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6. Tipologia dei portafogli formativi progressivi
I tre tipi di portafoglio più importanti sono: i portafogli
di lavoro, i portafogli di presentazione e i portafogli di valutazione.
Anche se in teoria si tratta di tipologie ben distinte, in realtà
esse tendono spesso a sovrapporsi. È quindi importante che gli
educatori abbiano ben chiari gli obiettivi da raggiungere, i motivi
che li spingono a progettare un portafoglio, e chi sono i destinatari.
a) Il portafoglio di lavoro
Un portafoglio di lavoro è così chiamato perché include progetti
in corso d'opera con esempi di lavori nelle loro diverse fasi
di realizzazione e nella versione finale. Serve come contenitore
per tutti i lavori fatti dal formando, che in seguito saranno
selezionati e raggruppati in un più definitivo portafoglio di
valutazione o di presentazione. Un portafoglio di lavoro è assai
diverso da una semplice cartella di lavoro. Se quest'ultima si
può infatti definire come un mero raccoglitore di tutto il lavoro
fatto e non può svolgere la funzione di una raccolta organizzata,
un portafoglio di lavoro è invece una raccolta ben ponderata dei
lavori, che ha come filo conduttore gli obiettivi da raggiungere.
Di conseguenza tutte le opere relative ad un ambito di competenza
specifico vengono raccolte per essere poi trasferite in un portafoglio
di valutazione o di presentazione. Il portafoglio di lavoro, inoltre,
può essere usato anche per capire ciò di cui il formando ha veramente
bisogno. Tramite questo tipo di portafoglio sia l'allievo che
il docente possono identificare quali sono i punti deboli e quali
i punti di forza del soggetto nel raggiungimento degli obiettivi
di apprendimento, e quindi trarre informazioni estremamente utili
per capire su cosa deve puntare l'insegnamento in futuro. Data
la sua importanza per l'analisi della situazione, i primi destinatari
di un portafoglio di lavoro sono proprio i formandi stessi, sotto
il controllo del docente. Lavorando sul portafoglio e riflettendo
sulla qualità dei lavori che contiene, il formando diventa più
riflessivo e più autosufficiente. Un portafoglio di lavoro è in
genere strutturato attorno ad un ambito specifico di competenza;
i lavori raccolti sono relativi agli obiettivi intesi e documentano
il progresso fatto verso il raggiungimento di questi obiettivi.
È necessario quindi che vi siano raccolti lavori in numero sufficiente
da dare realmente l'idea dei risultati raggiunti. Visto che l'analisi
è lo scopo più importante di questo tipo di portafoglio, alcuni
pezzi potrebbero mostrare magari che il formando non ha raggiunto
pienamente gli obiettivi posti e quindi aiuteranno a progettare
il tipo di insegnamento di cui il formando avrà più bisogno in
futuro.
b) Il portafoglio di presentazione, o dei lavori migliori
Probabilmente l'uso più gratificante che si può fare dei
portafoglio è quello di presentare i lavori migliori, quelli di
cui i formandi vanno orgogliosi. Essi, così come i loro insegnanti,
mostrano un maggiore impegno quando hanno provato la gioia di
esibire i propri lavori più riusciti e di interpretarne il significato.
Molti formatori, che non usano i portafogli per altri scopi, stimolano
comunque i loro studenti alla creazione di un portafoglio di presentazione.
L'orgoglio e il senso di appagamento che i formandi provano valgono
lo sforzo fatto e contribuiscono a stimolare l'apprendimento collettivo.
