Ma se noi siamo scaricati
nella nostra tecnologia, quali sono le possibilità che da li in
poi rimarremo noi stessi o addirittura umani? A me sembra molto
più probabile che l'esistenza robotica non possa essere in nessun
senso come quella umana a noi comprensibile, che i robot non sarebbero
in nessun senso i nostri figli, e che su questo percorso la nostra
umanità possa essere perduta.
L'ingegneria genetica promette di rivoluzionare l'agricoltura incrementando
la produzione del raccolto riducendo l'uso dei pesticidi; creando
decine di migliaia di nuove specie di batteri ,piante, virus, e
animali; sostituendo la procreazione o complementandola, con la
clonazione; producendo cure per molte malattie, aumentando la nostra
longevità e qualità della vita; e molto, molto di più. Adesso sappiamo
con certezza che questi profondi cambiamenti nelle scienze biologiche
sono imminenti e contrasteranno tutte le nostre nozioni sul senso
della vita.
Tecnologie come la clonazione umana hanno alzato in particolare
la nostra coscienza dei profondi problemi etici e morali. Se, per
esempio, dovessimo ricostruire noi stessi in alcune specie separate
e ineguali usando il potere dell'ingegneria genetica, allora potrebbe
essere minacciata l'idea di uguaglianza che è la vera pietra miliare
della nostra democrazia. Dato il potere incredibile dell'ingegneria
genetica, non ci sorprende che ci siano problemi di sicurezza significativi
nel suo uso. Il mio amico Amory Lovins ha recentemente coscritto,
insieme con Hunter Lovins, un editoriale che fornisce una visione
ecologica di alcuni di questi pericoli.
Tra le preoccupazioni: "che la nuova botanica allinea lo sviluppo
delle piante con il loro successo economico e non evolutivo".
(vedi "A Tale of Two Botanies," page 247.) La lunga carriera di
Amory è stata focalizzata su l'efficacia dell'energia e risorse
accettando una visione di "sistema-intero" per sistemi di fattura
umana; tale visione a "sistema-intero" spesso trova semplici e perspicaci
soluzioni per problemi altrimenti apparentemente difficili, ed è
applicato anche qui utilmente. Dopo aver letto gli editoriali di
Lovins, ho visto un articolo (op-ed) di Gregg Easterbrook sul New
York Times (19 novembre 1999) dei raccolti manipolati geneticamente,
titolato: " Cibo per il futuro: Un giorno il riso avrà in se la
vitamina A. A meno che non vincano i luddisti".
Sono luddisti Amory e Hunter Lovins? Certamente no, credo che saremmo
tutti d'accordo che il riso, con la suainnata vitamina A, è probabilmente
una buona cosa, se sviluppato con la dovuta cura e rispetto per
i probabili pericoli nel muovere i geni attraverso le barriere delle
specie.
La coscienza dei pericoli inerenti all'ingegneria genetica sta cominciando
a crescere, come riflette l'editoriale di Lovins. L'opinione pubblica
è cosciente e preoccupata sul cibo geneticamente modificato, e sembra
che respingere la nozione che a tali cibi possa essere permesso
di essere non etichettati.
Ma la tecnologia dell'ingegneria genetica è già molto avanti. Come
fanno notare Lovins, l'USDA ha già approvato circa 50 raccolte geneticamente
modificate per distribuzione illimitata; più di metà dei semi di
soia del mondo e un terzo del granturco ora contiene geni provenienti
da altre forme di vita.
Mentre ci sono importanti questioni qui, la mia principale preoccupazione
riguardo l'ingegneria genetica è ristretta: che da il potere - o
militare, accidentale, o in un deliberato atto terroristico - a
creare un "Piaga Bianca".
Le molte meraviglie della nanotecnologia furono per la prima volta
immaginata dal fisico nobel Richard Feyman in un discorso che dette
nel 1959, successivamente pubblicato sotto il titolo "There's Plenty
of Room at the Bottom."
