C'è una "intelligenza collettiva"nel futuro
dell'evoluzione umana (P.Lévy)
tratto da http://www.fub.it/telema/TELEMA18/Levy18.html
Nel "ciberspazio" l'umanità sta sperimentando forme originali e rivoluzionarie di comunicazione di dati, informazioni, passioni e interessi. Questo luogo virtuale, prodotto dall'interconnessione dei computer di tutto il mondo, contiene una immensa memoria comune, continuamente aggiornata e arricchita, che consente l'espansione planetaria della mente e la nascita di una nuova cultura. A partire dalla scoperta dell'America, alla fine del XV secolo, la rete dei collegamenti fra gli esseri umani si è infittita incessantemente. In tempi assai recenti, la caduta del muro di Berlino, la globalizzazione degli scambi economici e la crescita vertiginosa di Internet ci hanno fatto compiere un passo decisivo per l'accelerazione di questo movimento in atto da secoli. Da una quindicina d'anni assistiamo alla nascita e all'imporsi del ciberspazio. Questo evento ha sorpreso quasi tutti per la sua rapidità e potenza, e probabilmente non è che l'inizio di una lunga evoluzione. Io penso che in questo fenomeno si scorga la fioritura di un'intelligenza collettiva del genere umano. Sono disposto ad ammettere che questa intelligenza, meravigliosamente eterogenea e diversificata, non corrisponda al desiderio di questo o di quello. Ma dobbiamo abbandonare per un istante i nostri punti di vista particolari e i giudizi parziali e prendere atto di questo dato e della sua importanza per le sorti dell'umanità.
1. Il ciberspazio.
Che cos'è il ciberspazio? Cerchiamo di definirlo sinteticamente: è l'interconnessione
fra tutti i computer del mondo. Sul piano fisico, questa interconnessione
passa principalmente per la rete telefonica. Ora, l'interconnessione fisica
fra le macchine implica, virtualmente, la messa in comune delle informazioni
immagazzinate nelle loro memorie e il contatto fra tutti gli individui e i
gruppi che si trovano davanti ai loro schermi. Per questo motivo il ciberspazio,
lungi dall'essere soltanto una prodezza tecnica, è uno spazio di comunicazione
dotato di caratteristiche radicalmente nuove. Internet in senso proprio si
fonda su una norma di comunicazione che consente la collaborazione fra macchine
e reti disparate. Percorrendo e trasformando progressivamente i canali telefonici,
questa rete di reti non appartiene a nessuno, non ha un bilancio centrale
né un direttore in carica. La sua organizzazione poggia sulla collaborazione
fra tutti coloro che contribuiscono al suo uso e al suo mantenimento. Se è
vero che la norma tecnica oggi in uso per Internet deriva da quella inventata
negli anni Sessanta per le esigenze della ricerca militare americana, è bene
sottolineare che la rete scaturisce dalla volontà operativa di centinaia di
migliaia di utilizzatori, di ingegneri, di ricercatori, di docenti universitari,
di studenti, di giovani del mondo intero, desiderosi di sperimentare nuove
forme di comunicazione e che spesso hanno messo il proprio lavoro a disposizione
gratuitamente per perfezionare la rete stessa. Passiamo ora in rassegna le
principali funzioni di Internet. La posta elettronica è oggi quella che conosce
il maggior successo: essa permette di scambiare quasi istantaneamente messaggi
scritti da un capo all'altro del pianeta. Consente inoltre l'invio di documenti
informatici di ogni genere: immagini, suoni, testi, database, software...
Ricordiamo che oggigiorno è possibile acquisire un indirizzo di posta elettronica
e di partecipare a tutte le forme di comunicazione proposte da Internet senza
pagare abbonamento e senza neanche possedere un computer: basta utilizzare
un computer pubblico o quello di un ciber-caffé. Molto vicini alla posta elettronica,
le mailing list, i chat group e i gruppi di discussione consentono a utenti
sparsi ai quattro angoli della terra, ma interessati agli stessi argomenti,
di scambiarsi informazioni, di ideare progetti e di collaborare. Oggi esistono
migliaia di gruppi di discussione su ogni argomento immaginabile. Quando inviamo
un messaggio a un gruppo di discussione, esso ha una caratteristica molto
particolare: lo ricevono tutti i suoi membri; anche le risposte al nostro
messaggio saranno lette da tutti, e così via. I messaggi vengono archiviati,
così da costituire via via una memoria del gruppo. I gruppi di discussione
formano un'immensa enciclopedia vivente, che spesso contiene veri e propri
tesori di informazione. Il trasferimento di file, poi, consente di mettere
a disposizione del pubblico, a partire da un computer detto server (una specie
di magazzino generale di dati) ogni genere di file: film, foto, musica, testi,
dati, software. Ciascuno può copiarli sul proprio computer e farne quello
che vuole. Infine, il world wide web è forse la più nota fra le funzioni di
Internet, anche se è la più recente: risale soltanto ai primi anni Novanta.
