolo. Non c'è da farsene meraviglia. Per esemplari si propongono le biografiec di certi buoni giovani che andavano in montagna a sciare per trovare Dio. Che trattavano le loro persone di servizio con tanta umiltà. E all'Università pigliavano sempre la lode. E non mettevano mai un piede in un cine (escluso quello parrocchiale s'intende). E non davano noia a nessuno e tutti dicevano bene di loro. E il loro funerale fu un trionfo e tutti piansero e nessuno tiròun sospiro di sollievo. Non si puòpretendere che scoppino fuori i doni più profondi dell'anima operaia per poste così meschine e così estranee alla pagina di storia che si sta voltando in questi anni.. .... non vedremo sbocciare dei santi finchè non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all'ingiustizia sociale.
AUTORITRATTO.
Eppure io non splendo di santità. E neanche sono un prete simpatico. Ho anzi
tutto quello che occorre per allontanare la gente. Anche nel fare scuola sono pignolo, intollerante, spietato. Non ho retto i giovani con doni speciali di attrazione. Sono stato solo furbo. Ho saputo toccare il tasto che ha fatto scattare i loro più intimi doni. lo ricchezze non ne avevo. Erano loro che ne traboccavano e nessuno lo sapeva.
COSA HO FATTO?.
Ho toccato il loro amor proprio, la loro naturale generosità, l'ansia sociale
che è nell'aria nel nostro secolo e quindi nel fondo del loro cuore, l'istinto di ribellione dell'uomo, di affermazione della sua dignità di servo di Dio e di nessun altro. Non era mica vero che i nostri giovani si divertissero quando si facevano martirizzare nel fango intorno al campo sportivo. Era tutta un 'immensa frode .... E che i più erano lì solo per non restare isolati. Il terrore di chi non ha istruzione è quello e per quello rinuncia anche alla sua personalità. ..... I preti dei ricreatori e i comunisti delle Case del Popolo non hanno stima della gioventù operaia e così pur di non perdersela non han saputo far meglio che accarezzare le sue passioni.
NON AVERE PAURA DELLA DIVERSITA'.
Non hanno avuto paura di restare isolati, non si
sono dovuti far puntellare da un 'organizzazione per non cascare, perchè i1 loro isolamento era popolato di idee chiare, della gioia di vivere e di combattere, di non dover correre sempre affannosamente nella scia di avanguardie non cristiane, ma di precedere sempre i1 secolo, di trascinarselo dietro come un garzoncello intimidito .
SVALUTAZIONE DEI GIOVANI.
Avete supposto a priori che i giovani sono pecore e che si
sarebbero buttati dalla parte più numerosa e vincente. Ed ecco i vostri manifesti elettorali che esaltano le vittorie e le maggioranze raggiunte. Ecco le adunanze oceaniche, le feste, le processioni, i cortei oceanici. Io ho supposto a priori che i giovani sono generosi e si fanno ammazzare più volentieri per il debole che per il forte, per il soccombente che per il trionfatore.
CEDIMENTI.
Avete notato che i ragazzi divorano fumetti malsani. Li stimate cosi poco che non
avete pensato ad altro che a stampare altrettanti fumetti altrettanto malsani, ma cattolici. Avete visto il mondo impazzire dietro il cine e la televisione conditi di procacità. Siete corsi a cristianizzsre questi due mezzi di corruzione e le stesse procacità. Tra poco cristianizzerete anche le sale da ballo. Ho sentito dire che all'estero il progresso è giàgiunto a questo bel traguardo. (pagg. 239-240-241-242--243-244)
SCEMI COME ME.
Non mi sarebbe meritato di raccontare questo episodio perchè ci passo anche
da scemo, ma sopporterò questa umiliazione pur di aver il diritto di insinuare un sospetto: fra i ragazzi cui il giornaletto viene dato in pasto ce ne sarà diversi scemi come me. E ce ne sarà alcuni anche più scemi di me. Ebbene: ubriacare gli scemi è un brutto delitto. (pag. 246)
I NON UTENTI.
E nessuno osserva che i ragazzi a 15 anni ti van via per sempre e non li ristierri
proprio negli anni più importanti della loro vita. E nessuno nota che non hai affrontato il problema centrale, che non hai adempiuto il tuo obbligo di portare i Sacramenti e il Vangelo agli adulti, ai lontani, ai nove decimi del tuo popolo. E nessuno trova a ridire se tu, che sei padre di 5.000 anime, ti dedichi a fare il catechismo a 100 vecchierelle e a curare i1 piccolo gregge dei santi che non han bisogno di medico, lasciando fuori i 4.900 abbandonati alla tempesta. E ognuno si contenta della tua povera scusa: "Non vengono, non ci posso fare nulla. Io sono qui ad ettenderli, i1 catechismo lo insegno, se non vengono è colpa del comunismo': (pag. 468)