Il libro che mi colpì molto, verso la metà degli anni '80, fu "Engines
of Creation" di Eric Drexler, dove descrive magnificamente come
la manipolazione a livello atomico possa creare un futuro utopico
di abbondanza, dove quasi ogni cosa possa essere prodotta a basso
costo, e quasi ogni tipo di immaginabile infezione o problema fisico
possa essere risolto usando la nanotecnologia e l'intelligenza artificiale.
Un libro successivo, "Unbounding the Future: The Nanotechnology
Revolution", che Drexler coscrissse, immagina alcuni dei cambiamenti
che potrebbero avvenire in un mondo dove avremmo "assemblatori"
a livello molecolare. Gli assemblatori potrebbero rendere possibile
a un incredibile basso-costo cure per il cancro a energia solare
e cure per un comune raffreddore attraverso l'ampliamento del sistema
immunitario umano, essenzialmente completare la pulizia dell'ambiente,
creare incredibili economici supercomputer tascabili - infatti,
qualsiasi prodotto potrebbe essere fabbricato dagli assemblatori
ad un costo non maggiore di quello del legno - rendere viaggi spaziali
più accessibili che i viaggi transoceanici di oggi, e ripristinare
le specie estinte.
Ricordo di aver avuto una buona impressione della nanotecnologia
dopo aver letto "Engines of Creation". Da tecnologico, mi ha dato
un senso di calma - ovvero, la nanotecnologia ci dimostrava che
incredibili progressi erano possibili, e di fatto forse inevitabili.
Se la nanotecnologia era il nostro futuro, allora non mi sentivo
costretto a risolvere così tanti problemi nel presente. Avrei raggiunto
in tempo il futuro utopico di Dexler; a quel punto potevo godere
al meglio la vita "qui e ora". Non aveva senso, data la sua visione,
di rimanere in piedi tutta la notte, tutto il tempo.
La visione di Drexler portava anche molto divertimento. Occasionalmente
mi ritrovavo a descrivere le meravigle della nanotecnologia ad altri
che non ne avevano sentito parlare. Dopo averli stuzzicati con tutte
le cose che aveva descritto Drexler, gli assegnavo di mio dei compiti
per casa: "Usate la nanotecnologia per creare un vampiro; per punti
extra, create anche l'antitodo". Con queste meraviglie divennero
chiari anche i pericoli, di cui io ero acutamente cosciente. Come
dissi alla conferenza di nanotecnologie nel 1989, "Non possiamo
solamente fare la nostra scienza e non preoccuparci dei problemi
etici".(5) Ma la mia seguente conversazione con i fisici mi convinse
che la nanotecnologia non poteva nemmeno funzionare - o, perlomeno
non avrebbe funzionato in tempi brevi. Di li a poco, mi trasferii
in Colorado, per uno lavoraccio che avevo iniziato, e il centro
del mio lavoro si spostò sul software per Internet, specificatamente
su le idee che divennero Java e Jini. Poi, la scorsa estate, Brosl
Hasslacher mi disse che l'elettronica molecolare nanoscala era ora
realizzabile. Questa fu una nuova notizia, almeno per me, e penso
anche per molte altre persone - e ha cambiato radicalmente la mia
opinione sulla nanotecnologia. Mi portò indietro alla "Engines of
Creation". Rileggendo il lavoro di Drexler dopo più di 10 anni,
fui sconcertato nel rendermi conto come fosse piccolo il ricordo
della sua lunga sezione chiamata "Dangers and Hopes", "pericoli
e speranze" inclusa una discussione di come le nanotecnologie possono
diventare "macchine per la distruzione". Infatti, nella mia rilettura
di questo materiale oggi, sono stupito di quanto naive sembrassero
alcune proposte di difesa di Drexler, e di quanto più grandi giudico
adesso essere i pericoli piuttosto di come li giudicava allora.
