Uno tenderebbe
a pensare che tale dialogo sarebbe condotto dal nostro istinto di
auto conservazione. Gli individui chiaramente hanno questo desiderio,
però come specie il nostro comportamento sembra non essere a nostro
favore. Confrontandoci con la minaccia nucleare, spesso abbiamo
parlato in modo disonesto-sleale incrementando enormemente i rischi.
Se questo era politicamente motivato, o perche abbiamo preferito
non pensarci, o perché quando di fronte a tali minacce abbiamo agito
irrazionalmente per la paura, io non lo so, comunque non è un buon
presagio. Il nuovo vaso di Pandora di genetica, nanotecnologia,
e robotica è quasi aperto, però non lo abbiamo notato. Le idee non
possono essere ricacciate nel vaso; a differenza dell'uranio o il
plutonio, non devono essere minate o raffinate, e possono essere
liberamente copiati. Una volta fuori, sono fuori. Churchill fece
notare, in un suo famoso complimento "di sinistra", che il popolo
americano e i loro leaders "invariabilmente fanno la cosa giusta,
dopo che hanno esaminato ogni altra alternativa". In questo caso
tuttavia, dobbiamo agire previdentemente, visto che fare la cosa
giusta in ultima istanza potrebbe significare perdere la possibilità
di fare qualsiasi cosa.
Come ha detto Thoreau, "Non viaggiamo sulle rotaie; sono le rotaie
che viaggiano su di noi;" e questo è ciò che dobbiamo combattere,
nel nostro tempo. La questione invece è: Chi deve essere il dominatore?
Sopravviveremo alle nostre tecnologie?
Siamo spinti avanti in questo nuovo secolo senza nessun piano, nessun
controllo, senza freni. Siamo già andati troppo in la' per cambiare
direzione? Io non credo, ma non stiamo ancora provando, e l'ultima
possibilità per affermare il controllo - il punto di infallibilità
- si avvicina velocemente. Abbiamo i nostri primi robot domestici,
come pure tecniche di ingegneria genetica commercialmente disponibile,
e le nostre tecniche nanoscale stanno progredendo rapidamente.
Mentre lo sviluppo di queste tecnologie procede attraverso un grande
numero di passi, non è dovuto che - come è successo nel Progetto
Manhattan e nel Test Trinity - l'ultimo passo nel dimostrare la
validità di una tecnologia sia grande e difficile. La rottura verso
l'auto-replicazione selvaggia della robotica, l'ingegneria genetica,
o la nanotecnologia potrebbe arrivare all'improvviso, ravvivando
la sorpresa che sentimmo quando venimmo a conoscenza per la prima
volta della clonazione dei mammiferi. E ancora credo che non abbiamo
una base forte e solida per sperare. I nostri tentativi di trattare
con le armi di distruzione di massa nell'ultimo secolo sono un brillante
esempio di rinuncia che ci fa riflettere: l'abbandono unilaterale
statunitense, incondizionato, di sviluppo di armi biologiche. Questa
rinuncia emerse una volta realizzato, che mentre sarebbe stato un
sforzo enorme creare queste terribili armi, avrebbero potuto da
li in poi facilmente essere duplicate e cadere nelle mani di nazioni
nemiche o gruppi terroristici.
La chiara conclusione fu che avremmo creato ulteriori minacce comprando
queste armi, e che sarebbe stato più sicuro non comprarle. Abbiamo
sussunto il nostro abbandono delle armi chimiche e biologiche nel
1972 con la Convenzione delle Armi Biologiche (BWC) e nel 1993 con
la Convenzione delle Armi Chimiche (CWC). (12)
Per quanto riguarda la continua minaccia delle armi nucleari, con
cui abbiamo vissuto ormai per circa più di 50 anni, il rifiuto del
senato Statunitense del Comprehensive Test Ban Treaty chiarisce
che l'abbandono delle armi nucleari non sarà politicamente facile.
Ma abbiamo solo una opportunità, con la fine della guerra fredda,
di contrastare una corsa alle armi multipolare. In base agli abbandoni
della BWC e CWC, il successo dell'abolizione di armi nucleari potrebbe
aiutarci a costruire l'abitudine ad abbandonare tecnologie pericolose.
