LA RICERCA NEL CAMPO DEL FUTURO di Pentti Malaska*
Abstract: La ricerca sul futuro viene discussa sotto molti punti di vista. Si sostiene che i principali aspetti qualitativi della conoscenza sul futuro, in confronto con la conoscenza scientifica standard, sono la forza percettiva e l'esplicito valore-razionale. Vengono esplorati il modello semiotico e diversi metodi del pensiero sul futuro - mezzi di penetrazione del futuro - chiamati "topico, distopico , per analogia, sistemico, per scenari e il pensiero evolutivo.
1. Introduzione
Gli anni Quaranta e
Cinquanta possono essere considerati il momento di partenza degli studi sul
futuro, o della conoscenza nel campo del futuro inteso in senso moderno. Questo
è stato recentemente illustrato dalla dottoressa Eleonora Barbieri
Masini nel suo compendio su Cultures as a central part
of futures (Barbieri
Masini 1992) pubblicato su Future Scan Bulletin dell'Unesco (Unesco
1994). Fin dai tempi antichi, passando per il Rinascimento e l'Illuminismo
fino ad arrivare alla nascita dei tempi moderni, ci sono stati importanti
libri e studi che hanno formato il corpo essenziale di conoscenza nel campo
del futuro (Malaska 1993). Tuttavia, negli anni Cinquanta, gli scrittori divennero
più consapevoli del nuovo tipo di conoscenza e dei nuovi metodi. Fu
a quel tempo che Ossip K. Flechtheim inventò il termine futurologia
per descrivere quel campo di conoscenza (Flechtheim 1969). Egli enunciò
anche un metodo di studio che venne seguito in gran parte della ricerca e
delle attività legate a questo campo (Flechtheim 1972). Non tutti furono
però felici del nuovo termine coniato e del nuovo metodo. Le organizzazioni
commerciali e militari, ad esempio, ne svilupparono degli altri, in quanto
più consoni ai propri interessi, che hanno prodotto con successo nuovi
metodi ed analisi. In aggiunta, molte persone con formazione scientifica ebbero
delle difficoltà a riconoscere la ricerca sul futuro come una disciplina
scientifica e la considerarono piuttosto congettura pura e semplice.
Esiste ancora un grande bisogno di discussione ontologica ed epistemologica
sul tema del futuro, e per lo sviluppo di un'educazione al futuro (Slaughter
1992). Questo nuovo campo di ricerca richiede degli impegni ontologici diversi
da quelli richiesti dalle scienze vere e proprie, e nuovi modi disciplinati
di scoprire, di riflettere, di congetturare (de Jouvenel 1967, Amara 1981).
Colui che non può accettare un allargamento del concetto di conoscenza
non sarà in grado di vedere la logica che sta dietro agli studi sul
futuro e alle attività ad esso collegate.
Proponiamo qui e apriamo alla discussione la seguente caratterizzazione della
futurologia: la futurologia è un approccio scientifico, basato sull'esperienza
scientifica e di altro tipo, che crea e studia significati, valori e altri
simboli mentali, come alternative contingenti che si riferiscono a qualcosa
che "non è ancora" ed è "da qualche parte", cioè al futuro.
La futurologia ha la sua sintassi, semantica e pragmatica attraverso le quali
è collegata alla logica e ai metodi, ad argomenti e problemi, a fatti
ed azioni di avvenimenti umani. Questo paper discute le tesi fondamentali
nel campo del futuro sulla base dell'esperienza dell'autore.
2. Il campo del futuro
Come molti
ricercatori hanno puntualizzato, esiste una complessità maggiore nel
campo del futuro che nelle scienze standard (Beli 1987, Dator 1986, Gordon
1989, Masini 1989, Mannennaa 1992). Insito in una disciplina scientifica è
il presupposto che esiste un campo di oggetti di pertinenza dei sensi, che
può essere osservato e spiegato. Se è possibile dimostrare l'esistenza
di nuovi oggetti empirici, si può stabilire una nuova scienza o si
può scavare una nicchia separata dal territorio delle scienze prevalenti.