(Avendo anticipato e descritto molti problemi tecnici e politici
della nanotecnologia, Drexler iniziò al Foresight Institute negli
anni '80 per "aiutare a preparare la società per anticipate tecnologie
avanzate" - più importante, la nanotecnologia). Rendere possibile
un rapido progresso di assemblare sembra abbastanza probabile entro
i prossimi 20 anni. L'elettronica molecolare - il nuovo sotto campo
delle nanotecnologia dove molecole singole sono elementi di circuito
- potrebbero maturare rapidamente e diventare enormemente lucrative
entro questa decade, causando ampi incrementi di investimento in
tutte le nanotecnologie.
Sfortunatamente, come con le tecnologie nucleari, è di gran lunga
più facile creare utilizzi distruttivi che costruttivi per le nanotecnologie.
Le nanotecnologie hanno chiari usi militari e terrorostici, e non
c'è bisogno di essere suicidi per utilizzare un apparecchio nanotecnologicamente
di massima distruzione - tali apparecchi possono essere costruiti
per essere selettivamente distruttivi, colpendo, per esempio, solamente
una certa area geografica o un gruppo di persone che sono geneticamente
distinti.
Un'immediata conseguenza del Faustiano affare nell'ottenere il grande
potere della nanotecnologia è che corriamo un grave rischio - il
rischio che potremmo distruggere la biosfera dalla quale tutta la
vita dipende.
Come spiegava Drexler:
"Piante" con "foglie" non più efficienti delle cellule solari attuali
potrebbero competere con piante reali, affollando la biosfera con
un fogliame non commestibile. Un resistente "batterio "onnivoro
potrebbe sopraffare con reali batteri: potrebbero disperdersi come
polline soffiato, replicarsi rapidamente, e ridurre la biosfera
in polvere in pochi giorni. Pericolosi replicanti potrebbero facilmente
essere troppo forti, minuti e rapidamente sparsi per essere fermati
- a meno che non siamo preparati. Abbiamo già abbastanza problemi
per controllare i virus e i pidocchi della frutti.
Tra intenditori di nanotecnologie, queste minacce sono diventate
note come "gray goo problem". Sebbene masse di replicatori incontrollati
non debbano essere ne grigi o appiccicosi, il termine "gray goo"
enfatizza che i replicatori capaci di cancellare la vita potrebbero
essere meno coinvolgenti che una singola specie di erbacce. Potrebbero
essere superiori in un senso evolutivo, ma questo non vuol dire
che siano preziosi. La minaccia "gray goo" rende perfettamente chiara
una cosa: non possiamo permetterci certi tipi i di incidenti con
assemblatori replicanti. "Gray goo" potrebbe sicuramente essere
una fine deprimente della nostra avventura umana sulla terra, molto
peggio del fuoco o del ghiaccio, o di un arginabile semplice incidente
di laboratorio. (6)oops
E' sopratutto il potere di autoreplicazione distruttiva in genetica,
nonotecnologia e robotica (GNR) che dovrebbero fermarci. L'auto-replicazione
è il Modus Operandi dell'ingegneria genetica, che usa il meccanismo
delle cellule per replicare le proprie architetture, e il primario
pericolo sottostante al "gray goo" in nanotecnologia. Storie di
robots "run-amuk" (che corrono qua e la presi da una pazzia sanguinaria)
come i Borg, replicando o mutando per sfuggire alle limitazioni
etiche imposte dai loro creatori, sono ben affermate nei nostri
libri e film di fantascienza. E' anche possibile che l'auto-replicazione
possa essere più necessaria di quanto pensiamo, e quindi più difficile
- o anche impossibile - da controllare. Un recente articolo di Stuart
Kauffman in "Nature", titolato "Self-Replication: Even Peptides
Do It" trattava la scoperta che 32-peptidi-amino-acidi possono "autocatalizzare
la propria sintesi". Non sappiamo come questa abilità possa diffondersi,
ma Kauffman nota che ciò può far supporre "un percorso verso sistemi
molecolari di auto-riproduzione sulla base molto più estesa del
principio di accoppiamento di Watson-Crick. (7)
In verità, abbiamo avuto nelle mani per anni chiare ammonizioni
dei pericoli inerenti alle vaste conoscenze delle tecnologie GNR
- delle possibilità di conoscenza che permettessero da sole distruzioni
di massa. Ma questi ammonimenti non sono stati ampiamente pubblicizzati;
le discussioni pubbliche sono state chiaramente inadeguate. Non
c'è alcun profitto nella pubblicizzazione dei pericoli.