(Attualmente, disfacendosi di tutte, tranne 100 armi nucleari, mondialmente
- all'incirca l'intero potere distruttivo della II Guerra Mondiale
- potremmo eliminare il pericolo di estinzione). (13)
Verificarne l'abbandono sarebbe un problema difficile, ma non irrisolvibile.
Siamo fortunati ad aver già fatto parecchio lavoro importante nel
contesto di BWC ed altri accordi. Il nostro principale compito sarà
di applicare questo alle tecnologie che sono naturlamente molto
più commerciali che militari. Il bisogno sostanziale è della trasparenza
giacchè la difficoltà di verifica è direttamente proporzionale alla
difficoltà di distinzione tra attività legittime e le restanti.
Francamente credo che la situazione nel 1945 era più facile di quella
con cui ci confrontiamo ora: le tecnologie nucleari erano ragionevolmente
separabili tra uso commerciale e militare, e il monitoraggio era
facilitato dalla stessa natura dei test atomici e dalla facilità
con cui poteva essere misurata la radio-attività. La ricerca su
applicativi militari poteva essere condotta in laboratori nazionali
come Los Alamos, con i risultati mantenuti segreti al più lungo
possibile.
Le tecnologie GNR non si dividono chiaramente in utilizzo commerciale
o militare; dato il ,loro potenziale nel mercato è difficile immaginarne
l'acquisto nei soli laboratori statali. Con la loro diffusa richiesta
commerciale, costringere alla rinuncia richiederà un regime di verifica
simile a quello per le armi biologiche ma ad una livello senza precedenti.
Questo inevitabilmente aumenterà la tensione tra la nostra privacy
ed il desiderio di informazioni proprietarie, e la necessità di
verifica per proteggerci tutti. Senza dubbio incontreremo una forte
resistenza a questa perdita di privacy e libertà di azione.
La verifica della rinuncia di certe tecnologie GNR dovrà avvenire
nel cyberspazio quanto nel mondo fisico. Il punto critico sarà di
creare la necessaria trasparenza in mondo di informazioni di proprietà,
presumibilmente provvedendo a nuove forme di protezione sulla proprietà
intellettuale. Verificare la messa a norma richiederà che gli scienziati
e gli ingegneri, adottino un forte codice di condotta etica, richiamando
il giuramento di Ippocrate, avranno il coraggio imporsi quando necessario
anche ad un alto rischio personale.
Questo risponderebbe alla chiamata - 50 anni dopo Hiroshima - del
Premio Nobel Hans Bethe, uno dei più anziani membri viventi del
Manhattan Project, che dice "cessate il lavoro, desistete dal creare,
sviluppare, migliorare e produrre armi nucleari o altre armi con
la potenzialità di distruzione di massa". Nel 21° secolo ciò richiede
vigilanza, responsabilità personale da parte di coloro che lavorerebbero
sia con tecnologie NBC e GNR per evitare l'imlementazione di armi
di distruzione di massa e la distruzione di massa abilitata dal
sapere.
Thoreau diceva anche che saremmo "ricchi in proporzione al numero
di cose di cui possiamo fare a meno" Ognuno di noi cerca la felicità,
ma sembrerebbe opportuno chiederci se dobbiamo rischiare così tanto,
la totale distruzione, per acquisire ancora più sapere e più cose;
il buon senso dice che c'è un limite alle nostre necessità materiali
e che alcuni saperi sono troppo pericolosi quindi meglio dimenticati.
Non dovremmo nemmeno ricercare una vicina immortalità senza considerarne
i costi, senza considerare il commisurato incremento del rischio
di estinzione . L'immortalità, mentre forse è originale, non è certamente
il solo possibile sogno utopico.
Recentemente ho avuto la fortuna di incontrare lo stimato autore
Jacques Attali, di cui il libro "Lignes d'horizons" (Millennium,
nella traduzione in inglese) ha aiutato a ispirare l'approccio Java
e Jini dell'arrivo dei computer pervasivi, come descritti precedentemente
in questa rivista. Nel suo nuovo libro "Fraternites", Attali descrive
come i nostri sogni di utopia siano cambiati nel tempo:
"All'alba delle società, gli uomini videro il loro passaggio sulla
terra come niente di più che un labirinto di dolore, alla fine della
quale vi è posta una porta che conduce, attraverso la loro morte,
alla compagnia degli Dei e dell'eternità. Con i giudei e poi con
i greci, alcuni uomini osarono liberarsi dai comandamenti teologici
e sognarono di una Città ideale dove sarebbe prosperata la libertà.