Il campo del futuro non può fare nessuno dei due: la sua stessa essenza
è la mancanza di oggetti futuri da osservare. Il concetto di futuro
significa qualcosa che "ancora non è" e "in nessun luogo". Se cerchiamo
di ospitare la ricerca sul futuro all'interno dell'indagine scientifica, e
consideriamo gli impegni ontologici della scienza come fissi e prestabiliti,
allora non ci sarà ne bisogno ne spazio per essa. Il campo del futuro
richiede un avanzamento nella nostra comprensione di ciò che può
essere validamente considerato esistente, ciò significa un allargamento
del concetto del sapere.
Georg Henrik von Wright (1982), filosofo conosciuto a livello internazionale,
ha fornito un importante contributo a questa comprensione grazie al concetto
di realtà contingente. È una realtà che non è
ancora determinata da fatti osservabili in modo specifico in quanto questi
esistono solo nella forma di possibili alternative. La nostra conoscenza del
futuro deve necessariamente rimanere incerta e poco prevedibile a causa di
questa indeterminatezza, congenzialità delle alternative al momento
del sapere.
Desidero illustrare il modo in cui io intendo che trascende la realtà-senso
e rende il futuro reale, con i seguenti versi:
Il Tempo che diviene realtà
Il tempo scorre
verso il Presente
da due direzioni:
dal Passato
e dal Futuro.
Dal Passato
come azioni compiute,
risultati materializzati, e
dal Futuro
come aspirazioni e visioni,
idee di speranza
o disperazione,
obiettivi selezionati e coinvolgenti.
Nel Presente
i corsi del Tempo
sono plasmati insieme, e
non possono sfuggire
al divenire realtà
Uomini e donne,
uguali dappertutto!
Ma con i loro Passati e Futuri diversi
creano realtà differenti nel Presente
- un dono prezioso per l'Umanità-
ma perché è così strano affrontare, così difficile
da tollerare?
René Dubos, celebre biologo e filosofo, suggerisce nel suo magnifico
libro A God within (1972) che i greci del periodo classico simbolizzavano
alcuni aspetti nascosti della natura umana e delle forze che stimolano l'individuo
a compiere azioni memorabili . "il Tempo scorre dal Futuro" come
ho scritto io - con la parola entheos che significa un Dio dentro l'uomo.
Da ciò deriva la parola entusiasmo, l'apparire della creatività.
Di conseguenza le idee e gli impegni possono essere considerati come espressioni
di entheos, il Dio che è all'interno di ognuno di noi, anche
se non si crede più all'origine divina dell'ispirazione. Entheos
si riferisce a qualcosa che spiega l'emergere e il formarsi di idee e
azioni per il futuro.
Il campo del futuro richiede un senso ontologico nuovo della realtà,
ma ciò è solo una parte dei suoi requisiti. E' anche necessario
che sia epistemologicamente capace di conoscere a fondo l'indagine pratica
attraverso validi approcci di ricerca e, in aggiunta, che la conoscenza così
ottenuta contribuisca alla comprensione del futuro più di quanto sia
possibile con le scienze standard. Ognuno potrà valutare questa affermazione
sia attraverso la ricerca, la familiarizzazione con la vasta letteratura esistente
sul tema del futuro, e attraverso la partecipazione alle attività di
studio di organismi internazionale quali, ad esempio, la World Futures Studies
Federation e la World Future Society.
3. La fallacia della percezione nulla
La fallacia della percezione
nulla è un tema cruciale nel campo del futuro. Per percezione si intende
ciò che esiste non solo in base all'osservazione del mondo attraverso
i sensi. Percezione nulla significa la mancanza di un modello mentale, la
mancanza di visione. La conoscenza prodotta attraverso l'indagine scientifica
può sì avere una validità intrinseca, ma rimane comunque
inadeguata per la percezione troppo limitata riguardo alle opzioni future.
Essa può addirittura risultare fuorviante ed indurre in errore a causa
di quel tipo di fallacia. La conoscenza, allora, soffre a causa della fallacia
della percezione nulla.
