REDDITO DI CITTADINANZA - Verso la società del non lavoro (A.Mantegna. A Tiddi) / Torna a Indice

CRISI DELLA SOCIETA' DEL LAVORO

Gli ultimi venticinque anni hanno visto dissolversi il legame sociale costituito dal lavoro sul lungo e accidentato sviluppo delle società industriali avanzate. Il principio assunto come mediatore del contratto sociale si è liquefatto. Il modello stesso della democrazia sociale si è via via lacerato, scomponendo quel concetto di società civile che inaugurava l’ingresso pieno e maturo nella modernità capitalistica. La sua intera architettura produttiva si è progressivamente sbriciolata.

Il mutamento più profondo è avvenuto sul terreno del “lavoro”. Da qui occorre ripartire per leggere in prospettiva ciò che sta alla base della questione del reddito cittadinanza. Il fenomeno generale della trasformazione del lavoro riguarda in prima analisi la sua mutazione quantitativa: “Il secolo si chiude con 36 milioni di persone inoperose nell’area dell’OCSE: l’8 per cento delle forze di lavoro. L’aspetto più preoccupante è la persistenza del fenomeno. Dal 1991 il tasso di disoccupazione dell’area non è mai scesa al disotto del 7 per cento; la previsione più ottimistica in un orizzonte biennale è di lentissimo, insoddisfacente miglioramento. Nell’Europa ex continentale la situazione è di allarme rosso: 17 milioni di disoccupati, l’11 per cento delle forze di lavoro, un tasso ben più alto che nel Regno Unito (6 per cento) e soprattutto più che doppio rispetto a quello degli Stati Uniti (4,7 per cento)” (Ciocca; 1997: VIII-IX).

Ancora più evidente è il mutamento qualitativo della compagine produttiva che fino ad ora aveva non solo retto, ma soprattutto promosso lo sviluppo produttivo capitalistico. La fabbrica non può più essere considerata come il luogo spaziale e temporale della concentrazione del lavoro e della produzione. L’intero ciclo del processo lavorativo ha ampiamente scavalcato le mura della fabbrica generalizzandosi alla società intera. Ora è tutta la società ad essere, per così dire, investita dal regime di fabbrica, ovvero dalle specifiche regole dei rapporti di produzione capitalistici. La produzione è sempre più sganciata dalla prestazione fisica e tendenzialmente si configura come manipolazione di oggetti relazionali, intellettuali, tecnico-scientifici, affettivi. Il lavoro da segmento semplice si modula in processo complesso, un processo che stringe a sé le reti di una cooperazione sociale sempre più sviluppata.

Il lavoro in quanto tale, cioè in quanto cellula semplice, non esiste più. Esso mostra la sua attuale potenza in quanto incastrato in complesse filiere di reti sociali, in quanto somma di figure produttive tra loro tecnologicamente concatenate. Il mondo è costruito e ricostruito da questa sostanza comune che è divenuto il lavoro. Di qui il paradosso che attraversa in lungo e in largo la società attuale. La ricchezza è, sempre più sarà, il prodotto dell’attività di molti. Ma ampie quote di questa sono e saranno malamente distribuite, mentre il lavoro diviene un “bene” scarso. Mentre sempre più macchine sostituiscono la forza-lavoro, si moltiplicano gli interventi volti a ricostituire ambiti di una società salariale in declino inesorabile.

Ma questi interventi si mantengono nell’alveo della generalizzazione di forme contrattuali atipiche – formazione-lavoro, part-time, a termine, lavori socialmente utili, lavoro interinale – il cui risultato ultimo è l’estensione di quella che già Gorz a partire dalla fine degli anni ‘70 chiama espansione dei lavori servili complementare al declino delle forme di lavoro salariato. Nella globalità di questa crisi si assiste, dunque, alla scomparsa del lavoro come forma di pieno impiego (di impiego a vita)  per una quota sempre maggiore della popolazione attiva.

