Nei mesi scorsi è stato promulgato dal Presidente della Repubblica - su  proposta  del  Ministro  dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, con il Ministro per la Funzione Pubblica e con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali-  lo schema di decreto legislativo  (DL) applicativo della Legge 28 marzo 2003, n.53 di "Delega   al   Governo   per   la  definizione  delle  norme  generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale".

Lo schema di decreto è stato approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri - nella seduta del 12 settembre scorso. Allo stesso Consiglio dei Ministri ritornerà per l'approvazione definitiva al  termine della prevista procedura consultiva, nella quale verranno acquisiti i pareri, obbligatori  ma  non  vincolanti,  della  Conferenza unificata Stato-Regioni-Città e delle competenti Commissioni parlamentari. Nella circolare del 13 gennaio scorso, viene precisato che l'iter di approvazione troverà conclusione nei primi mesi del 2004.

Nelle pagine seguenti presento alcune riflessioni che mi sono state suscitate dalla lettura del cospicuo documento, e che proseguono le pagine già pubblicate relative alla Scuola dell'Infanzia

IL PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE (5-13 ANNI)
ovvero
L'INFANZIA DIMENTICATA

Lo schema di DL definisce il primo ciclo d'istruzione articolandolo in scuola primaria e scuola secondaria di primo grado e prevedendone la durata in otto anni.

La scuola primaria (i primi 5 anni) è suddivisa in un primo anno, raccordato con la scuola dell'infanzia e in due periodi didattici biennali.

La scuola secondaria di primo grado, della durata di tre anni, si articola in un periodo didattico biennale e in un terzo anno che completa  il percorso disciplinare ed assicura l'orientamento ed  il raccordo con il secondo ciclo (scuola secondaria oppure formazione professionale).

La continuità tra i due segmenti  - primaria e secondaria -  che costituiscono un unico ciclo, viene di fatto sancita con l'abolizione dell'esame di licenza elementare. Solo al termine del primo ciclo d'istruzione è previsto l'esame di Stato che è titolo e condizione necessaria per accedere al sistema dei licei, e a quello dell'istruzione e formazione professionale.

La prima questione, che il DL suscita e che vorrei porre all'attenzione, è relativa all'età di accesso alla Scuola primaria. Viene consentito e sancito in maniera esplicita l'accesso al primo anno della "primaria" dei bimbi e delle bimbe che non hanno ancora compiuto i tradizionali 6 anni (per quest'anno scolastico 5 anni e 7 mesi, dal prossimo addirittura 5 anni e 5 mesi).

Il primo anno della scuola primaria viene descritto come "un anno  di raccordo" con la scuola dell'infanzia prevedendo come si debba perseguire obiettivi didattico "il conseguimento delle strumentalità di base o, con un  termine dall'accezione più ampia, dell'alfabetizzazione di base, come conseguimento dei vecchi e dei nuovi alfabeti  informatici per muovere i primi passi nella società della comunicazione e della conoscenza" (art. 6 del DL).

Insomma i "bimbetti" a 6 anni e 1/2 potranno familiarizzare fin da subito tra frasi fatte di parole scritte a stilografica (oppure biro) ma anche tra le lettere dalla tastiera di un PC, magari ricercando in rete amici di "penna" oppure segnali di vita preistorica!

Se la finalità (art. 5 del DL) dell'intero primo ciclo di istruzione è assolutamente condivisibile, in quanto orientata a favorire lo sviluppo della personalità dei discenti, l'idea psicopedagogica che la sostiene è quantomeno inadatta alle caratteristiche dell'età. La principale innovazione didattica (l'alfabetizzazione informatica) risponde all'ipotesi che l'infanzia abbia bisogno di acquisire precocemente nozioni e competenze che garantiscano una adattabilità veloce agli strumenti tecnici contemporanei a disposizione dell'Uomo.

Nulla di più divergente e avulso da quello che il bambino ricerca nel secondo settennio della propria esistenza: un rapporto con il mondo e con chi lo abita. Periodo della vita nel quale acquista una fondamentale importanza l'educazione dei sentimenti attraverso l'esperienza del bello.

In questo senso, fino ai 9/10 anni, il ritmo (degli organi e dei sensi che scoprono il mondo) e l'immaginazione rappresentano la via di accesso alla sensualità dell'esistenza che, se ben acquisita, farà da viatico al successivo risveglio del pensiero logico-cognitivo. Fino a quell'età sarebbe necessario "parlare - ai bimbi - delle cose del mondo, di piante e animali, di monti e fiumi, come nelle fiabe, appellandosi di preferenza alla fantasia": questo mondo dovrebbe "parlare al bimbo e venirgli incontro dal mondo esterno con lo stesso linguaggio che egli conosce già in sé stesso" nel profondo" (Rudolf Steiner).

Il mondo non è da sapere ma da sentire, non è da categorizzare ma da sperimentare il più possibile in maniera diretta e non mediata, scoprendo in esso armonia, bellezza, senso.

Il DL suggerisce invece un percorso che, in maniera progressiva, dalla primaria alla secondaria, realizzi l'acquisizione e lo sviluppo di conoscenze e abilità logico-critiche e capacità di utilizzo di metodologie scientifiche nello studio del mondo.

Il famoso portfolio delle competenze (vedi le considerazioni sulla Scuola dell'Infanzia) è lo spettro che si aggirerà nelle classi: il mondo è un corpo morto da analizzare, il sapere va disarticolato e specializzato, in metodi e discipline, il bambino un "piccolo chirurgo" da addestrare all'uso del bisturi.

Sarebbe invece necessario accompagnare il "volere" e il "sentire" del bimbo e della bimba, per educarne le capacità di accoglienza e comprensione del mondo attraverso un affinamento dei sensi. Solo successivamente (nell'età puberale e adolescenziale), consolidate queste attitudini, i ragazzi e le ragazze potranno essere in grado di conquistare un rigoroso pensiero riflessivo. Il primo settennio di vita dovrebbe essere dunque il tempo della cura e dello sviluppo del movimento fisico, della fantasia, dell'espressività, della creatività, dello spirito di iniziativa. L'acquisizione di informazioni e competenze tecniche per la costruzione della realtà (anche virtuale) dovrebbero caratterizzare l'età della sete del sapere e del desiderio di autonomia, l'adolescenza.

Respingo l'idea che la scuola debba insegnare direttamente
Quelle conoscenze specializzate che si dovranno usare poi nella vita.
Le esigenze della vita sono troppo molteplici
Perché appaia possibile un tale insegnamento specializzato nella scuola.
La scuola dovrebbe sempre avere come suo fine
Che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti.
Lo sviluppo dell'attitudine a pensare e giudicare indipendentemente
Dovrebbe essere sempre al primo posto.
Albert Einstein

ALBERTO RAVIOLA, genitore, si occupa di formazione in ambito sociale; ha scritto con altri  CHIRONE, SOCRATE, BUDDHA. - Modelli e stili di relazione educativa, Arcipelago Edizioni