La situazione attuale nel mondo offre la testimonianza di questo tipo di fallacia
insita nell'indagine scientifica. Dalla metà degli anni Ottanta il
corso degli eventi ha seguito una direzione ancora più confusa e turbolenta.
Potremmo chiederci se ciò ha qualcosa a che vedere con la nostra conoscenza
e comprensione del mondo e non solo con il mondo di per sé. Potremmo
anche chiederci cosa è successo a questa conoscenza - raccolta qua
e là dai vasti flussi informativi che ci sommergono tutti i giorni
- se non può portare ad una comprensione migliore.
La conoscenza scientifica è indubbiamente aumentata in quantità
e migliorata in qualità, ma sembra essere ancora inadeguata a promuovere
una comprensione vera della situazione mondiale. Ogni scienza ha la propria
nicchia , e può produrre una valida conoscenza grazie ad approcci più
o meno specifici dal punto di vista scientifico. Ogni scienza è relegata
nel suo specifico , nel suo spazio ristretto, ed evita l'indagine olistica
della situazione nel mondo, che è invece ciò che la ricerca
sul futuro fa. Nessuna scienza incoraggia l'interesse nella conoscenza di
altre scienze, ne in nessun'altra conoscenza che vada al di là del
proprio territorio. Queste sono considerate pure esteriorità e sono
escluse dalla scienza propriamente detta.
Oggi, ad esempio, l'economia mondiale - la sfera scientifica dell'economia
- è influenzata da molte forze e meccanismi che non sono solo economici,
ma anche politici, culturali, etnici, religiosi, e da forze criminali. Gli
effetti che questi producono sulle economie possono essere cruciali se confrontate
con gli effetti prodotti dalle forze economiche proprie. Tutti i tessuti societari
si mescolano insieme, e con l'economia, e interagiscono in modi nuovi. Questo
significa che i confini concettuali prevalenti dell'inchiesta scientifica
in campo economico sono in mutamento.
Questo stesso dibattito conserva la sua validità per ogni scienza,
per la definizione stessa di disciplina scientifica che è un tipo di
indagine autocostretta nella propria nicchia. Le scienze possono cambiare
e migliorare, ma questa limitazione di base della disciplina scientifica non
può essere superata, nemmeno da un approccio multiscientifico. In termini
di percezione olistica, nel quale le alternative sul futuro sono così
vitali come le osservazioni passate e presenti, la valida ma frammentaria
informazione scientifica risulta nella fallacia della percezione nulla della
realtà vista come un tutto. II compito della ricerca e degli studi
sul futuro è di rivelare e di risolvere percezioni basate sulle scoperte
e i risultati delle scienze e di altri tipi di esperienza umana. Le alternative
sul futuro devono essere comprensibili alla gente comune e a coloro che occupano
posizioni decisionali attraverso una comunicazione ed una descrizione appropriate;
questo include anche il delineare possibili azioni e sviluppare il potere
della volontà per ottenere i risultati desiderati ed evitare quelli
non voluti.
Non è possibile svolgere della ricerca seria sul futuro senza considerare
anche i rischi impliciti nelle decisioni e nelle scelte umane (Giarini e Stahel
1989). I rischi non sono una fatalità che si contrae dall'esterno,
come una meteorite dallo spazio, ma sono volutamente incorporati nella realtà
dai decision-makers. Non dovremmo quindi considerarci vittime ma piuttosto
creatori di rischi. Le minacce di olocausti e catastrofi provocati da guerre
nucleari servono come orribili dimostrazioni della follia umana, così
come le minacce più globali di cambiamenti climatici e l'insostenibile
esaurimento di risorse naturali per la soddisfazione di bisogni materiali.
Questi rischi nascono dalla mancanza di studi prospettivi per le generazioni
future.