Lo scopo di un portafoglio di presentazione è quello di mostrare
i risultati migliori raggiunti dal formando. La raccolta degli
esemplari per questo tipo di portafoglio è un modo del formando
per dire "Ecco chi sono. E questo è ciò che so fare". Un portafoglio
di presentazione può essere conservato di anno in anno, aggiungendo
nuovi pezzi che documentino la crescita nel tempo. E se un portafoglio
dei lavori migliori mostra in genere gli sforzi fatti dal formando
per raggiungere gli obiettivi del programma formativo, può anche
documentare le attività fatte in altri contesti, anche lavorativi
o di volontariato. Visto che il formando seleziona i suoi lavori
migliori, i destinatari di un portafoglio di presentazione sono
il formando stesso e le altre persone per lui importanti, come
i propri famigliari e amici, cui lo studente vuole mostrare le
sue capacità. Ulteriori destinatari possono essere non solo i
docenti attuali, in particolare quando si riuniscono per discutere
delle qualità dei diversi soggetti e pronunciarsi ai fini dell'orientamento,
ma soprattutto quelli futuri, che possono conoscere molto di un
formando grazie allo studio del suo portafoglio. In particolare
si possono citare anche i potenziali datori di lavoro, così da
fornire informazioni maggiori su se stessi. I contenuti dei portafogli
sono determinati anche dall'interesse di chi li deve analizzare
e possono includere video, lavori scritti, progetti, relazioni
e attestati. La sola idea che un domani sarà necessario mettere
insieme un portafoglio di presentazione per questi scopi pratici,
può motivare fortemente gli studenti a produrre lavori di alta
qualità.
c) Il portafoglio di valutazione
La funzione più importante svolta da un portafoglio di valutazione
è quella di documentare ciò che un formando ha imparato. I formandi
selezioneranno pertanto i pezzi da inserire nel portafoglio in
base agli argomenti trattati nel programma formativo. Le loro
riflessioni ci diranno a che livello ritengono che i lavori che
compongono il portafoglio attestino la loro padronanza degli obiettivi
fissati. Il primo obiettivo di un portafoglio di valutazione è
quello di documentare l'apprendimento. I lavori che lo compongono
devono essere pertanto scelti in modo da far risaltare le competenze
raggiunte. È il momento della valutazione che porta alla luce
i risultati di un programma; solo stabilendo con precisione ciò
che i formandi devono saper fare, e quale sia il modo migliore
per manifestarlo, si può attribuire un significato a tale valutazione.
I portafogli di valutazione devono essere usati per dimostrare
la padronanza di competenze particolari. Possono abbracciare qualsiasi
periodo di tempo, anche un intero anno. E possono essere dedicati
ad un'unica competenza come a molte insieme. Ci sono molti possibili
destinatari di questo tipo di portafogli. Un primo destinatario
può essere il formatore, che lo usa per accertarsi che gli obiettivi
sono stati raggiunti o per decidere di integrare il programma
con nuove attività o esercizi. Il destinatario può anche essere
lo stesso Centro o Agenzia formativa (a esempio il suo Direttore
o un gruppo di valutazione interno), oppure può servire a una
valutazione esterna di funzionari pubblici o di un'Agenzia valutativa,
che in questo modo raccolgono una documentazione dell'apprendimento
dei formandi. Ciò permette in alcuni casi di affrontare le transizioni
tra un sottosistema formativo e un altro o di ricevere una certificazione
di competenze raggiunte. Un ulteriore destinatario, anch'esso
molto importante, è proprio il formando stesso, che grazie al
portafoglio può convincersi dei passi in avanti fatti nel processo
di apprendimento. Ci sono otto punti da tenere presenti nella
progettazione di un portafoglio di valutazione. Dal momento che
ogni pezzo aggiunto al portafoglio rappresenta un certo risultato,
questi otto punti riassumono i principi necessari per stabilire
dei buoni criteri di valutazione di tali risultati.
1) Determinare gli obiettivi formativi che devono essere evidenziati
nel portafoglio.
2) Stabilire che tipo di decisione deve essere presa sulla base
della valutazione dei portafoglio. Il giudizio espresso per esempio
può essere utilizzato per valutare i progressi compiuti e la possibilità
di passare a un livello superiore di formazione.
3) Progettare in maniera adeguata le attività e le prove da assegnare
ai formandi per valutare il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Assicurarsi che siano adatte a ciò e alle competenze che i formandi
dovrebbero acquisire. Queste considerazioni assicureranno la validità
del giudizio espresso.