Altri, notando lo sviluppo della società mercato, capirono che la
libertà di qualcuno avrebbe potuto recare l'alienazione di altri,
e cercarono l'Eguaglianza".
Jacques mi aiutò a capire come questi tre diversi obiettivi utopici
esistono con molta tensione nelle nostre società di oggi. Poi prosegue
descrivendo la quarta utopia, Fraternità, di cui il fondamento è
l'altruismo. Fraternità da sola è associata a felicità individuale
con la felicità di altri, fornendo la promessa di autosostentamento.
Questo ha cristallizzato il mio problema con il sogno di Kurzweil.
Un approccio tecnologico all'eternità - una vicina immortalità attraverso
la robotica - potrebbe non essere l'utopia più desiderabile, e la
sua aspirazione porta chiari pericoli. Forse dovremmo riconsiderare
le nostre scelte utopiche. Dove possiamo cercare una nuova etica
di base per situare il nostro percorso? Ho trovato le idee incluse
nel libro "Ethics for the new Millenium", del Dalai Lama, molto
utili. Mentre è molto conosciuto, ma poco ascoltato, il Dalai Lama
dice che la cosa più importante è per noi condurre la nostra vita
con amore e compassione per gli altri, e che le nostre società hanno
bisogno di sviluppare una nozione più forte di responsabilità universale
e della nostra interdipendenza; egli propone uno standard di condotta
eticamente positiva per individui e società che sembrano consonanti
con l'utopia di Fraternità di Attali. Il Dalai Lama continua argomentando
che dobbiamo capire cos'è che fa felice la gente, e ammette la forte
evidenza che né il progresso materiale nè l'aspirazione del potere
di conoscenza è la chiave - che ci sono limiti a quello che la scienza
e l'aspirazione scentifica da sola può fare. La nostra nozione occidentale
di felicità sembra provenire dai Greci, che la definiscono come
"l'esercizio del potere vitale lungo binari di eccellenza in una
vita che comprenda il loro scopo". (15)
Chiaramente, dobbiamo trovare significative sfide e sufficienti
scopi nella nostra vita se vogliamo essere felici nonostante ciò
che verrà. Ma credo che dobbiamo trovare sbocchi alternativi per
le nostre forze creative, al di la della cultura di crescita economica
eterna; questa crescita è stata certamente una benedizione per centinaia
di anni, ma non ci ha portato pura felicità e ora dobbiamo scegliere
tra aspirazioni di libretà e sviluppo indiretto attraverso scienza
e tecnologia con i pericoli che lo accompagna.(10)
E' passato più di un anno dal mio primo incontro con Ray Kurzweil
e John Searle. Vedo intorno a me un motivo per avere la speranza
nelle voci per la cautela e nella rinuncia e in quelle persone che
ho scoperto preoccupate come me sulla nostra attuale condizione.
Provo, anch'io, un profondo senso di responsabilità personale -
non per il lavoro che ho già fatto, ma per il lavoro che dovrò ancora
fare, al punto di confluenza delle scienze.
Ma molte altre persone che conoscono i pericoli tuttavia sembrano
stranamente silenziose. Se sollecitate , se ne escono con "non c'è
niente di nuovo" - come se la consapevolezza di ciò che potrebbe
accadere fosse una risposta sufficiente. Mi dicono, ci sono università
piene di bioetici che studiano questo, tutto il giorno. Dicono,
"tutto questo è stato scritto da prima, e da esperti". Si lamentano,
le tue preoccupazioni e i tuoi argomenti sono scarpe vecchie.
Non so dove questa gente nasconde la paura. Come architetto di sistemi
complessi entro in questa arena come un generico. Ma questo dovrebbe
diminuire le mie preoccupazioni? Sono consapevole di quanto sia
stato scritto, detto e letto su questo in modo così autorevole.