4. L'indagine basata sul concetto di "valore razionale"
Tra il pensiero scientifico standard e quello sul futuro esistono dei dilemmi anche riguardo al ruolo che i valori assumono nell'indagine. Nella indagine percettiva i valori sono cruciali, mentre l'ideale scientifico di conoscenza è che la scienza è neutrale sui valori, è qualcosa da cui i valori sono e dovrebbero essere esclusi. L'idea che i valori possano essere esclusi dalla scienza non è del tutto giustificata ma può essere interpretata in due modi logici. Può essere, ad esempio, che l'indagine scientifica opera nel campo degli oggetti, dove i valori sono prevalentemente fissi come qualcosa di specifico, ad esempio la promozione della crescita economica. Non è quindi necessario considerarli in modo esplicito nell'inchiesta, e l'importanza del valore è spesso dimenticata, o non è mai esplicitamente riconosciuta. In questo caso, neutralità vorrebbe dire valori fissi o non considerati esplicitamente. L'altro modo di intendere la neutralità della conoscenza scientifica è di convenire che molte indagini possono essere del tutto insensibili ai valori e alle loro varianti. La conoscenza scientifica nel campo tecnologico ci fornisce un buon esempio. In questo caso neutralità vorrebbe significare insensibilità ai valori. Non è possibile che l'indagine scientifica sfugga dai valori, ma può scegliere compiti e zone di ricerca dove le problematiche sono o insensibili ai valori oppure questi sono fissi. Questo non può essere considerato come ideale nel campo delle visioni sul futuro, campo che dovrebbe essere esplicitamente valore-razionale dall'inizio. Il ragionamento e l'argomentazione etica rappresentano la via essenziale alla conoscenza nel campo del futuro. Gli studiosi dai quali ho tratto enormi insegnamenti su questo argomento sono A. Peccei (1977 e 19S1) e G.H. von Wright (1986). E. Barbieri Masini (1992) e W. Beli (1989 e 1993) hanno di recente fornito dei contributi validi su questo argomento.
5. La penetrazione nel futuro
La ricerca nel campo del futuro ha a sua disposizione tutta la conoscenza scientifica che i ricercatori possono assimilare e da cui possono trarre profitto attraverso le loro capacità personali, il lavoro di gruppo e il networking. Tale ricerca non acquisisce necessariamente dati reali sul mondo circostante, ma utilizza i risultati delle scienze per costruire percezioni olistiche, e rivela e da significato a cose ed eventi dalla propria prospettiva. Questo lavoro è governato da alcune facoltà mentali umane intrinseche, che non sono sconosciute al mondo scientifico.
6. Il modello semiotico
Ritengo sia utile dividere
il campo di conoscenza e di indagine sul futuro in tre parti costituenti:
sintassi, semantica e pragmatica. La sintassi si occupa della logica dietro
ai diversi metodi ed approcci. È il contenuto e il soggetto neutrale
della ricerca sul futuro, come la tecnica Delphi, il metodo di analisi di
impatto incrociato (cross-impact method), l'approccio a scenari, i modelli
matematici e sistemici, l'approccio a sistemi morbidi (the soft systems approach)
e le analisi ed i metodi statistici.
La semantica si occupa del significato, nel pensiero del futuro, di cose e
simboli. Alcuni significati sono generali come, ad esempio, il significato
di futuro che comprende molte alternative contingenti, "futuribili", o in
particolare in un contesto di ricerca o studio di un argomento specifico.
Questo include, ad esempio, il significato di sviluppo sostenibile in contesti
diversi. La scelta riguardo al metodo o all'approccio dal corpo sintattico
deve essere fatta in modo che sia adatta ai significati pertinenti ai soggetti
nella sfera semantica. Gli studi sul futuro in campo sociologico o culturale
possono quindi differire, per quanto riguarda il metodo e l'approccio, dagli
studi sul futuro in campo tecnologico, o della comunità mondiale globale.
All'interno della pragmatica c'è l'utilizzo del sapere attraverso misure
pratiche per il raggiungimento degli obiettivi. Come possono i risultati essere
trasformati in azioni significative? La relazione I limiti allo sviluppo,
presentato al Club di Roma nel 1972, è un esempio di questo: diede
inizio,a livello mondiale, ad un dibattito sull'ambiente che continua ancora
oggi, esortò le persone a formare gruppi pubblici di pressione e diede
energia a nuovi movimenti politici.