4) Definire i criteri da tenere presenti in ogni prestazione o
prova e stabilire gli standard di rendimento per ogni criterio.
5) Stabilire chi valuterà i pezzi che compongono il portafoglio.
Saranno i singoli formatori o l'intero gruppo di formatori impegnato
nel programma? Saranno formatori o valutatori esterni, magari
in collaborazione con quelli interni?
6) Formare adeguatamente i formatori o gli altri valutatori sulle
modalità con cui formulare il proprio giudizio. Questo ne assicurerà
la veridicità e attendibilità.
7) Insegnare gli argomenti previsti dal programma, dare delle
valutazioni, raccoglierle nei portafogli, assegnare un giudizio.
8) Seguendo le modalità espresse nel punto 2), prendere delle
decisioni basate sulla valutazione dei portafogli.
I portafogli di valutazione sollevano molti problemi importanti
sia pratici che tecnici, in modo particolare se vengono usati
per prendere e documentare delle decisioni. Possono essere usati
per stabilire se i formandi hanno acquisito le competenze fondamentali
del programma, e un eventuale esame finale può diventare a questo
punto solo un momento formale di constatazione. Analogamente si
può procedere nel caso di certificazione di competenze. In casi
come questo, è essenziale che le procedure utilizzate per valutare
il lavoro del formando rispettino degli standard di validità e
attendibilità.
7. La gestione del portafoglio formativo progressivo
Oltre alla tipologia sopra ricordata, una ulteriore articolazione
emerge a seconda che a organizzarlo, gestirlo e valutarlo sia
il formando sotto la guida del formatore e in collaborazione con
lui oppure che sia il formatore stesso a progettarlo, svilupparlo
e utilizzarlo in vista di una valutazione finale. Esaminiamo in
primo luogo le ragioni che suggeriscono una valorizzazione di
un portafoglio che responsabilizzi principalmente il formando
stesso. Pur potendo introdurre questa modalità operativa a ogni
età, è abbastanza evidente che essa si presta in maniera particolarmente
stimolante nel caso della formazione di giovani e di adulti (anche
in processi di formazione continua) con obiettivi chiaramente
identificati in termini di competenze e di standard di competenze.
1) Un portafoglio gestito dal formando
In questo caso, ogni formando predispone una cartella (o portadocumenti)
che comprende: a) una selezione dei lavori svolti in un
certo periodo di tempo;
b) la presentazione dell'organizzazione della cartella
e una descrizione del contenuto;
c) una propria valutazione del contenuto. La cartella che
comprende i lavori svolti e la loro valutazione in genere viene
progettata, organizzata e valutata dal formando in collaborazione
con il formatore; in alcuni casi può essere solo il formando a
fare ciò. Evidentemente a seconda dell'impostazione prescelta
si adotteranno metodi e si otterranno risultati differenti. Nel
caso di un portafoglio che coinvolge in prima persona il formando
non solo nell'organizzarlo, ma anche nel valutarlo, le ragioni
che hanno portato alla sua introduzione si possono così riassumere:
a) favorire un metodo di valutazione che permetta ai formandi
di dimostrare i loro punti di forza e non solo le loro debolezze;
b) valorizzare la varietà degli stili di apprendimento propri
di ciascuno;
c) valorizzare metodi di studio che inducano alla riflessione
accurata e all'indagine attenta;
d) promuovere l'autovalutazione e la fiducia in se stessi;
e) incoraggiare i formandi a comunicare in modo efficace le
loro acquisizioni significative;
f) promuovere un apprendimento che superi il solo dare
una risposta giusta alle domande del formatore;
g) sottolineare il ruolo del formando come attivo costruttore
delle sue conoscenze e quello di guida dell'insegnante.