Le tecnologie nucleari, biologiche e chimiche (NBC) usate nelle
armi di distruzione di massa del 20esimo secolo furono e sono in
gran parte militari, sviluppate e costruite nei laboratori statali.
In netto contrasto le tecnologie GNR del 21° secolo hanno un chiaro
utilizzo commerciale e le stanno sviluppando quasi esclusivamente
le imprese private. In questa epoca della trionfante commercializzazione,
la tecnologia - con la scienza come sua aiutante sta consegnando
una serie di invenzioni quasi magiche che sono le più fenomenalmente
lucrative mai viste. Siamo aggressivamente inseguiti dalle promesse
di queste nuove tecnologie dentro l'attuale indiscusso sistema del
capitalismo globale e dei suoi numerosi incentivi finanziari e pressioni
competitive. Questo è il primo momento nella storia del nostro pianeta
in cui qualsiasi specie, a causa della propria azione volontaria,
è diventata pericolosa per se stessa - tanto quanto ad un grande
numero di altri.
Potrebbe essere una progressione familiare, trapelata in molti mondi
- un pianeta, di nuova formazione, che placidamente si evolve intorno
alla sua stella; la vita si forma lentamente; una processione caleidoscopica
di creature si evolve; l'intelligenza emerge e, almeno fino ad un
certo punto, conferisce un enorme valore di sopravvivenza; e allora
la tecnologia è inventata. Viene in mente che ci sono cose come
leggi della natura, le quali possono essere svelate dagli esperimenti,
e che la conoscenza di queste leggi può essere fatta sia per salvare
e per prendere vita, sia su scale sconosciute. La scienza, lo riconoscono,
concede immensi poteri. In un attimo essi creano dispositivi per
l'alterazione del mondo. Alcune civiltà planetarie vedono il loro
percorso, pongono limiti su ciò che si può e non si deve fare, e
passano con sicurezza tempi pericolosi. Altri, non così fortunati
o prudenti, periscono.
Questi era Carl Sagan, scrivendo nel 1994, in "Pale Blue Dot", un
libro che descrive la sua visione del futuro umano nello spazio.
Solo adesso mi sto rendendo conto come fosse profonda la sua intuizione,
e come dolorosamente sento e sentirò la mancanza, della sua voce.
Per tutta la sua eloquenza, il contributo di Sagan non fu meno di
un semplice buon senso - un attributo che, assieme all'umiltà, sembrano
mancare in molti dei difensori principali delle tecnologie del 21esimo
secolo.
Ricordo durante la mia infanzia che mia nonna era fortemente contro
l'abuso degli antibiotici. Aveva lavorato fino a prima della I Guerra
Mondiale come infermiera e aveva il buon senso di pensare che prendere
gli antibiotici, a meno che non fosse stato assolutamente necessario,
facesse male. Non che fosse una nemica del progresso. Aveva visto
talmente tanto progresso in quasi 70 anni di carriera infermieristica;
mio nonno, un diabetico, ha beneficiato moltissimo delle cure avanzate
che diventavano disponibili durante la sua vita. Ma lei, così come
molte altre persone equilibrate, penserebbe che sia di grande arroganza,
ora, progettare una "specie di rimpiazzo" robotico, mentre abbiamo
così tanti problemi a far funzionare cose relativamente semplici,
e abbiamo così tante difficoltà a gestire - o addirittura a capire
- noi stessi.