Non tutti gli elementi costituenti sono presenti sempre in modo esplicito,
o sono egualmente importanti, in un certo ambito di ricerca, ma questo è
un modello chiarificatore.
7. Metodi di pensiero
La divisione del campo del futuro nelle sue parti costituenti di sintassi, semantica e pragmatica ha un proposito strutturale, ma non gli conferisce profondità di penetrazione. La penetrazione si ottiene creando visioni e comprendendo le alternative, scegliendo compiti, generando scenari e definendo strategie. I maggiori processi di pensiero nello studio e ricerca sul futuro possono essere raggruppati nelle seguenti categorie: pensiero utopico, distopico, per analogia, sistemico, per scenari, e pensiero evolutivo. Di solito, e per ovvie ragioni, più di uno di questi pensieri vengono applicati nello stesso studio. Essi non sono paradigmi - come i paradigmi descrittivi, di scenario ed evolutivi sviluppati da Mika Mannermaa nella sua tesi (1991) - sono piuttosto modelli operativi applicabili, nel bene e nel male, all'interno di ciascun paradigma. Cercherò di delineare qui di seguito ognuno di essi e di descrivere brevemente le loro caratteristiche.
8. Il pensiero utopico
II pensiero utopico, così come ogni altro metodo, ha il suo punto di partenza nella valutazione dell'attuale situazione dal punto di vista del futuro. In esso sono incorporate nuove idee, riguardo a cose ed eventi positivi, e desideri per un mondo e per delle condizioni umane ancora migliori. Ciò significa pensare a nuove opportunità, non ancora sperimentate o materializzate nel mondo, utilizzando, per così dire, il flusso del tempo futuro. Questo può essere chiamato pensiero utopico. Un esempio di questo tipo di conoscenza è il La nuova Atlantide , un libro scritto da Francis Bacon nel XV secolo. In esso Bacon presentò un'utopia e descrisse il corso del suo sviluppo, che venne poi seguito fedelmente e che è, ora, quasi completato. Un altro buon esempio è, naturalmente, il lavoro di Thomas Moore dello stesso secolo sulla società ideale, che venne chiamata Utopia. Utopia era il luogo dove si trovava lo stato ideale di Moore, e il suo significato di "nessun luogo" riflette i pericoli che provenivano dal potere dominante e che uno scrittore critico si trovava a dover affrontare. Tra i lavori più recenti sul futuro il libro di Yoneji Masuda Managing in the information society (Masuda 1990), e quello di Alvin Toffler La terza ondata (1987), rappresentano dei buoni esempi del pensiero utopico del momento. La mia visione di società interattiva per lo sviluppo post-industriale, in The new evolutionary paradigm (Laszio 1991) e Africa beyond famine (Lemma e Malaska 1989), deriva dal pensiero utopico, così come altre ricerche più recenti su Nature-oriented technology (Malaska 1992).
9. Il pensiero distopico
II pensiero distopico
può essere visto come l'opposto del pensiero utopico in quanto prende
in considerazione gli inconvenienti, gli ostacoli e i comportamenti scorretti,
e rivela i sistemi e meccanismi esistenti dietro aste pratiche basandosi sulla
supposizione che essi continueranno e che rafforzeranno il loro potere durante
il corso degli eventi futuri. Le conclusioni sono un'amplificazione, di tipo
"giorno del giudizio universale", delle situazioni del momento e delle esperienze
passate: una visione del futuro basata principalmente sui flussi temporali
dal passato.
Anche in questa categoria troviamo molti esempi, alcuni dei più conosciuti
sono forse Brave new world di Huxiey, 1984 di George Orwell, e i lavori
pubblicati di recente di Meadows et al., I limiti allo sviluppo (1973),e
la sua versione aggiornata Beyond the Limits (1992). Il rapporto più
recente del Club di Roma, The fìrst global revolution di Alexander
King e Bertrand Schneider (1992), include elementi utopici e distopici.