Lo sviluppo del portafoglio da parte dei formandi implica poi
in questi un'attenta riflessione, capacità di scrittura, capacità
di autocritica nel presentare se stessi. Esso è diretto quindi
a:
a) migliorare le forme di valutazione del lavoro dei formandi
da parte degli insegnanti;
b) promuovere abilità di autovalutazione;
c) migliorare la comunicazione reciproca tra formandi;
d) spostare la motivazione da un orientamento al solo voto
(al risultato) a un orientamento anche all'apprendimento (alla
prestazione);
e) rendere gli allievi più consci di quello che hanno studiato
e di quello che hanno appreso.
Per favorire un coinvolgimento più diretto e sistematico dei formandi
è utile in primo luogo:
a) chiarire loro le ragioni per le quali vogliamo impegnarli
nella loro predisposizione, a esempio abilità, concetti e atteggiamenti
che si vogliono promuovere;
b) prefigurare e comunicare regole pratiche agevoli per impostarli
e per gestirli, incluso il luogo dove collocarli;
c) far conoscere loro le nostre attese nei riguardi del loro
lavoro.
A questo fine, la documentazione da includere può comprendere:
a) una lista completa dei contenuti ordinati numericamente;
b) una relazione scritta dallo studente che descrive il
suo portafoglio, i criteri di selezione (a esempio egli spiega
perché un qualche compito o impegno scolastico era particolarmente
difficile oppure piacevole da svolgere, perché è stato possibile
collegare il lavoro con la propria esperienza, perché mostra un
miglioramento, perché è il lavoro preferito o migliore);
c) i cinque migliori lavori svolti che riflettono gli argomenti
studiati e le attività svolte (questi devono o possono includere
il compito affrontato, il suo titolo, la data, il nome e cognome,
il numero progressivo, un foglietto di carta attaccato che riporta
il perché è stato incluso).
2) Un portafoglio gestito dal formatore
Questo approccio è generalmente preferito quando si tratta di
percorsi formativi di tipo scolastico o anche di formazione professionale
iniziale. Tuttavia occorre precisare che un portafoglio di questo
tipo esige sempre un coinvolgimento adeguato da parte del formando.
In questo caso, il formatore predispone una cartella (o porta
documenti) per ogni formando che comprende:
a) una selezione dei lavori svolti e delle osservazioni raccolte
in un certo periodo di tempo;
b) una interpretazione e valutazione del contenuto.
La cartella che comprende i lavori svolti da un formando e la
loro valutazione può essere progettata, organizzata e valutata
dal formatore stesso oppure dal formatore e dal formando in collaborazione.
Evidentemente a seconda dell'impostazione prescelta si adotteranno
metodi e si otterranno risultati differenti. Dal punto di vista
dei formatori l'uso di questa pratica valutativa consente di raggiungere
alcuni obiettivi, che in gran parte sono simili o coincidenti
con quelli precedentemente considerati:
a) permettere al formatore una visione più articolata e distribuita
nel tempo del lavoro svolto dai singoli formandi e dei risultati
conseguiti;
b) favorire la valorizzazione delle opinioni, interpretazioni
e valutazioni che i formandi sviluppano quanto al loro modo di
lavorare, ai risultati che riescono a ottenere, alle aree di forza
e di debolezza che riescono a percepire in loro stessi;
c) sollecitare nel formatore una riflessione interpretativa
e valutativa più complessa e non solo legata al calcolo di una
media di voti o di giudizi raccolti;
d ) mettere a disposizione uno strumento per comunicare con
altri interessati ai processi formativi (a esempio i genitori,
i colleghi, altri formatori, amministratori, ecc.) non solo i
risultati di un programma formativo, ma anche il percorso effettivamente
seguito, le condizioni iniziali dei formandi, le loro acquisizioni
(o incertezze) progressive, segnalare eventuali ulteriori necessità
di intervento ecc.;
e ) documentare meglio il proprio lavoro formativo, riflettere
sulla base di una documentazione longitudinale sulla qualità della
propria azione formativa, sui miglioramenti che possono essere
introdotti, fare il punto della situazione ed eventualmente riprogettare
il programma formativo sulla base dei risultati via via ottenuti;
f ) sollecitare la capacità autovalutativa e valutativa comparativa
più generale nei formandi, soprattutto se si coinvolgono in forme
di valutazione reciproca dei loro portafogli.