Il web permette a chi naviga in rete di leggere direttamente sullo schermo
del proprio computer un documento multimediale situato su qualsiasi server
collegato alla rete Internet. I documenti del web, anche detti "pagine web",
sono organizzati in base alla modalità dell'ipertesto, ciò significa che è
possibile passare da una pagina all'altra "cliccando" su tasti o parole evidenziate
che appaiono sullo schermo. I documenti stampati sono contraddistinti da un'organizzazione
fisica lineare: le pagine, numerate, si susseguono in un ordine rigoroso.
Invece gli iperdocumenti del web (comunemente noti come "siti") sono organizzati
sotto forma di una rete di informazioni che consente molteplici percorsi di
lettura. Il carattere rivoluzionario del web deriva dal fatto che esistono
dei "collegamenti ipertestuali" (quei tasti che consentono di passare da una
pagina all'altra) i quali collegano fra loro non soltanto pagine diverse dello
stesso documento, ma anche documenti diversi, indipendentemente dalla loro
ubicazione fisica. Stabilendo questi collegamenti ipertestuali, è possibile
anche passare dall'ascolto di un'emittente californiana che trasmette in rete
alla lettura di un sito dedicato a questo o quel cantante messicano, poi al
sito di un poeta spagnolo, in seguito a un'enciclopedia sulla letteratura
europea e così via, come se tutte le musiche, tutti i testi, tutte le immagini
si trovassero nella memoria del proprio computer. Grazie al web, tutti i computer
collegati fra loro costituiscono un'unica memoria, navigabile a partire da
qualsiasi punto della rete. Esistono inoltre dei "motori di ricerca" (i siti
web più consultati) che permettono, partendo da una parola chiave, di reperire
informazioni sul web stesso e nei gruppi di discussione.
2. Tre concetti per capire la cibercultura.
Internet ha molte altre funzioni che non è il caso di descrivere in dettaglio
in questa sede. Quanto si è detto fin qui dovrebbe permettere al lettore di
cogliere tre concetti fondamentali. In primo luogo, tutti i testi, tutte le
immagini, tutti i suoni registrati fanno ormai parte virtualmente di un unico
iperdocumento planetario, accessibile da qualsiasi punto della rete. Questo
immenso iperdocumento (che probabilmente costituisce il primo, imperfetto
abbozzo di una "cultura" mondiale) viene continuamente letto, consultato,
guardato, commentato, ma anche alimentato, accresciuto e modificato dagli
"internauti". Ciascuno, a un costo minimo, può avere una sua pagina web e
contribuire così alla tessitura di questa grande "tela" mondiale, sfuggendo
alla selezione a priori imposta dagli intermediari tradizionali, cioè editori,
produttori, addetti stampa, istituzioni scolastiche e altri. In secondo luogo,
il ciberspazio è un mezzo di comunicazione interattiva e collettiva del tutto
diverso da quello unidirezionale e isolante cui ci hanno abituato i media
classici e in particolare la televisione. Inoltre, l'internauta non deve essere
immaginato e rappresentato come un individuo solitario, sperduto in una grande
e labirintica banca dati. Al contrario, egli è spesso accompagnato e guidato
da servizi di assistenza disponibili su Internet. E' invitato a comunicare
con altre persone interessate agli stessi argomenti, a pubblicare, a scambiare,
a partecipare in un modo o nell'altro a diversi processi di intelligenza collettiva.
Naturalmente egli può anche rifiutare di entrare in ballo e accontentarsi
di consumare informazioni spettacolari o di fare acquisti per corrispondenza.
Il terzo punto è che, considerata l'inaudita velocità e la tendenza delle
trasformazioni attualmente in corso, si può affermare senza rischio di sbagliare
che tutto ciò che in un modo o nell'altro mette in gioco lo scambio e la trasmissione
di informazioni è ormai destinato ad attraversare il ciberspazio. Pensiamo
in particolare ai media (il telefono, i giornali, le edizioni di testi e di
musiche, la radio, la televisione, il cinema), ma anche all'informazione scientifica,
finanziaria e commerciale, alle compravendite, alle consulenze (di natura
economica, giuridica, medica o altro), alla vita associativa e politica, all'insegnamento,
ai giochi, ecc. Internet non è un medium ma un meta-medium che sta assorbendo,
trasformando e rinnovando non soltanto i media già esistenti ma anche un gran
numero di istituzioni tradizionali, in particolar modo il mercato e la scuola.