Ho realizzato ora che lei aveva una consapevolezza sulla natura
dell'ordine della vita, e sulla necessità di vivere e convivere
con questo ordine. Con questo rispetto diviene necessario un'umiltà
che siamo manchevoli, al nostro pericolo. La visione "di buon senso",
impregnata in questo rispetto, è spesso giusta, in anticipo alla
dimostrazione scientifica. La chiara fragilità ed inefficienza dei
sistemi umani che abbiamo costruito dovrebbe dare a tutti noi una
pausa; la fragilità dei sistemi sui quali ho lavorato certamente
mi rende umile.
Avremmo dovuto imparare una lezione dalla fabbricazione della prima
bomba atomica e dal risultato della corsa agli armamenti. Non facemmo
bene allora, e il parallelismo della situazione corrente è preoccupante.
Lo sforzo per costruire la prima bomba atomica fu condotta dal brillante
fisico J. Robert Oppenheimer. Oppenheimer non era evidentemente
interessato nella politica ma diventò dolorosamente consapevole
di ciò che egli percepiva come una minaccia grave alla civiltà occidentale
a partire dal Terzo Reich, una minaccia sicuramente grave a causa
della possibilità che Hitler potesse ottenere armamenti nucleari.
Stimolato da questa preoccupazione, portò le sue caratteristiche
di forte intelletto, passione per la fisica, e di leadership carismatica
a Los Alamos e condusse un rapido e fruttuoso sforzo con l'incredibile
unione di grandi menti per inventare velocemente la bomba.
Ciò che sorprende è come questi sforzi siano continuati così naturalmente
dopo che era stato rimosso l'iniziale impeto. In una riunione poco
dopo il V-E Day con alcuni fisici che sentivano che forse gli sforzi
dovevano essere finiti, Oppenheimer insistette per continuare. La
sua dichiarata ragione sembrava un po' strana: non era per la paura
di molte vittime dovute ad una invasione del Giappone, ma perché
le Nazioni Unite, che da li a poco sarebbero state costituite, dovevano
avere una pre-conoscenza delle armi atomiche. Una ragione più probabile
per cui il progetto continuò è dovuta al momentum che lo costituì
- il primo test atomico, Trinity, era quasi a portata di mano.
Sappiamo che preparando questo primo test atomico i fisici procedettero
nonostante un gran numero di possibili pericoli. Inizialmente erano
preoccupati, basandosi su un calcolo di Edward Teller, che un'esplosione
atomica poteva incendiare l'atmosfera. Un calcolo rivisto, ridusse
il pericolo di distruzione del mondo ad un terzo di un milione di
possibilità. (Teller dice che più tardi era in grado di smentire
completamente la prospettiva di combustione atmosferica). Oppenheimer,
benchè fosse abbastanza preoccupato per i risultati di Trinity dispose
per una possibile evacuazione della parte Sudovest dello Stato del
New Mexico. E, naturalmente, c'era il chiaro pericolo di un inizio
alla corsa di armi nucleari. Entro un mese dal primo test di successo,
2 bombe atomiche distrussero Hiroshima e Nagasaki. Alcuni scienziati
suggerirono che le bombe dovevano essere semplicemente dimostrate,
piuttosto che buttate sulle città giapponesi - dicendo che questo
avrebbe migliorato la possibilità di controllo delle armi dopo la
guerra - ma senza alcun esito. Con la tragedia di Pearl Harbor ancora
fresco nelle menti americane, sarebbe stato molto difficile per
il presidente Truman di ordinare una dimostrazione di armi piuttosto
che usarle come ha fatto - il desiderio di finire velocemente la
guerra e salvare le vite che sarebbero state perse in un'invasione
del Giappone era molto forte. Ma, la sovrastante verità venuta era
probabilmente molto semplice: Come disse il fisico Freeman Dyson
più tardi: "La ragione per cui è stata buttata fu che nessuno ebbe
il coraggio o la previsione di dire no".