8. Sulla progettazione e valorizzazione di
un portafoglio formativo progressivo
Per impostare la progettazione e lo sviluppo di un portafoglio
formativo progressivo occorre in ogni caso e in primo luogo:
a) chiarirsi le ragioni per le quali lo si vuole predisporre,
individuando con chiarezza le competenze che si vogliono promuovere,
il loro carattere (specifico o trasversale) e il loro livello
o standard;
b) decidere quali documenti si intende includere: documenti
scritti, prove pratiche, lavori di ricerca o di indagine individuali
o di gruppo, schede osservative specifiche, schede osservative
più trasversali, giudizi elaborati sulla base di colloqui o interviste
strutturate, risultati di questionari ecc.;
c) datare e numerare progressivamente i materiali inclusi.
Un portafoglio di valutazione può costituire la base fondamentale
per l'elaborazione del giudizio oppure costituire solo uno dei
suoi elementi di riferimento accanto o in sostituzione parziale
di altre forme di valutazione. Esso comunque costituisce una base
documentaria estremamente utile per:
a) un'autovalutazione da parte del formando che deve imparare:
a categorizzare i propri lavori, a organizzarli, ad analizzarli,
a criticarli;
b) la valutazione reciproca da parte dei colleghi che possono
esaminare il portafoglio a piccoli gruppi o a coppie;
c) la valutazione collettiva, esempio fotocopiando su lucido
un lavoro e commentandolo in pubblico;
d) la valutazione individuale di ciascuno.
L'esame valutativo di un portafoglio può essere
indirizzato verso due specifici obiettivi: da una parte si possono
valutare i singoli lavori utilizzando opportune strategie, dall'altra,
valutare l'organizzazione stessa del portafoglio, le osservazioni
e riflessioni scritte, i criteri di selezione adottati e il modo
di valorizzarli. Quanto all'analisi dei singoli contenuti, una
prima strategia di lavoro consiste nel valutare i singoli pezzi
del portafoglio per poi assegnare una valutazione globale. Una
seconda strategia consiste nel valutare i vari pezzi presi in
considerazione utilizzando uno schema analitico o una lista di
categorie. Quanto al portafoglio stesso gli elementi di giudizio
possono essere: diversità e rappresentatività dei testi selezionati;
qualità delle riflessioni a essi allegate; organizzazione delle
cartelle. In generale è possibile seguire questa strategia:
a) in primo luogo dividerli per livelli: eccellenti, soddisfacenti,
debbono migliorare;
b) poi, all'interno dei singoli livelli, articolare i giudizi
sulla base degli elementi sopra riportati; c) infine, sviluppare
commenti individuali.
Una tecnica valida e facilmente utilizzabile
consiste nel:
a) progettare una scheda o griglia di valutazione basata sugli
obiettivi formativi fondamentali che si intendono perseguire nel
corso del periodo e articolata secondo tre, quattro o cinque livelli;
b) per ogni formando scegliere gli obiettivi che si ritengono
più importanti o urgenti sulla base delle rilevazioni fatte all'inizio
del ciclo o quadrimestre;
c) utilizzare la scheda o griglia così adattata al caso individuale
per leggere e interpretare i lavori inclusi nella cartella, indicando
in ogni casella il numero del documento di riferimento.
9. Il bilancio delle competenze
Il portafoglio formativo progressivo si presta particolarmente
bene per portare a termine un bilancio delle competenze, sia iniziali,
sia progressivamente acquisite, sia finali. Il concetto di bilancio
è abbastanza comune. Esso viene applicato per lo più in campo
economico-finanziario e significa confrontare le entrate con le
uscite sia in termini di guadagni e spese già effettuati, sia
di guadagni e spese solo previsti. Si tratta in questo caso dei
cosiddetti bilanci consuntivi e preventivi. Un bilancio serve
in primo luogo a valutare la situazione economico-finanziaria
personale o familiare o aziendale al fine di compiere, a ragion
veduta, le scelte future. Queste possono essere talvolta dolorose,
perché implicano rinunce, tagli o dichiarazioni di fallimento;
talvolta segnalano possibilità di investimento, di sviluppo; il
più spesso aiutano a impostare in maniera realistica le proprie
esigenze e le proprie aspirazioni. L'elaborazione sistematica
dei propri bilanci permette poi di verificare nel tempo la bontà
delle proprie previsioni e di calibrare meglio le proprie scelte.