Ma questo significa che ha raggiunto persone? Questo significa che
possiamo sminuire i pericoli che abbiamo davanti? Il sapere non
è un movente per non agire. Possiamo dubitare che il sapere sia
diventata un'arma che maneggiamo contro noi stessi?
Le esperienze degli scienziati atomici dimostrano chiaramente la
necessità di prendere responsabilità personali, il pericolo che
le cose si muoveranno troppo velocemente, e il modo in cui un processo
può prendere vita propria. Noi possiamo, come loro, creare problemi
insormontabili in pochissimo tempo. Dobbiamo pensare di più in anticipo
se non vogliamo essere sorpresi e colpiti dalle conseguenze delle
nostre invenzioni.
Il mio continuo lavoro professionale è migliorare la affidabilità
del software. Il software è uno strumento, e come progettista di
tali strumenti devo sforzarmi a controllare gli utilizzi degli strumenti
che faccio. Ho sempre creduto che facendo i software più affidabili,
dati i suoi utilizzi, avrebbero reso il mondo più sicuro e un posto
migliore; se dovessimo arrivare a pensare al contrario, allora sarei
moralmente obbligato a fermare il mio lavoro. Posso immaginare che
tale giorno arriverà.
Tutto questo non mi lascia arrabbiato ma un po' malinconico. D'ora
in poi, per me, il progresso sarà alquanto agrodolce.
Vi ricordate la penultima e bellissima scena in "Manhattan", dove
Woody Allen sta sdraiato sul suo lettino parlando al registratore?
Sta scrivendo una piccola storia sulla gente che sta creando inutili
neurotici problemi a se stessa, perché li trattiene dal confrontarsi
con i più irrisolvibili e terrificanti problemi sull'universo. Guida
se stesso a chiedersi: "Perché la vita merita di essere vissuta?"
e considera cosa vale la pena per loro: Groucho Marx, Willie Mays,
il secondo movimento della Jupiter Symphony, la registrazione di
Louis Armstrong di "Potato Head Blues", i film svedesi, l'educazione
sentimentale di Flaubert, Marlon Brando, Frank Sinatra, le mele
e le pere di Cezanne, i granchi a Sam Wo's, e, alla fine, il pezzo
forte: la faccia del suo amore Tracy.
Ciascuno di noi ha le proprie cose preziose, e come le curiamo,
localizziamo l'essenza della nostra umanità. Alla fine, è per la
nostra grande capacità di avere cura che rimango ottimista nel credere
che affronteremo i pericoli prodotti.
La mia immediata speranza è partecipare in una discussione molto
più ampia sui problemi qui sollevati, con persone provenienti da
diversi passati, modo non predisposto all'ansia o favorire tecnologie
per il suo proprio interesse.
Come inizio ho doppiamente portato molti di questi problemi ad eventi
sponsorizzati da l'Aspen Institute e ho separatamente proposto che
l'Accademia Americana delle Arti e delle Scienze li prendesse come
estensione del proprio lavoro con le Conferenze Pugwash. (Queste
si tengono dal 1957 per discutere il controllo delle armi, specialmente
delle armi nucleari, e per formulare regole fattibili).
E' una sfortuna che i meetings di Pugwash cominciati solo dopo il
genio nucleare era uscito dalla lampada - all'incirca 15 anni dopo.
Stiamo avendo anche un ritardo nell' indirizzare seriamente i problemi
delle tecnologie del 21° secolo - la prevenzione del sapere abilitato
alla distruzione di massa - e ulteriori ritardi sembrano inaccettabili.
Quindi sto ancora ricercando; ci sono ancora molte cose da imparare.
Se siamo destinati ad aver successo o a fallire, sopravvivere o
cadere vittime di queste tecnologie, non è ancora deciso. Ed un
altra volta rimango in piedi fino a tardi, sono circa le sei del
mattino. Sto cercando di immaginare risposte migliori, per rompere
l'incantesimo e liberarle dalla pietra.
Bill Joy
(Bill Joy, cofondatore e caposcienziato di Sun Microsystems,
e' stato dirigente della commissione presidenziale sul futuro della
ricerca IT, ed è coautore delle specifiche del liguaggio Java. Si
può leggere anche del suo lavoro su: "Jini pervasive computing technology"
in Wired 6.08. )
Traduzione
a cura di tmccrew