10. Il pensiero per analogia
II pensiero per analogia è un modo convenzionale e insieme vigoroso di raggiungere la comprensione mettendo in parallelo un campo con un altro,un periodo con un altro, o un certo stadio di sviluppo con quello successivo. Questo è un approccio utile e frequentemente adottato nell'indagine scientifica (Suppe 1977). La dimostrazione dell'utilità di questo metodo nel campo del futuro può essere attribuita a Herman Kahn e Anthony J. Wiener con il libro L'anno 2000 (1988). Molte delle visioni post-industriali presentate dai due ricercatori, secondo cui la produzione industriale non sarà più in futuro vista come il modello dominante di produzione della società(così come è successo per l'agricoltura), si affida al pensiero per analogia.
11. Il pensiero sistemico
II pensiero sistemico è una branca molto sviluppata della metodologia scientifica che è diventata quasi universale nelle scienze. Si è dimostrato anche nel campo del futuro, nonostante ci siano state delle opinioni di disaccordo e delle valutazioni controverse, specialmente per quanto riguardale forme di analisi matematica. Il rapporto I limiti allo sviluppo, menzionato sopra, è stato famoso, ma fu anche criticato, per aver usato un approccio basato su modelli matematici e realizzato con l'uso del computer. Gli scenari erano illustrati da dei grafici su computer, generando quindi la propria mistica nelle menti dei lettori. Il secondo rapporto del Club di Roma Strategie per sopravvivere [Pestel e Mesarovic (1974)] apri nuove possibilità per aver combinato l'analisi sistemica con l'approccio per scenari. Vale anche la pena di ricordare il cosiddetto approccio a sistemi morbidi (soft system approach), il cui pioniere fa Peter Checkiand con il suo libro Systems thinking, systems practice (1985), che ha allargato l'approccio sistemico così da renderlo rilevante anche per gli studi sul futuro.
12. L'approccio per scenari
L'approccio per scenari
è un modo di portare l'idea dei futuri alternativi nella pratica della
ricerca. L'obiettivo è quello di sviluppare e descrivere delle visioni
del mondo pertinente, scegliendo i compiti e formulando strategie. Questo
approccio è stato utilizzato per la prima volta nel campo del futuro
per quanto riguarda le applicazioni militari; probabilmente ciò fu
realizzato dalla Rand corporation negli Usa e poi divulgato da Herman Kahn
alla fine degli anni Sessanta (Kahn e Wiener 1967). Da allora tale approccio
si è diffuso tra ricercatori e persone interessate ai problemi del
futuro, e specialmente tra agenzie d'affari, internazionali e governative.
Il governo francese aveva al suo servizio un gruppo numeroso di progettisti
regionali chiamato Datar che, dall'inizio degli anni Settanta, iniziò
a far uso di questi scenari. L'Oecd realizzò, negli anni Settanta,
uno studio importante basato su scenari chiamato Interfutures, e il
Presidente Jimmy Carter commissionò una grande ricerca a scenari chiamata
The global 2000. Report to the President. Tale approccio è riconosciuto
e applicato specialmente nel business, però senza una disciplina metodologica
troppo rigorosa, come indicato, negli Usa, dall'indagine empirica di Linneman
e Klein (1979 e 1983) e dalla nostra ricerca tra le compagnie europee (Malaska
et al. 1984, Malaska 1985, Malaska 1991). Tarja Meristo, nella sua tesi Scenarios
in strategie management (1991), analizza i risultati di alcune indagini
e spiega il ruolo dell'approccio per scenari nella direzione strategica delle
corporazioni e di come esso venga sviluppato ed amministratoin pratica.