Il concetto di bilancio riveste anche grande importanza in campo
sanitario. Un check-up generale ha infatti tutti i caratteri di
un bilancio dello stato di salute di una persona. Le analisi e
le diagnosi che vengono effettuate permettono di valutare, tenendo
anche conto dell'età, della storia sanitaria della persona, delle
sue abitudini ecc., la presenza, l'assenza o la probabilità di
patologie più o meno gravi. Da questa diagnosi possono derivare
indicazioni terapeutiche e/o preventive. E, soprattutto nel caso
di presenza o di pericolo di malattie, si chiede di verificare
periodicamente lo stato di salute personale. Bilanci di questo
tipo sono tanto più necessari quanto più importanti e decisive
per la vita personale o collettiva sono le scelte che ne derivano.
Sembra quindi del tutto naturale che forme di valutazione simili
debbano essere presenti anche nel campo formativo, soprattutto
quando si devono affrontare scelte determinanti per il proprio
futuro. Tuttavia tradizionalmente, soprattutto in ambito scolastico,
essi si limitano molto spesso a un confronto più o meno affidabile
tra quanto gli studenti avrebbero dovuto sapere e quello che sanno.
Questa valutazione avviene inoltre generalmente sulla base di
confronti tra le prestazioni degli studenti della stessa classe,
più raramente della stessa scuola. Raramente tali valutazioni
si basano su un confronto sistematico tra gli elementi che dovrebbero
caratterizzare il profilo di un allievo ritenuto adeguatamente
preparato in termini di conoscenze, capacità e atteggiamenti e
quelli che egli manifesta di possedere. La tendenza a impostare
la valutazione per obiettivi ha migliorato un po' la situazione,
ma ha anche reso più diversificato e variabile il profilo finale
di riferimento.
a) Un bilancio delle competenze iniziali
Il punto più trascurato rimane spesso quello relativo alla diagnosi
delle risorse interne disponibili sul piano cognitivo, affettivo
e motivazionale ai fini dell'apprendimento ulteriore. Ciò vale
parallelamente quando si tratti di compiere un'analoga diagnosi
quanto al potenziale di apprendimento e di sviluppo professionale.
Occorre subito chiarire che non si tratta in questo caso di compiere
una diagnosi clinica della personalità del formando. Disturbi
della personalità possono influire particolarmente sugli stati
affettivi e motivazionali, ma dal punto di vista dei processi
formativi interessano di più le risorse interne disponibili che
risultano particolarmente rilevanti. Il quadro di riferimento
generale da tener presente nell'elaborazione di un bilancio delle
risorse personali in ordine all'apprendimento professionale si
articola secondo due dimensioni fondamentali di riferimento. La
prima concerne le risorse stesse, cioè quali conoscenze, abilità
e atteggiamenti sono particolarmente rilevanti in questa diagnosi.
Non si tratta solo evidentemente di contenuti conoscitivi, ma
anche di strategie di gestione dei processi cognitivi, affettivi
e motivazionali. La seconda dimensione riguarda gli strumenti
e i metodi che consentono di ottenere informazioni valide e affidabili.