Ma attenzione! Ciò non significa che tutto passerà per Internet. Piuttosto,
il peso crescente di Internet è destinato a cambiare tutto.
3. Crescita dell'interconnessione e nuove forme di potere.
Immaginiamo che una simulazione al computer ci permetta di visualizzare l'avventura
del genere umano sul globo terrestre, dalla sua nascita fino all'era contemporanea.
Potremmo così osservare l'apparizione dell'uomo su una piccola zona del pianeta;
la lenta, lentissima dispersione del Paleolitico; le prime grandi concentrazioni
del Neolitico; infine, la straordinaria crescita della popolazione, dei trasporti
e delle comunicazioni che contraddistingue i secoli recenti, con l'inaudita
accelerazione di questi ultimi cinquant'anni. Come è accaduto nel suo momento
originario, ma su scala completamente diversa, oggi il genere umano costituisce
nuovamente un'unica società. Questo fenomeno di portata antropologica è talmente
recente che gran parte dei nostri concetti, delle nostre forme culturali e
delle nostre istituzioni politiche, ereditate dai secoli precedenti, appare
radicalmente inadeguata. La connessione dell'umanità con se stessa, di cui
oggi ci troviamo a vivere i fermenti e anche le dolorose conseguenze, non
comporta automaticamente una maggiore uguaglianza fra gli uomini. Ma piuttosto
che opporsi a un movimento tecnologico e sociale irreversibile, di lunga durata
e probabilmente iscritto nel destino della specie umana, conviene accompagnarlo
per orientarlo nel senso più favorevole ai grandi principi umanistici di libertà,
uguaglianza e fraternità. L'epicentro di questo movimento d'interconnessione
di grande portata è oggi rappresentato dal perfezionamento accelerato e dalla
crescita esponenziale del ciberspazio. Tale crescita riguarda sia il numero
di computer e di server collegati, sia la quantità e la diversità qualitativa
dei gruppi umani e delle informazioni accessibili. Come dire che bisogna assolutamente
evitare di fissarsi sull'attuale stato di sviluppo della rete, ma piuttosto
considerare la tendenza, che è chiaramente quella di un'estensione rapida,
assai più rapida di quella di qualsiasi altro sistema di comunicazione preesistente.
Pertanto, vi saranno sempre meno "esclusi". Ma in ultima analisi la posta
in gioco non è tanto il collegamento fisico (condizione necessaria ma non
sufficiente per partecipare ai nuovi processi d'intelligenza collettiva) quanto
piuttosto il tipo di utilizzo che se ne fa: passivo e unidirezionale o dialogico
e interattivo? Favorevole all'emancipazione o creatore di nuove dipendenze?
E' su questo punto che i governi, i partiti politici, le associazioni e gli
uomini di buona volontà possono e devono intervenire. Lasciato alla sua inerzia
storica, il fenomeno di interconnessione in atto rafforza in modo del tutto
naturale la centralità, e quindi il potere, dei grandi centri intellettuali,
economici e politici già consolidati. Ma al tempo stesso viene cavalcato -
e una cosa non esclude l'altra - da movimenti sociali, reti di solidarietà,
iniziative di sviluppo, progetti pedagogici, forme mutevoli di cooperazione
e di scambio di conoscenze, di esperienze di una democrazia maggiormente partecipativa.
Di contro, il tipo di potere favorito dall'estensione del ciberspazio non
è, come risulta evidente, quello gerarchico, burocratico o territoriale di
un tempo (si pensi al crollo del blocco sovietico). Sarà sempre più un potere
che scaturisce dalla capacità di imparare e lavorare in modo sinergico, un
potere proporzionato al grado di fiducia e riconoscimento reciproco che domina
in un ambiente umano, una centralità imperniata sulla densità, la rapidità
e la diversificazione qualitativa dei collegamenti e degli scambi. La questione
del potere (o del centro) e dell'esclusione (o della periferia) deve rinviarci
a ciò di cui siamo collettivamente capaci qui e ora, piuttosto che ad atteggiamenti
di risentimento, di rivendicazione o di animosità, assai poco idonei a risolvere
in modo duraturo qualsiasi problema.
4. L'espansione della coscienza.
Ma che rapporto c'è fra la riconnessione del genere umano con se stesso e
la globalizzazione da una parte, fra l'espansione della coscienza e l'allargamento
degli orizzonti umani dall'altra? Effettivamente, se il movimento d'interconnessione
non fosse legato a un'avanzata della coscienza, non sarebbe un progresso.