E' importante rendersi conto come erano attoniti i fisici in seguito
al bombardamento di Hiroshima, il 6 Agosto del 1945. Essi descrissero
una serie di onde di emozioni: prima un senso di soddisfazione che
la bomba aveva funzionato, poi l'orrore per tutta la gente che era
stata uccisa, e ancora un convincente sentimento che per nessuna
ragione un'altra bomba doveva essere buttata. Ma naturalmente un'altra
bomba fu lanciata, su Nagasaky, solo tre giorni dopo il bombardamento
di Hiroshima. Nel novembre del 1945, tre mesi dopo il bombardamento
atomico, Oppenheimer si pose fermamente dietro la posizione scientifica,
dicendo: "Non è possibile essere uno scienziato senza credere che
il sapere del mondo, e il potere che gli conferisce, è cosa di intrinseco
valore per l'umanità, e che lo stai usando per aiutare l'espansione
della conoscenza e sei disposto ad accettarne le conseguenze".
Oppenheimer cominciò a lavorare, con altri, al rapporto Acheson-Lilienthal,
il quale, come disse Richard Rhodes in un suo recente libro, " Visions
of Technology" - "Trovata una via per prevenire la corsa all'armamento
nucleare clandestino senza risultare ai governi armati mondiali";
il loro suggerimento era di rinuncia del lavoro sulle armi nucleari
per gli stati - nazione ad una agenzia Internazionale. Questa proposta
condusse al Progetto Baruch, il quale fu sottomesso alle Nazioni
Unite nel giugno del 1946 ma mai adottato (forse perché, come suggeriva
Rhodes, Bernard Baruch aveva "insistito nel seppellire il progetto
di sanzioni convenzionali", per cui inevitabilmente rovinandolo,
anche se sarebbe stato "quasi certamente rigettato in ogni caso
dalla Russia Stalinista"). Altri sforzi per favorire passi intelligenti
verso l'internazionalizzazione del potere nucleare per prevenire
una corsa agli armamenti si condussero in contrasto sia con la politica
statunitense e l'interna diffidenza, o sospetto dei Sovietici. L'opportunità
di sfuggire alla corsa alle armi fu persa, e molto velocemente.
Due anni più tardi, nel 1948, Oppenheimer sembrava aver raggiunto
un altro stato nel suo pensiero, dicendo: "In uno strano crudo senso
che nessuna volgarità, nessun humor, nessuna dichiarazione può estinguere,
i fisici hanno conosciuto il peccato; e questo è un sapere che non
possono perdere".
Nel 1949, i Sovietici esplosero una bomba atomica. Dal 1955, sia
gli USA che Unione Sovietica, testarono bombe all'idrogeno adatte
al rifornimento aereo. E così iniziò la corsa alle armi nucleari.
Circa 20 anni fa, nel documentario "The Day After Trinity", Freeman
Dyson riassunse le posizioni scientifiche che ci portarono al precipizio
nucleare. "Io stesso l'ho sentito. Lo splendore delle armi nucleari.
E' irresistibile, se vieni a loro come scienziato. Sentirlo che
è li, nelle tue mani, sentire questa energia che irrora le stelle,
lasciandogli fare la tua preghiera. Di fare questi miracoli, di
alzare milioni di tonnellate di pietre verso il cielo. E qualcosa
che da alla gente un'illusione di un illimitato potere, ed è, in
alcun modo, responsabile di tutti i nostri guai - questo, che potreste
chiamare arroganza tecnicistica, che soggioga le persone quando
realizzano cosa possono fare con le loro menti.(8)
Oggi, come allora, siamo creatori di nuove tecnologie e stelle del
futuro immaginato, guidati - questa volta da grandi ricompense finanziarie
e competizioni globali - nonostante i chiari pericoli, difficilmente
valutando come possa essere provare a vivere in un mondo che è il
realistico risultato di ciò che stiamo creando e immaginando.
