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Ergopolis
Secondo noi il mobbing non è un paradigma scientifico fondato, ma solo un nome esotico dato ad un insime di fenomeni noti da quando è nata la Psicologia del Lavoro e dell'Organizzazione. Tuttavia riportiamo questo articolo perchè i fenomeni riferiti sono ugualmente interessanti e degni di attenzione.
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Un caso di mobbing visto dal Web di FabrizioPivari

Giovanna Carmela Nigris è assistente amministrativo presso il reparto oftalmico del Fatebenefratelli di Milano. Ma non la troverete in ospedale perché da dieci anni è stata spesso costretta a casa da una serie di malattie invalidanti. Ora è a casa per ossigenoterapia in malattia grava riconosciuta dalla Asl Di Milano (il documento su trova nel suo sito). Il suo è un vero calvario fatto di soprusi e angherie; una vita vissuta con collegi e superiori che, quando non avevano nei suoi confronti atteggiamenti ostili, la ridicolizzavano. Ha subito quello che oggi chiamiamo “mobbing” ma ha, anche, pagato sulla sua pelle l'aspetto più dequalificante della sanità italiana. Il silenzio che è calato intorno alla sua vicenda è impressionante ed al tempo stesso preoccupante. Noi, con questa intervista, tentiamo di aprire uno squarcio nella cortina dei ferro che è stata eretta intorno a Lei.

Quando ha capito di essere stata mobizzata?
“Dieci anni fa. All'inizio credevo che fossero cose casuali; cercavo di pensare positivo e minimizzare le cose che mi accadevano. Poi quando ho visto che diventavano sempre più gravi ho capito che era mobbing.”

In che modo veniva attuato nei suoi confronti?
“Il mio calvario è iniziato con il periodo di Mani Pulite; il mio capo ufficio fu arrestato ed io trasferita senza preavviso. Da allora ho lavorato alla accettazione dei referti presso il Fatebenefratelli.”

In un ospedale. Quindi con tutte le precauzioni del caso?
“No, assolutamente. Ho lavorato in quel reparto senza alcuna protezione; c'erano, a volte, dei fogli bagnati di urina, di escreati o di sangue ed io, che ero una impiegata, non avevo le tutele necessarie. Non mi sono stati effettuati esami; non ho fatto alcun corso preventivo.”

I suoi rapporti con i colleghi?
“Andavo d'accordo con tutti fino a quando ho avuto delle discussioni con una dottoressa che, per rispondere al telefono, veniva nella mia stanza con i guanti sporchi di sangue. Quando chiedevo i mezzi di protezione individuali (i cosiddetti DPI, N.d.R.) mi prendevano in giro. ‘Lei è sempre la solita polemica' dicevano; io, invece ,sentivo che quello era un ambiente antigienico; anche perché lo constatavo de visu . Il locale era stretto, c'era la mia scrivania e due banconi per l'accettazione senza alcun vetro di protezione. Sul soffitto una ventola a pale che girando spargeva nell'aria i batteri seccati sulla scrivania. Mi sono ammalata e da quel momento è cominciata la tragedia. La malattia è stata grave.”

Si è rivolta alla Magistratura?
“Si, ho fatto una denuncia penale, ma il 6 ottobre c'è stata la prescrizione. Il primo processo fu, invece, archiviato per un timbro non apposto per errore dagli stessi uffici del tribunale. Ricordo che, in quella occasione, svenni in aula per tutta la tensione accumulata da tanti anni e per la paura di essere licenziata. In seguito il processo fu riaperto con i quattro imputati precedenti, ma poi fu come detto archiviato il 6 ottobre 2004 per prescrizione dei reati. In quest'ultima sentenza non si dice che la malattia non è dovuta a cause di servizio o che gli imputati non avessero commesso dei reati. Ora la sola speranza è la costituzione di parte civile ma bisognerebbe trovare un legale coraggioso e forte. E, francamente, credo di non avere più forze per cercarne uno come finora ho fatto.”

Chi è stato il suo mobber?
“Non è stato un singolo individuo ma un insieme di persone. Ho il sospetto che tutto abbia avuto inizio con l'arresto del mio capo ufficio. Forse, allora, qualcuno pensò che io avessi visto cose che non avrei dovuto vedere. Ma ripeto è una mia supposizione.”

E dopo?
“Anche successivamente ci sono stati personaggi che mi deridevano quando passavo con le stampelle, mi cantavano canzoncine allusive come “Aspetta e spera” o “adesso spogliati”.

Il suo tempo è occupato da visite mediche, carte bollate e quanto altro. Ha un'idea di quando finirà questa odissea?
“Non so. Pensi che sono stata sottoposta a visita collegiale il 18 agosto del 2004 e ancora attendo il verbale di visita medica. Ho chiesto l'accesso alla documentazione che mi riguardava; ma mi è stato negato al punto tale che ho dovuto richiedere l'intervento del 112. Solo con l'arrivo dei carabinieri mi è hanno invitato a presentare formale richiesta scritta per ottenere, forse, una documentazione che avrò entro trenta giorni. Sono stata riconosciuta in malattia grave dalla ASL nel marzo dello scorso anno. In agosto sono stata lasciata a stipendio “zero”; mi hanno, persino, decurtato le 600 euro di spese mediche documentate con il 730.”

Qual è l'attenzione che i mass media hanno avuto per il suo problema?
“Mi sono rivolta alle tre reti RAI, a Maurizio Costanzo, alle Iene, a ‘Mi manda rai tre'; ho chiesto aiuto a Massimo Boldi e a Bruno Lauzi. Ma nessuno si è degnato di una risposta. Io continuo a scrivere a tutti i giornali e a tutte le televisioni; purtroppo senza risultato. Lei è la prima persona che mi contatta.”

Mobbing-sisu.it: perché un sito personale per parlare di un problema generale?
“Il mio è un sito personale nato per un estremo tentativo di difesa. Nessuno mi aiutava e allora è nata l'idea del sito internet. Con il tempo si è sviluppata l'idea di partire dalla vicenda personale per offrire un aiuto concreto a quanti vivono lo stesso problema.”

A queste persone cosa si sente di dire?
“Per superare il mobbing non bisogna avere paura; gli ‘aguzzini' giocano proprio sulla paura e sulla possibilità che la vittima ceda. Ci sono forme gravi di mobbing che possono far morire una persona nel silenzio senza che i cittadini sappiamo nulla. Sono disposta a pubblicare sul mio sito le varie esperienze personali.”

A distanza di dieci anni quali sono le sue condizioni fisiche?
“Ho difficoltà respiratorie ed effettuo una ossigenoterapia quotidiana; le mie difese immunitarie sono scarse a causa delle cure antitubercolari (oltre 20 mesi di chemioterapici); ho problemi neurologici alle gambe che mi hanno creato difficoltà di deambulazione; ho entrambi i menischi fratturati, ma non operabili a causa della pregressa Tbc. Ed oggi ho la febbre per cui sarò costretta ad assumere nuovamente antibiotici (cosa che debbo fare al giorno d'oggi molto spesso per le mie cagionevoli condizioni di salute). Questa è la mia situazione clinica. Giudichi lei il mio stato di salute.”

Intervista curata da Vincenzo Greco