L'approccio per scenari viene spesso ridotto a delle predizioni multiple invece
di un solo pronostico come in precedenza. L'approccio per scenari sviluppato
dal nostro gruppo della Scuola di economia di Turku è invece diverso:
non è tanto un'analisi e una previsione fatta da esperti, ma piuttosto
un processo di gestione, dove i direttori esecutivi di un'unità aziendale
creano degli scenari per le loro azioni e decisioni strategiche. Peter Wackin
Shell International ha usato lo stesso tipo di approccio e lo ha incorporato
nello stile manageriale dell'azienda (3985a e b). Abbiamo suddiviso tre tipi
di scenari chiamati scenari di missione (mission scenario), di argomento
(issue scenario) e d'azione (action scenario). Quest'ultimo
scenario, in particolare, dimostra la dimensione pragmatica della ricerca
sul futuro, in quanto produce idee per le scelte strategiche del gruppo di
gestione e rafforza l'impegno comune per agire di conseguenza.
13. Il pensiero evolutivo
II pensiero evolutivo
è il nuovo arrivato nel campo dell'inchiesta sul futuro. Significa,
in sostanza, pensare mediante dinamiche di cambiamento irreversibili di non-equilibrio
(non-equilibrium irreversible dynamics of change ) e mediante sistemi
complessi con capacità auto-organizzative e realtà multi-stato
(complex systems with self-organizing capability and multi-states of reality),
come gli equilibri punto-stabili (fìxed-point steady states)
e strani attrattori chiamati caos. Secondo il punto di vista dei sistemi complessi
si presume, ontologicamente, che il mondo o qualsiasi altro oggetto sotto
studio esistano, sempre ed in qualsiasi momento, sotto diverse condizioni
e non solo in un singolo stato come si assumeva nei sistemi semplicistici.
Tuttavia, alcuni degli stati disponibili a livello potenziale sono molto complessi
(immaginari) e richiederebbero, prima di poter diventare manifesti come realtà-senso,
uno spostamento del parametro all'intemo del sistema. Alcuni degli altri stati
sono instabili e non riescono facilmente a mantenersi o sostenersi; il più
piccolo disturbo nel funzionamento o nella struttura potrebbe spostare il
sistema dallo stato e causare una biforcazione. Al momento del monitoraggio
uno degli stati è stabile e reale, e lo stato più stabile è
quello irreversibile di disordine completo. Nei sistemi complessi per caos
non si intende un disordine intrinseco, ma un tipo particolare di ordine.
Per quanto riguarda un qualsiasi sistema del mondo materiale, l'ordine presume
l'interazione aperta con l'ambiente ed uno scambio di energia ed entropia
in puri termini fisici (Goonatilake 1991). Nella tesi intitolata Evolutionary
futures research (1991), Mika Mannermaa ha studiato i principi base del
paradigma evolutivo nel campo del futuro.
Gli spostamenti da uno stato ad un altro possono verificarsi o per evoluzione,
cioè attraverso dei cambiamenti relativamente morbidi e non troppo
veloci dei parametri o, più improvvisamente, per salti rivoluzionari
dovuti ad una dinamica transitoria rapida da uno stato prevalentemente instabile
ad un nuovo stato di stabilità. II paradigma evolutivo arricchisce
quindi la nostra comprensione del cambiamento e dei moti turbolenti con dei
nuovi concetti. La tesi di Mika Pantzar, A replicative perspectives on
evolutionary dynamics è un esempio di pensiero evolutivo applicato
alle scienze sociali (1991).
I pionieri del pensiero evolutivo moderno nella ricerca sul futuro sono Ilya
Prigogine, Benoit Mandeibrot, Peter Allen e Ervin Laszio. Quest'ultimo ha
curato il libro The new evolutionary paradigm (1990) che contiene articoli
di diversi autori sul pensiero evolutivo, e ha scritto Evolution, the
grand synthesis
(1987) e il più recente, The age of bifurcation (1991), che
forniscono una buona descrizione del pensiero evolutivo del momento.
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Pentti Malaska è docente presso la Turku School of Economics di scienza del Management, già presidente dell'Associazione finlandese di studi sul futuro, non che membro del Club di Roma, attualmente presidente della Worid Futures Studies Federaztion.
*Estratto da FUTURIBILI, FrancoAngeli, Milano, 1994, pag.89-101