Questo avviene in primo luogo perché il vigente sistema economico produce una quantità crescente di ricchezza con una quota decrescente di lavoro, in secondo luogo perché i processi di informatizzazione e robotizzazione, accompagnati da una politica della flessibilità permettono un grande risparmio di forza-lavoro: tutto ciò produce un’ovvia necessità di riduzione dell’organico dei lavoratori “permanenti” mentre continua ad aumentare il numero di coloro che lavorano temporaneamente, in modo precario  e a tempo parziale. Conseguenza diretta di questa strutturazione di una società non più fondata sul lavoro sicuro, ad esempio, è la presenza di un esercito industriale di riserva costituito in pianta stabile. La disoccupazione di massa si trasforma da elemento congiunturale a fenomeno strutturale. Al contrario dell’epoca in cui il lavoro salariato era a fondamento del legame sociale, “le attuali forme di flessibilità tecnologica (dalla produzione snella, o toyotismo, ai sistemi CAD, CAM, CAE, just in time, ecc.) consentono di coniugare in un colpo solo produzione automatizzata (e quindi forti incrementi di produttività) e differenziazione del prodotto (quindi, flessibilità nella produzione)” (Fumagalli; 1997: 62). Queste caratteristiche emerse negli ultimi due decenni producono una formidabile contrazione del volume globale della forza-lavoro necessaria alla produzione e una corrispettiva ed irreversibile diminuzione del tempo di lavoro da essa richiesto.

Il baratro che si spalanca è quello di una società fondata non più sull’eguaglianza dei cittadini, ma sulla loro esclusione da essa. “La riduzione della giornata lavorativa sociale fa del lavoro un bene scarso, indisponibile per tutti, la politica di flessibilizzazione dei rapporti lavorativi rende, poi, questo bene, per i ‘privilegiati’ che ancora ne godono, anche precario e instabile” (Bascetta-Bronzini; 1997: 9). Tutto ciò travolge l’impalcatura che reggeva l’idea di una scienza del diritto del lavoro. Ogni forma generale di garanzia e tutela, che nell’epoca fordista aveva funzionato da argine è stata letteralmente sepolta dalla trasformazione produttiva. Lo stesso Statuto dei lavoratori del 1970 osservato alla luce della fenomenologia dei lavori postfordisti “tende quindi a discriminare i già discriminati, ed è già la Carta del lavoro privilegiato” (1996:78).

Il ripensamento di una Carta del lavoro in senso postfordista è all’ordine del giorno per la teoria critica che “ha già il compito di elaborare in un ottica non lavorista una nuova rete di garanzie, che sappia restituire alle nuove figure produttive quella libertà di autodeterminazione che il legislatore con lo Statuto collegava al possesso saldo e irrevocabile di un posto di lavoro” (80). Come è evidente  da qualsiasi punto di vista si aggredisca la questione del lavoro nella società attuale si è sempre ricondotti alla sua crisi: la mutazione quantitativa come espressione di una montante disoccupazione di massa strutturale, la trasformazione qualitativa con la fine della fabbrica come centro della produzione e la morfogenesi immateriale del lavoro come valore prodotto da una sempre più complessa cooperazione sociale, la moltiplicazione delle forme di lavoro servili, di lavori atipici che ingrossano a ritmi impressionanti il nuovo esercito postindustriale di riserva che a sua volta produce una spaccatura netta tra il mondo dei garantiti e quello dei non garantiti sono tutti momenti conseguenti a questa crisi. Su questa galassia si esercita, da un lato, una giuridificazione obsoleta del diritto del lavoro volto a ricostruire il simulacro di una società salariale tendenzialmente morta e, dall’altro, una guerra non garantista e non tutelare che sommerge implacabilmente ogni tentativo di fuoriuscita dalla scure della precarizzazione stabile e continuata. Insomma, per dirla sinteticamente con Gorz, “la società del lavoro, la società salariale sta crollando in modo irreversibile sotto i nostri occhi senza che ce ne accorgiamo, incapaci come siamo di immaginare o volerne il superamento” (Gorz, in Aznar; 1994: 110). 

Per il superamento dell’orizzonte della società salariale la questione del reddito di cittadinanza può costituire il ponte concettuale e pratico per approdare ad una società del non lavoro come libero sviluppo delle proprie capacità e altrettanto libera soddisfazione dei propri bisogni.

 

 

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