Se questo non è un golpe......! La messa in stato di accusa è obbligatoria (Eva Zenith)

La dietrologia, i pettegolezzi, le interpretazioni complottiste sono il tipico frutto dei beceri mass media italiani. La situazione attuale va analizzata sui fatti. E i fatti sono che il Presidente della Repubblica ha messo in atto un vero e proprio golpe, tradendo la Costituzione, nel comportarsi come se vivessimo in una Repubblica Presidenziale e non Parlamentare.

Risale a vent'anni fa la ipotesi del centro-destra di fare dell'Italia una Repubblica Presidenziale. Ipotesi bocciata dalla maggioranza e mandata nel dimenticatoio. La sovranità in Italia appartiene al popolo e dunque al Parlamento legittimato dal voto diretto dei cittadini. La Presidenza della Repubblica e il governo (non a caso chiamato "esecutivo") non detengono la sovranità se non in via indiretta e delegata dal Parlamento, che è la sola istituzione che rappresenta i cittadini.

Non è un caso che il Presidente della Repubblica può rinviare alle Camere una legge discutibile, ma una sola volta. Se il Parlamento ripresenta la legge, il Presidente deve firmarla.
Non è un caso se nella storia repubblicana il Presidente ha sempre limitato il suo potere alla "moral suasion", cioè al semplice potere di convincere.
Non è un caso se il Presidente è sempre stato definito (e l'ha fatto anche Mattarella) un "arbitro super partes" del conflitto politico.
Non è un caso se la Costituzione usa la formula ""Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri": "nomina" e non sceglie o decide.

Il rifiuto di Mattarella di accettare il nome del ministro dell'Economia proposto da Conte a nome di una larga maggioranza parlamentare, non si basa su questioni formali o su una semplice "moral suasion". Mattarella ha fatto la sua scelta invocando un potere di scelta del Primo Ministro e dei ministri, con una motivazione politica di parte. Questa asserzione configura il tradimento perchè introduce una Repubblica Presidenziale.

Questo obbliga il Parlamento a procedere con una messa in stato d'accusa per il semplice motivo che, senza questa, il problema si riproporrà dopo le nuove elezioni. Anche di fronte ad una eventuale schiacciante maggioranza uscita dalle urne, niente impedirà al Presidente di ripetersi in divieti costituzionalmente illegittimi. E il problema non riguarda solo l'Economia. Se viene accettato il potere presidenziale di scegliere premier e ministri, niente impedirà divieti sul futuro ministro degli Interni, degli Esteri o dell'Istruzione sulla base di considerazioni politiche di parte.

Se trasformare una Repubblica Parlamentare in Presidenziale, senza una modifica costituzionale approvata dal Parlamento, non è un golpe, un tradimento, non è chiaro in quale caso sia possibile una messa in stato d'accusa. Leone e Cossiga sono stati costretti alle dimissioni per atti molto meno gravi.

PS.1: va ricordato che Mattarella non è nuovo alle ferite costituzionali. Nel 1999, come vice del premier D'Alema, non ha avuto problemi a far bombardare la Serbia, tradendo l'art.11 della Costituzione.
PS.2: non è un caso se Salvini non ha subito appoggiato la messa in stato di accusa del Presidente. Salvini appartiene a uno schieramento che chiede da 20 anni la Repubblica Presidenziale. Ora l'ha avuta, e senza sforzi.
PS.3: a conferma della bontà delle riflessioni suddette Mattarella è addirittura intervenuto per far entrare in porto una nave; non deve quindi sorprendere che per ogni problema ormai tutti affermino di voler "rivolgersi al Colle": la casta ha capito e accettato la nuona Repubblica presidenziale.

 

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