Nel 1947, The Bulletin of the Atomic Scientists cominciò a mettere
il Doomsday Clock (l'orologio del giorno del giudizio) sulla sua
copertina. Per oltre 50 anni, ha dimostrato una valutazione dei
pericoli relativi al nucleare che abbiamo di fronte, riflettendo
le mutevoli condizioni internazionali. Le lancette dell'orologio
sono state mosse 15 volte e oggi, a nove minuti a mezzanotte, riflettono
il continuo e reale pericolo delle armi nucleari. La recente aggiunta
dell'India e del Pakistan alla lista dei detentori del potere nucleare
ha aumentato la minaccia di fallimento dell'obiettivo di nonproliferazione,
e questo pericolo era apparso muovendo le lancette più vicino alla
mezzanotte nel 1998. Ai giorni nostri, quanti pericoli abbiamo di
fronte, non solo dagli armamenti nucleari, ma da tutte queste tecnologie?
Quanto è alto il rischio di estinzione?
Il filosofo Jhon Leslie ha studiato queste domande e ha concluso
che il rischio di estinzione umana è almeno il 30% (9), mentre Ray
Kurzweil crede che abbiamo "una migliore opportunità di farcela,
con l'obiezione per cui è sempre stato accusato di essere ottimista.
Non solo queste previsioni non sono incoraggianti ma non includono
neanche la possibilità di alcuni orrendi risultati vicini all'estinzione.
Confrontati con tali asserzioni alcune persone serie suggeriscono
di andarsene dalla terra al più presto possibile. Colonizzeremo
la galassia utilizzando le sonde? di Von Neumann che passano da
sistema stellare a sistema stellare. Per questo passo saranno necessari
5 miliardi di anni da ora (o al più presto se il nostro sistema
solare sarà disastrosamente colpito dall'imminente collisione della
nostra galassia con la galassia di Andromeda nei prossimi 3 miliardi
di anni. Ma se prendiamo per buona la parola di Kurzweil e Moravec
ciò potrebbe essere necessario per la metà di questo secolo. Quali
sono qui le implicazioni morali? Se dobbiamo andarcene dalla terra
così presto affinchè sopravviva la nostra specie, chi accetterà
la responsabilità per il destino di coloro (alla fine quasi tutti
noi) che saranno lasciati indietro? Anche se ci sparpagliamo nelle
stelle, non è probabile che ci porteremo i nostri problemi con noi
o che più tardi ci raggiungeranno? Il destino della nostra specie
sulla terra o il destino sulle galassie sembrano inestricabilmente
congiunti. Un'altra idea è di innalzare una serie di scudi per difendersi
contro ciascuna delle tecnologie pericolose. L'Iniziativa di Difesa
Strategica, proposta dall'Amministrazione Reagan, fu un tentativo
di progettare uno scudo contro la minaccia di un attacco nucleare
da parte dell'Unione Sovietica. Ma come osservò Arthur C. Clarke,
interessato a trattare sul progetto: "Benchè fosse possibile, una
immensa spesa per costruire sistemi di difesa locale che avrebbero
lasciato passare "solo" una piccola percentuale di missili balistici,
la più sollecitata idea di un ombrello nazionale era assurda-senza-senso.
