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Ergopolis
Stress e Burnout - Un problema crescente per i lavoratori non manuali (Federazione Internazionale Sindacati Metameccanici)
INDICE
Introduzione .................................................................................... i

PARTE I
Stress e Burnout - Descrizione sommaria e tendenze generali. L’andamento dello stress e del burnout degli anni novanta A cura di Birgitta Rolander ............................................................ 1
Lo stress relativo al lavoro e le sue conseguenze A cura di Marie Åsberg, Åke Nygren e Gunnar Rylander.... 12
Lo stress ed il suo costo – una risposta dell’OIL A cura di Vittorio Di Martino...................................................... 30
Stress e burnout – da un problema globale ad una soluzione globale A cura di Michiel Kompier.............39
La difesa degli interessi dei lavoratori e la nuova autonomia sul lavoro A cura di Wilfried Glissmann.......... 51
Lo stress tra i lavoratori non manuali in Giappone A cura di Tadahisa Oyanagi ................ 67
Stress e burnout – Una prospettiva indiana A cura di Dilip Kumar Palit.......................................................... 79

PARTE II
Qual'è la risposta dei sindacati? Cosa fanno i sindacati di fronte a questo problema in costante aggravamento?
A cura di Barbro Sundqvist.......................................................... 87
Le strategie sindacali di prevenzione del sovraccarico di lavoro e dello stress nei Paesi Bassi
A cura di Jan Warning ................................................................ 89
Lavorare senza fine – Il mio tempo è la mia vita A cura di Siegfried Balduin .......................................................... 95
Le attività del Centro “Heartful” del Denki Rengo A cura di Hidehiko Ishimoto...................104
Stress e burnout – La risposta di ISTC A cura di Eddie Lynch ................................................................111
Osservazioni conclusive...............................................................116


INTRODUZIONE
Tutti sanno che cos’è lo stress. Fa parte della vita e forse, in una certa misura, è necessario sul lavoro e fuori. C’è chi addirittura è più produttivo e creativoquando lavora sotto stress. Ma se lo stress è intenso ed incessante, diventa un fenomeno negativo che risulta in malattie fisiche e disturbi psicologici.
L’Unione Europea ha svolto un valido lavoro di ricerca sullo stress dal qualerisulta che apparentemente ci sono differenze tra il nord ed il sud. Allorchè la forza lavoro in Europa meridionale lamenta più sovente problemi di ambiente fisico ed ergonomico, i paesi dell’Europa settentrionale riferiscono livelli distress molto più elevati.
E’ vero che il modo in cui il lavoro è organizzato varia fortemente dal nord al sud, e che nel nord la tradizione gerarchica dell’organizzazione del lavoro èmeno presente. Diversi sono anche i sistemi di previdenza, le legislazioni ed i sistemi sanitari.
Ciò detto, vi sono anche aspetti comuni che ricollegano la predominanza dello stress e del burnout ai cambiamenti in atto sul mercato del lavoro, in parte dovuti agli effetti della globalizzazione economica. E la globalizzazione economica colpisce tutti i lavoratori nello stesso modo.
La globalizzazione dell’economia ha dato luogo a mutamenti importanti della natura del lavoro ed intensificato la pressione esercitata sui lavoratori. In un ampio ventaglio di occupazioni, la gente deve far fronte ad una crescenteincertezza, ad esigenze sempre pressanti di maggiore produttività, flessibilitàed impiegabilità.
La ristrutturazione, la produzione snella, il subappalto e l’approvvigionamento esterno riducono il numero di posti di lavoro ed aumentano le esigenze nei confronti dei lavoratori, in termini tanto di qualità che di quantità di produzione. I lavoratori devono produrre di più, in meno tempo ed in qualsiasi momento. Date le esigenze concorrenziali, le aziende oggi sono diventate vere e
proprie fabbriche di stress. Non sono più le macchine a guastarsi, ma i lavoratori.
Finora, lo stress connesso al lavoro è stato considerato nel contesto dei paesi industriali. Ma è sempre più provato, benchè in modo frammentario ed incompleto, che lo stress colpisce anche i lavoratori dei paesi in fase disviluppo.
Lo stress non riguarda soltanto i lavoratori non manuali. Da anni, il burnout è considerato un rischio occupazionale, frequente anzitutto nelle professioni in rapporto con la gente, come i servizi sociali, l’istruzione e la sanità. Oggi colpisce tutte le professioni e tutte le categorie di lavoratori, e tra queste, i lavoratori non manuali sono particolarmente esposti alle attuali tendenze del mondo del lavoro, assolutamente deleterie per la salute.
L’introduzione dell’informatica non è probabilmente estranea a questo sviluppo. Le nuove tecnologie e la scienza informatica impongono il loro ritmo sulla vita quotidiana. Le nuove tecnologie hanno reso le delimitazioni tra lavoro e vita privata meno chiare. I programmi di lavoro non sono più quelli di
un tempo. In molte aziende, per alcune categorie di addetti, il tempo è sempre meno importante. Quello che conta è portare avanti i progetti ed ottenere risultati. Che la gente debba fare straordinari per conseguire tali risultati, non è una preoccupazione dei dirigenti delle aziende.
Qual’è la risposta sindacale allo stress e come la si può tradurre in un’azione politica pratica? Sono stati sviluppati programmi volti ad aiutare i lavoratori, è stata varata una legislazione in materia? Che cosa si può e si deve fare?

In molti paesi, il livello di consapevolezza tanto nell’opinione pubblica che tra i lavoratori è basso. In Svezia, il livello è alto e lo stress è riconosciuto come una malattia occupazionale. Questo non vale per la Francia nè la Svizzera. In che modo i sindacati possono migliorare la consapevolezza e le conoscenze dei loro iscritti per quanto riguarda le cause dello stress sul lavoro e la sua
incidenza sulla salute? In che modo possono rispondervi? Il problema deve essere risolto individualmente o collettivamente? Lo stress ed il burnout devono rientrare tra le priorità negoziali del sindacato? Se sì, in che modo i sindacati possono negoziare un linguaggio contrattuale collettivo di
protezione e di prevenzione con i datori di lavoro? Come possono negoziare azioni concrete laddove mancano leggi, direttive e documenti programmatici in materia? In che modo i sindacati possono sensibilizzare i datori di lavoro sul problema e farli cambiare?

Lo stress ha un costo elevato, non solo umano ma anche finanziario. Da un certo numero di studi risulta che i costi dello stress per la società sono in costante aumento. Questo fattore costo è di per sè una ragione valida e sufficiente perchè i governi ed i datori di lavoro agiscano e prendano iniziative
concrete per migliorare la situazione. Lo stress ha effetti deleteri non solo sulla salute dei lavoratori ma anche sui risultati delle aziende. Allenta l’impegno dei lavoratori sul lavoro, e questo è un elemento che i datori di lavoro dovrebbero essere in grado di capire.
Risolvere le conseguenze negative dei cambiamenti di natura del lavoro è da sempre una funzione chiave delle relazioni industriali. Un’organizzazione del lavoro in costante mutamento, ed il suo corollario, ossia stress e burnout, sono sfide che i lavoratori organizzati ed i sindacati sono chiamati a cogliere. Forse sono necessari nuovi atteggiamenti e strategie per impostare questa
nuova area di tutela dei lavoratori.
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