Per questo motivo, vorremmo suggerire una tesi: che l'interconnessione è soltanto
il versante materiale dell'espansione della coscienza, e i due movimenti vanno
sempre di pari passo. Negli animali più semplici, quelli che sono comparsi
all'inizio dell'evoluzione biologica, muscoli e recettori sensoriali sono
fusi in uno stesso organo. Questi animali hanno quindi delle reazioni immediate
agli incontri che fanno nel loro ambiente, cosicché, ad esempio, una certa
variazione della concentrazione di una data molecola provocherà direttamente
una contrazione dell'organo sensorio-motore. Negli stadi successivi dell'evoluzione,
si comincia ad assistere a una certa progressiva differenziazione tra i recettori
sensoriali e gli organi motori. E' in questo momento che cominciano a crearsi
delle reti di comunicazione fra i recettori e i muscoli. Via via che si sale
nella gerarchia della complessità degli organismi, i neuroni intermedi si
moltiplicano e la rete nervosa fra recettori sensoriali e muscoli s'infittisce.
A questo stadio, l'organismo è già infinitamente più sensibile al suo stesso
sistema di comunicazione interna che non agli stimoli esterni. Detto in altre
parole, gli organismi dotati di un cervello particolarmente grande sono più
interconnessi con se stessi (si parla, per queste funzioni, di miliardi di
miliardi di connessioni) di quanto non lo siano con l'esterno (appena qualche
decina di migliaia di recettori sensoriali). Esiste un rapporto diretto fra
l'interconnessione di un organismo (come dire il suo grado di sensibilità
a se stesso) e la ricchezza del mondo che esso sperimenta. Supponiamo, senza
rischiare troppo di sbagliare, che il mondo di un uccello, per esempio, brilli
di più colori, echeggi di più suoni, abbracci più spazio di quello di un'ostrica.
Ora, né il colore, né il suono, e forse neanche lo spazio (che per Kant era
una forma a priori dell'esperienza) esistono nel "mondo esterno": sono prodotti
di calcoli altamente complessi dei sistemi nervosi evoluti, che emergono a
partire da un certo grado di interconnessione. Più un essere è interconnesso
all'interno, più vasto è il suo campo d'interazione, più ricca è la sua esperienza,
insomma, più è capace di imparare (cioè di ampliare il suo mondo), più è collegato
all'esterno. Verifichiamo ora questa legge generale sull'uomo. L'organismo
umano è evidentemente il più interconnesso dal punto di vista fisiologico,
per via della complessità del suo cervello. Si deve però inoltre affermare
che anche la società umana ha superato una soglia di interconnessione senza
precedenti nella storia della vita, avendo raggiunto lo stadio in cui la società
stessa dispone di una propria memoria. Essa si è inventata come un collettivo
capace di imparare a lungo termine, continuamente, indipendentemente dalla
morte di singoli individui, gruppi o culture. La società umana è talmente
interconnessa da riuscire a salvare su scala collettiva e su un tempo lunghissimo
l'emergere di singolarità individuali o locali interessanti per tutti i propri
membri, come ad esempio, le "invenzioni". La vera intelligenza dell'uomo consiste
nel rendere intelligente la sua società. Essa si esprime in messaggi (destinati
ad altri), in linguaggi (che sono per natura un legame), in utensili (passibili
di trasmissione, di perfezionamento, di combinazione e di utilizzo collettivo),
in istituzioni (che concernono o organizzano il collettivo). L'intelligenza
umana lavora alla connessione: connessione con gli altri, con il lontano,
con l'aldilà, con i morti, con il passato, con l'avvenire. Tante dimensioni
che negli animali non esistono in quanto tali. Gli animali infatti hanno una
"nicchia", peraltro strettamente delimitata, che rappresenta il complementare
della loro struttura fisica e della loro organizzazione nervosa. Frequentano
soltanto certi ambienti ben precisi, e in seno a questi hanno interazioni
stereotipate ed esclusivamente con certi elementi dell'ambiente. L'essere
umano, invece, continua sempre, all'infinito, a scoprire aspetti nuovi del
proprio ambiente. Anche quando il suo ambiente geografico è limitato, l'uomo
lo amplia in intensità e in dimensioni. Se abita nella foresta, ad esempio,
utilizza gli alberi per la costruzione, per il riscaldamento, per la fabbricazione
di utensili, per procurarsi l'abbigliamento necessario (tessuti ricavati dalla
corteccia), per la farmacopea, per il culto (alberi sacri), per scolpire statue,
per produrre strumenti musicali, ma anche come fonte d'ispirazione poetica
e via dicendo, senza limiti. Ma c'è dell'altro: gli esseri umani allargano
tanto più velocemente e potentemente il proprio campo d'interazione quanto
più sono interconnessi fra loro. I grandi progressi dell'ominizzazione, in
particolare quelli realizzati nel Neolitico, si sono sempre verificati in
stretta relazione con un processo di concentrazione fisica (nelle città e
nelle terre coltivate) e di collegamento nel tempo e nello spazio (sistemi
di scrittura e di comunicazione). L'uomo, dunque, non vive in una nicchia,
ma in un mondo. La nicchia è fissa e complementare a una specie già definita.