Focalizzando, a titolo esemplificativo, l'attenzione sul passaggio
dalla scuola alla formazione professionale, quanto ai contenuti
conoscitivi vengono generalmente presi in considerazione soprattutto
la lingua italiana e la matematica. Ciò deriva dal riconoscimento
internazionale ormai consolidato circa gli influssi che le conoscenze
e le competenze di queste due discipline hanno sui percorsi scolastici
degli allievi. Quanto alle strategie cognitive, affettive e motivazionali,
gli studi recenti hanno messo in risalto le centralità, al fine
di garantire apprendimenti significativi, stabili e fruibili,
di alcune di esse. Sono state indicate in particolare: strategie
di focalizzazione dell'attenzione, strategie elaborative, strategie
di autoregolazione, strategie organizzative dirette alla comprensione
e al ricordo; percezione della propria competenza, ansietà, volizione,
stile attributivo. A tutto questo si possono aggiungere le attese
e le aspirazioni personali. Per quel che concerne i metodi e gli
strumenti di rilevazione, il consiglio più ragionevole suggerisce
di tener conto di tre fonti informative fondamentali: l'autopercezione
e l'autovalutazione del soggetto, la qualità delle sue prestazioni
scolastiche orali, scritte e pratiche, e l'osservazione sistematica
dei docenti. Si viene ad avere così una sorta di triangolazione
dei dati, che ne permette una migliore verifica non solo quanto
a validità e pertinenza, ma anche, se non soprattutto, sul versante
di una loro valida e significativa interpretazione. Nel caso di
un bilancio diretto prevalentemente alle scelte scolastiche e/o
professionali risulta anche opportuna una qualche forma di colloquio
clinico-diagnostico che, prendendo lo spunto dalle altre informazioni
raccolte, le verifica sul piano della concezione di sé e su quello
delle attese e delle aspirazioni personali.
b) Il portafoglio formativo progressivo e la certificazione
delle competenze
I due concetti sopra richiamati, quello di competenza. e quello
di bilancio delle competenze, entrano in gioco in maniera centrale
quando si debba fornire una qualche forma di certificazione delle
competenze effettivamente acquisite. In questo caso occorre distinguere
due modalità specifiche di lavoro derivanti da finalità valutative
diverse. La prima modalità certificativa riguarda l'acquisizione
delle competenze intese da uno specifico programma formativo.
Il bilancio che deve essere condotto riguarda la situazione finale
del formando quanto agli obiettivi effettivamente raggiunti. Tuttavia,
soprattutto quando si tratti di formazione professionale iniziale,
è assai rilevante ai fini certificativi tener conto del bilancio
iniziale condotto soprattutto considerando le esigenze poste dal
programma formativo e dai suoi obiettivi fondamentali. Il confronto
tra condizioni di entrata e situazione finale permetterà anche
di evidenziare il reale guadagno formativo realizzato. Ai fini
interpretativi, poi, di questo guadagno, più o meno elevato, è
utile ripercorrere con l'ausilio del portafoglio formativo progressivo
le tappe del processo di acquisizione delle competenze, anche
per evidenziare con più chiarezza, tramite la considerazione della
famiglia di prestazioni in esso documentate, anche il livello
raggiunto nella padronanza di tali competenze. Una seconda modalità
certificativa prescinde dal percorso, o dai percorsi, e dal programma
formativo, o dai programmi formativi, seguiti dal soggetto e si
concentra solo sul patrimonio di competenze posseduto dal soggetto
che viene esaminato. È questa una tendenza sviluppatasi soprattutto
in Francia negli anni settanta e ottanta per favorire le transizioni
tra sistema formativo e sistema produttivo, tra formazione e lavoro
e viceversa. Tenendo conto del concetto di competenza adottato,
emerge in questo caso la necessità che un bilancio certificativo
consideri uno spettro sufficientemente ampio di prestazioni. La
costituzione di un portafoglio valutativo è anche in questo caso
estremamente importante; esso tuttavia risponde a finalità orientative
e dichiarative di livelli raggiunti (o standard) in competenze
rilevanti ai fini delle transizioni intese e quindi tiene meno
conto dei percorsi e dei programmi precedentemente seguiti. Tuttavia
queste informazioni risultano utili anche quando si debba esprimere
una valutazione globale, in particolare in termini di disponibilità
ad ulteriori apprendimenti, e vanno, quindi, incluse nella documentazione
raccolta.
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