Brani tratti da Rifkin J. "L’era dell’accesso", Mondadori, Milano 2000


....Attualmente, le aziende giapponesi di elettronica di consumo contano su una vita media del prodotto di tre mesi. Nel 1995, Sony ha presentato sul mercato ben cinquemila nuovi prodotti. La stupefacente proliferazione di beni, con un ciclo di vita ogni volta più breve, ha spinto il vicepresidente di Microslft, NathanMyhrvold, ad affermare : "Non importa quanto buono sia il tuo prodotto: sei solo a diciotto mesi dal fallimento". Mantenere un vantaggio sulla concorrenza spesso significa competere contro se stessi. Intel, per esempio, lavora contempo-raneamente su tre generazioni di chip: mentre una è ancora in produzione,la seconda viene preparata per il lancio sul mercato e la terza è in fase di progettazione. (pag.29)

.....La trasformazione dei beni in servizi. - L’era dell’accessoNel nuovo schema produttivo sono il servizio e la versione aggiornata ciò che conta: la piattaforma è semplicemente una sovrastruttura a cui vengono applicati.In un certo senso, il prodotto diventa un costo associato all’attività d’impresa, più che un centro di ricavo in sé e per sé. L’idea di fondo è quella di utilizzare questa piattaforma come una testa di ponte, un modo di stabilire una presenza fisica nelluogo di lavoro o nell’abitazione del cliente: questa presenza permette al fornitore di avviare una relazione di servizio a lungo termine con il cliente. Per questa ragione , spesso la piattaforma è venduta al prezzo di costo, nell’intento di vendere al cliente servizi più redditizi per l’intero ciclo di vita del prodotto. (pag.118)

.....Per quanto l’idea possa sembrare astrusa , in un mercato dominato dal compratore ,è possibile aprire la porta di un potenziale cliente solo se si abbandona il propositodi vendergli qualcosa. Per il compratore, il venditore deve rappresentare un costo zero. Ma, se non si vende, com’è possibile realizzare un profitto? Affiancandosi al cliente nella gestione della sua attività, migliorando la sua performance e i suoi profitti e condividendo il guadagno. Quello che è necessario sottolineare e che il fornitore non vende niente al cliente; invece, gli noleggia il proprio know-how e la propria esperienza per aiutarlo a gestire l’attività . Il cliente, così, diventa partner. (pag.126)

.....I consulenti di marketing Don Peppers e Martha Rogers, in The One to One Future, affermano che "non è importante quanto sia innovativa e creativa un’azienda: l’unico capitale immateriale che serve veramente èla relazione con il cliente". Peppers e Roger aggiungono che " tutti i prodotti sono effimeri : i clienti sono l’unica realtà permanente. (pag. 132)

......Molti informatici giungono a sostenere che le nuove tecnologie dovrebbero essere chiamate " tecnologie relazionali" o R-technologies, e non più tecnologie informatiche. (pag.135)

.....Norman Denzin, professore di sociologia alla University of illinois, riprendendo le posizioni di Guy Debord, è più critico nel descrivere questo monumentale cambiamento nelle relazioni fra uomini indotto dalle forze del capitalismo culturale, e scrive: "L’esperienza vissuta è l’ultimo stadio della reificazione della merce. In altre parole, l’esperienza umana ….. è diventata la merce finale nella circolazione del capitale"......Il futurologo James Ogilvey osserva che " la crescita dell’industria dell’esperienza è il segnale che il mercato è saturo di roba prodotta dalla rivoluzione industriale". (pag. 193)

 

 

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