Invece il mondo è in continua espansione: è illimitato. Presenta l'altra faccia
di una specie in piena crescita, l'altra faccia dell'espansione della coscienza.
Noi umani siamo i soli a vivere in un mondo. Siamo entrati in un contatto
consapevole con la terra e il fuoco, e abbiamo inventato il vasellame di terracotta.
Quest'ultimo non era certo inscritto nei nostri geni, come non c'erano neppure
l'equitazione, la viticoltura, la metallurgia, le imbarcazioni a vela, il
carbone e le macchine a vapore, l'elettricità e la radioattività, le onde
hertziane e i satelliti artificiali, i radiotelescopi e i microscopi, i microbi,
il Dna, il Prozac e l'Lsd, la scrittura automatica, Internet... L'evoluzione
biologica espande dunque i campi d'interazione e le capacità di apprendimento
degli animali, non soltanto aumentando la qualità assoluta delle connessioni
nervose ma anche riducendo la proporzione delle connessioni sensorio-motorie
esterne rispetto alle connessioni neuronali interne. Lo stesso vale per l'evoluzione
economica della specie umana. Le attività del settore primario (agricoltura,
attività estrattiva, caccia, pesca), cioè le attività di interazione diretta
con la natura, contano sempre meno addetti. Invece l'attività si sposta sempre
più massicciamente verso il settore dei servizi (servizi che gli esseri umani
si rendono gli uni con gli altri), delle comunicazioni, della produzione e
della gestione del sapere. Più aumenta la quota di popolazione addetta alle
connessioni interne - nel "cervello" e nel "cuore" dell'umanità - più cresce
il suo potere sull'ambiente. Effettivamente, con l'accrescimento delle connessioni,
non è tanto lo spazio a restringersi, quanto l'essere umano a espandersi.
Meno rapporti abbiamo con il cosiddetto "reale", più estendiamo la sfera del
reale. Quanto più viaggiamo, sul pianeta o nei libri, in Internet o nella
società che ci circonda, più la nostra mente si apre. La comunicazione fra
gli uomini si sdoppia, si riflette, si moltiplica nell'interconnessione fra
le informazioni lentamente depositate nelle biblioteche, e che oggi esplode
nel ciberspazio. Ormai c'è un solo documento ipertestuale, caratterizzato
da una diversificazione e da collegamenti surreali, come c'è una sola umanità,
che sta scoprendo il "trip" di essere umani e di mescolare le musiche antiche
per meglio spaziare su quelle nuove. La noosfera di Teilhard de Chardin diventa
visibile. Essa è solo agli inizi della sua crescita. La dialettica innescata
dagli albori della vita fra interconnessione fisiologica ed espansione della
coscienza ha ingranato una marcia più alta.
(Traduzione di Marina Astrologo)
Bibliografia dell'autore
P. Lévy, La machine universelle, Seuil, Parigi, 1987.
P. Lévy, L'idéographie dynamique, vers une imagination artificielle, La Découverte,
Parigi, 1991.
P. Lévy, Le tecnologie dell'intelligenza. L'avvenire del pensiero nell'era
dell'informatica, Synergon, Bologna, 1992.
M. Authiere, P. Lévy, Les arbres des connaissances, La Découverte, Parigi,
1992.
P. Lévy, De la programmation considérée comme une des beaux-arts, La Découverte,
Parigi, 1992.
P. Chambate, P. Lévy (a cura di), Les nouveaux outils de la pensée, Descartes,
Parigi, 1992.
M. Authiere, P. Lévy, La comopédié, une utopie hypervisuelle, in "Culture
technique", n 24, aprile 1992, numero dedicato alle Machines à communiquer.
P. Lévy, L'intelligenza collettiva, Feltrinelli, Milano, 1996. P. Lévy, Il
virtuale, Cortina, Milano, 1997.
P. Lévy, Cybercultura, Feltrinelli, Milano, 1999.
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