Luis Alvarez, forse il più grande fisico sperimentale di questo
secolo, mi fece notare che i difensori di questi schemi erano "tipi
molto chiari con un senso non comune". Clarke continuava: "Guardando
dentro la mia sfera di cristallo spesso nebulosa, sospetto che una
totale difesa potrebbe infatti essere possibile tra più o meno un
secolo. Ma la tecnologia in questione produrrebbe, come un effetto
collaterale, armi così terribili che nessuno perderebbe tempo con
qualcosa come missili balistici primitivi". (10)
In "Engines of Creation", Eric Drexler propose che noi avremmo costruito
uno scudo di difesa attivo nanotecnologico - una forma di sistema
immunitario per la biosfera - per difendersi contro i pericolosi
replicatori di ogni tipo che possono sfuggire dai laboratori o essere
creati con malintenzione. Ma lo stesso scudo proposto sarebbe estremamente
pericoloso - niente potrebbe impedirgli sviluppare problema autoimmuni
e di attaccare la stessa biosfera. (11)
Simili difficoltà concernono la costruzione di scudi contro l'ingegneria
genetica e la robotica. Queste tecnologie sono troppo potenti per
crearsi uno scudo in tempo necessario.
Anche se fosse possibile implementare scudi di difesa, gli effetti
collaterali del loro sviluppo sarebbero tanto pericolosi quanto
le tecnologie da cui ci vogliamo difendere. Tutte queste possibilità
sono indesiderabili o irrealizzabili o entrambi. L'unica alternativa
realistica che io vedo è la rinuncia: limitare lo sviluppo delle
tecnologie che sono troppo pericolose, limitando la nostra aspirazione
a certi tipi di conoscenza.
Si, lo so, il sapere è buono, visto che è la ricerca di nuove verità.
Noi stiamo cercando la conoscenza da tempi antichi. Aristotele apriva
la sua "Metafisica" con una semplice espressione: "Tutti gli uomini
per loro natura desiderano sapere". Abbiamo come principio fondamentale
nella nostra società, concordato a lungo sul valore dell'accesso
libero all'informazione e riconosciuto quali problemi sorgono col
tentativo di limitare l'accesso alla conoscenza ed il suo sviluppo.
Negli ultimi tempi, siamo arrivati ad onorare il sapere scientifico.
Ma nonostante i forti precedenti storici, se l'accesso allo sviluppo
illimitato della conoscenza d'ora in avanti ci pone tutti in serio
pericolo di estinzione, allora il buon senso richiede che rivediamo
di nuovo le nostre basi, convinzioni a lungo sostenute. Era Nietzsche
ad ammonirci, alla fine del 19esimo secolo, non solo che Dio era
morto ma che "la fiducia nella scienza, che tuttavia esiste innegabilmente,
non può avere le sue origini da un calcolo di utilità; deve essere
stata originata a prescindere dal fatto che l'inutilità e la pericolosità
della volonta di "verità" "verità ad ogni prezzo" gli sia provata
costantemente". Questo successivo pericolo con cui adesso ci imbattiamo
completamente - le conseguenze della nostra ricerca di verità. La
verità che la scienza ricerca può certamente essere considerata
un sostituto pericoloso di Dio se è possibile che ci conduca alla
nostra estinzione. Se potessimo concordare, come specie, che cosa
volessimo, dove vogliamo arrivare, e perché, allora il nostro futuro
sarebbe molto meno pericoloso - allora potremmo capire che cosa
possiamo e vorremmo abbandonare. Altrimenti possiamo facilmente
immaginare la corsa agli armamenti sulle tecnologie GNR, così come
è successo con le tecnologie NBC nel 20esimo secolo. Questo è forse
il rischio più grande, una volta iniziata tale corsa, è molto difficile
terminarla.
Questa volta - a differenza del Progetto di Manhattan - non siamo
in guerra, di fronte ad un implacabile nemico che minaccia la nostra
civiltà; siamo guidati, invece, dalle nostre abitudini, i nostri
desideri, il nostro sistema economico, e la nostra necessità competitiva
di sapere. Credo che tutti desideriamo che il nostro destino sia
determinato dai nostri valori collettivi, etici e morali. Se avessimo
acquistato più saggezza collettiva nelle passate migliaia di anni,
allora un dialogo verso questo fine sarebbe molto più pratico, e
l'incredibile potere che stiamo per scatenare non sarebbe poi così
preoccupante.
Traduzione
a cura di tmccrew
segue parte III