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LA SINDROME DEL BURNOUT TRA GLI OPERATORI DELLA SANITÀ - Centro di Formazione A.Schweitzer
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ABSTRACT
La qualità della vita lavorativa degli operatori sanitari è particolarmente provata dalla evidente
asimmetria relazionale che si instaura nelle professioni d’aiuto, nelle quali il contatto con la
sofferenza dell’utente è continuo e richiede una capacità non comune di presa in carico del dolore
altrui. Tutte queste circostanze rendono a rischio le professioni sanitarie e questo rischio aumenta
quanto più gli aspetti organizzativi e i sostegni formativi offerti dalla struttura all’operatore sono
carenti e non lo aiutano ad affrontare i suoi gravosi compiti.
Per affrontare il problema del disagio lavorativo dal punto di vista psicologico bisogna anzitutto
chiarire che cosa si intende per emozioni, stress e burnout, ovvero delineare il percorso che
intercorre tra salute e disagio.
Le emozioni sono dei processi pluricomponenziali finalizzati all’adattamento e costituiti da un insieme integrato di aspetti cognitivi, espressivo-comunicativi, di comportamenti strumentali e di vissuti soggettivi (Galati, 2002). L’esposizione a troppe emozioni, per di più negative ed intense, porta all’innescarsi di presupposti che favoriscono lo stress. Il concetto di stress, già adoperato nel
XVII secolo dai fisici per indicare la pressione che una struttura fisica è in grado di sopportare, ha
acquisito oggi un nuovo significato: viene definito uno “stato nel quale l’individuo si viene a
trovare quando è messo di fronte a dei fatti ambientali che richiedono una modificazione del proprio
atteggiamento o modo di comportarsi” (Darley, Glucksberg e Kinchla, 1986). In tutte quelle
situazioni in cui l’individuo appare sopraffatto dalle richieste ambientali emergono situazioni
stressanti.
Simile allo stress, ma specificatamente legato all’ambito lavorativo, è il fenomeno del burnout
conosciuto sin dalla metà degli anni ottanta come disturbo che può colpire particolari categorie di
lavoratori sottoposti per motivi professionali a intensi e protratti fattori di stress. È una sindrome
specifica legata all’attività lavorativa e che porta al disagio emotivo, alla sensazione di essere
sopraffatti e di perdere il controllo della situazione (Fassio e Galati, 2002); i cui sintomi si
esprimono a livello cognitivo, emotivo, comportamentale e somatico.
Il disagio colpirebbe in particolare coloro che hanno investito di più nella professione in termini di
aspettative e non hanno trovato gli strumenti per controllare la situazione; si crea un circolo vizioso
di frustrazioni che, se non affrontate in maniera diretta, portano all’isolamento e all’adozione di
strategie maladattative (apatia, abbandono dell’attività, stili di vita non salutari). La sindrome del
burnout, seppur altamente invalidante, non è ancora arrivata ad un riconoscimento istituzionale, per
cui gli operatori si trovano a fronteggiarla da soli e senza sostegno. Freudenberger (1974) mutuò il
termine di burnout dall’ambito sportivo, dove veniva impiegato per indicare una situazione fisica di
esaurimento delle forze che porta ad un inevitabile ritiro dall’agonismo; oggi è anche adoperato
dagli astronomi per indicare l’esaurimento di una stella, la sua morte per completa combustione. Il
termine, trasposto in ambito psicologico, ha riscosso un grandissimo successo ed è stato utilizzato
spesso dagli psicologi del lavoro e delle organizzazioni per indicare particolari situazioni critiche
riferite all’attività lavorativa.
In tempi recenti sono stati introdotti alcuni strumenti di misura del burnout e uno di questi, la scala
ideata da Christina Maslach (Maslach e Jackson, 1993), è il più conosciuto ed adoperato nei servizi
sociosanitari e nelle istituzioni educative (medici, infermieri, educatori, assistenti sociali, insegnanti); risulta quindi essenziale per la pianificazione di programmi di intervento specifici.
Tramite questa scala si evidenziano tre fattori: l’esaurimento emotivo, la depersonalizzazione ed il
coinvolgimento personale. In questi ultimi anni, grazie al contributo dell’autore Leiter, questa scala
si è arricchita di items finalizzati allo studio di fattori legati al contesto socio-lavorativo riguardanti
l’adattamento alla vita lavorativa e la percezione dell’aspetto organizzativo. Questi fattori sono: il
carico lavorativo, il controllo, il riconoscimento, l’integrazione sociale, l’equità, i valori, il cambiamento, la supervisione, la qualità lavorativa, lo sviluppo professionale ed infine la coesione
del gruppo di lavoro (Maslach e Leiter, 1997). Le Organizzazioni in cui gli operatori lavorano
interpretano il disagio lavorativo come scarsa motivazione, incompetenza e fragilità psicologica.
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